...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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martedì 8 maggio 2018

Programmazioni intelligenti...


Sono una pedagogista e conosco abbastanza bene le tappe di sviluppo dei bambini. 
Certo quando si tratta di maternità e sfera personale, le cose non sono poi così automatiche.

Questo vale in generale sugli innumerevoli (quanto inevitabili ed ineluttabili) errori genitoriali commessi nel corso degli anni, errori che per altro sono necessari alla crescita dei pargoli, proprio per meglio differenziarsi... certo, alcuni li avrei evitati..,. ma il dado è tratto.
Un'altra considerazione che non ho proprio fatto nella programmazione della crescita della famiglia, è stata quella di considerare attentamente la giusta distanza tra un figlio e l'altro. 
In verità qualche pensiero l'ho anche fatto, ad esempio avevo considerato che non era particolarmente saggio aspettare troppo, tre anni mi sembrava il giusto compromesso, la prima ancora piccolina, non troppo (certe autonomie erano state raggiunte) e mi era sembrato una riflessione sufficientemente ragionevole.
Negli anni mi sono un tantino ricreduta, perchè questa differenza di tre anni è alquanto destabilizzante.
Mi spiego meglio: ci sono delle tappe fondamentali di sviluppo dell'io nel corso di infanzia e pubertà, e altre tappe di sviluppo fisico. Questo cosa vuol dire?  Ogni tre anni ci sono dei momenti di "crisi" nei quali gli amati pargoli fanno vedere i famosi "sorci verdi" ai genitori. 
In questi loro passaggi di individuazione, identificazione, separazione etc etc mamma e papà sono i bersagli preferiti, la migliore palestra dove opporsi, dove dissacrare, dove interagire. Mi sembra anche giusto.
Il problemino che non avevo preso in considerazione che, seppur di epoche diverse, le mie piccolone, con la loro differenza di tre anni, hanno queste benedette crisi contemporaneamente! AH!
Non me ne accorgo adesso, l'ho visto nel corso di questi anni, nel passaggio dei tre, poi dei sei e dei nove etc etc... la casa messa a ferro e fuoco ogni tre anni.
Beh in questo momento le piccolone sono in una di queste impegnativissime fasi (e che fasi) la piccina compie a giorni 9 anni, siamo sul Rubicone, siamo nel momento di passaggio, nel momento del dolore e dell'abbandono dell'infanzia... nel momento delle coccole e delle paure... nel momento in cui si smette di credere ai folletti, dove bisogna mantenere la fede anche attraverso l'amore e il pensiero... non solo perchè lo dicono mamma e papà...AH! che passaggio quello dei 9 anni, un attraversamento senza ritorno, una mamma (io) che non ha più bimbi piccini... ma sono passata in una fase di pre adolescenza, di confronti e scontri (bello ne ho voglia... anche se mi mancheranno le guance paffutelle sulle mie, gli abbracci stretti stretti, la mia bellezza nei loro occhi, il sentirsi tutti in un posto... mi mancherà).... 
Nel frattempo la grandona sta arrivando sui 12 anni e siamo nella TEMPESTA degli ormoni! AH!
Momenti di curiosità, voglia di autonomia, indolenza, voglia di cambiare, voglia di crescere indugiando nel gioco, opposizione, affermazione di sè, foruncoli, germogli... che meraviglia... lotte e battibecchi, scoperte e nuovi orizzonti... 
Come passa velocemente il tempo, mi sento struggere il cuore nell'amore, nella curiosità di vederle domani, nel rimpianto di ieri, nel godermele oggi.... 
E nel contempo una fatica incredibile... perchè ci sono anch'io con i miei 48 anni, con una femminilità sempre più adulta (o matura).... e ce la mia mamma di 83 anni chestenta negli ultimi passi...
Beh tutto insieme è davvero impegnativo: tutti gli stadi biografici in una volta mi mettono davvero in difficoltà. Certamente mi fanno sentire più viva che mai, certo sono ancora i migliori anni della nostra vita, certo sono orgogliosa e fiera di vedere le mie fantastiche ragazze crescere, certo certo... ma che fatica!
Che avventura meravigliosa la vita... 
a volte, però, una piccola programmazione per sfalzare le crisi dell'io? 
Ci penserò nella prossima vita... intanto mi godo questa
Felicemente

lunedì 2 aprile 2018

Un giorno alla volta


Quasi scomparsa, quasi inghiottita da un portale. 
Ne di qui, ne di lì, in nessun luogo.
Spossatezza, mono espressione, riflessione.
Come essere attraversati da una lama sapiente, che infonde saggezza...
Fa comunque male e contemporaneamente no.
Abissi e tempeste, miopia e veggenza.
E intanto siamo ancora qui, uguali a ieri, ma non più gli stessi. 
Quanto ti ho potuta vedere  vicina alla morte, avviluppata tra le sue braccia.
E mi chiedi, e ci chiedi, aiuto, di non lasciarti andar via...
e noi ti abbiamo tenuta con tutte le nostre forze, 
anche quelle vitali.
Ma non sono più stata io... 
ho avuto necessità di distanziarmi da te, per reintegrarmi, rimettermi insieme. 
Ce l'hai fatta vegliarda: ti sei aggrappata con le unghie e con i denti... seppur nelle insidie e nei baratri, ce l'hai fatta e sei qui con noi. 
Siamo tutti un pò più avviliti, forse maggior pronte ai saluti, sicuramente più consce di noi stesse tutte, madri, figlie, sorelle... in qualunque modo ci attorcigliamo animicamente tra noi.
Potrei scrivere infinitamente e, nello stesso modo, non ho quasi nulla da dire.
Un confine troppo violento per lasciarti illesa... 
qualche tempo di rielaborazione è necessario.
E' inenarrabile... grazie sorelle di essere state insieme... testimoni delle nostre storie.
Un giorno alla volta... 
Daniela Merlino

domenica 24 settembre 2017

Pigiama Party

La Piccolona ha compiuto 11 anni! 

Quest'anno abbiamo rinunciato alla canonica festa di bambini vocianti, cacce al tesoro, dolci e patatine, palloncini e orda selvaggia, optando per un "sobrio" e poco numeroso pigiama party.
E' stata un'esperienza insieme esilarante e faticosa.
Perchè non avevo calcolato sufficientemente l'impatto dell'agitazione pre/durante e post party notturno.
La bella Piccolona era esaltata, ha voluto che comprassi (comunque) numerose "schifezze" da mangiare in notturna ed io, inesperta e ingenua, non sapevo come comportarmi, l'ho un pochino assecondata, cercando di andare incontro ai gusti delle amiche invitate... beh hanno mangiato un pacchetto di crostini (unti e succulenti) e null'altro... adesso mi ritrovo la dispensa piena di arachidi, dixi, pop corn e merendine...maledizione.... 
Le giovani fanciulle sono state bravissime, esaltate, ma contenute, gioiose, educate, dolci...
Avevo immaginato grida, giochi sfrenati, lotte con i cuscini e scorpacciate.
Invece liete e amiche hanno chiacchierato, fatto giochi in scatola, ridacchiato e goduto un primo vero momento di passaggio in una nuova era...
Era il primo pigiama party per tutte... timidamente lasciano il mondo delle bambine per affacciarsi circospette in quello delle ragazzine.
Mi sono piaciute queste polpettine educate e pronte ad apprezzare tutto quello che veniva loro incontro.
Io e Cristian ci siamo prodigati per accontentarle, per costruire un "aggattamento" di materassi, cuscini, coperte, sacchi a pelo e torce. 
Abbiamo imbandito la tavola di manicaretti e inventato qualche gioco, abbiamo festeggiato questa bimbotta che cresce, un po' basiti, un po' felici... come è faticoso veder crescere i propri figli...
guardavo la bella Margherita e vedevo con chiarezza che non siamo più noi genitori la massima ambizione di compagnia e gioco, si affaccia nel mondo e ama (per ora le sue compagne) ma so che il viaggio è appena iniziato... e sempre più lontana andrà da me... pezzo del mio cuore, buon viaggio... e stai sicura che un porto dove tornare lo troverai sempre... ti voglio bene bambina mia!

domenica 25 giugno 2017

Vi prometto che sarò più paziente


Non so se sia il caldo forte e continuativo e umido, non so se ho accumulato una stanchezza di un'estate fa che si lavorava senza sosta vera, non so se sia l'ormone che si modifica nelle età, nelle fasi lunari, nelle ere di vita, non so se sia una mia profonda incapacità relazionale con il mondo tutto, ma in questi giorni sono priva totalmente di pazienza e tolleranza! 
Ecco sì, a seconda delle situazioni, delle persone e del grado di sofferenza/insofferenza, passo da uno stato diffuso di nervosismo, a tratti di furia bestiale, o paludi di flemma e indolenza, passando per un senso fortissimo di totale prigionia!
Non molto bello, direi... 
e neanche indifferente, 
purtroppo crea onde anomale in tutto ciò che mi circonda: 
gli strumenti meccanici smettono di funzionare o si inceppano spesso, le ragazze diventano più irrequiete del solito, secondo il consueto "cane che si morde la coda" io mi sento prigioniera, le tratto male e, come in un vortice, arriviamo a momenti di grande tensione.
Sob!
Sì perchè poi me ne dispiaccio tantissimo, sono io l'adulto e sono io che dovrei controllare il mio impulso e "pazientare" ulteriormente... ma come dicevo sopra, non so di preciso quali siano le ragioni (e in fin dei conti sono pure tante, queste ragioni) della mia grande impazienza e del senso di asfissia, 
eppure dovrei, potrei, vorrei essere un migliore esempio per le mie figlie... 
non vorrei ferirle con le mie parole burbere e a volte taglienti, 
è sano, è quello in cui credo...
 e mi avvilisce il fatto che, con il senno di poi mi cospargo il capo di cenere, ma quando sono preda del nervoso e della collera, in questo periodo, non riesco ad essere una persona migliore.
Sob!
Ma, 
sì c'è un ma, 
domani cambierà tutto, 
lo voglio, lo perseguo, lo coltiverò, 
domani partiamo di buon mattino e andremo al mare per qualche giorno, ospiti di cari amici... il mare ci curerà, figlie mie... ed io 
vi prometto che sarò più paziente.
Mare arriviamo... Eva arriviamo... Evviva!

lunedì 8 agosto 2016

Margherita disastri in cucina


La Piccolona (o forse dovrei cominciare a chiamarla la Grandina?) è in pieno Rubicone, 9 anni, passaggio epico e definitivo. 
(Per maggiori approfondimenti è interessante questo libro, di cui consiglio vivamente la lettura, oppure più velocemente è interessante un articolo che ho trovato qui).
In questo momento di transito e di sostanziale cambiamento non riusciamo a trovare il nome giusto per questa bella figliola: non è più una bambina, ma non è neanche una ragazzina, una fanciulla? Sì potrebbe essere corretto, ma è un nome un pò anacronistico, ormai desueto (purtroppo perchè rende bene l'idea). Scherzando ogni tanto le dico che è una "vecchia bambina", ma lei se la piglia e non vuole. La maestra Annamaria ci ha suggerito "bambina saggia", questo è risultato più gradito, però non sempre appropriato: quando grido esasperata di fronte ai suoi no perentori o alle pigrizie insensate o all'altalenare degli stati d'essere o alle paure sfrenate, mi viene in mente di tutto fuorchè la parola saggezza.
Comunque al di là dei nomi (anche se il nome la racconta tutta, il nome ti identifica e ti colloca al tuo posto nel mondo), vedo la mia amata creatura cambiare profondamente e iniziare i primi timidi passi verso "altro", verso la vita, le esperienze e i suoi propri pensieri.
La perdita dell'incanto dell'infanzia, i primi pensieri sulla morte, il primo occhio critico sui suoi amati genitori, tutto ciò è ricompensato da un'acquisita e tormentata individualità, da un io che si afferma non solo come differenziazione da tutto ciò che è non-io, diventa un io che sta sulla terra, in bilico tra bene e male, giusto e sbagliato, vero o falso, insomma emerge timido un io che comincia ad emettere dei giudizi sulla realtà. Una grande ricompensa perchè spiana la strada dell'indipendenza, del gusto personale, delle scelte, in ultima analisi della libertà d'essere.
E questa estate 2016 è all'insegna di questo fantastico passaggio d'identità e mentre ancora la Piccolona mi chiede (talvolta) di dormire nel lettone, contemporaneamente la Grandina che sta diventando mi chiede di "fare cose da grandi".
Tra i tanti desideri ce ne sono alcuni realizzabili e la cucina è diventata uno spazio di sperimentazione identitario.
Abbiamo cominciato con il caffè, ero perplessa, mi inquietava un tantino quell'oggetto e quel liquido incandescente, ma a farmi capitolare è stata una sua affermazione: "mamma se non me lo fai fare non imparerò mai!"
Hai ragione figlia mia. Si è accontentata per qualche giorno, orgogliosa, di preparare il caffè per me e Cristian.
E' durato poco, è arrivata all'attacco con nuove richieste e abbiamo cominciato l'apprendistato di piccola cuoca.
Ha già cucinato, sotto la mia supervisione, simpatici piattini estivi: riso in insalata quattro risate (ogni pietanza ha un nome ovviamente), pasta con le patatine alla nonna Emanuela, pepite di Zio Paperone (polpettine di ricotta al sugo), peperoni all'aceto alla sicula e una simpatica torta presa dal manuale di Nonna Papera, il ciambellone di Achille con variante marmellata.
Le operazioni non hanno mancato di creare alcuni incidenti di percorso, olio bollente che schizza sulle manine inesperte, lo sbattitore elettrico che si accende improvvisamente sbatacchiando le povere ditine, il fornello che sbuffa una fiammata come un drago e via dicendo.
Nonostante questi piccoli incidenti (che hanno abbastanza atterrito la Grandina) l'entusiasmo non è calato e devo dire che i risultati sono stati ottimi.
Abbiamo sbafato qualche pranzetto e cenetta cucinato dalla nostra cuoca in erba.
Ti guardo piccola mia e mentre sei tutta presa dai tuoi romanzi che leggi, dai bronci di ribellione, dai piccoli segni di un corpicino che cambia, dal senso dell'umorismo sempre più spiccato e complice, dai tuoi primi turbamenti, sento rinnovato il mio profondo innamoramento per te amore mio che, insieme a tua sorella, siete quanto di più bello abbia mai realizzato:
un cammino di vita condiviso tra anime karmiche! Che spettacolo la vita!

venerdì 29 luglio 2016

La differenza

Due bambine, due sorelle, stessi genitori... 
eppure differenze sostanziali, impatto con il mondo quasi polare!
Ieri sera siamo andati con amici ad una festa della birra della zona per mangiare un boccone estivo all'aperto, degustare delle birre artigianali crude e assaporare un pò di serata estiva. 
La festa prevedeva l'intervento di una band rock che suonava anche qualche pezzo metal con la chitarra distorta.
Una simpatica cantante dalle forme morbide, vestita di nero troneggiava in mezzo al piccolo palco e le casse ci assordavano un pochino. Non sapevo di questo "interludio musicale", non lo avrei scelto per le mie figliole, ma il contesto era carino, la serata piacevole e il gruppetto era simpatico da vedere.  
La grandona, che proviene dal mondo delle fate, era abbastanza inorridita e turbata. Quei suoni acuti, dissonanti e penetranti, la infastidivano e mi si  è incollata addosso, tappandosi le orecchie e, con occhi preganti, mi ha chiesto di andarcene. 
La piccolina invece, che è una fata tuttofare di terra, si è seduta a gambe incrociate, ferma e dritta come toro seduto, davanti al palco ed è stata subito rapita, affascinata, da quanto erano in grado di produrre quei giovani davanti a lei.
Mi sono sorpresa non poco a vederla accennare con la testa il ritmo duro del pezzo, una piccola rockettara in erba. Dopo un paio di pezzi abbiamo deciso di toglierci da quel baccano, la luce se ne stava andando ed eravamo ben oltre il crepuscolo e quella musica, ho deciso, era davvero troppo per le mie bimbe. 
La piccolina ha manifestato tutto il suo dissenso, voleva rimanere ad ascoltare fino in fondo, ci ha seguito con estremo disappunto, asserendo decisa che vorrà sentirli sempre. Ah!
Non ho un particolare giudizio in merito a chi ascolta musica rock o metal, anzi ne ho ascoltata molta anch'io, più che altro mi basisce che possa essere così gradita a sette anni.
Ripeto, sono entrambe figlie nostre, sono cresciute con lo stesso modello e con gli stessi stimoli, eppure mostrano delle differenze estreme che mettono in evidenza i loro differenti temperamenti, le loro caratteristiche e il loro "essere nel mondo" sostanzialmente e formalmente divergenti.
In verità sono due piccoline pacifiche, giocano molto insieme e sono sorellissime, si amano molto e passano infinite ore a "fare" insieme: leggere, recitare, inventare, colorare, costruire, giocare, cantare, inscenare ... sono favolose, da sempre, amorevolmente, l'una per l'altra.
Eppure sono fatte di una sostanza diversa, una celeste e l'altra terrestre, una nella leggerezza e l'altra nell'affondo, una un pò indolente e l'altra nella volontà di ferro, una flessibile e l'altra granitica.
La nascita delle mie figlie è stata un'occasione meravigliosa per riconquistare e riassaporare il mondo attraverso l'incanto dei loro occhi avidi e curiosi di conoscenza. Mi hanno insegnato a vivere, a cogliere ancor più le sfumature, ad approfondire i minimi perchè e i grandi dilemmi esistenziali.
Ogni giorno che passa mi accorgo che si allontanano verso il mondo e sempre più la mia gonna è leggera, non ci si appendono più come un tempo, gagliarde e volitive cercano esperienza.
Quanta felicità mi da vederle crescere, e sempre, e ancora, e fortemente, continuano ad insegnarmi.
E ieri sera mi hanno mostrato questa grande verità antropologica: indipendentemente dal contesto educativo, ognuno di noi porta con sè una propria sfumatura individuale e unica. Ovviamente non è una novità, lo sapevo già prima di ieri sera, ma vederlo così palesato dalle mie piccole, in uno scorcio normale di vita è stato davvero esplicativo ed evidente.
Grazie piccoline di tanto che mi portate, di quanto mi regalate e ieri mi avete offerto la bellezza della differenza e poi... 
non posso fare a meno di pensare alla mia piccolina... 
chissà in quanti pratoni finirà a pogare davanti a sconosciute band, dark e fracassose! Ah! speriamo bene...

mercoledì 27 luglio 2016

Burger di quinoa e verdure


In questi giorni di vacanza (delle bambine) il fattore alimentare diventa più complesso rispetto al resto dell'anno.  
Durante l'anno scolastico Cristian e le bimbe i pranzi li consumano sempre a scuola. 
In estate invece le derrate alimentari, la  programmazione dei pasti e la loro successiva preparazione necessitano di impegno e riflessione.
Inoltre nei periodi di caldo vengono meno tutta una serie di semplici e sane pietanze che tanto favoriscono l'organizzazione familiare (pastine, zuppe di legumi e minestre con cereali integrali).
Stasera ho aperto il cassettone delle cibarie ed ho guardato, insieme alle bimbe, con perplessità le diverse confezioni che amo comprare nei negozietti biologici/salutisti. Abbiamo elencato le possibilità: riso venere? riso basmati integrale? Cous cous? Legumi? 
Sia io che le bimbe non avevamo davvero voglia di nulla, finchè abbiamo adocchiato la quinoa (questo strano cereale non cereale), ci siamo guardate un pò svogliate, immaginandoci il solito pappone che queste "granaglie per uccellini" producono.
Intendiamoci, sono una promotrice di questo tipo di alimentazione, ma come dicevo, in estate è tutto un pò più complicato o semplice (a seconda dei punti di vista).
Insomma, insalate di riso fresche e piene di verdure, insalate in genere, pomodori e cetrioli, capresi e qualche ovetto si organizzano in fretta e rispondono alle necessità legate al caldo. Però i pasti sono tanti e anche le giornate di vacanze e alla lunga manca il cibo "cotto", manca all'umore e anche all'intestino.
Allora ci siamo attrezzate di entusiasmo e su internet abbiamo cercato ricette sfiziose con la quinoa. A giudicare dal quantitativo di preparazioni in formato polpetta, credo che molte altre persone abbiano fatto le nostre stesse riflessioni sui "papponi" non proprio appetibili in questo periodo dell'anno.
Navigando tra vari siti culinari, abbiamo trovato in che cosa cimentarci: burger di quinoa e zucchine.
E mentre ci siamo attrezzate con ingredienti e utensili, ho pensato a quanto fosse facile, in verità, organizzare pasti vegetariani (se non addirittura vegani), sani e anche gustosi.
Abbiamo fatto una cenetta deliziosa con in nostri burger appetitosi, un contorno mediterraneo con verdure stagionali che si è autocucinato nel forno (è bastato tagliuzzare una melanzana, una patata, una zucchina e un peperone, una spolverata di sale, erba cipollina, un goccio d'olio e metterle a cucinare; due o tre "rugate" nel quarto d'ora di forno e le verdure deliziose erano pronte).
La quinoa si prepara in un attimo e non è tanto importante cosa ci si mette dentro (io ho usato curry, purea di cannellini, zucchine ed erbe aromatiche), il "pappone" di cui parlavo, una volta intiepidito si presta benissimo ad essere maneggiato e si possono fare burger, polpette o tortini, da cuocere in padella o nel forno... insomma è facile e si presta all'improvvisazione, comunque è un ottimo risultato. 
Ho pensato a quanto siamo vincolati alla carne e, in genere, alle proteine animali. Sembra sempre, mangiando prevalentemente verdura, che la tavola sia sguarnita: invece tutte le volte che mi invento varianti sul tema, che imbandiamo la tavola di colori, profumi e vegetali, mi rendo conto che è il modo più giusto di alimentarsi, leggero, goloso e, appunto, sano!
Quale inganno ci ha condotto a privilegiare le proteine animali che tanto affaticano il nostro corpo? Cosa ci spinge a privilegiare un'alimentazione che si discosta dalla nostra fisiologia? Infatti noi abbiamo un intestino lungo come gli erbivori, una mascella che non è atta a "strappare e lacerare" la carne.
Cosa è successo? Siamo ancora dentro il retaggio del post guerra che vedeva nella carne il segnale di benessere? 
E al di là delle ragioni storico/antropologiche, come è possibile che una persona come me (e come me ce ne sono tante), consapevole di quale sia l'alimentazione più adatta per la salute, persin fantasiosa e creativa ai fornelli, come è possibile che ci sia sovente una ricaduta nelle proteine animali?
So perfettamente che i chicchi integrali, i semi, i legumi e le verdure sono gli alimenti che mantengono e garantiscono il miglior equilibrio del nostro corpo, il nostro tempio dell'essere, e mi impegno, formalmente, di fare uno sforzo di volontà per me, la mia famiglia e per il pianeta e di ricordarmelo il più possibile, farlo diventare, una volta per tutte, uno stile di vita e non solo un pensiero astratto o un periodo disintossicante.
I nostri burger di quinoa erano davvero deliziosi e ce li siamo sbafati contenti! 
Posso farcela...

martedì 12 luglio 2016

Il regalo più grande...

Oggi è stato un lunedì molto intenso e lieto. 
Il rientro al lavoro (dopo il week end) è stato un pò duro, in estate è talmente facile e repentino dimenticare il lavoro. 
E' un periodo in cui si trotta mica da ridere, come tutte le estati, quando la scuola chiude i battenti, nel momento del meritato ristoro e della leggerezza estiva, noi "degli educativi" siamo in attività frenetica per preparare i servizi per il prossimo anno scolastico. 
Tra le altre cose nella mia città c'era vento di elezioni e sono avvenuti cambiamenti di direzione che necessitano di aggiustamenti o quantomeno di conoscenza reciproca. E quindi sono giorni di riunioni continue, aggiornamenti e rielaborazioni e, nel contempo, di organizzazione di servizi per oltre 1500 bambini. Mica un affare da poco.
E come dicevo, nonostante tutto questo, la leggerezza estiva, il caldo umido, la voglia di famiglia, la stanchezza (forse anche quella), fanno sì che nelle brevi pause lavorative io riesca a dimenticare completamente il lavoro.
Stamani, quindi, sono arrivata in ufficio come un alieno, stranita di ritrovarmi lì, quasi fosse uno scherzo burlone del destino, con la faccia plissettata dal cuscino e, già, una lieve umidità di sudore della fronte. Ho sempre questo pensiero che mi frulla, quando fa caldo bisognerebbe mettersi tutti d'accordo e indire un sacrosanto arimo lavorativo... prendiamocela più calma!
Invece no, la mattinata è partita al fulmicotone e, subito dopo il primo caffè orrido della macchinetta, sono cominciate riunioni, nuovi servizi, nuove tabelle, nuove mail... etc... e prima che io potessi accorgermene ero già oltre un'ora il tempo in cui sarei dovuta uscire! AH! Meglio così, quando non ti accorgi del tempo che passa il lavoro, alla fin fine non pesa.
Arrivo a casa e trovo le mie figliole già un pò agitate, infatti le abbiamo iscritte ad un mini corso di nuoto estivo ed oggi c'era la prima lezione. 
La prima cosa che mi hanno chiesto le bimbe quando sono entrata dalla porta è stata: "quando è ora di andare?"
Ho cercato di convincerle che mancava qualche ora e sono stramazzata sulla poltrona, morta di caldo nell'afa pomeridiana, e sono caduta in un sonno profondissimo, necessario per svuotare il cervello dalle ore del mattino e dallo schermo del pc. 
Un sonno interrotto più e più volte dalla stessa litanìa: "mamma, quando è ora di andare?"
Beh poi come spesso accade è arrivato un momento convulso in cui si cominciava a fare tardi, naturalmente le cuffie per la piscina hanno deciso di giocare a nascondino con noi, mettendoci un bel pò di tempo prima di farsi scovare, insieme ad altre due o tre cosine (la casa quando ci si mette è un pò burlona, nasconde gli oggetti e ti obbliga a far tardi proprio quando non volevi)... Ma ce l'abbiamo fatta, siamo riusciti ad organizzare il nostro bel borsone, nella ricerca abbiamo trovato delle mie vecchie pinne e la piccolina, tutta ridente, le ha subito indossate facendo un buffo "clomp clomp" in cucina, le ho intimato di toglierle cercando di convincerla che non le sarebbero servite. Sono buffe le mie piccoline, vivono la vita in modo entusiasta e totale, ogni esperienza le invade completamente ed oggi, infatti, eravamo pronte a grandi "traversate" olimpiche, molto serie e decisamente agitate.
Siamo partiti in corsa, papà compreso, e siamo andati a prendere anche un'amica con il suo piccolino (altro iscritto al corso)... siamo anche riusciti, sempre correnti, sudanti, agitanti e ridenti, a passare in libreria a comprare un paio di libri (l'estate è un periodo meraviglioso per leggere): ho acchiappato al volo un libro per papà e uno per la piccolona (Pennac) e via di corsa verso la piscina.
I bambini emettevano gridolini e non stavano più nella pelle (nemmeno io). Senza indugi si sono preparati e li abbiamo accompagnati fino al muretto d'ingresso della piscina. E' arrivata un'istruttrice che ha fatto uno specie di appello (per i nuovi) ed è stato bellissimo vedere le mie piccolotte fare un passo deciso in avanti quando sono state chiamate (e il cuore di mamma si è ingrossato di orgoglio e commozione)... non ho potuto farne a meno... ho chiamato le istruttrici per dir loro... non so neanch'io cosa, qualcosa di insensato, che sanno mettere la testa sotto, ma che... non so cos'altro, credo forse solo che volessi dire loro... sono le mie bimbe... mi raccomando occupatevene... e infatti le istruttrici mi hanno preso subito in giro: "non si preoccupi signora, vediamo come va e poi le portiamo al largo nel lago"... spiritose! Mi sono sentita la solita chioccia e correndo come un furetto sono uscita per andare a gustarmele tutte dal vetro.
Mi sentivo una bambina! Ero felice, orgogliosa, divertita, fiera... come erano belle le mie figliole... tutte saltellanti, tutte serie ad ascoltare la maestra di nuoto, ad eseguire le consegne, intente e felici. Tre idioti: io, Cristian e la nostra amica, lì a guardare ogni istante del corso... (comprensivo di qualche bella foto) ma come rinunciare alla gioia immensa delle mie figlie?
 Il regalo più grande...
E' durato poco (50 minuti) ma a me, e soprattutto a loro, è sembrato brevissimo, sono corsa a riprenderle al muretto, e sono arrivate, incuffiate, in accappatoio, tutte fiere ed esaltate... e siamo andate a fare tutte quelle cose da corso di nuoto (la doccia). 
La piccolina si informava su quale fosse il nostro camerino e le ho accontentate, le ho lasciate fare da sole, si sono asciugate (più o meno) e vestite dentro il bugigattolo, abbiamo comprato una simpatica magliettina griffata con il logo del corso e poi siamo andati a festeggiare dai nostri amici con una bellissima apericena.
 Birra, aranciata e leccornie di ogni genere, una giornata memorabile... coronata dalla condiscendenza degli angeli, sì perchè è arrivato un fragoroso e ventoso temporale che ha portato con sè un doppio arcobaleno scintillante... una gioia infinita, un arco completo, sfumature di colori ineguagliabili ed eravamo estasiati tutti e sette, adulti e bambini, a cercare di rimirarlo tutto, a immaginare il pentolone d'oro alla fine... non ricordo di aver mai visto un arco così perfetto... grazie cielo di aver baciato questa bella giornata... 
e tornando a casa le mie bimbe mi hanno detto che terranno la maglietta per sempre e alla mia obiezione che diventeranno piccole mi hanno semplicemente  risposto che le terranno per i loro figli e i loro nipoti... 
Il regalo più grande... la gioia delle mie figlie!

domenica 26 giugno 2016

Mamma, guarda che la prossima volta lo teniamo...

Questa estate (a Varese) è incredibile: ogni giorno siamo battezzati da uno o più temporali fragorosi, ventosi, scroscianti e dirompenti. 
Non si fa in tempo ad "asciugarsi" un pò e a scaldare le ossa che subito, ritorna questo clima indeciso tra primavera post avanzata e autunno prematuro. 
Eppure negli intervalli il sole scalda forte, eppure la luce è tanta, eppure i tigli e i gelsomini in fiore inondano di profumo le vie e i cortili. 
E tra le altre vicende estive anche i pipistrelli vagheggiano intorno ai lampioni ed uno di loro, attirato dalla luce, per un errore di valutazione, si è infilato nella nostra finestra spalancata.
Stavo scrivendo come ora, quando ho intravisto con la coda dell'occhio una piccola massa nera sopra la mia testa... ho fatto un super balzo, ho saltato con destrezza il cane Pepe che era in mezzo ai piedi e mi sono defilata nella stanza accanto chiamando a gran voce Cristian.
Pepe si è molto spaventato, inizialmente mi ha seguito (non si sa mai, meglio mettersi al sicuro) ma poi è stato subito molto incuriosito dall'oggetto volante.
Non era tardi e le bimbe erano ancora sveglie nei loro letti, ne ho approfittato per chiamarle immediatamente (perchè per quanto un pò disgustoso e spaventevole è senz'altro una bella occasione per vedere da vicino un esserino notturno). Cristian abilmente l'ha catturato sotto un'insalatiera trasparente, così abbiamo potuto guardare il musetto toposo e le grosse ali pipistrellose. Il cuore gli batteva forte forte e abbiamo temuto che gli mancasse l'aria. Abbiamo messo un foglio sotto l'insalatiera e, nonostante le lamentele delle bambine che lo volevano tenere, lo abbiamo liberato nella notte, è volato via lontano, libero...
La grandona mi ha fatto presente che è la seconda volta che lasciamo andare un così bell'animale (sì era già successo, sempre patema, cattura, saltelli delle bimbe di felicità e liberazione)... ed è andata a letto gridandomi dalla camera che la prossima volta lo terremo.
Ah! Cari pipistrelli state attenti...
Ho fatto una piccola ricerca in internet sul significato simbolico di questi piccoli animali: hanno un significato iniziatico e di grande potere. 
Grazie di esserci venuto a trovare piccolo esserino... e speriamo che tu ci possa portare grande magia e buoni auspici... e, soprattutto, grazie di tanta felicità per le mie bimbotte amanti degli animali...

lunedì 20 giugno 2016

Educazione sessuale si o no?



libro educativo?
Prendo spunto da un post di una cara amica (non volermene è solo un pretesto per un pensiero che mi insegue da tempo), per parlare di una diatriba abbastanza attuale, in merito all'educazione sessuale per i bimbi.
Questo argomento mi infervora abbastanza (e lo metto sullo stesso piano di telegiornale, attacchi terroristici, pandemie e morti violente): non sono argomenti adatti ai bambini, punto!
Sento già le schiere di dissidenti che mi dicono che così cresco le mie figlie sotto una campana di vetro, che saranno disadattate e ingenue, che il mondo è fatto così e non mi posso esimere... 
Beh, dipende, se tengo le mie figlie abbastanza lontane da televisione, giornali e conversazioni da adulti, difficilmente subentrano delle domande non alla loro portata.
Capisco che oggi i bambini sono tempestati da informazioni di ogni genere, ma è proprio questo il punto, perchè? Insomma non è abbastanza ragionevole pensare che forse i bambini vanno protetti? Che forse, così come non gli darei un buon cognac invecchiato, allo stesso modo non le sottoporrei ad informazioni che "impressionano" letteralmente la loro infanzia/innocenza/incanto?
I bambini arrivano periodicamente con delle domande, domande semplici, che vogliono risposte semplici... per fare un esempio: se un bambino chiede da dove arrivano i bambini, la risposta spontanea dovrebbe essere "sono un dono del cielo per l'amore di mamma e papà", se il bimbo non ha sentito compagnetti "troppo" informati o visto film non proprio adatti, dovrebbe accontentarsi, altrimenti continuerà con le domande... ad esempio sulla pancia della mamma... insomma non è sufficiente dire che la mamma ha fatto spazio sotto il suo cuore per il bimbo?
Davvero voi adulti credete che i bambini siano frutto di un rapporto sessuale? 
Questo è davvero strabiliante, i bambini davvero sono un dono del cielo, davvero è un'alchimia di anime (di mamma, papà e del nascituro stesso) che si accordano (musicalmente parlando) per fare un percorso, un viaggio insieme. Così, come per me mai nulla è per caso, figuriamoci il concepimento di un'anima...
Pensando tutto ciò quindi trovo fuorviante spiegare ai bambini in che modo uomo e donna "si incontrano" per concepire... così è solo un atto meccanico...che nulla dice della magia della vita. I bambini sono frutto dell'amore...sempre (sento già qualcuno che dice che esistono anche figli della violenza... beh il primo amore per un bimbo è quello della madre terra) "venire alla luce" è una bellissima frase che ben spiega cosa rappresenta una nascita. Davvero sono questi argomenti adatti ad un bambino? Forse è per questo che riduciamo tutto con un'insulsa educazione sessuale che ci rende animali da riproduzione, che sottostanno alla chimica e alla meccanica. AH!
materiale didattico svizzero
E non voglio neanche parlare di età... ad ognuno la sua: i bambini faranno domande sempre più mirate, un gradino per volta, secondo quanto vogliono e possono ascoltare. Sempre che non li abbiamo "incuriositi" o sconvolti con immagini didattiche pensate da adulti, non certo da bambini, loro amano parlare di folletti, babbo Natale e fatine non di figarelle e piselli. 
Mi spiegate come sia conciliabile questo mondo incantato con la crudeltà del telegiornale e la sfrontatezza del sesso? Si perchè ai bambini bisogna parlare di amore, non di sesso... quello verrà man mano e saranno loro a trovare il modo migliore per comprenderlo, o facendo domande a noi o parlandone con i pari... e noi ce ne accorgeremo... quando vedremo la pubertà iniziare e affiorare le prime cotte, potremo cominciare a buttare lì qualche pensiero vago... e loro poi domanderanno.
E sento già altri che mi dicono: e come fai a metterli in guardia sui pedofili? Non si può: perchè qualunque intervento fatto sui bambini è inadeguato, se un bambino è abusato, una lezioncina illustrata non è sufficiente per toglierlo dalla vergogna e denunciare l'accaduto, invece se un bambino fortunatamente non ha mai avuto questi problemi, perchè inquietarlo e togliergli fiducia nel mondo? Perchè per un bambino non abusato certi argomenti potrebbero essere troppo forti e spaventosi. Se si vuole fare prevenzione bisogna farla sugli adulti (genitori e/o insegnanti) perchè possano riconoscere precocemente segnali di abuso... come intervenire, come denunciare, come recuperare.
Lasciamo ai bambini l'incanto e lasciamo perdere le aberrazioni degli adulti: disegni espliciti, parti del corpo di peluche, semini e buchini e tubicini... no  per carità: meglio cicogne, rose, luna e stelle.

mercoledì 15 giugno 2016

Il coccovendolo


Anche la scuola delle mie bimbe sta per terminare, pochi giorni ancora e, al di là del clima non più commentabile, entriamo formalmente in estate.
Le piccine si proiettano in sprizzi, tuffi, lazzi e spruzzi immaginandosi piscinette, piscine e onde del mare. 
Proprio stasera la piccina mi ha guardato con i suoi occhioni speranzosi e mi ha chiesto:"Vero mamma che quando siamo al mare e arriva il coccovendolo lo compriamo? Possiamo mamma?"
Oh che poesia in questa parola: coccovendolo è un insieme di saggezza infantile, suono onomatopeico (legato sia alla dolcezza del ricordo -coccole- sia al suono che fanno i venditori in spiaggia- cocco, cocco bello). E ancor di più c'è un trasferimento ortografico da altre parole legate a un mestiere (pescivendolo)... insomma un bellissimo esempio di pensato, sentito e voluto di una bambina di 7 anni. 
E ti ringrazio amore mio perchè con una parolina pittoresca mi hai regalato un sorriso del cuore, un ricordo dolce per immagini delle belle vacanze al mare, mi hai fatto sorridere tutta... grazie piccina

mercoledì 18 maggio 2016

Professione: madre di famiglia

Mi esercito, ci provo, ci tento di cogliere le risonanze, sentire le sincronicità e collegarmi a significati che si intrecciano. 
E' quello di cui vado sempre parlando e quindi non posso esimermi dal raccogliere l'invito "casuale" di questi giorni. 
Infatti, proprio l'altro ieri, ci siamo ritrovate alcune mamme e abbiamo nominato un libro che lessi molto tempo addietro, niente di particolare fino a qui, capita spesso di parlare di libri letti con altre persone. Senonchè stamani, accompagnando mia figlia a scuola, lì in bella vista sullo scaffale, eccolo lì, il libro appena nominato: professione, madre di famiglia! 
Bel caso... bella risonanza.
Siccome penso che mai nulla è per caso mi sono messa un attimo a riflettere sul perchè di questo incontro o di questo ritorno. 
Ricordo che incontrai questo testo interessante all'inizio del percorso nella scuola steineriana delle mie figlie, che poi è stato anche un interessantissimo percorso anche per me. 
Ricordo anche che me lo ha presentato Donata, un'artista splendida che ci ha portato pittura, biografia, seminari e approfondimenti.
E' passato molto tempo e questo libercolo si ripresenta (quasi sorridente) ed io non posso fare a meno di collegarlo alla mia vita e ai percorsi che attivo come pedagogista grazie all'Associazione culturale Corte Dalì.
Proprio questo è il punto! 
Pedagogista nella scuola, negli Enti, con gli educatori e gli insegnanti, ma il primo e più importante educatore è la mamma. 
Mi sembra quasi un invito, una spintarella ad approfondire questa tematica tanto bistrattata. 
Seguendo l'onda del femminismo e/o delle pari opportunità, una donna a dire che sta a casa a curare i propri figli quasi si vergogna, quasi si scusa di non essere sufficientemente produttiva in questa società che corre (dove corre? a fare denaro per acquistare oggetti che non ci servono? O peggio ancora per mantenere una macchina che ci porta a lavorare, per pagare l'asilo, la baby sitter e i vestiti adatti alla nostra professione?).
Magari i nostri piccini, schiacciati dal ritmo sfrenato e dalle competenze inculcate vacillano, allora dobbiamo "guadagnare" ancor più per poterli mandare dallo psicomotricista che li faccia saltare, arrampicare, cantare, correre e rotolare... e se li portassimo nel bosco? E chi ha tempo? C'è il lavoro...AH!
Cosa è successo? come è possibile che le donne si siano fatte convincere che la professione di madre di famiglia sia inferiore ad altre?
E' la più importante di tutte... è quella che semina per il futuro, è quella che costruisce e intesse salute, biografia, sicurezza, sogni, autostima, etica, igiene, rispetto, natura, volontà, sentimento.... Società Civile!
La madre è quella che fa da ponte tra le generazioni, si occupa dei piccini e accompagna gli anziani, porta la saggezza di quello che era e il seme di quello che sarà.
Non sarà un caso (o è proprio un parallelismo) che la "Madre Terra" sia tanto bistrattata come questa fondamentale professione dimenticata e disprezzata?
Certo, sento il coro delle mamme che mi dicono di starci io chiusa in casa a parlare solo con bimbetti, a pulire, ad accudire e diventare pazza in mezzo a capricci, noia e urla. 
Le mamme necessitano di uscire nel mondo e incontrare una dimensione relazionale più ampia, perchè la nostra società le ha relegate in mini appartamenti senza terra o giardini vicini, sole tra le mura domestiche a gestire il proprio senso di inadeguatezza. Non è più come un tempo, quando sin da bambine si vedevano donne allevare bambini (le zie, le vicine, le sorelle, le amiche). Oggi, tutto d'un botto, una giovane donna viene letteralmente catapultata in un mondo pieno di cura, bisogni e amore incondizionato... rimane disorientata dai propri sentimenti contrastanti, si sente in colpa dalle sue necessità di evasione e il lavoro è la scappatoia più semplice.
Anche i bambini non hanno più gruppi di pari con cui confrontarsi e diventano piccoli tiranni degli adulti, allora li facciamo socializzare in ambienti strutturati "così stanno con gli altri bambini".
Non voglio fare quella che recita il vecchio motto "si stava meglio prima"... no è stato fondamentale, necessario, meraviglioso che la donna si sia potuta emancipare e riconoscersi come individuo al di là del ruolo. 
E' stato necessario correre lontano, quasi all'opposto di sè... ma adesso, con il senno di poi, bisogna riconquistarsi quello che appartiene all'essere donna. 


E non intendo questo concetto solo legato a chi fa la scelta di avere dei figli. Professione madre vuol dire avere a cuore, riflettere su di sè e sulle scelte, di essere inclusiva, lungimirante, accogliente, che nutre, alimenta, sostiene... caspita sarebbero aggettivi fantastici per un politico che governa la "res pubblica", la casa di tutti... la terra.
Invece, spesso accade, che le donne che accedono ai luoghi di potere, lo fanno con un pensiero maschile, da squali, senza pelo sullo stomaco, in un' ottica di welfare economico. 
Professione Madre è quello stato di amore incondizionato per i propri figli, per le proprie creature, per la propria casa: e non siamo tutti parte della stessa umanità? E non sono tutti nostri figli i bambini del mondo? E non è la nostra casa la terra?
E quindi raccoglierò l'invito mandatomi dal cosmo e comincerò a pensare percorsi che non siano rivolti solo ad educatori e/o insegnanti e/o genitori, ma voglio ipotizzare percorsi che restituiscano dignità ad un'impostazione femminile, potrei dire matriarcale della cultura. E non voglio dire che è una faccenda solo delle donne, perchè dentro ognuno di noi (uomini o donne) convivono femminile e maschile e,  se si riuscisse ad armonizzare al meglio queste due parti, tanta strada si sarà fatta verso la pace e la sostenibilità.
Non sono pensieri innovativi, l'ecologia della mente (G.Bateson ad esempio) è un concetto già ampiamente trattato e credo sia arrivato (per me) il momento di approfondirlo e cercare di condividerlo nella mia casa dell'arte sociale (la Corte Dalì).

venerdì 13 maggio 2016

Il primo settennio di sviluppo

Maggio inoltrato, giorni spessi e richiedenti. 
La mia piccolina domani compie sette anni. Momento biografico fondamentale: esce dal primo settennio di vita e timidamente comincerà a muovere i primi passi in una nuova fase di vita.
Secondo la pedagogia steineriana, basato su precisi studi antropologici (in particolare delle fasi di sviluppo), la crescita e il completamento dell'individualità umana, avvengono nell'arco di tre settenni, da 0 a 21 anni.
Il primo settennio, fondamentale e delicatissimo, pone le basi sostanziali e significanti della futura vita di ognuno. 
bambino conquista la sua appartenenza alla specie nei primi tre anni, acquisendo le capacità peculiari dell'essere uomo che sono : ergersi in piedi e camminare, parlare e infine pensare (e solo alla fine di questo processo il bambino può dire io a se stesso).
Inoltre questo è il periodo dell'imitazione (di adulti sensati) e dello sviluppo di importanti sensi: il senso del tatto, dell'equilibrio, del movimento e della vita. Tali sensi danno informazioni sostanziali sulla propria interiorità e il proprio sè in relazione al mondo.
Inoltre, il primo settennio è quello dove il bambino completa la costituzione (letteralmente) degli organi interni. Per farmi meglio capire, gli organi (cervello compreso) non sono solo più piccoli, ma devono completarsi, finire di costruirsi nelle proprie specifiche funzioni.
Insomma in questi primi sette anni accadono "cose" straordinarie e il piccino ha bisogno di ancorarsi fortemente al sostegno di qualcuno... e questo "qualcuno" è la mamma. 
I bimbi necessitano di usufruire delle forze vitali materne, di affidarsi alla saggezza eterica e di cura della madre, per poter "abitare" al meglio (come un guanto si potrebbe dire) la propria corporeità.
Beh... impegnativo direi. 
Essere madre presuppone una presenza, una dedizione, un sentire, un prevenire, un accogliere, un contenere, un aspettare, un ascoltare, un abbracciare (insomma un amare) totalizzanti.
Non da intendersi come una presenza fisica continua e completa, piuttosto uno stato d'essere, la madre porta (o dovrebbe essere così) SEMPRE nel cuore il proprio bimbo, anche quando è a chilometri di distanza. 
Ricordo che quando la mia piccolina, nei primi sei mesi di vita, ebbe la bronchiolite (famigerata), il mio pediatra (antroposofo) mi spiegò che era fondamentale che io respirassi al posto della bimba e ricordo ancora, quando entrambe ebbero la pertosse e sembrava dovessero morire soffocate (le mamme che hanno assistito un bimbo con la pertosse SANNO di cosa parlo), insomma lì mi ricordai delle sagge parole del dottore e fu strabiliante riconoscere che erano vere: quanto più io mi agitavo, quanto più le bimbe faticavano a respirare; mentre quando riuscivo a concentrarmi (calma) e me le stringevo al petto e lentamente e profondamente respiravo, magicamente la tosse si calmava.
Il primo settennio del bambino richiede immense forze ed energie eteriche per la mamma, richiede presenza intenzionale oltre che amore. 
E non è semplice! 
E questo le mamme lo sanno bene, perchè lo fanno con naturalezza (quasi sempre) e sanno anche che quando i bimbi compiono sette anni, scatta un click e loro diventano improvvisamente più autonomi, quasi più distanti. AH! 
Se da una parte si può tirare un bel sospiro di sollievo perchè si riconquista sempre più la propria individualità di persona, i propri spazi vitali e di realizzazione e di riflessione, e di approfondimento personale, dall'altra parte ci si trova ad uno dei numerosi lutti da vivere crescendo un pargolo. 
Dal primo istante che vengono al mondo bisogna farsi una ragione che si distaccheranno, che il nostro cuore se ne andrà lontano nel mondo e noi dovremo lasciarlo andare. Ogni scatto di crescita è insieme un'immensa gioia e una sensazione di perdita. Questo vuol dire essere madre: amare con dedizione, disinteressatamente, eternamente, perdutamente...
Ma torniamo alla mia piccolina: domani compie sette anni! 
E' andata a dormire gioiosa, felice, fiera e pronta e lo dice con orgoglio: " domani ho sette anni, anzi già stanotte!" (e questo è un altro segno di maturazione... comprendere che già nella notte cambia il giorno e trasferire l'informazione sulla propria vita significa che le forze cognitive di rappresentazione sono ben mature e pronte, presupposto indispensabile per l'apprendimento scolastico).
Ecco una fase di vita è finita, non la sua, la mia: dopo 10 anni (perchè tutto è cominciato con la prima piccolona ovviamente) torno in possesso del mio campo eterico, sarò in qualche modo più "libera", più forte quasi, perchè le mie bimbe ora hanno bisogno di altro... ed è un bel passaggio piccolina mia, e un pò mi si stringe il cuore, quella mamma del bimbo piccolo sta finendo... è stato un così bel periodo, credo di poter affermare: i migliori anni della nostra vita (per me e Cristian), anni intensi, anni di amore profondo, di intreccio di anime, di cura, amore... AMORE toccato con mano, nelle notti insonni, nei piccoli e grandi dolori, nelle scoperte, nelle sorprese, nelle conquiste, nelle angosce e nelle paure, nelle pappe, nei passi e nelle regressioni, nelle crune d'ago e negli arcobaleni magici, nelle risate, nelle coccole, nel solletico, nel lettone, nelle corse, nelle storie, nelle fiabe, nei giochi, nei sogni, nella natura, negli amichetti... grazie bimbe mie... 
e adesso, tutti insieme, godiamoci il secondo settennio di entrambi i miei cuori che vagano nel mondo... figlie mie!

venerdì 29 aprile 2016

Mamme e donne: com'erano belle

E' tardi, sono un pò stanca, ma voglio scrivere ugualmente due righe.
Oggi eravamo in Corte Dalì delle mamme (belle), delle bambine (bellissime), sole, arietta, primavera e tanta serenità. Uno scorcio di comunità, un agglomerato umano, un insieme di anime eravamo, vicine e lontane, simili e diverse. Ho sentito come una magia nello stare lì insieme a condividere pensieri sulla scelta e sull'esserci come genitori. Siamo tutte donne che ci siamo poste una domanda, un pensiero su come allevare i nostri figli, su come scegliere l'agenzia educativa che, insieme a noi, accompagnerà i nostri figli per tanti e fondamentali anni.
Siamo tutte mamme che abbiamo scelto un percorso di studi Waldorf, a partire dalla materna.
Abbiamo parlato di intenzionalità educativa e importanza dei processi, ci siamo confrontate sulle nostre aspettative, sui nostri limiti e sulle paure di mamme... mamme consapevoli che questo è un mondo difficile dove far crescere un bimbo. Noi chiacchieravamo e le bimbe, tranquille, hanno giocato con le piante e i sassi, i dondoli e i nastri, i telai e le amichette. Un magico momento di arte sociale e comunione femminile.
Grazie care amiche di essere state con me in questo istante dove ci siamo riconosciute compagne in un viaggio bello ma assai tortuoso, perchè scegliere un percorso fuori dalla norma implica una fatica, doversi sempre rinnovare e rimescolare, camminare insieme, sia con chi ci somiglia, sia con chi è profondamente diverso da noi. 
E quelle bimbe, oggi, nel sole, nel vento, nel gioco, nell'amore... com'erano belle!

mercoledì 20 aprile 2016

casa dolce casa

Gli omaccioni sono arrivati.
Lunedì di buon mattino è arrivato giovialone l’idraulico, e indorandomi la pillola, mi ha prefigurato un intervento veloce e indolore.
La mattina sono rimasta a casa a vigilare sull’operato, in cuor mio fiduciosa che tutto sarebbe passato presto.
Di lì a breve sono arrivati altri omaccioni, un po’ meno sorridenti e un po’ meno rassicuranti! Infatti di lì a poco è cominciato il tormento del martello pneumatico, la polvere e i calcinacci.
Io e il cane Pepe ci guardavamo sgomenti e un po’ spaventati. Lui si è rifugiato in un finto sonno, accovacciato come un gatto sul divano, ed io mi sono “concentrata” in attività sul portatile.
Sentivo gli omaccioni trapanare e spaccare la mia casetta, vedevo l’idraulico un
po’ contrito quando mi guardava… e, ammetto, sono stata felice di andarmene a prendere le bimbe a scuola e rifugiarmi, insieme a loro e al cane Pepe, da mia mamma.
Le bambine erano festose e contente, sono sempre felici di andare dalla nonna, io e Pepe eravamo afflitti. Mi sono accovacciata come fanno i miei animaletti sulla poltrona della Mami e ho fatto un lungo pisolo tormentato.
Per preservare un pochino le bambine, abbiamo deciso di lasciarle a dormire dalla nonna, non era mai successo… e che sarà mai… beh quando ha cominciato ad ululare forte il vento, sbatacchiando finestre e alberi, ho cominciato ad essere inquieta, mi sembrava di lasciare le mie figliole nella tormenta, di allontanarmi proprio nel momento del pericolo, mi sono aggirata ansiosa nelle stanze di mia mamma, aspettando Cristian che venisse a salutarle… Mi ha rassicurato, con uno sguardo divertito mi ha detto: “non preoccuparti, la casa non volerà via”! AH!

Lo so, sono una mamma apprensiva e chioccia… ma ci sarà tanto tempo, nel quale le mie amate bimbe andranno nel mondo senza che io possa accorrere nel loro tormento del cuore, finchè posso, vorrei esserci sempre ad ascoltare e abbracciare ogni loro tormento… ma so che, persino adesso, questa è un’utopia (sob).
Così messe a letto le bimbe, salutata la Mami, preso Pepe, ci siamo diretti verso casa.
Beh non potevo certo immaginare cosa avremmo trovato, buchi nel muro, polvere, detriti e pandemonio ovunque. Sembra quasi che gli operai avessero aspettato che io uscissi per sfogare tutta la loro operosità repressa, camminando ovunque, spargendo gesso e rudera…
La mia afflizione è cresciuta notevolmente, mi sono accasciata attonita sul divano polveroso, incapace di fare niente! Un momento di gioia grazie a una deliziosa spaghettata, preparata con grande amore dal caro Cristian, che mi conosce benissimo e sa, che questi frangenti, quando è attaccato l’eterico della casa, io perdo energie e mi affloscio come una torta tirata fuori dal forno troppo presto… E poi mi sentivo mancare… il fatto che nella cameretta non ci fossero le bimbe mi affliggeva ancor più. Siamo andati a dormire quasi subito, facendoci spazio tra i detriti e coprendoci bene per proteggerci dagli spifferi che, in quella notte tempestosa, si insinuavano copiosi, tra i nuovi buchi della casa! AH!
Beh ieri mi sono svegliata di scatto, lesta mi sono preparata con un persistente mal di testa, paragonabile al martello pneumatico del giorno prima, le ossa rotte come se avessi scalato di corsa il monte Orsa lì a fianco, squilla il telefono, la mia piccolona mi ha chiesto di portarle del materiale scolastico, il cane Pepe è stato portato nel garage dei vicini (e mi ha guardato come se lo avessi riportato al canile) e sono corsa dalle mie patatine. La piccolina mi ha abbracciato stretta stretta stretta… le sono mancata, erano felici di vedermi, anche se l’avventura dalla nonna è stata di loro immenso gradimento.
La giornata lavorativa è stata lunga e fitta e non ho pensato quasi a nulla, solo un po’ di fatica, malinconia, confusione mentale. Sapevo che le bimbe nel pomeriggio sarebbero tornate tranquille e gioiose dalla nonna e meno male. Cristian è tornato a casa prima di noi e ha reso abitabile, per me e le piccine, un luogo che cade a pezzi, una casa sforacchiata, martellata, sventrata per far passare orribili tubi simili a serpenti scintillanti e malvagi. Cristian ha lavato, aspirato, spostato… reso parzialmente vivibile la casa… grazie amore mio… grazie davvero perché, quando siamo arrivate noi tre, volevamo piangere, ci siamo sentite sparute e abbacchiate.
Non ho parlato delle gattone… in preda al terrore, hanno trovato nascondigli impensabili e solo di notte escono miagolando, raccontandomi in miagolese e strusciamenti, degli omaccioni terribili che avanti e indietro come furie, sbuffano ed emettono  rumori e versi raccapriccianti. Povere piccoline, immagino la loro paura con i martelli pneumatici, i trapani, le picconate, i tubi… la Teresina in particolare, scompare nel nulla, credo si nasconda tra i pupazzi delle bimbe, con le pupille dilatate e il terrore della fine del mondo, poi esce piatta, strisciando raso terra ad annusare l’ambiente, miagolando insistentemente, chiamandomi, fino a quando non la carezzo lungamente.
Per concludere… ciliegina sulla torta, gli operai maldestri hanno danneggiato la linea internet… ed io non so se riuscirò mai a pubblicare questo post… sono triste, frastornata, arrabbiata, sconsolata, stanca… perché in questo frangente prevale il mio temperamento malinconico?

Dove finisce il mio volitivo, determinato e risolutivo temperamento collerico nel momento del bisogno? Mi sono presa dei fiori di Bach e attendo, fiduciosa, di riappropriarmi della mia cuccia … mi sento tanto gatta Teresina… 

Sto pubblicando... qualcosa va migliorando... internet ripristinato... non spaccano più ma ricostruiscono... coraggio famiglia mia... e come ho detto alle mie bimbe... casa è ... dove c'è chi ami...