...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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venerdì 24 aprile 2020

Inquietudini e vicinanze

OperosaMente
scatto mio
In questi giorni, dalle circostanze, dalle persone, dai ruoli, dai compiti, mi è richiesto uno sforzo di progettualità, di proiezione in avanti, ipotesi di futuro.

In questo momento non ho nessuna risposta, solo domande.
Domande aperte, senza risposte pre-costituite nella mia mente. 
Sono curiosa. 
Sono paziente, incredibilmente paziente.

Una forma di remissività, (finalmente?) che alla fin fine mi acquieta.

Sì perché sono sicuramente collocabile tra gli inquieti, dove molte giornate sono condite da domande antropologiche,  dove il senziente diventa strumento del cosciente. Ebbene, oggi, nell’isolamento sociale, invece di smaniare, mi sono quasi immediatamente arresa.

Non è nel mio potere cambiare quello che mi viene incontro, però posso assaporarlo e trarne esperienza, e dove la resistenza è dismessa, nulla angoscia, nulla crea timore, 
è    tutto    esattamente    come    deve    essere… 
e ad ognuno il suo. 
Una grande legge karmica che in questa era dove sarebbe auspicabile essere coscientemente anime e non solo egoità, siamo chiamati ad ascoltare. Comprendere sin dentro nelle membra che non possiamo che evolvere come umanità, ognuno deve fare il suo percorso e ognuno deve aspettare i compagni di viaggio rimasti indietro. 
Domani potrei essere io. Forse, anche, sono io, già oggi.

E l’esperienza che ci viene incontro è di isolamento sociale
- hei misuriamo bene le parole!
Non è isolamento o distanza sociale, bensì è distanza prossemica, una cautela biologica, non sociale. 
E’ una bella differenza. 
In virtù di questo forte pensiero cerco di scaldare questi freddi strumenti di comunicazione (piattaforme, telefoni, videochiamate), scaldarli per consentire di alimentare e curare una fiammella, curarla perché non si spenga, curare la relazione (perché la relazione senza il corpo è monca e quindi ne soffre…), curare il cambiamento perché posso creare ponti tra la persona che sarò e quella che sono stata.

Un tuffo guizzante nella mia essenza e riconoscermi simile agli altri.

Una sensazione che abbraccia profondamente ed allora si è colmi e non saturi (grazie Lucangeli), soddisfatti e nutriti.

Il buon senso mi direbbe di interrompere qui, ma l’inquietudine di cui parlavo mi spinge ad altre domande.
E se io non riuscissi a sentirmi colma? 
Quando mi capita di sentirmi satura sono una cattiva madre, una persona irrisolta, una persona instabile?

Perché questo è il vero nodo, arrendersi vuol dire anche accettarsi come si è, a tratti colmi e, ineluttabilmente, a tratti  anche saturi. Proprio in questa resa totale a se stessi può nascere lo spazio dell’impossibile, il proprio miracolo personale: improvvisamente accade di essere colmi e non saturi.

Non chiedo a me stessa di essere colma perché è sano, equilibrato e sensato. Ognuno fa quello che può. Ognuno risponde al proprio cuore, intrepido o tremante… che importa!

Quando saprò carezzarmi e accogliermi nelle mie piccole o grandi miserie, allora sì, accadrà di non sentirmi più invasa. 
Perché di questo stiamo parlando, quando mi sento satura, vuol dire che qualcosa mi ha invaso, è entrato senza che io volessi. 
Ci vuole un elevatissimo equilibrio per essere sempre aperti e non sentirsi mai invasi. Un equilibrio che credo sia proprio di pochi.

Mi sento di concedermi di essere in viaggio di avere un anelito di non stancarmi mai di cadere e rialzarmi e sbagliare e saper chiedere scusa e ringraziare e saltare di palo in frasca e non usare la punteggiatura perché è un flusso non è un pensiero è un sentire comunicato un farsi attraversare dalla bellezza della debolezza che ti mostra e ti commuove e ti muove ed ogni giorno  sei una nuova persona, (e qui la virgola ci vuole) migliore.
Quanto mi piace assecondare il pensiero che danza nei mondi possibili.
Questo mi colma sempre.

E a te che mi leggi.. cosa ti colma?

martedì 21 aprile 2020

Fiumi di Parole

Star of bethlehem

Fiumi di parole sono stati spesi, in questo periodo sciagurato, colpiti dalla più dura delle punizioni, non tanto dal famigerato Coronavirus, bensì con l’esilio sociale, colpiti intimamente nel nostro più sottile e perenne rispecchiamento.

Perché alla fin fine il mondo sociale, fin nelle sue più raffinate sfumature casuali, ci definisce totalmente. In ogni interazione umana, dalla più piccola, come quella con il proprio panettiere, fino alle più profonde, quelle della convivenza animica,  della famiglia, in ognuna di esse noi incrociamo fugacemente un piccolo riflesso, un frammento di noi stessi, tessere uniche e perfette nel definire il nostro mosaico personale, la nostra identità.

Siamo attori protagonisti nelle nostre esistenze, ma le quinte, il contesto, i ruoli, la scenografia, la colonna sonora della nostra esistenza è costituita dall’insieme (e non dalla somma) di tutte le succitate interazioni con gli altri umani.

E gli stessi attori della nostra storia sono, a loro volta, protagonisti delle loro storie, nelle loro personali identità, come soggetto primo.

Quante combinazioni, quanti fili che si tessono, quante storie che si intrecciano a costruire una connessione pulsante come un unico organismo vivente. 

Ognuno al suo posto, un posto per tutti.

Ebbene oggi siamo soli, nulla e nessuno ci rispecchia, ognuno è fra sé e sé e ci manca la storia, l’abito da indossare: chi sono io?

Questa domanda, la Domanda… che sfuggiamo profondamente, che riempiamo di oggetti posseduti, nuovi bisogni da rincorrere, faccende da sbrigare, pre- occupazioni… ovvero occupazioni per il prima… quale prima?

Il mio tempo, il tempo dello stare con me, qui esattamente dove sono.

E non importa in quanti viviamo sotto lo stesso tetto, è l’umanità che è sola in questo momento, sola ad ascoltare se stessa e il proprio battito vitale, perché di una cosa sono certa, in questi giorni inquieti mi capita sovente di assistere a dei veri miracoli: di solidarietà, di fratellanza, di empatia.

Sento, lo vedo, lo ascolto, basta un cenno perché gli altri, che si incrociano fugacemente e a distanza,  siano propensi alla relazione, al saluto, alla carezza, alla com-prensione
.
Fiumi di parole versate dalle migliaia di occhi asciutti che scelgono la scrittura per assaporare se stessi.

E c’è sempre, sempre,  un motivo per cui essere grati.

Halleluia

giovedì 29 settembre 2016

San Michele e la fortezza interiore (per nutrire quello in cui credo)


Al mattino mi sveglio un pochino tumefatta e arruffata, dormo meno profondamente del solito (il mio sonno usuale è di piombo, precipito all'istante tra le braccia di Morfeo, dormo tutta la notte filata e difficilmente ricordo qualche sogno).
In questi giorni, o meglio in queste notti, ho avuto qualche risveglio, mi è sembrato di incontrare qualche sogno sporadico ed ho una sensazione  come se fossi un pochino più vigile.
Mi alzo al mattino con un pochino di pesantezza, sento le membra ancora desiderose di riposo, ma nel contempo, invece, il pensiero parte al galoppo, tumultuoso, in mille direzioni... 
Sbrigo operazioni pratiche e semplici: preparo i vestiti delle bambine, organizzo il pranzo (perchè la mensa delle scuola è in ritardo sulla tabella di marcia e dobbiamo portare colazione al sacco), pettino le piccoline, faccio mente locale sui loro bagagli e quando le saluto dal balcone, mentre si avviano a scuola con il papà mi viene un momento di scoraggiamento.
Stamattina in particolare mi sono fermata un attimo a pensare: cosa conta davvero? 
I progetti? La realizzazione di sè? Le "famose" opere di bene? 
Attimi intensi, un affacciarsi nel giorno con una certa serietà d'animo e mi scappa la terra sotto i piedi e il tempo dalle mani e tutto vorrei fare, ma a qualcosa devo rinunciare...ecco questo non mi piace!
Rinuncio a passare maggior tempo con le mie figlie per lasciare spazio a ciò in cui credo;
rinuncio a un modo di lavorare, al mettermi in gioco con dedizione per offrire tempo a ciò in cui credo;
rinuncio alla sicurezza di due quattrini e accetto (parzialmente) la sfida di sbarcare il lunario... con fiducia, per creare il giusto movimento ai miei talenti in cui credo;
rinuncio alla mediocrità e alla riflessione continuando ad aumentare la frenesia operativa per alimentare quello in cui credo;
rinuncio ad un sacco di ore di sonno per estraniarmi un pochino dalla corsa folle e far retrospettiva (anche attraverso il blog), per staccare tra un giorno e l'altro, come a ricordarmi che io sono qui e questo lo credo davvero.

Sarà giusto mi sono domandata stamattina?
Sarà sensato?

Non c'è risposta, tutto è giusto o, in egual misura, sbagliato. Questa è la risposta che mi posso dare, esserci con me stessa, costruire la coerenza con le diverse me stessa, assaporare la vita acchiappandola con forza... 

Ecco cosa conta davvero, la relazione con se stessi e le proprie possibilità di vita. Potrei dedicarmi completamente all'essere mamma ma comunque rinuncerei  ad uno spazio, potrei stare più tranquilla e accontentarmi con piccole sicurezze, su terreni conosciuti, senza infamia, ma anche senza lode (da me verso me stessa).

E poi le giornate scorrono convulse, rincorrendo mail, messaggi, whatsapp, telefonate, faccende da sbrigare, carte da compilare, passaggi burocratici da governare.
Non c'è più il tempo di soffermarsi su domande sull'essere, si corre, "si fa", si prevede quello che sarà fra 5 minuti, un'ora, un giorno.

Ma questi sono giorni speciali dove sto facendo tanti nuovi passi in una strada nuova, (che nuova non è visto che è un'aspirazione di sempre) e insieme ai miei amati compagni di viaggio, oggi abbiamo imbiancato un nuovo spazio, un nuovo esserci, belli, familiari, affettuosi, intimi, conosciuti abbiamo cenato insieme con una pizza non proprio buonissima, stremati e stanchi, ma felici e fiduciosi.
Grazie amici, grazie Guacamole (soci della Corte Dalì) di costruire infiniti acchiappasogni insieme a me e di stimolare la mia parte più ridosa, propositiva.

E le domande di stamani trovano eco nella festa di San Michele e so che quello in cui credo ha valore e ne vale sempre la pena.

mercoledì 14 settembre 2016

Primo giorno di scuola: ecco perchè mando le mie figlie in una scuola steineriana



Un'emozione grandissima, momenti brevi, e insieme lunghi, di attesa fuori dal cancello.
Ci guardavamo genitori e bambini, bambini e bambini, genitori e genitori, vecchi e nuovi maestri.
Facce di bambini tesi e concentrati, felici, scalpitanti, pronti.
Oggi la mia piccolina ha iniziato un sentiero lungo 8 anni, insieme al suo maestro e ai suoi compagni.
La cerimonia della Prima classe è un momento magico ed unico. 
L'ho già vista alcune volte, quando Cristian ha preso l'attuale quinta, quando la Piccolona ha iniziato tre anni  fa e stamattina con la mia bella Piccolina.
In questi giorni affermava risoluta che non era emozionata, ma la conosco bene e la vedevo che fremeva impaziente e nel contempo era agitata. 
E' arrivato anche qualche piccolo incubo notturno.
Ieri sera lo ha ammesso: sì sono emozionata!
Io e la Piccolona abbiamo sorriso sornione... (perchè lo sapevamo benissimo) e le abbiamo risposto che anche noi lo eravamo. 
Stamani si è svegliata con un balzo e si è preparata gioiosa.

Qual'è la differenza con le altre scuole? 

La cerimonia è un momento di grande sacralità, i bambini possono percepire chiaramente che qualcosa è cambiato, un rito di iniziazione ad una nuova era della loro vita.
Oggi purtroppo i bambini sono troppo poco protetti, non ci sono più mete da raggiungere, momenti da aspettare, tutto viene anticipato e fagocitato.
Scegliere un andamento lento, selezionare cosa fare e cosa no, dando (alle loro normali opposizioni) una risposta semplice che sempre accettano: "potrai farlo quando sarai più grande", è il più bel regalo che si possa fare loro.
Questa è per loro una sicurezza, un ponte tra oggi e domani, traguardi e desideri da raggiungere un pò meno effimeri della vuota materia acquistabile.
Ed oggi quei piccini erano lì vicini vicini... molti di loro, provenendo dalla scuola materna steineriana lì a fianco, si conoscono da molto tempo, ed è stato bello che la loro maestra dell'anno scorso li abbia accolti e dopo poche parole gli abbia presentato il loro Maestro.
Eravamo lì in semicerchio, i bambini davanti e i genitori dietro, il Maestro ha raccontato una storia dolcissima e poi, ad uno ad uno, lì ha chiamati per nome. E'stato bello vedere come ognuno di loro abbia affrontato questo primo passo verso questa nuova strada, la mia Piccolina è partita a passo deciso e non ha più rivolto neanche uno sguardo a mamma e papà, fiera di essere lì, orgogliosa e seria.
Io piangevo! Anche le altre mamme!
I bambini (anzi i ragazzini) di sesta classe li hanno accolti nella nostra scuola con una rosa rossa ciascuno... e poi sono andati... in classe... buon viaggio piccolini, buon viaggio maestro...
Pensare che questo gruppo potrà essere unito e fare un percorso di 8 anni (elementari e medie insieme) con gli stessi compagni, con lo stesso maestro...è un atto d'amore!
Qui sì che si può parlare di progetto di vita: alla fine bambini e maestro non saranno più gli stessi, si impasteranno e condivideranno come un gruppo fraterno (nel bene e nel male).
Molti di loro, praticamente tutti, hanno fatto l'anno del re alla scuola materna, ovvero hanno già 7 anni da un pezzo o li compiranno a breve.
Nella scuola steineriana si chiama maturità scolare: una peculiarità fondamentale che ben rappresenta e spiega cosa sia la scuola steineriana. 
E' un percorso di studio, un metodo che si basa sullo sviluppo biologico e animico degli individui, non precorre i tempi e offre un ritmo, un respiro, un sentire che ben si adattano ai continui cambiamenti di una persona che cresce.
E i bambini, prima dei 7 anni, non hanno ancora maturato le forze per intraprendere un cammino di apprendimento, la capacità di rappresentazione non è ancora del tutto matura,  i concetti di spazio e tempo sono relativi al sè e la coordinazione è ancora lacunosa. 
Questo fa sì che i bambini ancora piccini (prima dei sei anni e mezzo compiuti) che vanno a scuola (troppo presto)  o incontreranno difficoltà di apprendimento o, comunque, saranno in una condizione "come se camminassero in salita" per tutto il loro percorso scolastico.
Aspettare, invece, la maturità scolare, fa sì che il bimbo possa correre gioioso, sperimentare e imparare, apprendere giocando e attraverso l'arte, il movimento, la fiaba, le forme, gli elementi, le metafore archetipiche e lo stare insieme amalgamati.
Ecco perchè scelgo la scuola steineriana: non mi importa che sappiano leggere e scrivere entro Natale in stampatello, in stampatino e in corsivo, non mi interessa che siano scolarizzate, non mi interessa che siano piene di informazioni... 
quello che voglio è che loro, le mie creature, sviluppino l'amore per il conoscere, la capacità di aiutarsi reciprocamente, di fare ed essere insieme, 


che si immergano nell'essere pienamente umani: 
ovvero sapersi porre delle domande
 (non conoscere le risposte!)
Ecco perchè ho scelto questa scuola 
per le persone che amo di più al mondo!
Grazie...

mercoledì 31 agosto 2016

Settembre...


Settembre! 
Settembre arriva sempre lentamente, inaspettatamente, fremente!
Settembre è il mese della vendemmia, della raccolta delle pannocchie, delle nocciole, delle more.
Settembre tinge il crepuscolo di indaco e le notti di frescura tra le lenzuola.
Settembre è il mese degli inizi, delle diete, delle idee, dei progetti, del rintanamento.
Settembre è un mese breve, si cerca di resistere, di catturare ancora qualche guizzo di luce, sole, acqua, fuoco prima di andare con passi decisi nella terra, nel cammino.
E' il mese dove turbinosamente ci si incontra, si decide, si raccoglie, si lavora.
In un battibaleno sarà ottobre e saremo completamente immersi nell'attività, torniamo in noi stessi e cominciamo ad accogliere le notti più lunghe.
L'estate lentamente va morendo e settembre ci allieta di colore, di arancione, di giallo oro, di vitalità consapevole.
Adoro settembre... dove il presente si connette tra passato e futuro, dove vibriamo ancora forte delle note calde e brillanti e già ci inabissiamo in noi stessi.
Che bella la salutare e amante malinconia, evviva l'anima che ricalca il respiro della terra.
Presente!

domenica 14 agosto 2016

Non tutto il male viene per (solo) nuocere

 Come si suol dire le disgrazie non vengono solo per nuocere. 
In questi giorni di ritiro besanese abbiamo finito di risistemare la camera delle bimbe, abbiamo finito di imbiancare e dato un nuovo assetto per bimbe "grandi", meno spazio ai giochi e più spazio a tavoli e scrittoi.
Sono venuti a trovarci i cugis con i quali abbiamo giocato, mangiato, ghignato, bevuto...
Ci siamo dedicati allo stare insieme, noi famiglia, nella rilassatezza, nella tranquillità.
E poi, non da ultimo, ho potuto vedere e sentire quanto amore c'è intorno a me. Una carissima amica ci presta la sua vettura nei prossimi giorni, così magari riusciamo ad organizzare meglio il recupero della puzzolona e facciamo qualche ultima piccola gita prima del mio rientro al lavoro e poi, ancora, i cugi ci presteranno la macchina per i primi giorni del rientro al lavoro. 
Così recuperiamo anche la twingo. 
Ho ricevuto messaggi di solidarietà ed amicizia, offerta di passaggi e compagnia.
Una profusione di affetto e sincera amicizia: non che avessi bisogno di "provarlo", ma tastare con mano tanta disponibilità per noi è senz'altro un bellissimo dono portato dalla sciagura di questi giorni.
E non lo penso solo in questa occasione, capita spesso che le persone mi portino un dono, un pensiero, un saluto che mi da un grande senso di riconoscimento, mi sento amata e questo mi fa pensare che forse riesco a portare qualcosa di buono agli altri. 
Non è così scontato riuscire a dare "qualcosa", senza entrare nel vuoto altruismo, riuscire ad essere qualcosa per gli altri, grazie a ciò che sei. 
E questo mi ripaga dell'infinito lavoro personale che faccio ormai da quasi 20 anni: psicodrammi, armonizzazione, psicomotricità, arte, costellazioni etc...
Qualcuno mi dice: ma non è mai abbastanza? 
No, è un esercizio continuo per cercare di tenere a bada l'Ego che tramuta tutto in tornaconto personale. 
Invece lo sforzo sta proprio nel cercare di incontrarsi tra anime... ed io ho in mente tante anime che incontro... (oltre alla mia amata famiglia): 
Sara, Daniele, Ivano, Goffredo, Daniela, Claudia, Diana, Mami, Eva, Davide... e tanti altri ancora, non posso elencarli tutti. 
Grazie a tutti, amici, parenti... amati tutti! 
Sono molto fortunata!

lunedì 8 agosto 2016

Margherita disastri in cucina


La Piccolona (o forse dovrei cominciare a chiamarla la Grandina?) è in pieno Rubicone, 9 anni, passaggio epico e definitivo. 
(Per maggiori approfondimenti è interessante questo libro, di cui consiglio vivamente la lettura, oppure più velocemente è interessante un articolo che ho trovato qui).
In questo momento di transito e di sostanziale cambiamento non riusciamo a trovare il nome giusto per questa bella figliola: non è più una bambina, ma non è neanche una ragazzina, una fanciulla? Sì potrebbe essere corretto, ma è un nome un pò anacronistico, ormai desueto (purtroppo perchè rende bene l'idea). Scherzando ogni tanto le dico che è una "vecchia bambina", ma lei se la piglia e non vuole. La maestra Annamaria ci ha suggerito "bambina saggia", questo è risultato più gradito, però non sempre appropriato: quando grido esasperata di fronte ai suoi no perentori o alle pigrizie insensate o all'altalenare degli stati d'essere o alle paure sfrenate, mi viene in mente di tutto fuorchè la parola saggezza.
Comunque al di là dei nomi (anche se il nome la racconta tutta, il nome ti identifica e ti colloca al tuo posto nel mondo), vedo la mia amata creatura cambiare profondamente e iniziare i primi timidi passi verso "altro", verso la vita, le esperienze e i suoi propri pensieri.
La perdita dell'incanto dell'infanzia, i primi pensieri sulla morte, il primo occhio critico sui suoi amati genitori, tutto ciò è ricompensato da un'acquisita e tormentata individualità, da un io che si afferma non solo come differenziazione da tutto ciò che è non-io, diventa un io che sta sulla terra, in bilico tra bene e male, giusto e sbagliato, vero o falso, insomma emerge timido un io che comincia ad emettere dei giudizi sulla realtà. Una grande ricompensa perchè spiana la strada dell'indipendenza, del gusto personale, delle scelte, in ultima analisi della libertà d'essere.
E questa estate 2016 è all'insegna di questo fantastico passaggio d'identità e mentre ancora la Piccolona mi chiede (talvolta) di dormire nel lettone, contemporaneamente la Grandina che sta diventando mi chiede di "fare cose da grandi".
Tra i tanti desideri ce ne sono alcuni realizzabili e la cucina è diventata uno spazio di sperimentazione identitario.
Abbiamo cominciato con il caffè, ero perplessa, mi inquietava un tantino quell'oggetto e quel liquido incandescente, ma a farmi capitolare è stata una sua affermazione: "mamma se non me lo fai fare non imparerò mai!"
Hai ragione figlia mia. Si è accontentata per qualche giorno, orgogliosa, di preparare il caffè per me e Cristian.
E' durato poco, è arrivata all'attacco con nuove richieste e abbiamo cominciato l'apprendistato di piccola cuoca.
Ha già cucinato, sotto la mia supervisione, simpatici piattini estivi: riso in insalata quattro risate (ogni pietanza ha un nome ovviamente), pasta con le patatine alla nonna Emanuela, pepite di Zio Paperone (polpettine di ricotta al sugo), peperoni all'aceto alla sicula e una simpatica torta presa dal manuale di Nonna Papera, il ciambellone di Achille con variante marmellata.
Le operazioni non hanno mancato di creare alcuni incidenti di percorso, olio bollente che schizza sulle manine inesperte, lo sbattitore elettrico che si accende improvvisamente sbatacchiando le povere ditine, il fornello che sbuffa una fiammata come un drago e via dicendo.
Nonostante questi piccoli incidenti (che hanno abbastanza atterrito la Grandina) l'entusiasmo non è calato e devo dire che i risultati sono stati ottimi.
Abbiamo sbafato qualche pranzetto e cenetta cucinato dalla nostra cuoca in erba.
Ti guardo piccola mia e mentre sei tutta presa dai tuoi romanzi che leggi, dai bronci di ribellione, dai piccoli segni di un corpicino che cambia, dal senso dell'umorismo sempre più spiccato e complice, dai tuoi primi turbamenti, sento rinnovato il mio profondo innamoramento per te amore mio che, insieme a tua sorella, siete quanto di più bello abbia mai realizzato:
un cammino di vita condiviso tra anime karmiche! Che spettacolo la vita!

martedì 5 luglio 2016

Luglio col bene che ti voglio

Ho talmente tante cose da dire che alla fine non so di cosa parlare, e allora andrò a braccio, a sentito, a fiotto, a rottadicollo, a ramengo, a...
Sono giochi di parole, ma non solo. 
Sì perchè come sempre, ogni anno, ogni volta che arriva questo mese così interessante (luglio), mi ritrovo sempre come impastata dentro un'inquietudine di materia, sentimento, assenza e... vago sorriso, voglia di ridere (più che altro). Sì mi piace luglio: con quella voglia tutta salata di fare all'amore, con le mattine chiare e le rondini che garriscono, con i vestitini svolazzanti e le comode infradito, con le insalate saporite e la frutta succosa, con le scollature ondeggianti e le pelli umide, con i colori sgargianti e le conclusioni, con i preparativi e i ritorni, con le partenze e con i cambiamenti, con le immersioni nell'acqua e i piedi nudi, con i progetti e i saluti, con il coraggio e il sudore, con l'ardore e la stanchezza, con i vagheggi e la spensieratezza.
Ecco cosa succede a luglio, il mese di mezzo, nelle lunghe estati che tanto richiedono, che spremono i frutti verso il sole, che portano alla luce anche i pensieri più remoti e l'ardimento animico.
Vorrei parlare di tutto questo e di tanto ancora... e seguire un pensiero logico, lineare, razionale (maschile) è impossibile e inadeguato...
 e allora danzo tra la voglia di gozzovigliare tra le parole e il vero sentimento comunicativo di me, di sensazione, di condivisione della meraviglia antropologica.
E sì mi piace giocare con le parole... mi piace scrivere di getto come adesso, e me ne infischio della punteggiatura e delle frasi di senso... me ne infischio di essere adeguata, mi piace vestirmi con queste belle e ondeggianti stoffe/vestitino... e mentre sento il fresco serale, mentre ascolto David Garret, mentre penso alle riunioni (intense) di lavoro, mentre vedo già sfumare il ricordo delle acque scintillanti del mare, mentre vedo l'estate scivolare TROPPO velocemente, mi sento tanto fortunata nel riuscire a percepire, nella contemporaneità, quanto è danzante la nostra vita e vorrei che tutti si accorgessero di che belle stelle siamo noi umani. 
Una preghiera a tutte le schiere celesti: basta uomo contro uomo, basta dolore, basta meschinità... perchè il sole splende per tutti... e non finirà... 
oh luglio col bene che ti voglio!

sabato 28 maggio 2016

La cruna dell'ago: passaggi identitari


In fatto di anima, la crescita necessita di una metamorfosi. 
L'immagine che meglio descrive questo concetto è quella del bruco che si trasforma in farfalla, la metamorfosi appunto. 
Crescere ed evolversi necessitano, quindi di una preparazione, di un'attesa, di un sacrificio e di una rinascita. 
Secondo me questo è il modo di crescere dell'anima, del sentire, dell'esserci.
La prima parte di questa metamorfosi (la preparazione e l'attesa) corrisponde in tutta quella parte di sviluppo, di scoperta, di vissuto vero, di esperienza, di costruzione e di realizzazione della biografia individuale (biograficamente da 0 a 35 anni circa). 
E' questo il "viaggio d'andata" fino alla boa dove,il mondo fuori (e il mio relazionarmi con esso), mi hanno plasmato e identificato. Dai 35 anni comincia "il viaggio di ritorno", dove io,  nel relazionarmi con il mondo, lo modifico. 
Parallelamente e nello stesso modo si sviluppa il nostro sentire, nella prima parte, il nostro sentire ci porta a collocare il mondo in una scala di valore (partendo da quello che più attiva un mio sentimento di simpatia, fino ad arrivare gradatamente al sentimento di antipatia), successivamente potrei cominciare, maturando, ad essere consapevole che il mondo fuori da me si trasforma secondo il mio sentire, insomma se mi nutro di paura (della malattia, dello straniero, del terrorista, delle case farmaceutiche, delle multinazionali, dei complottisti, del giudizio divino), allora quello è lo scenario che mi verrà incontro. 
Invece se mi occupo di educazione, di arte, di sostenibilità, di arte sociale, di relazione, di amore, in tal caso, lo scenario che mi verrà incontro sarà più vivente, relativo, accogliente, flessibile.
Questo scarto di consapevolezza e di prospettiva, non sempre è indolore, e qui siamo nella seconda parte della metamorfosi (sacrificio e rinascita).
Il passaggio da me al mondo e alla crescita interiore portano con sè un piccolo sacrificio, lasciare un pò se stessi ed è questo che intendo per passaggio identitario, attraverso la cruna dell'ago: essenzializzare se stessi per passare attraverso. 
Assumersi il proprio sentire DEL mondo e agire IN esso (piuttosto che reagire AD esso). E questo è, nell'ottica del buono, bello e vero, il compito dell'uomo (biograficamente parlando) dai 35 anni in poi.

venerdì 29 aprile 2016

Mamme e donne: com'erano belle

E' tardi, sono un pò stanca, ma voglio scrivere ugualmente due righe.
Oggi eravamo in Corte Dalì delle mamme (belle), delle bambine (bellissime), sole, arietta, primavera e tanta serenità. Uno scorcio di comunità, un agglomerato umano, un insieme di anime eravamo, vicine e lontane, simili e diverse. Ho sentito come una magia nello stare lì insieme a condividere pensieri sulla scelta e sull'esserci come genitori. Siamo tutte donne che ci siamo poste una domanda, un pensiero su come allevare i nostri figli, su come scegliere l'agenzia educativa che, insieme a noi, accompagnerà i nostri figli per tanti e fondamentali anni.
Siamo tutte mamme che abbiamo scelto un percorso di studi Waldorf, a partire dalla materna.
Abbiamo parlato di intenzionalità educativa e importanza dei processi, ci siamo confrontate sulle nostre aspettative, sui nostri limiti e sulle paure di mamme... mamme consapevoli che questo è un mondo difficile dove far crescere un bimbo. Noi chiacchieravamo e le bimbe, tranquille, hanno giocato con le piante e i sassi, i dondoli e i nastri, i telai e le amichette. Un magico momento di arte sociale e comunione femminile.
Grazie care amiche di essere state con me in questo istante dove ci siamo riconosciute compagne in un viaggio bello ma assai tortuoso, perchè scegliere un percorso fuori dalla norma implica una fatica, doversi sempre rinnovare e rimescolare, camminare insieme, sia con chi ci somiglia, sia con chi è profondamente diverso da noi. 
E quelle bimbe, oggi, nel sole, nel vento, nel gioco, nell'amore... com'erano belle!

lunedì 18 aprile 2016

Percorsi del sentire? bazar... amici.. referendum... comunità educante


Un'altro bazar è andato. 
Ieri ancora una volta...(è il mio quattordicesimo bazar), la nostra scuola ha aperto le porte all'arte sociale, alla volontà, al sentire, all'esserci insieme. 
E come sempre è stata una magia, i genitori (i miei compagni di avventura e progetto) si sono prodigati con forza, amore e gioia per rendere il nostro sogno un'immagine vivente.

Abbiamo cominciato venerdì: mamme abbracciate a fasci verdi di edera e rami sono arrivate di buon mattino, armate di aghi, fiocchi, forbici e colla a caldo per preparare le decorazioni da appendere in giro. 
Sono giunti sacchetti e sacchettini pieni di premi offerti per la lotteria e prodotti artigianali. 
Lesti e silenziosi (perchè intanto le lezioni continuano) si è cominciato a fare spazio, imboscare libri, suppellettili e oggetti di uso comune; si sono tirate fuori solite cose indispensabili come la pesca miracolosa, il buffet per la caffetteria e intanto delle mamme allestivano il teatrino. 
Non appena i bimbi hanno salutato i loro maestri e hanno lasciato la scuola, come piccole formichine, ci siamo messi all'opera: sposta banchi, panchette, seggiolini, tavoli, armadi, vasi, giochi, scaffali... e via via via. 
Ogni aula, ogni stanza, ogni angolo si è trasformato per accogliere le bancarelle del bazar, i nostri spettacoli, la lotteria, il buffet del pranzo, i laboratori e tutto quanto è stato preparato nelle scorse settimane. Operosi e sorridenti abbiamo lavorato alacremente e già venerdì sera era quasi tutto pronto. Sabato mattina ci sono stati gli ultimi ritocchi e ha cominciato i lavori il gruppo cucina. Hanno impastato, mondato, tagliuzzato, allestito, mescolato, condito, girato, confezionato, cucinato, infornato, tutto quello che si poteva prima dell'indomani, giorno del Bazar.
Sono stata felice di essere lì con loro, visionando in giro gli ultimi dettagli, si sentivano profumi e risate vagheggiare nell'aria della scuola. Amiche di sempre, nuove simpatie, solita bellezza viveva in quella cucina piena di gioia. E insieme a loro, ad alcune mamme presenti per il teatrino e a chi doveva pulire e rassettare, ci siamo sedute intorno ad un tavolino improvvisato ed è stato un momento di convivio così caldo e nutriente che è paragonabile a pochi altri a cui ho partecipato. Radunate intorno a questo tavolino (mangiando un delizioso riso con sapori speziati e conosciuti) ci siamo sentite facenti parte di qualcosa di bello, di una comunità educante, educante di noi stessi, dei nostri figli, di una società affaticata e un pò inaridita. Noi eravamo lì nella fratellanza, nella comunanza, nell'anelito condiviso e sempre mi sento così fortunata, mi affiora un grande senso di gratitudine di poter accedere a progetti di così ampio respiro, di atti dedicati all'arte sociale, allo sviluppo di comunità.

E ieri finalmente il bazar ha aperto i battenti e tutti insieme abbiamo ricreato il sogno: sorridenti, amici, nel calore, nella gioia, nel rispetto, nell'aiuto, nella collaborazione, nella fatica, nelle risate, nel gioco, nella musica, nelle fiabe, nei sorrisi dei bambini, nelle sorprese, nell'aroma di caffè, nelle deliziose pietanze, nei libri speciali, nei colori, nel legno, nel pane, nei dolci, nei mattoni, nella pioggia, nei fiori, nel pianoforte, nei maestri, nella stanchezza, nella presenza siamo stati insieme e abbiamo portato a termine un altro meraviglioso bazar, abbiamo raccolto fondi, ci siamo stretti forte forte in questa comunità... e anche se il mondo vacilla, anche se abbiamo perso anche la capacità di votare e capire (quorum del referendum non raggiunto), anche se non cogliamo che ci giochiamo la liberà... io so che ieri ho contribuito, insieme agli altri genitori, a immaginare un mondo futuro possibile, un luogo sensato dove vivere per i nostri figli e ... loro potranno esserne fautori.


Nonostante ieri sono stata anche aggredita da un vicino camurrioso, (gli usciva la giugulare negli improperi che ci urlava perchè qualcuno aveva parcheggiato in un punto che, secondo lui, gli apparteneva per vicinanza e passaggio), armato di coltello da cucina voleva tagliare le gomme a tutti e me lo metteva sotto il muso gridandomi quanto facevamo schifo, beh nonostante questo, ho visto i papà che arrivavano a protezione (mia e della nostra scuola), calmi e sensati, amici e fidati. Ho potuto ancor di più riconoscermi in una comunità che cerca altro, che cerca attraverso l'amore, la condivisione, la volontà e la fiducia di costruire un mondo che quel buzzurro non può neanche immaginarsi (povero lui... in che baratro di nulla vive e quanto gli diamo fastidio noi che invece crediamo a qualcosa). Abbiamo continuato con gioia, ammansito il vicino, siamo ritornati nell'atmosfera di insieme, dell'esserci, del sentire.
A sera, finito il bazar, ci siamo rimboccati le maniche e anche se esausti e  provati eravamo sereni e abbiamo ripulito, riarredato  e sistemato la scuola per i nostri piccoli, perchè loro potessero oggi ritrovare tutto in ordine.
 Grazie a tutti amici, grazie ad ognuno che ha dato tutto quello che poteva, che ha sempre sorriso, che ha giocato, che ha lavorato, che ha sognato, insieme, un mondo possibile dove i nostri bimbi potranno esercitare la libertà.(anche per i vicini camurriosi)


mercoledì 6 aprile 2016

Come fare per esserci sempre?

Vorrei dire infinite cose, raccontare mille pensieri e poi mi scontro con l'imponderabile, l'inenarrabile, l'ineluttabile.
Vorrei fermare e ponderare gli infiniti sguardi che ho incrociato, le anime che ho sentito... ma nella moltitudine di istanti immensi vissuti, queste anime sfumano veloci come foglie in una tempesta estiva, volteggiando lontano e remote.
 Cosa scegliere, cosa cogliere, cosa assaporare.
E come sempre non posso che rincorrere l'unica anima a cui vagamente posso accedere davvero:
la mia.
E mi rendo conto che, al di là di ogni mio vero sforzo, l'ego e il riflesso di se stessi, sono l'unica cosa che rende vero, alla fin fine, il mondo.
Cerco, davvero ci provo a non dimenticare mai la sincronicità, la continuità, la presenza... ma più cerco di farlo più il mondo intorno a me corre veloce.
E quindi mi soffermo su un punto qualsiasi (e guarda caso sarà il punto focale a cui aggrapparsi in questo fagocitante aprile).
L'Ascolto...
mi sembra che la chiave di questo periodo sia riconducibile all'ascolto.
Nella fretta di scappare tra un luogo e un altro, tra un contesto e un'altra vita, tra le me stessa, in questa corsa sfrenata, mi sono scorta più di una volta, mi sono vista interrompere gli altri che parlavano per sottolineare e (forse imporre) il mio di pensiero.
No sinceramente non mi sentivo di volermi affermare o imporre, semplicemente dovevo andare via, avevo l'illusione di sapere cosa avrebbe detto l'altro, una presunzione enorme, ma voglio scusarmi con me stessa (non era una mancanza di rispetto per gli individui che avevo di fronte), non sono le persone che sento di conoscere e anticipare, ma i ruoli, i formalismi, i copioni, gli stereotipi... esatto, tutto questo, ... nella corsa, nella vita, nell'intensità, non lo posso sopportare, non lo voglio ascoltare, non è giusto che occupi il mio preziosissimo tempo.
Però non posso decostentualizzarmi, non posso esimermi dai passaggi, dai dogmi, dalle regole, dalla buona creanza, perchè poi, nonostante il copione, quella che ho di fronte è sempre una persona, con un' anima, con un sentire, con un anelito, e anche se  vado oltre il formalismo dello stereotipo, in realtà non accolgo l'altro, passo sopra a una parte di relazione, ma come posso, come faccio?
Mi sembra impossibile esserci intensamente, integralmente, interamente in tutti i luoghi che attraverso.
A volte chiedo aiuto alle schiere celesti... datemi la forza, (interiore soprattutto) di tralasciare me stessa, l'inutile, la paura... datemi gli strumenti per essere dove conta davvero...
L'ascolto... il tema della mia vita e mi sembra sempre di contorcermi e di arrovellarmi nelle mie zone erronee di sempre, nei miei qualunquismi personali, nei miei punti deboli.
Mi sono trovata (o così mi sono sentita) a sovrastare l'altro con il mio pensiero, la mia parola, il mio esiste... e dire che vorrei andare proprio nella direzione inversa... eppure ogni incontro, ogni individuo è il nostro maestro e io... quanta strada devo fare ancora.
E tra le diverse vicende di questi giorni tempestosi, forse ciò che è più interessante sono sempre loro, le mie figlie. Oggi è successo un fatto semplice, un fastidioso contrattempo: nella normalissima goffaggine di una bimba di nove anni, entrando nella macchina, la Piccolona, ha preso dentro la mia chiavetta USB della macchina, disarticolandola letteralmente, dal luogo dove era serenamente e funzionalmente alloggiata. Non è poi così grave... ma è la mia chiavetta, ci sono archiviate molte parti di vita: documenti, musica, attimi, immagini, affettività... vederla inutilizzabile (forse definitivamente), ha subito attivato il mio divoratore interiore, il collerico furioso che si annida sempre pronto nel mio cuore. Indignata, arrabbiata, sconfortata ho avuto qualche vero momento di NON amore per la mia figliola. E' stato terribile, non la volevo lì, non avevo voglia di risparmiarla di tutto il mio sentire illogico, non VOLEVO proteggerla dal mio risentimento... e per un pò, più lucida che furiosa, l'ho respinta... lei era costernata, dispiaciuta e mi girava intorno senza sapere cosa fare, senza sapere come affrontarmi... Meno male che mi sono soffermata un attimo e l'ho vista... figlia mia, cuore mio, desiderio mio. Mi sono ingoiata il mio sentire e mi sono scusata, le ho chiesto perdono subito... le ho detto che è solo una cosa, che lo sapevo che era afflitta, le ho aperto le braccia e lei, amore mio, si è rifugiata nel petto (di quel mostro insensibile di prima) e ha pianto, ho sentito il suo petto battere forte, liberata da quel macigno che le stavo mettendo sopra. Mannaggia... grazie Ascolto che mi hai fermato, grazie di avermi dato la forza, in un tempo quasi utile, di fare marcia indietro e ricordarmi che lei mi ama... non tanto che io amo lei, che (insieme a sua sorella e a Cri) è tutta la mia vita... ricordarmi che LEI mi ama... e quanto è profondo e insensato il dolore che posso darle...
Ecco la furia è passata... ed è arrivata una stanchezza atavica... perchè perchè è così difficile andare direttamente nell'amore... l'unica cosa che conta al mondo l'amore... Ascolto... grazie al Cielo di avermi dato la luce per vedere quella piccola anima... di aver scacciato l'ombra... e qui torniamo a quanto dicevo prima... come fare per esserci sempre? (e in tempo?)

mercoledì 16 marzo 2016

Maledetta psicosomatica

Ci risiamo, è bastato un attimo di distrazione, un momento di abbassamento energetico e TRAC la faringite o tracheite o sinusite, o quello che diavolo è, mi ha colpito come un pugno sulla testa. 
Devo ammettere che sicuramente anche questa gelida, nevosa, ululante Primavera (sì perchè nel parcheggio sotto casa il vento ulula come tra i ghiacci della germanica Foresta Nera) ha contribuito con forza. Come so perfettamente, ci sono sempre delle cause meccaniche perchè i fatti avvengano (e in questo caso è questo gelo primaverile), ma il fatto è un altro: in questi giorni  relazionalmente mi sono incrociata con "dei" miei soliti intoppi personali, nelle mie ferite ancestrali, nel mio bisogno di conferme e nel contempo nella disconferma di me. 
Non è proprio così, semplicemente accade che le persone SONO quello che SONO... ma è come vivo io le vicende che fa la differenza! E saperlo non aiuta! Per niente! A volte un po' di seccatura, un bell'assestato (o più d'uno) vaffa... possono risistemare rosponi di traverso meglio di tante menate personali. Purtroppo (o meno male) quando cerchi di essere onesto con te stesso e SAI che gli altri non c'entrano nulla, che sei tu che hai dei vissuti piuttosto che altri, che quella data vicenda ti suscita quell'emozione a te... ma non è una realtà oggettiva (soprattutto dell'altro con cui ti relazioni)... beh quando davvero vivi così... con chi te la prendi? Chi mandi a quel paese? Io personalmente comincio ad arrovellarmi, a torcermi (metaforicamente) su me stessa, a rigirarmi il sentire tra le mani, nei capelli, nelle viscere, nelle pietanze, nei tragitti in macchina, nelle attività, nelle sincronicità, nei dialoghi, nella doccia... mi intesso di quella sensazione e me la rimugino e rimastico e riingoio (come una mucca) fino a quando non riesco in qualche modo a metabolizzarla davvero!
Alcuni rospi sono più indigesti di altri (e ad ognuno il suo). Quando queste indigeste sensazioni relazionali mi invadono succede che mi ammalo! E qui vorrebbe tanto scattare il vaffa... Ho sentito arrivare quella sensazione sgradevole in fondo alla gola... ho cercato di ignorarla, di dormire un pò di più, ma stasera sono mezza afona, ammaccata e più afflitta che mai! Va bene! Va bene mi conosco... prima accetto la situazione prima uscirò da questa situazione! Per quanto conosca tutti questi meccanismi, per quanto io possa lavorare su di me e le mie zone erronee, nei momenti di debolezza mi colpisco alla gola! 
E' una vecchia storia, praticamente mia coetanea: sono stata una bambina con tonsilliti impegnative che mi hanno portato ad una bella asportazione delle tonsille (lasciando quindi una voragine nelle difese), sono stata operata di polipi alle corde vocali e periodicamente, prima bronchiti, poi laringiti, poi sinusiti, poi faringiti, nel corso degli anni mi sono potuta riconoscere questo "punto debole"... oppure possiamo dire semplicemente che questo è il mio ingresso del sentire, è come un campanello d'allarme che mi dice sempre... eccoti, sei lì, dove ti duole, sei nella tua parte fragile, dove ti senti smarrita e sola, irrazionale e desiderosa di sicurezza! 
AH! 
Non mi è mai piaciuto sentirmi così, sono una persona resistente, forte, determinata, ce la faccio sempre, anche quando vado avanti sui gomiti, sono ottimista, sono pronta a cercare e trovare soluzioni... O forse è come mi vedono gli altri? O forse è come vorrei essere? O forse è come mi mostro? O forse... e credo sia l'ipotesi più vera, ci sono zone dell'anima dove cado rovinosamente, dove mi sbuccio, dove prendo una musata forte e vorrei solo ascoltare musica struggente in macchina e piangere infinitamente viaggiando senza meta! Non lo faccio più, da quando sono mamma, da quando ho sempre fretta di tornare dalle mie piccoline non appena finisco le mie attività, dove non c'è tempo per godersi pienamente le proprie tristezze o malinconie. E allora puntuale la psicosomatica fa capolino e mi ammalo! Vaffan.......maledetto Murphy... ma so anche che quando son qui vuol dire che il rospo è in fase di metabolizzazione... passerà, un pò di pazienza!



sabato 12 marzo 2016

Per tutte quelle volte che...

I giorni si infilano uno dietro l'altro, densi di eterici che mi avvolgono come una nuvola variopinta, mischiata con umani di diverso genere, senza tregua, senza pausa... mi lasciano e, come in una staffetta, lasciano il testimone al prossimo... ed è un nuovo dialogo, un nuovo incontrare l'altro, nuovi argomenti, altri stati di necessità e giro vorticosamente come un gorgo in un oceano, al rallentatore e precipitevolissimevolmente al contempo.
Per tutte quelle volte che ho visto una persona piangere scossa dall'anima,
per tutte quelle volte che ho sentito una fitta al cuore vedendo qualcuno che si allontanava da me,
per tutte quelle volte che mi sono ricordata di fermare il mio impeto e mettermi in ascolto della persona di fronte,
per tutte quelle volte che mi sono sentita vacillare e perdere la fiducia,
per tutte quelle volte che ho deciso di lasciar perdere e cercare di perdonare,
per tutte quelle volte che ho invocato l'aiuto delle schiere celesti per fare breccia nella sofferenza mia e degli altri,
per tutte quelle volte che mi sono sentita riconosciuta dallo sguardo, dal tocco, dal sorriso di un'amicizia, di un altro essere,
per tutte quelle volte che la vita mi ha sovrastato con la sua ineluttabilità,
per tutte quelle volte che ho creduto di non farcela o che davvero non ce l'ho fatta,
per tutte quelle volte che mi ricordo che le mie figlie sono le mie maestre di vita,
per tutte quelle volte che ho ballato nella natura sentendo la terra che mi riconosceva degna di essere,
per tutte quelle volte che mi incanto di fronte allo spettacolo della natura: la catena dei monti, il germogliare degli alberi, il sole che nasce e muore nell'incandescenza, la vita che continua... sempre!
Per tutte quelle volte che la musica mi porta lontano nei ricordi, nella poesia, nel sentire,
per tutte quelle volte che sento il pensiero intuitivo e mi sento parte dell'immensità,
per tutte quelle volte che mi sono sentita in contatto con un altro essere umano, con la vita stessa, con le forze spirituali
per tutte quelle volte che, al di là di ogni aspettativa, ce l'ho fatta e..
per tutte quelle volte che non sono riuscita a cogliere l'attimo,
per tutte quelle volte che sono stata impotente, 
per tutte quelle volte che ho pianto disperatamente,
per tutte quelle volte che ho perso un amico,
per tutte quelle volte che mi sono sentita inutile...
grazie per tutte quelle volte! 
Sono giorni in cui sento l'energia scivolarmi via, sono giorni in cui mi sembra di aver fallito, sono giorni in cui mi sembra di non essere stata abbastanza per chi mi è intorno, sono giorni che vorrei dimenticare che ci credo, che voglio essere nell'arte sociale, rivolta agli altri. Sono etericamente, animicamente e fisicamente stanca... ma so che spiritualmente ce la posso fare... per tutte quelle volte che l'ho visto... l'ho visto davvero che la vita è un atto d'amore divino, che siamo tutti fratelli... e ringrazio ancora per tutte quelle volte...