...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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venerdì 29 luglio 2016

La differenza

Due bambine, due sorelle, stessi genitori... 
eppure differenze sostanziali, impatto con il mondo quasi polare!
Ieri sera siamo andati con amici ad una festa della birra della zona per mangiare un boccone estivo all'aperto, degustare delle birre artigianali crude e assaporare un pò di serata estiva. 
La festa prevedeva l'intervento di una band rock che suonava anche qualche pezzo metal con la chitarra distorta.
Una simpatica cantante dalle forme morbide, vestita di nero troneggiava in mezzo al piccolo palco e le casse ci assordavano un pochino. Non sapevo di questo "interludio musicale", non lo avrei scelto per le mie figliole, ma il contesto era carino, la serata piacevole e il gruppetto era simpatico da vedere.  
La grandona, che proviene dal mondo delle fate, era abbastanza inorridita e turbata. Quei suoni acuti, dissonanti e penetranti, la infastidivano e mi si  è incollata addosso, tappandosi le orecchie e, con occhi preganti, mi ha chiesto di andarcene. 
La piccolina invece, che è una fata tuttofare di terra, si è seduta a gambe incrociate, ferma e dritta come toro seduto, davanti al palco ed è stata subito rapita, affascinata, da quanto erano in grado di produrre quei giovani davanti a lei.
Mi sono sorpresa non poco a vederla accennare con la testa il ritmo duro del pezzo, una piccola rockettara in erba. Dopo un paio di pezzi abbiamo deciso di toglierci da quel baccano, la luce se ne stava andando ed eravamo ben oltre il crepuscolo e quella musica, ho deciso, era davvero troppo per le mie bimbe. 
La piccolina ha manifestato tutto il suo dissenso, voleva rimanere ad ascoltare fino in fondo, ci ha seguito con estremo disappunto, asserendo decisa che vorrà sentirli sempre. Ah!
Non ho un particolare giudizio in merito a chi ascolta musica rock o metal, anzi ne ho ascoltata molta anch'io, più che altro mi basisce che possa essere così gradita a sette anni.
Ripeto, sono entrambe figlie nostre, sono cresciute con lo stesso modello e con gli stessi stimoli, eppure mostrano delle differenze estreme che mettono in evidenza i loro differenti temperamenti, le loro caratteristiche e il loro "essere nel mondo" sostanzialmente e formalmente divergenti.
In verità sono due piccoline pacifiche, giocano molto insieme e sono sorellissime, si amano molto e passano infinite ore a "fare" insieme: leggere, recitare, inventare, colorare, costruire, giocare, cantare, inscenare ... sono favolose, da sempre, amorevolmente, l'una per l'altra.
Eppure sono fatte di una sostanza diversa, una celeste e l'altra terrestre, una nella leggerezza e l'altra nell'affondo, una un pò indolente e l'altra nella volontà di ferro, una flessibile e l'altra granitica.
La nascita delle mie figlie è stata un'occasione meravigliosa per riconquistare e riassaporare il mondo attraverso l'incanto dei loro occhi avidi e curiosi di conoscenza. Mi hanno insegnato a vivere, a cogliere ancor più le sfumature, ad approfondire i minimi perchè e i grandi dilemmi esistenziali.
Ogni giorno che passa mi accorgo che si allontanano verso il mondo e sempre più la mia gonna è leggera, non ci si appendono più come un tempo, gagliarde e volitive cercano esperienza.
Quanta felicità mi da vederle crescere, e sempre, e ancora, e fortemente, continuano ad insegnarmi.
E ieri sera mi hanno mostrato questa grande verità antropologica: indipendentemente dal contesto educativo, ognuno di noi porta con sè una propria sfumatura individuale e unica. Ovviamente non è una novità, lo sapevo già prima di ieri sera, ma vederlo così palesato dalle mie piccole, in uno scorcio normale di vita è stato davvero esplicativo ed evidente.
Grazie piccoline di tanto che mi portate, di quanto mi regalate e ieri mi avete offerto la bellezza della differenza e poi... 
non posso fare a meno di pensare alla mia piccolina... 
chissà in quanti pratoni finirà a pogare davanti a sconosciute band, dark e fracassose! Ah! speriamo bene...

mercoledì 20 aprile 2016

casa dolce casa

Gli omaccioni sono arrivati.
Lunedì di buon mattino è arrivato giovialone l’idraulico, e indorandomi la pillola, mi ha prefigurato un intervento veloce e indolore.
La mattina sono rimasta a casa a vigilare sull’operato, in cuor mio fiduciosa che tutto sarebbe passato presto.
Di lì a breve sono arrivati altri omaccioni, un po’ meno sorridenti e un po’ meno rassicuranti! Infatti di lì a poco è cominciato il tormento del martello pneumatico, la polvere e i calcinacci.
Io e il cane Pepe ci guardavamo sgomenti e un po’ spaventati. Lui si è rifugiato in un finto sonno, accovacciato come un gatto sul divano, ed io mi sono “concentrata” in attività sul portatile.
Sentivo gli omaccioni trapanare e spaccare la mia casetta, vedevo l’idraulico un
po’ contrito quando mi guardava… e, ammetto, sono stata felice di andarmene a prendere le bimbe a scuola e rifugiarmi, insieme a loro e al cane Pepe, da mia mamma.
Le bambine erano festose e contente, sono sempre felici di andare dalla nonna, io e Pepe eravamo afflitti. Mi sono accovacciata come fanno i miei animaletti sulla poltrona della Mami e ho fatto un lungo pisolo tormentato.
Per preservare un pochino le bambine, abbiamo deciso di lasciarle a dormire dalla nonna, non era mai successo… e che sarà mai… beh quando ha cominciato ad ululare forte il vento, sbatacchiando finestre e alberi, ho cominciato ad essere inquieta, mi sembrava di lasciare le mie figliole nella tormenta, di allontanarmi proprio nel momento del pericolo, mi sono aggirata ansiosa nelle stanze di mia mamma, aspettando Cristian che venisse a salutarle… Mi ha rassicurato, con uno sguardo divertito mi ha detto: “non preoccuparti, la casa non volerà via”! AH!

Lo so, sono una mamma apprensiva e chioccia… ma ci sarà tanto tempo, nel quale le mie amate bimbe andranno nel mondo senza che io possa accorrere nel loro tormento del cuore, finchè posso, vorrei esserci sempre ad ascoltare e abbracciare ogni loro tormento… ma so che, persino adesso, questa è un’utopia (sob).
Così messe a letto le bimbe, salutata la Mami, preso Pepe, ci siamo diretti verso casa.
Beh non potevo certo immaginare cosa avremmo trovato, buchi nel muro, polvere, detriti e pandemonio ovunque. Sembra quasi che gli operai avessero aspettato che io uscissi per sfogare tutta la loro operosità repressa, camminando ovunque, spargendo gesso e rudera…
La mia afflizione è cresciuta notevolmente, mi sono accasciata attonita sul divano polveroso, incapace di fare niente! Un momento di gioia grazie a una deliziosa spaghettata, preparata con grande amore dal caro Cristian, che mi conosce benissimo e sa, che questi frangenti, quando è attaccato l’eterico della casa, io perdo energie e mi affloscio come una torta tirata fuori dal forno troppo presto… E poi mi sentivo mancare… il fatto che nella cameretta non ci fossero le bimbe mi affliggeva ancor più. Siamo andati a dormire quasi subito, facendoci spazio tra i detriti e coprendoci bene per proteggerci dagli spifferi che, in quella notte tempestosa, si insinuavano copiosi, tra i nuovi buchi della casa! AH!
Beh ieri mi sono svegliata di scatto, lesta mi sono preparata con un persistente mal di testa, paragonabile al martello pneumatico del giorno prima, le ossa rotte come se avessi scalato di corsa il monte Orsa lì a fianco, squilla il telefono, la mia piccolona mi ha chiesto di portarle del materiale scolastico, il cane Pepe è stato portato nel garage dei vicini (e mi ha guardato come se lo avessi riportato al canile) e sono corsa dalle mie patatine. La piccolina mi ha abbracciato stretta stretta stretta… le sono mancata, erano felici di vedermi, anche se l’avventura dalla nonna è stata di loro immenso gradimento.
La giornata lavorativa è stata lunga e fitta e non ho pensato quasi a nulla, solo un po’ di fatica, malinconia, confusione mentale. Sapevo che le bimbe nel pomeriggio sarebbero tornate tranquille e gioiose dalla nonna e meno male. Cristian è tornato a casa prima di noi e ha reso abitabile, per me e le piccine, un luogo che cade a pezzi, una casa sforacchiata, martellata, sventrata per far passare orribili tubi simili a serpenti scintillanti e malvagi. Cristian ha lavato, aspirato, spostato… reso parzialmente vivibile la casa… grazie amore mio… grazie davvero perché, quando siamo arrivate noi tre, volevamo piangere, ci siamo sentite sparute e abbacchiate.
Non ho parlato delle gattone… in preda al terrore, hanno trovato nascondigli impensabili e solo di notte escono miagolando, raccontandomi in miagolese e strusciamenti, degli omaccioni terribili che avanti e indietro come furie, sbuffano ed emettono  rumori e versi raccapriccianti. Povere piccoline, immagino la loro paura con i martelli pneumatici, i trapani, le picconate, i tubi… la Teresina in particolare, scompare nel nulla, credo si nasconda tra i pupazzi delle bimbe, con le pupille dilatate e il terrore della fine del mondo, poi esce piatta, strisciando raso terra ad annusare l’ambiente, miagolando insistentemente, chiamandomi, fino a quando non la carezzo lungamente.
Per concludere… ciliegina sulla torta, gli operai maldestri hanno danneggiato la linea internet… ed io non so se riuscirò mai a pubblicare questo post… sono triste, frastornata, arrabbiata, sconsolata, stanca… perché in questo frangente prevale il mio temperamento malinconico?

Dove finisce il mio volitivo, determinato e risolutivo temperamento collerico nel momento del bisogno? Mi sono presa dei fiori di Bach e attendo, fiduciosa, di riappropriarmi della mia cuccia … mi sento tanto gatta Teresina… 

Sto pubblicando... qualcosa va migliorando... internet ripristinato... non spaccano più ma ricostruiscono... coraggio famiglia mia... e come ho detto alle mie bimbe... casa è ... dove c'è chi ami...



domenica 17 gennaio 2016

Calicanto: il canto solitario dell'inverno


Sono giorni intensi questi. Non si tratta solo di faccende da sbrigare, luoghi in cui correre, persone a cui dare tempo o compiti da svolgere. No, non è solo questo (anche), in realtà mi sento come se dovessi capire o trovare o fare, o non so cos'altro, da un momento all'altro. Continuo a vivere in attimi di sincronicità e intuizioni improvvise, sento forte il contatto con la mia parte più irrazionale, nel contempo però mi sembra di percepirmi più che mai banale o come se emettessi un suono in sordina. 
Guardo le mie belle bimbe che alla velocità della luce crescono e cambiano, guardo me stessa che, in una corsa sfrenata, cresco e cambio e questo fatto, invece, non è mai cambiato, rivoltata come un guanto da che ho memoria...
Ci sono attimi di un'intensità esagerata: un salotto inondato del sole al tramonto con le ombre nere delle fronde sul muro che si muovono fluttuanti... e sembra di essere sott'acqua, anche se la luce è calda e arancione e guardo questa donna, toccata da un colpo improvviso di vento, con le braccia dolenti e pesanti, guardo i suoi occhi remoti e la ringrazio per le dolci e profonde parole dette a me e a se stessa, mentre con gli occhi lucidi mi racconta dell'immensa gratitudine che sente per il creato... e credimi sorella è il più bel dono che tu mi abbia mai fatto in quel pomeriggio rubato alle nostre vite, mentre tu emergi dall'abisso della tua sventura.
E corro nei tramonti, sorpresa e incantata, mentre guardo la volta celeste dipingersi del cerchio dei colori tutti... e noi piccoli esseri umani ci avvicendiamo nelle nostre piccole imprese quando il cielo grida tutto quello di cui c'è bisogno per cogliere la felicità ... persino gli uccelli lo sanno... stasera uno stormo ha improvvisato una danza per me e l'altra sorella... all'unisono, leggeri, magici, concordi, armonici... volteggiavano come un'unica puntiforme macchia, scendevano e salivano e svoltavano e sembravano pennellate divine nel cielo, dietro il faggio spoglio, sopra i campi con i giovani germogli verdi, tra il pomeriggio e il crepuscolo. Ed era per noi, solo per noi, incantata dalla bellezza sono corsa a chiamare le bimbe per guardare... ma loro, gli uccelli, erano già andati via...
E ancora mi rincorro nelle me stesse,  in macchina con vecchie, vecchissime amiche, mentre all'orizzonte un'intera catena montuosa leggermente innevata ci guarda immota, il Monte Rosa insensatamente ci spia, mentre queste tre donne vagano per "fare" qualcosa insieme. Tanti anni, tanti pensieri e siamo diverse, abissalmente lontane, eppure... eppure c'è qualcosa che ci accomuna, figlie di un Dio minore? Persone che vedono il mondo dal ciglio, lo comprendono ma scelgono di rimanere lì... sul ciglio... perchè? E siamo andate insieme a fare compere insolite, chiacchiere dolci... e siamo carezzevoli tra noi.
E mi muovo in questi sospiri, sapendo, volendo, cercando di ricordarmi i miei progetti e mi sembra di non dover far proprio nulla, che tutto accade nel mondo senza che noi si debba fare nulla. Dondolo a volte sorniona, a volte malinconica, a volte collerica, a volte meditabonda sulla mia vita, sulle persone che mi sono intorno e poi... 
e poi c'è il calicanto che mi sgomenta: nel gelo, nel pieno inverno, nel brullo e bruno lui sboccia e profuma incredibilmente... mai nome è stato più azzeccato: sembra un canto solitario dell'inverno, un profumo dolce, intenso e inaspettato in quei fiori rozzi e decisi che prepotentemente accendono di luce un giardino... 
ecco mi sento così come un calicanto...