...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







lunedì 13 giugno 2016

Quali sono i tuoi talenti?

Domenica sera, ancora per una manciata di minuti e poi siamo già proiettati di nuovo nell'attività frenetica del lavoro, degli impegni, degli incontri, delle commissioni, delle vicende da sbrigare...
Sento forte la necessità di stare qualche tempo tranquilla, riposando, leggendo beatamente, attardandomi su ciò che mi piace, riordinando casa, giocando con le bimbe, ascoltando musica, passeggiando, nuotando...
insomma ho bisogno di vacanza.
Non importa che fino ad oggi ci sia stato un clima bipolare tra pomeriggi roventi e mattine novembrine... insomma l'anima lo sa che è quasi estate e scalpita vogliosa di straripare nel sentire, nella luce, nella natura, nell'incontro.
E assaporo la transizione, insieme alle mie bimbe che crescono, incredibilmente crescono e danzano nel mondo, lontano da me. 
E' un'altalena infinita essere genitori... da una parte aneli a qualche ora di libertà dove concentrarti su te stesso e basta e da un'altra parte sei dolentemente consapevole che questo tempo non tornerà mai più, un tempo dove, per le tue figliole, sei l'essere più amato della terra. 
Caspita, quanto è bello essere amati così... e presto, velocemente, repentinamente, improvvisamente, naturalmente, non sarà più così, cresceranno e, giorno dopo giorno, si allontaneranno (per sempre! AH!). 
Questa sensazione è perenne, dal primo vagito e via via per tutte le loro conquiste. Perchè è già accaduto, ricordo benissimo la fatica estenuante di accudire un neonato e sono felice delle grandi autonomie raggiunte dalle mie figliole, ma ricordo anche l'incredibile profumo di un neonato, l'imponderabile compenetrazione tra mamma e piccino, mai più una catarsi così... lo so, ed ora che è passata, avrei voluto assaporarla di più.
E così sempre, i primi passi, l'asilo, gli amici del cuore, la scuola.
E come già dissi è finita un'era, ma stasera mi sento di voler immaginare anche un prossimo domani, assaporando le nuove infinite possibilità di relazione con le mie figlie. Credo di poter cominciare a parlare loro, (soprattutto la grande), condividere pensieri e costruire una conoscenza reciproca non solo di ruolo familiare, ma di conoscenza reciproca delle anime.
E questo mi sembra un bellissimo pensiero, immaginare un percorso di anime che si incontrano, madri o figli o compagni o colleghi o amici o conoscenti o collaboratori o amanti o sorelle e fratelli o nemici o fiamme gemelle ... anime che si toccano ed è una sinfonia, un'opera d'arte del libero arbitrio dell'uomo.
E questo è un pensiero sul lavoro biografico e sull'approfondimento del destino di ognuno: quanto è importante!
Sono in un assoluto presente e racconto chi sono, cosa sento, percepisco semplicemente, un pò dolorosamente, e mi accorgo che la mia piccolona ha fatto un salto, oggi mi ha chiesto di preparare il caffè, vorrebbe fare da sola qualche passo in paese, chiede autonomia, è cresciuta. In contemporanea in questo passaggio del rubicone, così faticoso, ha talvolta bisogno di rifugiarsi tremante tra le mie braccia... e come è dolce stringere quella testolona bionda, la mia amata bambina, insieme alla piccolina, i miei amori più grandi.
Ed io che mi sento una studiosa del karma, che scelgo ogni giorno questa via, nel mio studiare, nel mio progettare, nel mio lavorare, nel mio amare, nel mio essere. In questi giorni mi è stato domandato quali fossero i miei talenti e sono riuscita a sintetizzarli in un unico e vero: ho una grande capacità immaginativa. 
Eccolo, finalmente ho individuato il mio talento e questo mi da tanta serenità, perchè pensandoci bene, riflettendo su quello che faccio, e ho fatto, questo talento lo uso e lo padroneggio. E con questa piccola intuizione personale, sono felice delle mie scelte di vita e mi metto fiduciosa in ascolto...

sabato 11 giugno 2016

Giugno il mese dei mutamenti

Giorni intensi, giugno è il mese dei percorsi che si concludono, dei cicli che mutano, della distanza da alcune persone, dalla stanchezza che invita alla contemplazione, delle proiezioni che buttano già lo sguardo nel prossimo autunno, ed è quasi un muto appuntamento con se stessi, dall'esplosione di sè nel mondo di sole e luce in cui catapulta l'estate.
Giugno è il mese del viso aperto, del petto in sussulto e dei capelli al vento. Giugno è il desiderio di ballare, di sognare e di gioire.
E in tutta questa percezione è difficile soffermarsi a scrivere, perchè un tale sentire porta all'esserci in completo presente.
In questi giorni sto accompagnando la mia piccolina negli ultimi giorni di asilo, un'esperienza lunga un lustro, un passarci attraverso, un gustarsi i passaggi e conquistare il proprio status di grande. 
E come consuetudine per i bambini grandi che vanno, alla scuola materna di mia figlia, i bambini costruiscono una barca di legno, lana e stoffa con tanto di timone. Lisciano il legno, inchiodano i pezzi, intrecciano e cuciono le vele e in questa immagine simbolica della "barca" questi piccini cominciano un lungo viaggio, lasciano la prima infanzia e diventano bambine "grandi", future  (a brevissimo) ragazzine. 
E quindi questo giugno rappresenta in particolare un grande saluto, un grande passaggio di stato e non posso fare a meno di soffermarmi qualche momento, come una certa retrospettiva, a questi 7 anni (un settennio) di asilo Mirtillo tra la grande e la piccola. 
E' un saluto che mi da una sensazione di caldo, di piccola malinconia, un'era è finita, sono arrivata a questa scuola mentre aspettavo la piccolina e insieme, tutta la mia famiglia, le maestre e i compagni con i loro genitori, insieme abbiamo fatto una strada lunga, emozionante, strepitosa, formativa, faticosa, conviviale, piena di luce, risate, lacrime, scoperte, incontri, scontri, confronti, amicizia. 
E non andiamo lontano, la scuola è lì vicino, ma è un'altra realtà, un altro esserci, inizia una nuova era. E care maestre grazie, di tanto di tutto di cuore. Sono un'altra persona rispetto a sette anni fa e sono grata a tutti quelli che hanno viaggiato con me.
E la mia piccina attraversa questo momento fondamentale ed io la osservo seria ed emozionata, vogliosa di vederlo iniziare questo nuovo percorso. E l'altra sera abbiamo incontrato l'insegnante che la accompagnerà per i prossimi otto anni e lo ringrazio di averci offerto questo bel pensiero: "l'arte salverà il mondo" e i nostri bambini ne faranno un sacco. Evviva, è proprio quello di cui ha bisogno la mia piccolina di immergersi nella bellezza, nell'arte, nei materiali. Buon viaggio piccolina mia, goditi questa estate di passaggio e poi via verso un mondo che un pò si allontana anche da mamma e papà. AH! (l'ho già vissuto con la grandona).
Ognuno attraversa qualche ponte in giugno... e quindi buon giugno a tutti!

domenica 5 giugno 2016

Varese la città piovosa

 Varese... chi abita a Varese e dintorni conosce bene le atmosfere piovose che molto spesso ci pervadono incessantemente e umidamente. Ci siamo, ecco una di quelle dannate primavere dove si possono contare le ore (neanche i giorni) di sole.
Non voglio scrivere un post sulla lamentela,  non per fare quella che vede sempre il lato positivo, perchè a dirla tutta sono stufissima marcia di questo tempo fradicio, ma già che ci siamo, mi voglio semplicemente soffermare sul senso di appartenenza, sul riconoscermi un un luogo, un clima, uno stato che conosco praticamente come me stessa.
E di cosa è fatta questa percezione tutta varesina? 
E' fatta dal rombare remoto di tuoni brontoloni oltre le prealpi,  di saette fosforescenti su cieli bruni e indaco all'orizzonte, arrivano e illuminano le creste delle colline frastagliate dalle chiome rigogliose degli alberi. 
E' fatta dai lati delle strade inondati che straripano e fanno fischiare la cinghia della mia vettura arrabbiata e da quel profumo penetrante di terra umida che invade le narici. 
E' fatta di odor di umido in casa, perchè senza i termosifoni i panni non si asciugano mai e lo stendino girovaga come un profugo per la casa.
E' fatta anche di prati lussureggianti che godono letteralmente di questa abbondanza, bevono e si intridono di vita ed eterico. 
E' fatta di sfumature inimmaginabili di verdi, smeraldi, verdoni, sottoboschi, chiome, erbacce, edere, muschi...
E' fatta anche di portici e corsette sotto le tettoie, a secondo della pioggia, perchè a volte è leggera leggera, quasi nebulizzata e bagna solo dopo un lungo cammino, a volte è piccola piccola ma pesante e ti bagni subito, altre volte ci sono sporadici e mastodontici goccioloni che ti bagnano a chiazze, altre volte è battente e fitta... e lì sei fregato perchè non è sufficiente correre sotto i cornicioni, ti bagnerai, anche con l'ombrello! E poi c'è la pioggia leggera, portata dall'aria che arriva laterale, e questa la puoi solo evitare standotene al chiuso.
E' fatta anche di una spalla bagnata e una no, perchè è sempre bello condividere l'ombrello con qualcuno o parlare fitto e vicini in quel microspazio coperto. 
E' fatta anche di cirri variopinti e giganteschi che si rincorrono frastagliati, che si adagiano come cappelli sulle montagne che disegnano figure e si stagliano in scorci di cieli azzurri, con orli dorati, raggi che filtrano e rondini che garriscono forte.
E' fatta di scarpe bagnate, ombrelli gocciolanti, giacche impermeabili, stivaletti e mantelline, cappelli e asciugamani per il cane.
La pioggia a Varese è conosciuta, da sempre osteggiata, ma così intrisa nel nostro essere che in qualche modo non possiamo che a tratti somigliarle... e godiamo di questa natura e di questo verde, del resto non possiamo farci nulla... e mentre aspettiamo il sole non ci resta che amarla...

"mamma ho già visto 4 film con persone vere"


In questi giorni di vacanza, grazie al ponte del 2 giugno, abbiamo ulteriormente sdoganato la visione di films alle bambine.
Immagino di sembrare rigida e restrittiva, ma chi mi conosce sa bene che per quel che riguarda televisione ed affini sono piuttosto categorica.
Le mie bimbe hanno 9 (quasi 10) e 7 anni e fino ad ora ho cercato di tenerle lontane il più possibile dai mezzi multimediali in genere. 
(Non che adesso è tutto libero, tutt'altro).
Sono necessarie delle premesse: ho scelto, insieme a Cristian, di crescere le nostre bambine cercando di proteggerle il più possibile dalla massificazione, dall'inquinamento (nel senso più ampio del termine) e dalla decerebrazione di questi tempi. 
Per noi fare questo ha significato fare delle scelte un pochino "alternative", non le abbiamo vaccinate, abbiamo fatto lo svezzamento vegetariano (fino alla comparsa dei canini), abbiamo evitato antibiotici e paracetamolo, le abbiamo curate con cipolla tritata, clisteri di camomilla e prodotti omeopatici. 
Un' altra scelta radicale è stata quella di non fare vedere loro la televisione. Ammetto che con la prima figlia eravamo meno rigidi, sceglievamo noi i cartoni da farle vedere sul computer, ma comunque erano ammessi, fino a quando mi sono confrontata con il mio pediatra antroposofo che mi ha tolto ogni dubbio.
A parte tutta una serie di informazioni che erano già in mio possesso, alle quali non avevo badato, ad esempio i bambini prima dei 6 anni non hanno la capacità di rappresentazione, quindi faticano a capire che ciò che vedono non è "vero", quindi una persona inquadrata a mezzo busto è una aberrazione a cui noi li abituiamo, perchè loro non si immaginano (non si rappresentano) che le gambe ci sono anche se non si vedono. 
Inoltre i bambini fino ai 6 anni non hanno interiorizzato il concetto di tempo, quindi questi famigerati episodi che in un breve lasso di tempo possono anche modificare le stagioni, creano una grande confusione mentale. 
Informazioni, queste, che mi erano chiarissime (ma che avevo preso un pò sottogamba), ma quello che più mi ha convinto sono state le indicazioni che mi ha dato il pediatra sul danno neurologico che si innesca con questa abitudine ormai diffusa. A parte il fatto che la riorganizzazione dei pixel in immagine (in movimento per giunta) è uno sforzo esagerato per il nervo ottico che è in costruzione fino ai 9 anni di età, inoltre anche le sinapsi dei nostri bambini sono in costruzione e il porli di fronte a questa attività passiva, sclerotizzante e apercettiva, diminuisce notevolmente la possibilità del costituirsi vero e proprio di un elevato numero di sinapsi, detto semplicemente diminuisci le capacità intellettive future! AH!
Non è stato difficile togliere la Pimpa che vedevamo con la grande, semplicemente abbiamo detto no e lei (dopo qualche insistenza) ha accettato la nostra decisione di genitori (ferma e consapevole).
In tutti questi anni le mie figlie non sono state a digiuno di cartoni animati, le nonne, gli zii e gli amici sono sempre stati pronti a rimpinzarle non appena potevano, ma non è stata un'abitudine quotidiana e, soprattutto, è qualcosa di straordinario, qualcosa che non fa parte della nostra vita familiare. 
Porto sempre questo esempio, ogni bambino non vuole lavare i denti e tutti i genitori si impegnano quotidianamente a far svolgere questa importante azione di igiene, un giorno accade che questa diventi un'abitudine, senza che ce ne accorgiamo, lo svolgerla tutti i giorni, nella nostra casa, con i genitori, la fa diventare un'azione normale e sana. 
Ecco non vorrei dare questa informazione alle mie figlie in merito al rimbambirsi davanti ad uno schermo.
Sono abituata alle varie critiche e alle domande subdole delle persone che vengono a conoscenza del fatto che noi non possediamo neanche il televisore, frasi del tipo - ma non hai paura che crescano disadattate?- e la mia risposta è sempre la stessa - spero proprio di sì!- perchè soffermatevi un attimo a pensare al significato di adattamento (ci si adatta a tutto anche a quello che ci fa soffrire ed io desidero che le mie figlie non si adattino, ma scelgano la loro vita).
Un'altra frase tipica è questa - ma noi la guardiamo pochissimo, 20 minuti al giorno e basta- e io ribadisco quanto sopra detto in merito alle abitudini e aggiungo anche sempre come risposta - fai 20 minuti al giorno di addominali e vedrai se non cambia niente!- è il quotidiano che non funziona, è l'abitudine che non va bene. E poi parliamoci chiaro ogni cosa al momento giusto, prima dei 6/7 anni la televisione non va guardata, proprio per quel  momento delicato di costituzione neurologica, così come non mi sognerei mai di dare un sorso di Barolo (vino buonissimo) ad un bambino, così non lo sottopongo anzitempo ad un abuso del suo sistema neurosensoriale.

Certo nel tempo avrei anche visto qualche cartone (lungometraggio)  in più con le bimbe (sporadicamente) ma c'è un secondo fatto molto interessante che me lo ha impedito sino ad oggi: la bimba più grande è estremamente sensibile e le immagini le arrivano troppo profondamente, si impressiona di tutto e si inquieta, saltella nervosa e poi dorme male. 
La nonna mi ha fatto presente che è colpa mia perchè "non l'ho abituata", ma io penso di aver fatto bene a proteggerla il più a lungo possibile. 
E qui veniamo al secondo punto della premessa e riguarda anche i contenuti di quel che si guarda, delle emozioni che suscitano. Proprio perchè un bambino piccolo non ha la capacità di rappresentazione, noi non sapremo mai come avrà introiettato certe immagini, dalle quali non si può difendere. 
Nel racconto un bimbo si crea le SUE di immagini mentali che non sono mai troppo impressionanti per lui, mentre le immagini di un video non possono essere trasformate, ma solo "ingoiate" e ci domandiamo se i nostri piccoli sono poi in grado di digerirle quelle immagini? Fateci caso, i bambini giocano e disegnano di quelle immagini ingoiate, perchè è l'unico modo per metabolizzarle, per dargli un posto dentro di sè... e quindi portano via spazio alla fantasia, al gioco creativo, all'immaginazione... vengono abitati da emozioni che non gli appartengono e che non possono gestire. Da qui nascono tutte le situazioni di irrequietezza, disturbi del sonno, scarsa attenzione, piagnucolii.
Invito a provare, i bambini si abituano in tre giorni all'assenza di televisione e vedrete la differenza, come si calmeranno, come si trasformerà il loro disegnare, come ricominceranno a giocare e immaginare.

Queste le doverose premesse, le mie bimbe sono cresciute, abbiamo superato i 6 anni per entrambe e adesso qualche volta indugiamo in questa attività di famiglia, ci mettiamo tutti e quattro stretti stretti e guardiamo qualcosa.
Oggi la grandona mi ha detto: "mamma ho già visto 4 film con persone vere"!
Un'emozione grande, abbiamo visto una scatenata dozzina 1 e 2 (in tre serate), delle commedie un pò datate piene di bambini monelli e vita familiare. 
Anche in questo clima assolutamente ridanciano e privo di stranezze, la grandona ha avuto momenti di sgomento, superati abbracciandomi forte, le guardavo tutte agitate e contente, con le gote rosse, mi facevano mille domande sugli attori, su cosa era vero e cosa no, sui perchè. 
Certo non sono abituate... e ne sono felice, anche perchè potranno ancor di più godersi nel tempo il piacere di scoprire bellissime pellicole, di incantarsi di certe sceneggiature e di non dare per scontato tutto. 
Questo è un pò il tema dello stile educativo scelto da me e Cristian: non c'è fretta, non bruciamo i tempi, lasciamo che ci siano cose "da grandi" da fare, mete da raggiungere, scoperte nuove... 
Se i nostri figli fanno tutto e subito... cosa potranno mai fare per riconoscersi cresciuti? per infrangere le regole? per osare?
Con calma... ed è stato meraviglioso stare tutti appiccicati a ridere e commuoverci di fronte ad una piccola e banale commedia, un piccolo tassello di lessico familiare, di tradizioni di famiglia che tanto aiutano a crescere e a vivere, ma sono tali solo se sono speciali, altrimenti sono scontate... 

  

venerdì 3 giugno 2016

Grazie a tutte quelle donne che...

Non voglio entrare in merito al dolore, ai dettagli, ai pensieri sull'aguzzino, a chi poteva fare qualcosa, all'indifferenza, alla paura, ai consigli... 
Sono fatta così, cerco sempre il lato nascosto delle cose, perchè se no questo mondo sarebbe uno schifo, perchè se no come madre di due bambine dovrei vivere nel terrore e nell'angoscia del futuro, perchè se no dovrei persino avere paura dell'amore.
Credo che nella morte di Sara ci sia un incontro di destino con il ragazzo che l'ha uccisa, credo che non sia giusto immaginare i momenti concitati che hanno condotto a quel terribile appuntamento karmico.
Quello che voglio ora è sottolineare come nella storia ci siano (compresa Sara) donne che ci hanno donato, sacrificandosi, la possibilità di essere libere, di essere chi vogliamo e, anche se c'è ancora molta strada da fare, io credo che neanche uno di questi sacrifici sia stato vano, perchè la nostra terra ha bisogno di un nuovo matriarcato consapevole, perchè sia curata, sia amata, sia abitata in modo cosmopolita e nella fratellanza (sorellanza)... E questo nuovo (e prossimo spero) futuro sarà costruito da donne e da uomini insieme e grazie, infinitamente grazie per il dono di tutti quelli che si sono sacrificati (perchè anche l'assassino ha decretato la fine della sua vita con quel gesto violento che gridava per mancanza d'amore come un neonato abbandonato). Ha "bruciato" anche la sua vita insieme a quella della ragazza... e tali sacrifici non possono essere onorati dall'odio, ma solo da un rispettoso e grato silenzio, lasciando il giudizio di valore alla vita stessa.

lunedì 30 maggio 2016

Ahi che dolore!

Sono ancora qui a parlare del mio dito e del taglio che mi sono fatta ieri.
Ripeto niente di grave o impegnativo, ma ha innescato talmente tante riflessioni che mi sembra sensato cercare di dipanarle un pochino e, magari, offrire spunti di pensiero per altre persone.

Uno dei punti salienti del mio meditare riguarda la globalità del sè. 
E'strabiliante prendere coscienza di come anche la più piccola parte del corpo coinvolta in un malessere, (anche se la mano destra ammetto sia molto sollecitata) porti risonanza in tutto il resto del corpo e in molteplici attività, quelle di routine, abitudinarie che "svolgiamo" regolarmente, come fossero azioni di supporto (come subordinate) ad altre azioni che scegliamo. 
Quindi è interessante notare come certe torsioni del busto inneschino una vibrazione dolente al dito indice, oppure accorgersi dell'impugnatura della penna, riprodurla adattata, sentire con il cuore che qualcosa in giro non va... E quindi un malessere semplice ci insegna a riconoscere profondamente il senso della vita (appreso e costituito nel primo settennio insieme al senso del tatto, l'equilibrio, il movimento e appunto il senso della vita - R.Steiner).
E insomma, in questa globalità di sè si muovono sinuosi i nostri corpi (fisico, eterico e astrale) ed è una bella danza se si riesce a sbirciarla come spettatori e godersene lo spettacolo, perchè ogni vita è un capolavoro e il modo di funzionare del sentire umano è divinamente Bello! E per un attimo perdere tutta questa armonia (un dito dolente ad esempio) offre la possibilità di accorgersene... e spero di conservarne il ricordo vivente (ovvero anche in assenza dello stimolo - il dolore appunto).

Quindi un secondo spunto di pensiero è proprio legato al dolore.
Niente come il dolore, (del corpo o dell'anima è uguale) porta consapevolezza di esserci, di essere viventi nel nostro destino. E' come se nel benessere un pò ci addormentassimo (almeno per me è così) e no, mi dico fermamente, no! Davvero voglio investire e coltivare la presenza a me stessa, la coscienza di me nel mondo anche (e soprattutto) nello stato di benessere. Che poi equivale alla capacità di lasciarsi incantare dal mondo, a qualunque età, in qualunque luogo.

Un altro spunto di riflessione è un elogio per la lentezza: 
e niente con un dito fuori uso sei impedita!
Affari semplici diventano complicati, come aprire le serrature, le bottiglie d'acqua, un pacchetto di patatine, ma con un pò di fantasia e pazienza (lentezza appunto) tutto si risolve semplicemente. Ci sono vicende un pò più complesse come sbucciare degli ortaggi o cucire... 
mannaggia proprio oggi la mia piccina si è presentata a casa con le ciabattine dell'asilo con la fame, completamente aperte davanti, mi ha guardato fiduciosa del fatto le avremmo riparate entro oggi ! Acc!
Sbucciare e cucire non si può e ringrazio di avere un amoremio versatile e capace! Soprattutto di capire che è importante per una bimba non essere delusa nelle sue aspettative... 
Insomma solo movimenti lenti e tranquilli e il mondo e il tempo si dilatano, è piacevole, meno nella corsa  si sentono e vivono sfumature diverse.

E ultimo spunto di riflessione, mi accorgo che penso tantissimo, incessantemente, ma non un pensiero razionale, un pò intuitivo, come se percepissi con la coda dell'occhio l'insieme delle situazioni che vivo mentre che le vivo. Sembra un gioco di parole, in realtà è come destreggiarsi tra testo e contesto. Capisco che è un modo d'essere, a volte è fruttuoso nelle relazioni con gli altri, in altre ti rende vulnerabile. 
A volte vorrei non sapere, altre non so l'evidente. Ma è bello riconoscersi in prima istanza, per essere consapevoli dei propri moti dell'anima ed essere indulgenti sulle proprie cadute ed esigenti dai propri talenti. 
E credo che questo sia il fondamento della presenza di cui dicevo prima, dell'esserci e ripeto quello che ho scritto ieri: faccio voto di Vastità. Grazie! 

domenica 29 maggio 2016

Eterico confuso...

Sono stanca, un tantino afflitta (soffusamente però), mentre mi si accendono le rotelle e cominciano a sfrigolare. 
Per spiegarmi: mi sono fatta male (niente di grave), cercando di non far cadere un vaso, si fanno gesti inconsulti e movimenti degni di matrix, ho incontrato un angolo (dal numero di stelle ho propriocepito il vero significato di "spigoloso") e mi sono fatta un discreto taglio su un dito. 
Vabbè dopo il primo tamponamento, vedi che te la puoi anche cavare ed ora, una veloce retrospettiva. Ecco cosa intendo con le rotelle che si attivano. Perchè la prima domanda che mi pongo, come al solito, è: come mai? 
Cosa mi porta incontro questo mini accidente? 
E la prima cosa che posso dire è che "mi accorgo", ovvero sono consapevole che in un momento di emergenza (fisica in questo caso) si attinge dalle proprie forze eteriche.
E quindi mi soffermo su queste forze... e mi accorgo che passaggi repentini tra clima estivo e clima autunnale confondono il mio eterico, mi accorgo che ci sono incontri che depredano positività in cambio di ansia e paura, mi accorgo che è il dito indice (il dito di Giove) penso che vorrei ricordarmi di aver fatto voto di vastità (che comprende in sè umiltà).
E quindi desidero più forze vitali dalla natura, (più bagni di natura) e maggior tempo di retrospettiva interiore, tempo per me, per raccogliere e raccogliermi.
E tutto questo grazie a un dito che, in un istante, ha raccolto a sè tutte le forze eteriche diponibili (e meno male) e quindi sono stanca ma soddisfatta di essermi incontrata. 

sabato 28 maggio 2016

La cruna dell'ago: passaggi identitari


In fatto di anima, la crescita necessita di una metamorfosi. 
L'immagine che meglio descrive questo concetto è quella del bruco che si trasforma in farfalla, la metamorfosi appunto. 
Crescere ed evolversi necessitano, quindi di una preparazione, di un'attesa, di un sacrificio e di una rinascita. 
Secondo me questo è il modo di crescere dell'anima, del sentire, dell'esserci.
La prima parte di questa metamorfosi (la preparazione e l'attesa) corrisponde in tutta quella parte di sviluppo, di scoperta, di vissuto vero, di esperienza, di costruzione e di realizzazione della biografia individuale (biograficamente da 0 a 35 anni circa). 
E' questo il "viaggio d'andata" fino alla boa dove,il mondo fuori (e il mio relazionarmi con esso), mi hanno plasmato e identificato. Dai 35 anni comincia "il viaggio di ritorno", dove io,  nel relazionarmi con il mondo, lo modifico. 
Parallelamente e nello stesso modo si sviluppa il nostro sentire, nella prima parte, il nostro sentire ci porta a collocare il mondo in una scala di valore (partendo da quello che più attiva un mio sentimento di simpatia, fino ad arrivare gradatamente al sentimento di antipatia), successivamente potrei cominciare, maturando, ad essere consapevole che il mondo fuori da me si trasforma secondo il mio sentire, insomma se mi nutro di paura (della malattia, dello straniero, del terrorista, delle case farmaceutiche, delle multinazionali, dei complottisti, del giudizio divino), allora quello è lo scenario che mi verrà incontro. 
Invece se mi occupo di educazione, di arte, di sostenibilità, di arte sociale, di relazione, di amore, in tal caso, lo scenario che mi verrà incontro sarà più vivente, relativo, accogliente, flessibile.
Questo scarto di consapevolezza e di prospettiva, non sempre è indolore, e qui siamo nella seconda parte della metamorfosi (sacrificio e rinascita).
Il passaggio da me al mondo e alla crescita interiore portano con sè un piccolo sacrificio, lasciare un pò se stessi ed è questo che intendo per passaggio identitario, attraverso la cruna dell'ago: essenzializzare se stessi per passare attraverso. 
Assumersi il proprio sentire DEL mondo e agire IN esso (piuttosto che reagire AD esso). E questo è, nell'ottica del buono, bello e vero, il compito dell'uomo (biograficamente parlando) dai 35 anni in poi.

giovedì 26 maggio 2016

Sulla conciliazione...



Conciliazione, parola davvero di moda, la uso anch'io molto, perchè penso abbia un significato profondo, sensato e irrinunciabile.
Etimologicamente deriva dal latino concilium, ovvero unione o vincolo. Interessante!
Unire cosa, quale vincolo? 
Dipende ovviamente dal contesto in cui tale termine viene utilizzato, ad oggi, il suo maggior uso è legato alla conciliazione tra tempi di lavoro e tempi personali. 
Con il progredire del diritto dei lavoratori (sacrosanto), si cerca, laddove possibile e/o vi sia la volontà di farlo, di organizzare spazi e tempi di lavoro che lascino la possibilità agli individui di (appunto) conciliare la propria professionalità con le vicende della vita privata. 
Il primo pensiero che mi viene in mente, prepotente e insistente, è che già in partenza c'è qualcosa che non quadra, in teoria, nella realizzazione piena di un individuo, il lavoro non dovrebbe essere qualcosa a parte rispetto alla propria vita individuale. 
In altri termini, se ognuno facesse il lavoro che ama, sfruttando i propri talenti, godendo della propria attività, non ci sarebbe la necessità di conciliazione. 
E' vero che in prima istanza questi pensieri sono nati in relazione alle pari opportunità, pensate e spinte in relazione alla giusta emancipazione della donna (giusta perchè ognuno deve poter scegliere).
Quello che è interessante che tutto ciò è stato collegato ai compiti di cura (specificamente della donna? ci sarà un perchè? forse perchè ci viene meglio?credo proprio di sì). Insomma emanciparci dal nostro naturale talento mi sembra un fatto strano ... dall'altra parte (al suo opposto) le leggi, giustamente, tutelano e cercano di favorire le donne che devono (e vogliono) accudire i propri pargoli e non vogliono rinunciare alla professione. 
Ma ancora qualcosa non mi quadra, tornando al significato originario della parola, mi sembra che tutto ciò rimanga assai lontano dal concetto di unione (forse più vicino a vincolo, ma mi sembra quasi che le cure materne prendano una sfumatura simile ad una gabbia).
Non so, credo che nel concetto di unione si raccolga un pò tutto. 
Ero una ragazzina quando lessi il libro di Pirandello - uno, nessuno, centomila - rimasi molto colpita ( e per questo lo cito spesso), perchè credo che offra una pennellata sincera e colorita della realtà psichica di ogni individuo. 
Ognuno di noi incarna, rappresenta, abita centomila individualità, e forse anche di più, tante quante sono gli incontri con altre persone nella vita. 
Siamo tutti un pò liquidi e ci adattiamo molto alle persone che incontriamo, offrendo di noi sfumature diverse, parti di noi e aspetti vari a seconda dei contesti dove ci troviamo o le persone che ci troviamo di fronte.
Questo Uno che si frammenta in Centomila, rischia di diventare nessuno se non si fa uno sforzo di conciliazione di tutti i noi stessi... ecco cosa si intende per unione. E vincolo?  Vincolo perchè se non lo facciamo impazziamo ed è quello che sta succedendo oggi nel mondo.
E' indispensabile coltivare la conciliazione tra i nostri diversi io, cercando di vivere vite (personali, professionali, intime) il più soddisfacenti possibile. 
Non posso pensare di vivere una vita in salute e felice se faccio un lavoro che odio (anche se ho una vita privata felicissima). E' necessario conciliare le mie aspettative, i miei sogni, i miei bisogni, i miei talenti, i miei difetti, i miei affetti, i miei compiti, i miei diritti e i miei doveri, come persona, cittadina del mondo, amica, parente, collega.
La conciliazione non è con gli altri, ma con se stessi, dobbiamo essere noi a capire cosa tradisce noi stessi, cosa per noi è irrinunciabile, cosa ci imbruttisce ... in questi casi la conciliazione è impossibile (ecco il concetto di vincolo), la conciliazione vuole dare onore, forza e valore all'unione, alla contemporaneità di sè, in ogni frammento di vita... ed io mi sforzo e ci tento e la desidero e la promuovo e la cerco: la conciliazione... per me, per la mia famiglia, per chi mi sta intorno... e spero (almeno talvolta) di riuscirci.


martedì 24 maggio 2016

Dipendenze...


Piccoli passi quotidiani per liberarsi dalla melassa che ci tiene incollati nel nulla.
Ecco quello che giorno dopo giorno vorrei fare, piano, senza clamore, senza eroismo, senza promesse.
Nella nostra stramba società le dipendenze proliferano come funghi in un bosco umido di fine estate. 
E' interessante osservare le lotte e le campagne che privilegiano di combattere ora una dipendenza, piuttosto che un'altra, senza mai soffermarsi a pensare qual è il vero concetto di dipendenza e considerarla come un sintomo di qualche cosa d'altro.
Per spiegarmi cercherò di fare degli esempi, perchè credo che questo sia un tema molto interessante di questi tempi.
Parliamo delle sigarette: mai campagna fu più stupida e ipocrita. Non esprimo questo parere (sicuramente di parte) perchè sono una fumatrice (haimè), ma perchè trovo insensato accanirsi sulla punta di un iceberg, ritenendo il fumo la causa di un milione di mali e nel contempo, coloro che attuano le campagne antifumo, detengono il monopolio di vendita della stessa "mercanzia" (non sia mai che qualcun'altro avveleni i propri cittadini). Inoltre ci si accanisce con turpi foto disgustose, frasi sibilline e auguri di morte e malattia. E se si facesse una campagna positiva? Sulla qualità del respiro per dirne una? 
Non voglio dire che il fumo non faccia male, sto dicendo che è una dipendenza e come tale va trattata, ovvero trovando la compensazione che riempie, non facendo terrorismo spiccio (e ripeto per poi vendermi caro e salato il materiale incriminato)... 
Ma andiamo avanti, perchè non voglio soffermarmi sulle sigarette o il "fumare" in genere, perchè già vedo le schiere (beh insomma le persone che si schierano) chi a favore chi contro il famigerato fumo (passivo, sigarette, sigari, canne o sigarette elettroniche che dir si voglia). 

Parliamo della televisione anche: c'è chi la guarda tutti i giorni, chi la tiene accesa per "compagnia", chi ha degli appuntamenti fissi ai quali non vuole rinunciare (ed è disposto a carte false, mentire agli amici, cambiare date di compleanno pur di non perdere il programma preferito)... questa non è dipendenza? Oggi è possibile procrastinarla un pochino (ho registrato il programma, con internet la guardo in streaming, sky ripete 24h al giorno, etc) ma sempre dipendenza è...

Oppure cosa possiamo dire sui prodotti a base di paracetamolo (che non so quanti sanno che hanno effetto sul sistema nervoso centrale e quindi sono a tutti gli effetti delle droghe)? Conosco persone che utilizzano bustine e pastigliette quotidianamente, per tutti i dolori e dolorini, per la fiacchezza, per la stanchezza... ma come fanno a sapere come si sentono quando stanno bene?

I runner sono i più sfegatati dipendenti mai visti: chi comincia a correre (e questo vale un pò per tutti gli sport), non riesce più a farne a meno, quella scarica ormonale data dal sovraffaticamento diventa una droga irrinunciabile e, mascherandosi dietro il velo del movimento che è salute, anche costoro, sono succubi di una dipendenza, senza tener conto che di solito i super sportivi sono anche spesso infortunati e pur di continuare nel loro delirio di dipendenza abusano del paracetamolo (vedi sopra).

E non abbiamo finito, ci sono i videogiochi, i social network, i telefonini, le chat, lo shopping compulsivo, le diete, le mode, i telefilm, i libri, il cibo, il sesso, il lavoro... insomma tutto ciò che è smodato e, soprattutto, fuori dal nostro controllo.

Il senso di questo mio post non è di svelare nulla, ne di difendere le sigarette, ne di bandire ogni vizio dalla faccia della terra, quello su cui vorrei soffermarmi è sul concetto di per sè e pormi una semplice domanda: perchè siamo così dipendenti? 
La dipendenza parte dal presupposto che non si possa scegliere, questo è il fatto strano. Siamo in una società dove il pensiero è (teoricamente) libero, dove non esistono più schiavi e padroni, dove (volendo) potremmo scegliere di percorrere qualunque via... eppure ci schiavizziamo da soli in tutte quelle gabbie di cui sopra.
Verrebbe da dire che l'uomo, alla fin fine, è un essere che ha bisogno di essere regolato da altri? Che vive più serenamente in schiavitù?
No, non credo che sia così, credo semplicemente che l'uomo, potendo porsi delle domande di senso sulla propria provenienza, sul perchè della vita, sul significato dell'esistere, maturi dentro di sè un grande senso di vuoto, come una mancanza, come un'angoscia di morte... 
e la si riempie di tutto quello che si riesce a trovare (e il sistema economico ci offre pronto ogni opportunità e modello possibile).

Un bambino dipende dai suoi genitori ed è giusto così, perchè possa essere accompagnato ad essere un individuo (domani) capace di scegliere... cosa ci blocca davvero? la mancanza di fede e fiducia? la paura di morire? la paura di soffrire o di sbagliare? 
O forse ci vogliono forze di volontà (fatica) e forze del cuore (coraggio) per governare un pensiero lucido, cosciente e presente.
E allora come dicevo all'inizio sono piccoli passi da fare, quotidiani, costanti, sentiti.
E' inutile che mi pongo in un braccio di ferro e  impongo  me stesso nella rinuncia, se non riempio il mio vuoto interiore, lo riempirò con un'altra dipendenza e, soprattutto se fallirò nelle mie rinunce, nutrirò a dismisura il mio vuoto, grazie ai sensi di colpa, al senso di inettitudine e fallimento.

Piccoli passi ogni giorno, cominciare almeno a fare caso a quali e quante dipendenze abbiamo, guardarle onestamente e cercare di sfuggirle talvolta, magari impiegando il medesimo tempo in qualcosa di più nutriente per me e per il mondo stesso. Guardarmi e accogliermi nella mia debolezza, invece di condannarmi e rendere, così, sempre più pasciuto il mio personale demone della dipendenza. Proprio così perchè la dipendenza è un demone divoratore che ingigantisce autodivorandosi e sbranando il nostro mondo intorno.
Qualunque sia la dipendenza, perchè se non possiamo scegliere saremo sempre ferali e mai coscienti e mai capaci di vero sacrificio nelle scelte d'amore (per i nostri figli, la terra, gli amici, i compagni ... ).

Sono una fumatrice, riconosco una grande (grandissima) dipendenza e riconosco che per me è una lotta troppo grande, posso però cominciare da cose più semplici (per me), giocare meno al computer ad esempio, mangiare meno focacce e pizze (che mi gonfiano come un pallone), guardare meno il cellulare nelle code in macchina e ricominciare a guardare il cielo, smetterla di parlare e ascoltare di più (e si anche parlare è una forma di dipendenza)... e laddove non riesco, non biasimarmi, ma almeno vedermi... è già un inizio, sono già verso un cammino di libertà interiore... 
e questo è il vero e unico (per me) passo verso l'emancipazione dalle dipendenze.

domenica 22 maggio 2016

Elogio del riordino

Finalmente in questi ultimi due giorni è arrivato un pò di caldo. 
Portare la mantellina di lana in maggio è un affronto al buon senso, a tutti i sostenitori dell'effetto serra e alle rondini.
Passi la primavera piovosa, tipica di Varese, ma il freddo no. 
E in questo fine settimana siamo ritornati ad uno standard di stagione.
Un fine settimana di grandi pulizie e riordino, io e Cri ci siamo battuti senza risparmiarci per cercare di avere la meglio su entropia, polvere, vestiti, bucato, giocattoli e animali domestici. 
E' stata una dura lotta, ma ce l'abbiamo fatta e stasera, stanchi ed esausti, siamo soddisfatti. Ci sarebbero ancora degli angoli da sistemare, ma devo dire che FINALMENTE siamo venuti a capo del marasma che ci aveva colpito dopo i lavori in casa. Adesso possiamo tornare ad occuparci di ordinaria pulizia e normale amministrazione casalinga. 
Mi soffermo così a lungo su questo argomento perchè mettere in ordine, pulire la casa e rassettare sono azioni comuni, semplici e alla portata di tutti, ma hanno un grandissimo valore terapeutico e meditativo. 
E' come se si mettessero a posto anche i pensieri e i sentimenti, come se si togliessero polvere e detriti anche dall'anima e alla fine ci si sentisse molto più leggeri e "puliti". Infatti ho trascorso due giorni senza pensare a nulla, ne il lavoro, ne i progetti, ne la Corte Dalì, ne le preoccupazioni, ne le scadenze, ne ieri... ne domani. AHHH che meraviglia l'assoluto presente e null'altro. 
E questa sera ho voglia di soffermarmi un attimo e fare un pò di retrospettiva su questo periodo tanto denso e significativo e non posso fare a meno di correre con il ricordo alla settimana appena passata (solo... mi sembra molto più tempo). Mi è accaduta una cosa meravigliosa, ho potuto toccare con mano il significato di affidarsi alle forze celesti, ho potuto sentire la forza dell'audacia e della fiducia. Mi sono lasciata condurre dall'istinto e ho seguito i miei sogni e subito il cosmo mi ha risposto benevolo. 
Ho fatto una mossa azzardata, ho deciso di ampliare i miei progetti, di ridurre le mie entrate e aumentare le spese, credendo veramente che questo è giusto, sperando (in verità) di poter ampliare sempre più la Corte Dalì, la casa dell'arte sociale perchè credo sia una cosa giusta e vera. Credo fermamente che se ci si mette a disposizione del mondo, se si costruiscono le basi della cooperazione e del "fare insieme" il cielo non può che assisterrci. Ed è stato così, è bastato muovere un passo in questa direzione e sono arrivati nuovi collaboratori, nuovi contatti, nuove prospettive.
Mi ha ricordato l'immagine del film di Indiana Jones, quando doveva attraversare un crepaccio con fiducia e muovere un passo nel vuoto: solo quando l'ha fatto è comparso un ponte... 
E' sempre così, per avere l'aiuto celeste non si possono chiedere garanzie, il primo passo, il movimento, l'azione, l'impulso, la volontà deve nascere da dentro, incondizionatamente e allora i progetti, gli ideali, i sogni prendono il volo. E questo non vuol dire che non ci saranno difficoltà, che sarà facile, ma vuol dire credere in se stessi e nei propri progetti e allora le forze si moltiplicheranno a dismisura. 
E stasera, con questa bella sensazione, con la casa bella pulita e ordinata, dopo un fine settimana meditativo, trascorso in seno alla mia amata famiglia, scrutando le mie bambine che crescono, il mio amato che mi accompagna, le mie belle bestiole: mi sento piena di energia, di gratitudine e pronta a riprendere la corsa in questa folle e meravigliosa vita.

mercoledì 18 maggio 2016

Professione: madre di famiglia

Mi esercito, ci provo, ci tento di cogliere le risonanze, sentire le sincronicità e collegarmi a significati che si intrecciano. 
E' quello di cui vado sempre parlando e quindi non posso esimermi dal raccogliere l'invito "casuale" di questi giorni. 
Infatti, proprio l'altro ieri, ci siamo ritrovate alcune mamme e abbiamo nominato un libro che lessi molto tempo addietro, niente di particolare fino a qui, capita spesso di parlare di libri letti con altre persone. Senonchè stamani, accompagnando mia figlia a scuola, lì in bella vista sullo scaffale, eccolo lì, il libro appena nominato: professione, madre di famiglia! 
Bel caso... bella risonanza.
Siccome penso che mai nulla è per caso mi sono messa un attimo a riflettere sul perchè di questo incontro o di questo ritorno. 
Ricordo che incontrai questo testo interessante all'inizio del percorso nella scuola steineriana delle mie figlie, che poi è stato anche un interessantissimo percorso anche per me. 
Ricordo anche che me lo ha presentato Donata, un'artista splendida che ci ha portato pittura, biografia, seminari e approfondimenti.
E' passato molto tempo e questo libercolo si ripresenta (quasi sorridente) ed io non posso fare a meno di collegarlo alla mia vita e ai percorsi che attivo come pedagogista grazie all'Associazione culturale Corte Dalì.
Proprio questo è il punto! 
Pedagogista nella scuola, negli Enti, con gli educatori e gli insegnanti, ma il primo e più importante educatore è la mamma. 
Mi sembra quasi un invito, una spintarella ad approfondire questa tematica tanto bistrattata. 
Seguendo l'onda del femminismo e/o delle pari opportunità, una donna a dire che sta a casa a curare i propri figli quasi si vergogna, quasi si scusa di non essere sufficientemente produttiva in questa società che corre (dove corre? a fare denaro per acquistare oggetti che non ci servono? O peggio ancora per mantenere una macchina che ci porta a lavorare, per pagare l'asilo, la baby sitter e i vestiti adatti alla nostra professione?).
Magari i nostri piccini, schiacciati dal ritmo sfrenato e dalle competenze inculcate vacillano, allora dobbiamo "guadagnare" ancor più per poterli mandare dallo psicomotricista che li faccia saltare, arrampicare, cantare, correre e rotolare... e se li portassimo nel bosco? E chi ha tempo? C'è il lavoro...AH!
Cosa è successo? come è possibile che le donne si siano fatte convincere che la professione di madre di famiglia sia inferiore ad altre?
E' la più importante di tutte... è quella che semina per il futuro, è quella che costruisce e intesse salute, biografia, sicurezza, sogni, autostima, etica, igiene, rispetto, natura, volontà, sentimento.... Società Civile!
La madre è quella che fa da ponte tra le generazioni, si occupa dei piccini e accompagna gli anziani, porta la saggezza di quello che era e il seme di quello che sarà.
Non sarà un caso (o è proprio un parallelismo) che la "Madre Terra" sia tanto bistrattata come questa fondamentale professione dimenticata e disprezzata?
Certo, sento il coro delle mamme che mi dicono di starci io chiusa in casa a parlare solo con bimbetti, a pulire, ad accudire e diventare pazza in mezzo a capricci, noia e urla. 
Le mamme necessitano di uscire nel mondo e incontrare una dimensione relazionale più ampia, perchè la nostra società le ha relegate in mini appartamenti senza terra o giardini vicini, sole tra le mura domestiche a gestire il proprio senso di inadeguatezza. Non è più come un tempo, quando sin da bambine si vedevano donne allevare bambini (le zie, le vicine, le sorelle, le amiche). Oggi, tutto d'un botto, una giovane donna viene letteralmente catapultata in un mondo pieno di cura, bisogni e amore incondizionato... rimane disorientata dai propri sentimenti contrastanti, si sente in colpa dalle sue necessità di evasione e il lavoro è la scappatoia più semplice.
Anche i bambini non hanno più gruppi di pari con cui confrontarsi e diventano piccoli tiranni degli adulti, allora li facciamo socializzare in ambienti strutturati "così stanno con gli altri bambini".
Non voglio fare quella che recita il vecchio motto "si stava meglio prima"... no è stato fondamentale, necessario, meraviglioso che la donna si sia potuta emancipare e riconoscersi come individuo al di là del ruolo. 
E' stato necessario correre lontano, quasi all'opposto di sè... ma adesso, con il senno di poi, bisogna riconquistarsi quello che appartiene all'essere donna. 


E non intendo questo concetto solo legato a chi fa la scelta di avere dei figli. Professione madre vuol dire avere a cuore, riflettere su di sè e sulle scelte, di essere inclusiva, lungimirante, accogliente, che nutre, alimenta, sostiene... caspita sarebbero aggettivi fantastici per un politico che governa la "res pubblica", la casa di tutti... la terra.
Invece, spesso accade, che le donne che accedono ai luoghi di potere, lo fanno con un pensiero maschile, da squali, senza pelo sullo stomaco, in un' ottica di welfare economico. 
Professione Madre è quello stato di amore incondizionato per i propri figli, per le proprie creature, per la propria casa: e non siamo tutti parte della stessa umanità? E non sono tutti nostri figli i bambini del mondo? E non è la nostra casa la terra?
E quindi raccoglierò l'invito mandatomi dal cosmo e comincerò a pensare percorsi che non siano rivolti solo ad educatori e/o insegnanti e/o genitori, ma voglio ipotizzare percorsi che restituiscano dignità ad un'impostazione femminile, potrei dire matriarcale della cultura. E non voglio dire che è una faccenda solo delle donne, perchè dentro ognuno di noi (uomini o donne) convivono femminile e maschile e,  se si riuscisse ad armonizzare al meglio queste due parti, tanta strada si sarà fatta verso la pace e la sostenibilità.
Non sono pensieri innovativi, l'ecologia della mente (G.Bateson ad esempio) è un concetto già ampiamente trattato e credo sia arrivato (per me) il momento di approfondirlo e cercare di condividerlo nella mia casa dell'arte sociale (la Corte Dalì).