...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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domenica 6 novembre 2016

Trasloco... come sbucciarsi un pò

Sono giorni caotici e pieni di attività di sentimenti e cambiamenti, di presenza e grande volontà.
Stiamo preparando il trasloco. AH!
Tutti quelli che ci sono passati sanno cosa vuol dire: riempire numerosissimi cartoni... e la casa è sempre piena di oggetti e stralci di passato. Vorresti anche sempre domandarti se questi oggetti vogliono diventare anche pezzi di futuro... o se, invece, sia arrivato il tempo di una separazione.
Qualche volta ci sono riuscita, ma presto la foga di finire più velocemente possibile mi ha portato ad infilare tutto nelle scatole... e poi si vedrà.
Abbiamo trovato una simpatica coppia che prende la nostra casa... il piccolo problema è che ne hanno bisogno immediatamente, quindi entro il primo dicembre dobbiamo traslocare tutto! AH!
Oltretutto la casa dove dovremo andare non sarà pronta subito, forse dopo Natale... AH!
Io e Cristian ci siamo buttati all'arrembaggio, sono giorni che trottiamo come dei pazzi: procura scatole, riempile, riponile, trasporta materiali, ordina e ragiona, programma e pulisci e sposta e trascina e riempi.
E intanto, come un vecchio pachiderma, la nostra cuccia si sta smontando, mi si posano gli occhi in alcuni punti e, pur sapendolo perfettamente, mi sembra che gli oggetti siano svaniti nel nulla e al loro posto ci sia un piccolo vuoto evanescente...
Siamo felici e concentrati, desiderosi di questo cambiamento e vagamente euforici.
Le bimbe le vedo, sono entusiaste e partecipano nel riporre le loro cose, giocando e immaginando, e in alcuni momenti vedo nel loro sguardo un velo di malinconia nel sentire che qualcosa sta cambiando.
E' la casa dove sono nate e cresciute, l'unica realtà di casa conosciuta, il loro riferimento, la loro pelle più esterna... e mi addolora sapere che si sbucceranno un pochino e un pò farà male.... però so anche che sarà una nuova grande e straordinaria avventura. 
Faremo un bell'avvento, un pò raminghi, un pò ospiti, un pò alla ricerca di noi e del nostro nuovo modo di vivere. 
Tutto improvvisamente, tutto in una volta... ma è sempre stata così la mia vita, di grandi balzi, di salti nel vuoto, di entusiasmo e grande fiducia nel fatto che tutto andrà bene, che ogni giorno è una scoperta.
Adesso si lavora... uno sguardo al sentire... ma la volontà e la fortezza sono quello che ci occorrerà in questo novembre di svolta.
Si parte... evviva!


venerdì 14 ottobre 2016

Love without trust is a river without water

Ottobre è sempre un mese particolare, lungo, intenso, di cambiamento.
Ogni anno arrivo, con un certo sgomento, a rendermi conto che ottobre si compone di mille esperienze, incontri, pensieri, sentimenti e poi ... è ancora ottobre.
Succede sempre ineluttabilmente. 
Tutti i mesi di 31 giorni sono particolarmente lunghi e stentano a passare, ma ottobre è proprio faticoso: forse perchè finisce il caldo, le vacanze sono lontane (sia quelle estive che le prossime invernali), forse perchè tutte le attività prendono avvio, non lo so perchè ma ogni anno mi ritrovo a borbottare sulla fatica di ottobre.
Questa settimana sono un tantino contrita perchè sono accaduti recentemente dei fatti che mi hanno molto infastidito, mi sono confrontata con continue richieste esterne, spazi e tempi della mia vita occupati da altri, depredandomi (in realtà io mi sono sentita depredata) della mia intimità e di preziosissimo tempo. 
Mi sono dedicata ad altre persone, l'ho scelto e voluto, ma credo fortemente che non sia sufficiente: la generosità è gratuita ed io sarei dovuta essere anche felice di donarmi agli altri.
Dico questo con un certo disappunto perchè la mia grettezza e mezza generosità mi è costata cara.
Sono stata derubata di alcune banconote, faticosamente guadagnate, ed è stato un grande smacco.
Il grande costo non è neanche legato al denaro, ma alla fiducia, al convivio, all'arte sociale: il fatto è accaduto in uno spazio condiviso da amici... non riesco neanche ad ipotizzare nulla (o nessuno), sono rimasta attonita.
Talmente esterrefatta che ho subito inteso (sincronicamente parlando) che dovevo capire qualcosa.
E stasera bevendo una tisana mi è comparso questo messaggio:

"Love without trust is a river without water"
Amore senza fiducia è come un fiume senza acqua.

Ok ho capito... confido nel cosmo, nel senso delle cose e della giustizia. 
Ho ripagato (spero interamente) un debito di grettezza, sono stata un fiume senza acqua... e averlo visto è stato un grande insegnamento... 
sob
Non basta la forma, per nutrire occorre anche l'acqua!

venerdì 7 ottobre 2016

Arti manuali e benefici sulla salute

Sono un pedagogista, nello specifico sono un pedagogista clinico che si occupa di percorsi di crescita e accompagno le persone nella ricerca del proprio ben-Essere personale.
In questo post desidero raccontare perchè nelle mie attività, alla Corte Dalì e con le mie stesse piccoline (anche nella scuola Waldorf è previsto)) insisto nel proporre laboratori e incontri di arte manuale.
Cosa sono le arti manuali? 
Gli uomini e le donne, da sempre, grazie alla profondità della visione, associata al pollice opponibile, ha "allenato" e potenziato le proprie capacità cerebrali utilizzando strumenti e attrezzi per facilitare la propria esistenza, per coltivare il gusto estetico e creare artisticamente.
L'artigianato e la costruzione di oggetti accompagnano l'uomo da sempre ed hanno portato, oltre a grande utilità, anche formidabile nutrimento e ricchezza interiore.
Oggi sempre meno ci dedichiamo a questa straordinaria capacità umana, capita sempre più spesso che lavoriamo solo per il sostentamento e non perchè mettiamo in pratica i nostri talenti o ciò che amiamo "fare", è una magica rarità quando queste due componenti coincidono.
Il terziario, le catene di montaggio e la "fiera dell'inutile" ci hanno allontanato dalle nostre grandi capacità manuali strappandoci dalla nostra scintilla divina capace di creare.
Non so quante volte ho sentito dire la frase: "Non sono capace, sono impedita, non ci sono mai riuscita e non ci riuscirò mai"!
Caspita! E dire che tutti noi con dedizione, esercizio, amore e grande volontà abbiamo imparato a camminare e parlare! Perchè di questo si tratta: ogni bambino mette tutto se stesso per diventare abile nel costruire la propria peculiarità umana e non si abbatte e compie il miracolo di alzare la testa verso il cielo, sfidando la gravità e, infine, mettersi in piedi.
La stessa cosa vale per imparare a suonare uno strumento, disegnare, cucire, cucinare, scolpire, inventare: è solo questione di volontà, esercizio e passione! 
Può sembrare faticoso ma il regalo è grandioso! 
Seguire con cura, passo passo, la costruzione di un maglione, di una giocattolo, di una pittura, di un telaio, di un tappeto, di un capo d'abbigliamento, è quanto di più soddisfacente ci sia.
E' la riconquista della nostra capacità di progettare, di plasmare, di immaginare, di "essere".
Inoltre, pensato per i più piccini, sono attività di straordinaria importanza, perchè le facoltà mentali di un uomo si sviluppano nei primi anni di vita. Il cervello, come tutti gli altri organi del corpo umano,  non è completo alla nascita, durante lo sviluppo non cresce solo in grandezza, ma anche nella sua funzionalità. Quindi un bambino passivo (seduto davanti alla televisione o utilizzando solo due dita su uno schermo touch) rischia di sviluppare uno scarso numero di sinapsi e circonvoluzioni cerebrali. 
Queste ultime si costituiscono attraverso la grande attività delle dita. Per questa ragione è tanto importante che i bambini, sin dalla scuola dell'infanzia, siano abituati a cucire, lavorare a maglia, fare falegnameria, telai e modellaggio. (tutte attività presenti nella scuola Waldorf).
Inoltre lavorare alla trama e agli orditi dei tessuti, seguire il filo della lavorazione, trovare il "bandolo della matassa", seguire uno schema di lavoro sono tutte attività che mettono ordine al pensiero, favoriscono la capacità di trovare soluzioni ai problemi (problem solving a me piace l'italiano), offrono calma e pace interiore.
Inoltre (ancora) un tempo le donne si riunivano in gruppi per ricamare, lavorare a maglia e creare per i propri familiari: erano momenti preziosi di confronto scambio sociale e culturale.
I bambini giocavano sereni nei cortili con la terra, le foglie, gli avanzi del cucito di mamme, nonne e zie e le donne si supportavano a vicenda concretamente, psicologicamente e animicamente.
Oggi siamo chiusi dentro piccoli appartamenti, uffici, loculi di lavoro, abitacoli di macchine, ognun per sè o nelle matriosche relazionali del lavoro e ci disperdiamo, ci sciogliamo come se fossimo cubetti di ghiaccio in acqua calda. Abbiamo perso la parola, il confronto, la connessione con le nostre mani e il nostro cuore e il nostro simile.
Ecco perchè propongo laboratori e gruppi di arti manuali: per sviluppare l'arte sociale, per riconquistare la nostra capacità di connessione con la terra e il cielo insieme, perchè possiamo fare e creare, perchè possiamo accarezzarci animicamente senza raccontarci necessariamente le nostre sofferenze  ma semplicemente offrendoci reciprocamente una tisana, una torta fatta in casa, una battuta, un complimento per il bel lavoro svolto insieme. E tutto ciò nutre l'anima, scalda il cuore e crea grande soddisfazione. 
E' troppo importante ed io insisterò ed insisterò e dedicherò tante forze perchè queste attività siano il più possibili diffuse ed è per questo che c'è il gruppo della maglia, perchè cardiamo la lana e facciamo laboratori di cucito creativo. Ed è anche per questo che è nata la Corte Dalì: la casa dell'arte sociale.









lunedì 19 settembre 2016

Fatti una vita...

Lunedì,
stamani mentre mi recavo al lavoro,
dopo aver staccato completamente, 
dopo aver rassettato casa, 
dopo essermi attardata nel letto a fare le coccole "chiotte - chiotte" con le mie bimbe,
dopo spazi/tempi con carissimi amici/famiglia,
dopo aver giocato, dormito, pensato, oziato, letto, ascoltato, raccontato, pulito, mangiato....
dopo due bellissimi giorni di inizio autunno, di ristoro, di ripristino delle energie,
ebbene dopo tutto ciò, stamani in macchina ho avuto un momento di sconforto pensando 
- rieccoci di nuovo il lavoro - AH!
E' stato come se, in un istante, la mia serenità si fosse dileguata, in un soffio di vento!
Di nuovo AH!
Sì perchè non sono certo una patita del lavoro fine a se stesso, ma in verità non posso neanche dire che negli anni mi sia sempre pesato...
ultimamente, invece, mi sento incastrata dentro un sistema che non mi appartiene più.
E non voglio criticare niente e nessuno, non voglio sentirmi superiore a nessuno, non voglio giudicare chi approccia il lavoro diversamente da me, non voglio lamentarmi (trovo la lamentela SEMPRE sterile), non voglio cambiare il sistema, non voglio parlare per qualunquismi...
Sento che ho finito un percorso, ecco tutto, così come mi è successo tanti anni fa, quando ero una maestra del doposcuola, felice di esserlo... eppure ho scelto il cambiamento, di lasciare un posto conosciuto per inoltrarmi nel nuovo... un nuovo che tanto mi ha insegnato, ma che ormai è diventato vecchio... 
Quindi mi pesa! Quindi non sopporto più tutto quello che lo caratterizza!
E sempre più sento rimbalzare nella mia mente questa semplice frase: fatti una vita!
Non vuole essere una frase sarcastica o presupponente, ma un pensiero vero.
Non riesco più a sopportare quello che ritengo sia sovrastruttura, ruolo, alibi alla vita individuale di ognuno...e ad ognuno il suo personalissimo (a volte tragico) copione da seguire.
Fatti una vita tu che chiedi una relazione alle sei di sera e pretendi che sia pronta l'indomani mattina alle 9;
Fatti una vita tu che invidi il prato del vicino, sempre più verde, sempre più grande, sempre più... lontano e non ti permette di vedere il tuo di prato;
Fatti una vita tu che hai bisogno di pianificare nel minimo dettaglio ogni istante della tua vita e non sai quanto sono ricchi e significativi gli imprevisti;
Fatti una vita tu che vuoi tutte le risposte subito e non le ascolti, le risposte;
Fatti una vita tu che hai un opinione su tutto e non conosci i tuoi figli;
Fatti una vita tu che ti schieri a destra o a sinistra (fa lo stesso) e non conosci il tuo centro;
Fatti una vita tu che vuoi esercitare potere su un tuo simile;
Fatti una vita tu che lavori, compri e godi e alla notte non riesci a dormire;
Fatti una vita tu che hai calcolato tutto e poi hai paura del futuro;
Fatti una vita ... vera, sentita, goduta, sincera... 
Non parlo di una vita felice, parlo di quell'istante, tanto sfuggito dai più, in cui ti guardi, ti ascolti, ti vedi e sai che sei tu o non sai più chi sei... un momento di assoluto presente, di appartenenza o disappartenenza totale... attimi in cui sei e basta senza bisogno di aggettivi, sostantivi o altro a definirti...che poi sono attimi di solitudine... è vero!
Ma comunque:
Fatti questa vita qui, 
fatta di questi istanti di comunione con il cosmo


martedì 13 settembre 2016

Sincronicità karmiche

No, non voglio lamentarmi, non voglio autocommiserarmi della vita in salita e della corsa ad ostacoli che ultimamente mi accompagna.

Come ho già spesso ribadito, ho scelto un tempo parziale, nel tanto "desiderato posto a tempo indeterminato" in un ente pubblico, per dedicare maggior tempo ed energie a quello in cui credo con tutto il cuore.
Forse quello che non ho mai detto è che ho posticipato questa scelta (come un assegno post- datato) perchè sapevo che al lavoro sarebbe stato un periodo duro e caotico.

Premesso tutto ciò, non posso fare a meno di soffermarmi sul fatto che, da quando ho preso questa decisione ed ho formalizzato la richiesta, sono accaduti due fatti molto interessanti (che sembrano non collegati ad una prima analisi):

1  il lavoro ha subito un'accelerazione senza precedenti, diventa difficile uscire dall'ufficio, quasi non si trova il tempo di espletare le funzioni di base (non so quanti pranzi abbiamo saltato io e i miei colleghi strettissimi).
2 sono sopraggiunte una serie infinita di calamità tecnologiche, e non solo, che ci hanno portato ad avere una vera e consistente penuria economica che ci ha costretto a contare le monetine per tirare gli ultimi dannati "fine mese". (oltre a chiedere qualche piccolo prestito ai più amati e fidati amici, che con grande cuore ci hanno accolto)

Il collegamento fra questi fatti mi sembra semplice: ma come, con tutto il lavoro che c'è, non ce la fai ad arrivare a fine mese, COME TI E' SALTATO IN MENTE  di ridurre le ore lavorative?

Ecco cosa intendo per sincronicità karmiche.
Ogni nostra azione nel mondo provoca un mutamento di energie e, molto spesso, le nostre stesse paure materializzano davanti a noi montagne insormontabili da temere e forze dell'ostacolo alla nostra determinazione.

Mi sono scoperta, in questi giorni, a meditare titubante e preoccupata sulla nostra situazione economica familiare, sugli impegni presi e il senso di responsabilità, sull'orgoglio per i miei compiti e la sensazione (soffocante) di non potermi allontanare.

Succede sempre così, quando ci autodeterminiamo, il cosmo burlone, ci presenta innumerevoli ostacoli, turbamenti, vincoli e difficoltà. 

Siamo sicuri di quello che facciamo?
Sappiamo veramente desiderare? 
A che cosa sappiamo rinunciare?
Davvero abbiamo fiducia in noi stessi e fede sulla provvidenza verso ciò che è fatto con amore?

No non sono sicura di niente, in verità, e muoio di paura!
Ma non mollo!
Riconosco la trappola, la tentazione di rimanere dentro il noto per paura dell'ignoto, di non lasciare il porto per non dover affrontare qualche inevitabile tempesta!

Ma non importa, questo non mi farà desistere e fremo felice all'idea di un nuovo cammino e adesso arranco con fiducia... perchè so per certo che quando la sincronicità si scatena e nascono grandi difficoltà
 ... allora siamo sulla strada giusta...
infine la fiducia in me stessa e la fede nella provvidenza li ho!


mercoledì 27 luglio 2016

Burger di quinoa e verdure


In questi giorni di vacanza (delle bambine) il fattore alimentare diventa più complesso rispetto al resto dell'anno.  
Durante l'anno scolastico Cristian e le bimbe i pranzi li consumano sempre a scuola. 
In estate invece le derrate alimentari, la  programmazione dei pasti e la loro successiva preparazione necessitano di impegno e riflessione.
Inoltre nei periodi di caldo vengono meno tutta una serie di semplici e sane pietanze che tanto favoriscono l'organizzazione familiare (pastine, zuppe di legumi e minestre con cereali integrali).
Stasera ho aperto il cassettone delle cibarie ed ho guardato, insieme alle bimbe, con perplessità le diverse confezioni che amo comprare nei negozietti biologici/salutisti. Abbiamo elencato le possibilità: riso venere? riso basmati integrale? Cous cous? Legumi? 
Sia io che le bimbe non avevamo davvero voglia di nulla, finchè abbiamo adocchiato la quinoa (questo strano cereale non cereale), ci siamo guardate un pò svogliate, immaginandoci il solito pappone che queste "granaglie per uccellini" producono.
Intendiamoci, sono una promotrice di questo tipo di alimentazione, ma come dicevo, in estate è tutto un pò più complicato o semplice (a seconda dei punti di vista).
Insomma, insalate di riso fresche e piene di verdure, insalate in genere, pomodori e cetrioli, capresi e qualche ovetto si organizzano in fretta e rispondono alle necessità legate al caldo. Però i pasti sono tanti e anche le giornate di vacanze e alla lunga manca il cibo "cotto", manca all'umore e anche all'intestino.
Allora ci siamo attrezzate di entusiasmo e su internet abbiamo cercato ricette sfiziose con la quinoa. A giudicare dal quantitativo di preparazioni in formato polpetta, credo che molte altre persone abbiano fatto le nostre stesse riflessioni sui "papponi" non proprio appetibili in questo periodo dell'anno.
Navigando tra vari siti culinari, abbiamo trovato in che cosa cimentarci: burger di quinoa e zucchine.
E mentre ci siamo attrezzate con ingredienti e utensili, ho pensato a quanto fosse facile, in verità, organizzare pasti vegetariani (se non addirittura vegani), sani e anche gustosi.
Abbiamo fatto una cenetta deliziosa con in nostri burger appetitosi, un contorno mediterraneo con verdure stagionali che si è autocucinato nel forno (è bastato tagliuzzare una melanzana, una patata, una zucchina e un peperone, una spolverata di sale, erba cipollina, un goccio d'olio e metterle a cucinare; due o tre "rugate" nel quarto d'ora di forno e le verdure deliziose erano pronte).
La quinoa si prepara in un attimo e non è tanto importante cosa ci si mette dentro (io ho usato curry, purea di cannellini, zucchine ed erbe aromatiche), il "pappone" di cui parlavo, una volta intiepidito si presta benissimo ad essere maneggiato e si possono fare burger, polpette o tortini, da cuocere in padella o nel forno... insomma è facile e si presta all'improvvisazione, comunque è un ottimo risultato. 
Ho pensato a quanto siamo vincolati alla carne e, in genere, alle proteine animali. Sembra sempre, mangiando prevalentemente verdura, che la tavola sia sguarnita: invece tutte le volte che mi invento varianti sul tema, che imbandiamo la tavola di colori, profumi e vegetali, mi rendo conto che è il modo più giusto di alimentarsi, leggero, goloso e, appunto, sano!
Quale inganno ci ha condotto a privilegiare le proteine animali che tanto affaticano il nostro corpo? Cosa ci spinge a privilegiare un'alimentazione che si discosta dalla nostra fisiologia? Infatti noi abbiamo un intestino lungo come gli erbivori, una mascella che non è atta a "strappare e lacerare" la carne.
Cosa è successo? Siamo ancora dentro il retaggio del post guerra che vedeva nella carne il segnale di benessere? 
E al di là delle ragioni storico/antropologiche, come è possibile che una persona come me (e come me ce ne sono tante), consapevole di quale sia l'alimentazione più adatta per la salute, persin fantasiosa e creativa ai fornelli, come è possibile che ci sia sovente una ricaduta nelle proteine animali?
So perfettamente che i chicchi integrali, i semi, i legumi e le verdure sono gli alimenti che mantengono e garantiscono il miglior equilibrio del nostro corpo, il nostro tempio dell'essere, e mi impegno, formalmente, di fare uno sforzo di volontà per me, la mia famiglia e per il pianeta e di ricordarmelo il più possibile, farlo diventare, una volta per tutte, uno stile di vita e non solo un pensiero astratto o un periodo disintossicante.
I nostri burger di quinoa erano davvero deliziosi e ce li siamo sbafati contenti! 
Posso farcela...

domenica 24 luglio 2016

Costellazioni familiari e altro


Domenica scorsa alla Corte Dalì abbiamo organizzato un incontro di Costellazioni familiari. 
Una settimana giusta per depositare e far riposare l'intensità di una giornata passata tra persone, vissuti e archetipi.
Mille e mille pensieri nel mentre e dopo e ancora oggi: mi domando come sia possibile che le persone facciano tanta fatica ad intraprendere percorsi di crescita personale.
Senza voler cavalcare l'onda retorica dei "social" giochi (vedi pockemon), senza voler cadere nella lamentela della povertà culturale, senza giudicare nessuno, non posso fare a meno di rilevare che quando si tratta di approfondimenti dell'essere, di liberi raduni per condividere cultura e pensiero, le persone che arrivano sono pochissime, tanti interessati ma pochi presenti.
E poi insieme, quello che vedo, sempre, è che le persone hanno un bisogno sviscerato di azione, di sentito, di condivisione. Una volta giunti, sia che si stiano facendo arti manuali, sia che ci si confronti con biografia, costellazioni o arte, gli individui sono felici di compartecipare all'arte sociale, all'esserci integralmente. 
E allora perchè tanta fatica?
Da una parte è comprensibile, perchè proprio ritornando a settimana scorsa, la domenica è stata impegnativa: le Costellazioni ci hanno portato a commuoverci, incontrarci, guardarci nelle nostre difficoltà, nei nostri bambini afflitti che non cercano altro che un'accogliente carezza. 
Però, nonostante l'impegno, quello che posso sempre constatare è che si finisce la giornata più leggeri, contenti di "aver vuotato" un certo sacco che pesava sulle spalle, consapevoli che non finisce lì, ma soddisfatti di essersi  per qualche istante guardati con onestà allo specchio.
Lavorare in gruppo è straordinario, perchè ogni presente trabocca d'amore per l'altro, a disposizione e pronto a favorire, aiutare, accogliere il sentito dell'altro: ed è una magia! 

La nostra società fatta di schermi di telefonini, di attentati, di  solitudini, di pensieri per sbarcare il lunario, di insoddisfazioni avrebbe tanto bisogno di incontrare se stesso, l'altro, la condivisione, la potenza del pensiero del cuore.

Cosa ci frena? Cosa ci spaventa davvero? Forse di incontrarci davvero e non essere poi capaci di cambiare? Ma non si lavora su di sè con aspettativa... ma con amore ... per sè e gli altri... spero che la Corte Dalì ce la faccia a realizzare il suo sogno di essere un centro di arte sociale dove ci si possa incontrare come in un'agorà dove siamo tutti fratelli e uguali.
 Io ce la metterò tutta e sono felice di incontrare bravi conduttori, artisti, amici, artigiani, terapisti che mi accompagnano e mi aiutano a camminare in questa via in salita! 
Grazie a tutti e grazie a Giuseppe Clemente (il nostro costellatore).
I

domenica 22 maggio 2016

Elogio del riordino

Finalmente in questi ultimi due giorni è arrivato un pò di caldo. 
Portare la mantellina di lana in maggio è un affronto al buon senso, a tutti i sostenitori dell'effetto serra e alle rondini.
Passi la primavera piovosa, tipica di Varese, ma il freddo no. 
E in questo fine settimana siamo ritornati ad uno standard di stagione.
Un fine settimana di grandi pulizie e riordino, io e Cri ci siamo battuti senza risparmiarci per cercare di avere la meglio su entropia, polvere, vestiti, bucato, giocattoli e animali domestici. 
E' stata una dura lotta, ma ce l'abbiamo fatta e stasera, stanchi ed esausti, siamo soddisfatti. Ci sarebbero ancora degli angoli da sistemare, ma devo dire che FINALMENTE siamo venuti a capo del marasma che ci aveva colpito dopo i lavori in casa. Adesso possiamo tornare ad occuparci di ordinaria pulizia e normale amministrazione casalinga. 
Mi soffermo così a lungo su questo argomento perchè mettere in ordine, pulire la casa e rassettare sono azioni comuni, semplici e alla portata di tutti, ma hanno un grandissimo valore terapeutico e meditativo. 
E' come se si mettessero a posto anche i pensieri e i sentimenti, come se si togliessero polvere e detriti anche dall'anima e alla fine ci si sentisse molto più leggeri e "puliti". Infatti ho trascorso due giorni senza pensare a nulla, ne il lavoro, ne i progetti, ne la Corte Dalì, ne le preoccupazioni, ne le scadenze, ne ieri... ne domani. AHHH che meraviglia l'assoluto presente e null'altro. 
E questa sera ho voglia di soffermarmi un attimo e fare un pò di retrospettiva su questo periodo tanto denso e significativo e non posso fare a meno di correre con il ricordo alla settimana appena passata (solo... mi sembra molto più tempo). Mi è accaduta una cosa meravigliosa, ho potuto toccare con mano il significato di affidarsi alle forze celesti, ho potuto sentire la forza dell'audacia e della fiducia. Mi sono lasciata condurre dall'istinto e ho seguito i miei sogni e subito il cosmo mi ha risposto benevolo. 
Ho fatto una mossa azzardata, ho deciso di ampliare i miei progetti, di ridurre le mie entrate e aumentare le spese, credendo veramente che questo è giusto, sperando (in verità) di poter ampliare sempre più la Corte Dalì, la casa dell'arte sociale perchè credo sia una cosa giusta e vera. Credo fermamente che se ci si mette a disposizione del mondo, se si costruiscono le basi della cooperazione e del "fare insieme" il cielo non può che assisterrci. Ed è stato così, è bastato muovere un passo in questa direzione e sono arrivati nuovi collaboratori, nuovi contatti, nuove prospettive.
Mi ha ricordato l'immagine del film di Indiana Jones, quando doveva attraversare un crepaccio con fiducia e muovere un passo nel vuoto: solo quando l'ha fatto è comparso un ponte... 
E' sempre così, per avere l'aiuto celeste non si possono chiedere garanzie, il primo passo, il movimento, l'azione, l'impulso, la volontà deve nascere da dentro, incondizionatamente e allora i progetti, gli ideali, i sogni prendono il volo. E questo non vuol dire che non ci saranno difficoltà, che sarà facile, ma vuol dire credere in se stessi e nei propri progetti e allora le forze si moltiplicheranno a dismisura. 
E stasera, con questa bella sensazione, con la casa bella pulita e ordinata, dopo un fine settimana meditativo, trascorso in seno alla mia amata famiglia, scrutando le mie bambine che crescono, il mio amato che mi accompagna, le mie belle bestiole: mi sento piena di energia, di gratitudine e pronta a riprendere la corsa in questa folle e meravigliosa vita.

venerdì 29 aprile 2016

Mamme e donne: com'erano belle

E' tardi, sono un pò stanca, ma voglio scrivere ugualmente due righe.
Oggi eravamo in Corte Dalì delle mamme (belle), delle bambine (bellissime), sole, arietta, primavera e tanta serenità. Uno scorcio di comunità, un agglomerato umano, un insieme di anime eravamo, vicine e lontane, simili e diverse. Ho sentito come una magia nello stare lì insieme a condividere pensieri sulla scelta e sull'esserci come genitori. Siamo tutte donne che ci siamo poste una domanda, un pensiero su come allevare i nostri figli, su come scegliere l'agenzia educativa che, insieme a noi, accompagnerà i nostri figli per tanti e fondamentali anni.
Siamo tutte mamme che abbiamo scelto un percorso di studi Waldorf, a partire dalla materna.
Abbiamo parlato di intenzionalità educativa e importanza dei processi, ci siamo confrontate sulle nostre aspettative, sui nostri limiti e sulle paure di mamme... mamme consapevoli che questo è un mondo difficile dove far crescere un bimbo. Noi chiacchieravamo e le bimbe, tranquille, hanno giocato con le piante e i sassi, i dondoli e i nastri, i telai e le amichette. Un magico momento di arte sociale e comunione femminile.
Grazie care amiche di essere state con me in questo istante dove ci siamo riconosciute compagne in un viaggio bello ma assai tortuoso, perchè scegliere un percorso fuori dalla norma implica una fatica, doversi sempre rinnovare e rimescolare, camminare insieme, sia con chi ci somiglia, sia con chi è profondamente diverso da noi. 
E quelle bimbe, oggi, nel sole, nel vento, nel gioco, nell'amore... com'erano belle!

domenica 24 aprile 2016

A proposito di biografia

Ci siamo quasi, a fine mese, si terrà il consueto seminario di biografia tenuto da Anna Mattei, pedagogista ed antroposofa, esperta in astrosofia.
Sono ormai alcuni anni che, un paio di volte l’anno, facciamo con lei degli approfondimenti tematici sulla biografia individuale e ogni volta è una ventata di energia e nutrimento interiore.
Lavorare sulla biografia (non solo la propria ma anche sui meccanismi archetipici che la governano), porta significato e valore agli eventi della nostra vita, favorendo una comprensione più ampia e un’accettazione del proprio destino o karma che dir si voglia.
Nella parola accettazione non bisogna sentire il sapore amaro che potrebbe essere associato all’idea di rassegnazione, bensì è da intendersi come un processo che porta alla gioia, alla contentezza, alla consapevolezza che quel che ci accade è frutto di una grande saggezza, che ogni evento è sensato e significativo e va collocato in un disegno più ampio che offre valore a ogni istante del nostro esistere.
In altre parole lavorare sulla biografia ed utilizzare questi saperi nella quotidianità aiuta ad orientare le proprie forze del cuore, favorisce l’assunzione di responsabilità del proprio sentire e la presa in carico dello scenario emotivo che costruiamo intorno a noi.
Spiego meglio cosa voglio dire. 
Gli eventi della mia vita non posso programmarli, se accade ad un certo momento di vivere un grosso lutto personale, che qualcuno vicino a noi, ad esempio, muore repentinamente, non è nel mio potere modificare questo evento, neanche prevenirlo.
Quello che invece è nel mio potere è di cercare e trovare le ripercussioni (buone o cattive che siano) di questo particolare fatto nell’insieme della mia vita. Posso onorare il mio dolore e la mia perdita approfondendo le risonanze che porta e porterà nella mia storia, riconoscendolo come un fatto di vita che mi riguarda, come qualcosa che “costruisce”, insieme a tutti gli altri avvenimenti della mia vita, la mia biografia.
Lo dico sempre, il dolore e la sofferenza che portano con sé fatti gravi nella vita non c’è bisogno di coltivarli, vengono da sé e, molto spesso, la sofferenza invade completamente il nostro esistere. 
Soffermarsi invece a riflettere sui lati “positivi” (e ce ne sono sempre), su quali doni identitari potrò contare dopo questa intensa esperienza è uno sforzo che non arriva naturale, bisogna coltivarlo. 
La ricerca di questi doni è in buona sostanza il mio libero arbitrio. 
È questo che posso scegliere davvero, come sentirmi, cosa provare, come integrare nella mia vita le risonanze dei fatti (posso farmi deprimere totalmente o cercare di “cambiare direzione” e trovare la forza di liberarmi di tutto quello che non mi piace della mia vita, posso ricostruirmi sempre come persona “nuova”).

Sembra un lavoro difficile (e in alcuni momenti lo è), però diventa un’abitudine, una sensazione, un modo d’essere, dopo qualche tempo che si comincia a ragionare sugli archetipi di vita, sulle risonanze con le altre persone, sulla sincronicità e, soprattutto, sull’amore e la fratellanza, rendendoci conto che siamo tutti collegati  tra noi e alla terra, dopo un po’ diventa spontaneo, naturale e la qualità della vita (o meglio del mio sentire) cambia in meglio.

Il primo approccio alla sostenibilità, ai diritti umani, al rispetto degli animali e la natura, dovrebbe nascere dal riconoscersi facenti parte di un tutto, di un disegno (bellissimo) dove ogni uomo dovrà aspettare ogni altro uomo, dove la mia felicità dipende dalla felicità dell’altro, dove la completezza evolutiva passa dall’evoluzione di tutti quanti.

Sono parole grandi, importanti e, in qualche modo difficili, però si riconosce velocemente quando, passato “il mezzo del cammin di nostra vita”, arriva la necessità di voltarsi indietro e fare un bilancio, guardare alla nostra storia cercando di trovarvi un disegno, un significato, una rappresentazione.
Studiare la biografia offre dei codici di accesso per comprendere e intuire questo disegno.
Ovviamente non bisognerebbe infilarsi in schemi rigidi e poco flessibili, bisognerebbe  sempre ricordarsi che la nostra biografia è un organismo vivente e come tale ha bisogno di cure, nutrimento e, soprattutto, di cambiamento. Quello che è vero oggi per me, potrebbe non esserlo domani. Per fugare il pericolo di essere banderuole al vento senza contatto con la realtà o senza responsabilità sulle proprie azioni, è necessario comprendere (cioè prendere con sé) ogni momento di vita e dargli valore, ogni incontro, ogni situazione, ogni variazione, ogni anelito, ogni desiderio, ogni sconfitta, ogni gioia, ogni dolore, ogni istante è un rispecchiamento, un rilucere della nostra appartenenza divina, al nostro essere un pezzo della terra e del cielo.

Ci sono diversi modi di occuparsi di biografia.
Organizzare e partecipare a cenacoli culturali, attraverso il seminario di cui parlavo, o gruppi di studio periodici o confronti con altre persone sono ottimi metodi per esercitare quel lato intuitivo della comprensione e della visione d’insieme di sè (nello spazio e nel tempo).
Altri modi interessanti ce ne sono, come studiare le biografie di personaggi conosciuti, riconoscere l’altro come portatore di destino come me e quindi come un altro io pensante, amante, volente.

Un altro modo consiste nell'imparare ad astenersi dal giudizio di valore (questo è bello o brutto, giusto o ingiusto, buono o cattivo): le realtà, gli eventi e le persone stesse SONO punto e basta. 

Guardarli con un certo distacco mi consente di capire che PER ME è brutto o bello, che PER ME è giusto o ingiusto, che PER ME è buono o cattivo. Certo ci sono situazioni che possono essere un po’ oggettivate, ma se vado ben a guardare ogni fatto (anche quelli di cronaca) assumono sfumature e significati diversi se contestualizzati nel mondo, nelle esperienze e nella vita di chi ha vissuto quei fatti. Inoltre dovrei comprendere e sentire che, proprio perché molto spesso, o quasi sempre, non posso conoscere effettivamente tale contesto, dovrei sempre esimermi da emettere giudizi, e lasciare a chi conosce i dettagli e il contesto l’ardua sentenza di riconoscere (vagamente) la natura di un gesto altrui.

Tra una settimana alla Corte Dalì avremo questa bella immersione di arte sociale e studio biografico... non vedo l'ora cara Anna, donna del sentire, anima generosa.

lunedì 18 aprile 2016

Percorsi del sentire? bazar... amici.. referendum... comunità educante


Un'altro bazar è andato. 
Ieri ancora una volta...(è il mio quattordicesimo bazar), la nostra scuola ha aperto le porte all'arte sociale, alla volontà, al sentire, all'esserci insieme. 
E come sempre è stata una magia, i genitori (i miei compagni di avventura e progetto) si sono prodigati con forza, amore e gioia per rendere il nostro sogno un'immagine vivente.

Abbiamo cominciato venerdì: mamme abbracciate a fasci verdi di edera e rami sono arrivate di buon mattino, armate di aghi, fiocchi, forbici e colla a caldo per preparare le decorazioni da appendere in giro. 
Sono giunti sacchetti e sacchettini pieni di premi offerti per la lotteria e prodotti artigianali. 
Lesti e silenziosi (perchè intanto le lezioni continuano) si è cominciato a fare spazio, imboscare libri, suppellettili e oggetti di uso comune; si sono tirate fuori solite cose indispensabili come la pesca miracolosa, il buffet per la caffetteria e intanto delle mamme allestivano il teatrino. 
Non appena i bimbi hanno salutato i loro maestri e hanno lasciato la scuola, come piccole formichine, ci siamo messi all'opera: sposta banchi, panchette, seggiolini, tavoli, armadi, vasi, giochi, scaffali... e via via via. 
Ogni aula, ogni stanza, ogni angolo si è trasformato per accogliere le bancarelle del bazar, i nostri spettacoli, la lotteria, il buffet del pranzo, i laboratori e tutto quanto è stato preparato nelle scorse settimane. Operosi e sorridenti abbiamo lavorato alacremente e già venerdì sera era quasi tutto pronto. Sabato mattina ci sono stati gli ultimi ritocchi e ha cominciato i lavori il gruppo cucina. Hanno impastato, mondato, tagliuzzato, allestito, mescolato, condito, girato, confezionato, cucinato, infornato, tutto quello che si poteva prima dell'indomani, giorno del Bazar.
Sono stata felice di essere lì con loro, visionando in giro gli ultimi dettagli, si sentivano profumi e risate vagheggiare nell'aria della scuola. Amiche di sempre, nuove simpatie, solita bellezza viveva in quella cucina piena di gioia. E insieme a loro, ad alcune mamme presenti per il teatrino e a chi doveva pulire e rassettare, ci siamo sedute intorno ad un tavolino improvvisato ed è stato un momento di convivio così caldo e nutriente che è paragonabile a pochi altri a cui ho partecipato. Radunate intorno a questo tavolino (mangiando un delizioso riso con sapori speziati e conosciuti) ci siamo sentite facenti parte di qualcosa di bello, di una comunità educante, educante di noi stessi, dei nostri figli, di una società affaticata e un pò inaridita. Noi eravamo lì nella fratellanza, nella comunanza, nell'anelito condiviso e sempre mi sento così fortunata, mi affiora un grande senso di gratitudine di poter accedere a progetti di così ampio respiro, di atti dedicati all'arte sociale, allo sviluppo di comunità.

E ieri finalmente il bazar ha aperto i battenti e tutti insieme abbiamo ricreato il sogno: sorridenti, amici, nel calore, nella gioia, nel rispetto, nell'aiuto, nella collaborazione, nella fatica, nelle risate, nel gioco, nella musica, nelle fiabe, nei sorrisi dei bambini, nelle sorprese, nell'aroma di caffè, nelle deliziose pietanze, nei libri speciali, nei colori, nel legno, nel pane, nei dolci, nei mattoni, nella pioggia, nei fiori, nel pianoforte, nei maestri, nella stanchezza, nella presenza siamo stati insieme e abbiamo portato a termine un altro meraviglioso bazar, abbiamo raccolto fondi, ci siamo stretti forte forte in questa comunità... e anche se il mondo vacilla, anche se abbiamo perso anche la capacità di votare e capire (quorum del referendum non raggiunto), anche se non cogliamo che ci giochiamo la liberà... io so che ieri ho contribuito, insieme agli altri genitori, a immaginare un mondo futuro possibile, un luogo sensato dove vivere per i nostri figli e ... loro potranno esserne fautori.


Nonostante ieri sono stata anche aggredita da un vicino camurrioso, (gli usciva la giugulare negli improperi che ci urlava perchè qualcuno aveva parcheggiato in un punto che, secondo lui, gli apparteneva per vicinanza e passaggio), armato di coltello da cucina voleva tagliare le gomme a tutti e me lo metteva sotto il muso gridandomi quanto facevamo schifo, beh nonostante questo, ho visto i papà che arrivavano a protezione (mia e della nostra scuola), calmi e sensati, amici e fidati. Ho potuto ancor di più riconoscermi in una comunità che cerca altro, che cerca attraverso l'amore, la condivisione, la volontà e la fiducia di costruire un mondo che quel buzzurro non può neanche immaginarsi (povero lui... in che baratro di nulla vive e quanto gli diamo fastidio noi che invece crediamo a qualcosa). Abbiamo continuato con gioia, ammansito il vicino, siamo ritornati nell'atmosfera di insieme, dell'esserci, del sentire.
A sera, finito il bazar, ci siamo rimboccati le maniche e anche se esausti e  provati eravamo sereni e abbiamo ripulito, riarredato  e sistemato la scuola per i nostri piccoli, perchè loro potessero oggi ritrovare tutto in ordine.
 Grazie a tutti amici, grazie ad ognuno che ha dato tutto quello che poteva, che ha sempre sorriso, che ha giocato, che ha lavorato, che ha sognato, insieme, un mondo possibile dove i nostri bimbi potranno esercitare la libertà.(anche per i vicini camurriosi)


mercoledì 16 marzo 2016

Maledetta psicosomatica

Ci risiamo, è bastato un attimo di distrazione, un momento di abbassamento energetico e TRAC la faringite o tracheite o sinusite, o quello che diavolo è, mi ha colpito come un pugno sulla testa. 
Devo ammettere che sicuramente anche questa gelida, nevosa, ululante Primavera (sì perchè nel parcheggio sotto casa il vento ulula come tra i ghiacci della germanica Foresta Nera) ha contribuito con forza. Come so perfettamente, ci sono sempre delle cause meccaniche perchè i fatti avvengano (e in questo caso è questo gelo primaverile), ma il fatto è un altro: in questi giorni  relazionalmente mi sono incrociata con "dei" miei soliti intoppi personali, nelle mie ferite ancestrali, nel mio bisogno di conferme e nel contempo nella disconferma di me. 
Non è proprio così, semplicemente accade che le persone SONO quello che SONO... ma è come vivo io le vicende che fa la differenza! E saperlo non aiuta! Per niente! A volte un po' di seccatura, un bell'assestato (o più d'uno) vaffa... possono risistemare rosponi di traverso meglio di tante menate personali. Purtroppo (o meno male) quando cerchi di essere onesto con te stesso e SAI che gli altri non c'entrano nulla, che sei tu che hai dei vissuti piuttosto che altri, che quella data vicenda ti suscita quell'emozione a te... ma non è una realtà oggettiva (soprattutto dell'altro con cui ti relazioni)... beh quando davvero vivi così... con chi te la prendi? Chi mandi a quel paese? Io personalmente comincio ad arrovellarmi, a torcermi (metaforicamente) su me stessa, a rigirarmi il sentire tra le mani, nei capelli, nelle viscere, nelle pietanze, nei tragitti in macchina, nelle attività, nelle sincronicità, nei dialoghi, nella doccia... mi intesso di quella sensazione e me la rimugino e rimastico e riingoio (come una mucca) fino a quando non riesco in qualche modo a metabolizzarla davvero!
Alcuni rospi sono più indigesti di altri (e ad ognuno il suo). Quando queste indigeste sensazioni relazionali mi invadono succede che mi ammalo! E qui vorrebbe tanto scattare il vaffa... Ho sentito arrivare quella sensazione sgradevole in fondo alla gola... ho cercato di ignorarla, di dormire un pò di più, ma stasera sono mezza afona, ammaccata e più afflitta che mai! Va bene! Va bene mi conosco... prima accetto la situazione prima uscirò da questa situazione! Per quanto conosca tutti questi meccanismi, per quanto io possa lavorare su di me e le mie zone erronee, nei momenti di debolezza mi colpisco alla gola! 
E' una vecchia storia, praticamente mia coetanea: sono stata una bambina con tonsilliti impegnative che mi hanno portato ad una bella asportazione delle tonsille (lasciando quindi una voragine nelle difese), sono stata operata di polipi alle corde vocali e periodicamente, prima bronchiti, poi laringiti, poi sinusiti, poi faringiti, nel corso degli anni mi sono potuta riconoscere questo "punto debole"... oppure possiamo dire semplicemente che questo è il mio ingresso del sentire, è come un campanello d'allarme che mi dice sempre... eccoti, sei lì, dove ti duole, sei nella tua parte fragile, dove ti senti smarrita e sola, irrazionale e desiderosa di sicurezza! 
AH! 
Non mi è mai piaciuto sentirmi così, sono una persona resistente, forte, determinata, ce la faccio sempre, anche quando vado avanti sui gomiti, sono ottimista, sono pronta a cercare e trovare soluzioni... O forse è come mi vedono gli altri? O forse è come vorrei essere? O forse è come mi mostro? O forse... e credo sia l'ipotesi più vera, ci sono zone dell'anima dove cado rovinosamente, dove mi sbuccio, dove prendo una musata forte e vorrei solo ascoltare musica struggente in macchina e piangere infinitamente viaggiando senza meta! Non lo faccio più, da quando sono mamma, da quando ho sempre fretta di tornare dalle mie piccoline non appena finisco le mie attività, dove non c'è tempo per godersi pienamente le proprie tristezze o malinconie. E allora puntuale la psicosomatica fa capolino e mi ammalo! Vaffan.......maledetto Murphy... ma so anche che quando son qui vuol dire che il rospo è in fase di metabolizzazione... passerà, un pò di pazienza!



martedì 2 febbraio 2016

Affrontare il divoratore...

Sono certa che tutti sanno di cosa sto parlando, ognuno ha il suo, uno o più di uno... il divoratore, quella parte di noi che è capace di ingurgitare e maciullare ogni cosa: o tonnellate di cibo, o decine e decine di sigarette, o infinite ore di schermo (televisivo o  pc), o relazioni consolidate, persone amate, buoni propositi, autoderminazioni, amici, minuti, ore, settimane, mesi... anni di vita. 
Il divoratore è quella parte di noi che si intromette nella nostra vita e ci mette a tacere, ci ruba la scena e fa scempio della nostra vita. 
Ci addormenta, direi quasi che ci narcotizza e abusa della nostra debolezza, dei nostri punti deboli per fare polpette di quello a cui aneliamo, della strada che davvero vorremmo percorrere nella nostra vita... e quel che è peggio è che siamo sempre noi che, deboli ed indifesi,  non sappiamo fronteggiarlo e lo lasciamo fare. 
Non vi è mai capitato di litigare con la vostra persona amata e dire parole taglienti come coltelli, sapendo di ferire, domandandovi, proprio mentre che lo fate, perchè, perchè diciamo quelle cose, che non le pensiamo davvero... perchè?
Non vi capita mai di rinunciare a una bella giornata di sole, nascondendovi dietro alla stanchezza, per poi non fare proprio nulla e bollirvi in qualche insulso intrattenimento che vi svuota, non vi nutre, semplicemente vi lascia galleggiare?
Non vi è mai capitato di proporvi mille obiettivi, semplici o difficili, e di non realizzarne neanche uno? di cincischiarvi nel nulla e semplicemente rimandare? Con chissà quale scusa... 
E ancora non vi è mai capitato di ripetervi silenziosamente, tra voi e voi, mille parole di scoraggiamento? ripetendovi che non ce la farete mai, che tanto è tutto inutile, che è troppo dura, troppo difficile e che in fin dei conti voi siete fatti così?
Ecco in tutte queste occasioni il divoratore è lì con voi, si nutre dell'indolenza, del senso di sconfitta, della frustrazione... sempre più grosso e pasciuto, sorridente e sarcastico, sapendo di essere un parassita, di vivere della vostra forza e della vostra volontà.
Ecco, c'è un momento della vita che il divoratore va affrontato.
Non c'è un momento giusto, ognuno ha il suo. 
Quando diventa intollerabile pensare che la vita scorra senza che voi riusciate ad intervenire davvero o realizzare i vostri sogni. 
Quando sentite di non riuscire a vivere la comunione con gli altri umani. 
Quando non riconoscete più la bellezza della terra e della natura. 
Quando divorate i vostri figli, giovani virgulti, e senza accorgervi li schiacciate sotto il peso della vostra inettitudine. 
Quando gli anni passano e non ve li ricordate. 
Quando non avete progetti che vi accendano di passione. 
Quando vi svegliate già stanchi e schifati dal lavoro, dal compagno, da voi stessi. 
Quando sentite che la vita ha un altro significato... 
ecco, basta uno solo di questi pensieri per decidere di affrontare il divoratore e lasciarlo morire di fame... perchè è tanto difficile? Perchè ci costa un esercizio faticosissimo di volontà e dobbiamo esercitarlo quotidianamente. 
Perchè siamo esseri liberi e potenzialmente possiamo fare, avere, essere quello che vogliamo... ma dobbiamo sceglierlo! 
Il male è un'omissione di bene... null'altro! 
Ma non è mai tardi... ogni istante è buono, ogni vita è ben spesa se con un passo di danza, una piroetta, una fugace pennellata o un soffio di vento cambiamo le carte in tavola: scacco matto al divoratore e lui, in una piccola contorsione (sì perchè è piccola alla fine) scompare denutrito... è alla portata di tutti... un soffio per affrontare il nostro divoratore e conquistare la libertà di....!

venerdì 25 luglio 2014

Guacamole


Devo ammettere, mio malgrado, che in questa estate fresca, bruna e piovosa si incontrano degli spettacoli meravigliosi, cieli inaspettati e variegati, con profondi e intensi toni di indaco e violetto... segno di una nuova era... 

il contrasto tra questa volta celeste burrascosa e la lussureggiante vegetazione crea una danza di linfa e di vento, di lampi e fronde. 
Il verde ci inonda in tutte le sue sfumature e gradazioni, l'umidità ci accompagna e sembra di essere sospesi... 
Sì certo come tutti sono un pò delusa e come in attesa dell'atteso caldo, dei cieli grandi, della luce scintillante, dello sciogliersi nell'espansione stagionale... certo tutto ciò manca, ma non si può dire che è una brutta estate, è singolare, interessante, speciale. 
Questa pioggia quotidiana, questo incalzare dei boschi e dei prati, questi cirri imperiosi, un estate che rimane impressa, che racconta di una riflessività persino nel momento di maggiore apertura all'esterno.

In tutto questo scenario vivo un periodo ancora intenso di attività varia e ripetuto incontro. 
Sicuramente i ritmi sono un pochino più lenti e questo mi permette di godermi un pò di più i percorsi e i processi.

Questa è l'estate dell'incontro, dell'arte sociale, dell'esserci insieme, dell'affettività, delle progettualità, dei sodalizi, delle promesse, dello sperimentarsi, del concentrarsi, dell'esserci: 
pronti ad un grande salto nel prossimo autunno... 
pronti a giocarsi un "fare cultura" insieme a persone affini e quindi partecipare come è possibile all'anelito rivoluzionario di vivere in una società dove è prioritario il sentire, il condividere e la relazione con l'altro da me. 
Una società che ha come missione la cura e la devozione per l'infanzia, che cerca la magia del contatto, della fratellanza reciproca attraverso una sensata solidarietà prima fra tutti alla vita stessa.

E questo significante è dato dall'incontrasi di persone e dall'instaurarsi di progetti condivisi e in questi giorni mi accorgo di imparare sempre di più a riconoscere le piccole sfumature di persone già conosciute ma nel convivio e nella compartecipazione penso alle risate, al giocare, al raccogliersi, scambiarsi, sorridersi, di mangiare guacamole ridendo felicemente...
Sentire con estrema sicurezza di essere reciprocamente accolti, voluti, scelti e quindi "amabilmente tollerati" ognuno per le proprie inevitabili ruvidezze. Persone che ho imparato a conoscere e amare.

E poi tante persone nuove, nuove relazioni, nuovi incontri e prospettive e progettando ingordamente tra "bambini in festa" e "Festival della creatività" e seminario di biografia... mi accorgo che l'autunno mi aspetta gioioso e ricco.... e mi lecco le dita... che gioia...
Mi sento infinitamente viva