...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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domenica 26 aprile 2020

Il disagio di oggi


Frastornata.


Questo domani che non viene mai. 
Difficile rinunciare ad uno sguardo prospettico, grata di vivere un presente felice, ma inebetita di fronte alla resa al qui e ora (hic et nunc).

Così frastornata che non ho niente da dire davvero, se non vecchie considerazioni impolverate del disagio di ieri, che non è quello di oggi, non so se si sommano (il disagio di ieri con quello di oggi), a volte sì, a volte si alternano, a volte…

Sconvolgente ed eccitante contemporaneamente costruire pensieri sistemici  basati sull’oggi, minuto per minuto. 

Non è mica una novità, almeno non dovrebbe… 
Nell’agire educativo sarebbe utile continuamente aggiornare il sistema di processi messi in campo per favorire l’apprendimento di una competenza, e non di un sapere. 
La competenza sta nel fare, il sapere sta nel possedere informazioni, lo scopo finale di un percorso educativo dovrebbe  essere di aver accompagnato un individuo a conoscersi consapevolmente quindi capace di intervento sul mondo con un pensiero che abbraccia gli insiemi, che non separa, ma che unisce.

Quindi sarebbe auspicabile un passaggio significativo nell’esperire, solo a posteriori  il passaggio nei saperi, nelle informazioni, favorendo la capacità del pensiero critico, rielaborando il tutto in una sintesi interiore (quindi appresa).

Ma come dicevo questi sono i disagi che i bambini incontravano ieri, qualora tempi e modi dell’apprendimento non fossero stati adattivi  al metodo di insegnamento proposto, si innescavano matriosche di lacune e svantaggi sul poter accedere alla conoscenza (di sé e del mondo).

Oggi il disagio è tutto nuovo, perché globale.  

E scoperchia un problema più antropologico che prettamente pedagogico, o meglio si intessono l’una disciplina con l’altra. 
Perché se nella storia antropologica dell’uomo avviene, è avvenuto, sta avvenendo un cambiamento, la Pedagogia ha l’investitura ad aggiornare immediatamente i propri punti di vista (sguardo e osservazione), di abbandonare all’istante i “vecchi” strumenti e abbozzarne immediatamente di nuovi, monitorandoli, aggiustandoli… perché la pedagogia è al servizio del sistema sociale: si apprende nella propria comunità d’appartenenza, nell'insieme di regole e valori che la caratterizzano. 
Oggi questa comunità da cui apprendere è globale.

Urca.
Mica una cosuccia da niente… questo è il disagio di oggi.

Primo passaggio: mettere in situazione (favorire l’incontro tra bambini, Subito, anche in numeri contingentati) e osservare cosa succede, come si adattano i bambini alla nuova situazione, dialogo con loro e cerco di scoprire quali sono stati gli apprendimenti esperienziali di questo stato d’emergenza globale.
Dopo che li ho guardati, ascoltati, sentiti, lasciati e ritrovati, dopo comincio a domandarmi di cosa hanno bisogno questi bambini che ho di fronte, come posso favorire al meglio la loro crescita, in questo momento.

Insomma una comunità educativa in quanto educante di per sé, dove è messo in primo piano il risultato qualitativo piuttosto che quantitativo, dove la scuola è luogo di confronto dei saperi ma anche luogo di socializzazione dove apprendere le competenze interpersonali.
 È giunto il momento che nel luogo preposto alla pedagogia (le scuole di ogni ordine e grado)  si apra un nuovo modo di elaborare processi di apprendimento perchè subordinati alla finalità, come prima e unica istanza possibile, 
di favorire IL CRESCERE 
come?  gioiosamente, rassicurando e proteggendo, valorizzando e accompagnando l’essere umano che ci è stato affidato come educatori.

Questo è il cambiamento che vorrei nel nostro sistema educativo

sabato 25 aprile 2020

Nessuna Distanza Sociale chiamiamola Cura Sociale


Continua a frullarmi nel cervello e mi indispettisco: distanza sociale.

Nefanda definizione di uno stato di salvaguardia biologica, ma l’integrità psicologica non è contemplata?
Sì perché solitamente il distanziamento sociale (coatto) avviene quando si è pericolosi per sé e per gli altri: a seconda della tipologia di comportamento disadattivo, l’intervento di distanziamento sociale è sanitario (gli psichiatrici) o penale (prigione, quindi punitivo).

Queste due sfumature del distanziamento sociale sono ataviche e questa è la ragione per la quale ci sentiamo un po’ in castigo, come se avessimo combinato qualcosa, come se ci fosse qualcosa che non va in noi, come se fosse responsabilità nostra…
Sottilmente e anche esplicitamente questo è il messaggio che è stato inviato massivamente.

Criminale, infame, irresponsabile perché vai a correre da solo e nella natura. Perché?

Non è il fatto in sé, si può resistere e rinunciare quasi a tutto…
Quello che sento è che non ci sia un’azione di corresponsabilità e fiducia, il governo si comporta come “il buon padre di famiglia” che con atteggiamento severo ci impone regole che non siamo ancora pronti a capire.
È un’arma a doppio taglio, anche perché comunque vada il “buon padre” se la cava dignitosamente, se i contagi aumentano è colpa degli sciagurati che non sanno stare fermi… e se va bene è grazie alle severe indicazioni paterne. 

Ma noi? 

Siamo abbastanza desti da non cadere nel tranello di guardare con sospetto il vicino, di creare distanze abissali nelle relazioni, nelle interazioni, nel palpitare della vita sociale.
Perché posso chiedere a un bambino di giocare: salutiamoci con i gomiti, inventiamo un ballo di incontro(ben distanziati), un richiamo tra amici con la voce, studiamo come è bello stare insieme, ad ogni costo…. lavorando la terra, giocando con lo sguardo, imparando a stare su di sè e nel contempo con l'altro.

Le indicazioni per programmare l'attività scolastica che parlino di questo: della cura delle relazioni, non di nozionismo, di ricerca di domande, non di risposte preconfezionate, di "fare sensato" non di astrazione concettuale. 

Non posso chiedere ad un bambino di aver paura del compagno, come possibile contaminatore... Commetto un delitto nei confronti dell’umanità e bisogna avere il coraggio di assumersi il rischio e giocare, con cautela giocare.
Nessuna distanza sociale – chiamiamola in un altro modo : 
chiamiamola cura sociale… 
per favore…

martedì 8 maggio 2018

Programmazioni intelligenti...


Sono una pedagogista e conosco abbastanza bene le tappe di sviluppo dei bambini. 
Certo quando si tratta di maternità e sfera personale, le cose non sono poi così automatiche.

Questo vale in generale sugli innumerevoli (quanto inevitabili ed ineluttabili) errori genitoriali commessi nel corso degli anni, errori che per altro sono necessari alla crescita dei pargoli, proprio per meglio differenziarsi... certo, alcuni li avrei evitati..,. ma il dado è tratto.
Un'altra considerazione che non ho proprio fatto nella programmazione della crescita della famiglia, è stata quella di considerare attentamente la giusta distanza tra un figlio e l'altro. 
In verità qualche pensiero l'ho anche fatto, ad esempio avevo considerato che non era particolarmente saggio aspettare troppo, tre anni mi sembrava il giusto compromesso, la prima ancora piccolina, non troppo (certe autonomie erano state raggiunte) e mi era sembrato una riflessione sufficientemente ragionevole.
Negli anni mi sono un tantino ricreduta, perchè questa differenza di tre anni è alquanto destabilizzante.
Mi spiego meglio: ci sono delle tappe fondamentali di sviluppo dell'io nel corso di infanzia e pubertà, e altre tappe di sviluppo fisico. Questo cosa vuol dire?  Ogni tre anni ci sono dei momenti di "crisi" nei quali gli amati pargoli fanno vedere i famosi "sorci verdi" ai genitori. 
In questi loro passaggi di individuazione, identificazione, separazione etc etc mamma e papà sono i bersagli preferiti, la migliore palestra dove opporsi, dove dissacrare, dove interagire. Mi sembra anche giusto.
Il problemino che non avevo preso in considerazione che, seppur di epoche diverse, le mie piccolone, con la loro differenza di tre anni, hanno queste benedette crisi contemporaneamente! AH!
Non me ne accorgo adesso, l'ho visto nel corso di questi anni, nel passaggio dei tre, poi dei sei e dei nove etc etc... la casa messa a ferro e fuoco ogni tre anni.
Beh in questo momento le piccolone sono in una di queste impegnativissime fasi (e che fasi) la piccina compie a giorni 9 anni, siamo sul Rubicone, siamo nel momento di passaggio, nel momento del dolore e dell'abbandono dell'infanzia... nel momento delle coccole e delle paure... nel momento in cui si smette di credere ai folletti, dove bisogna mantenere la fede anche attraverso l'amore e il pensiero... non solo perchè lo dicono mamma e papà...AH! che passaggio quello dei 9 anni, un attraversamento senza ritorno, una mamma (io) che non ha più bimbi piccini... ma sono passata in una fase di pre adolescenza, di confronti e scontri (bello ne ho voglia... anche se mi mancheranno le guance paffutelle sulle mie, gli abbracci stretti stretti, la mia bellezza nei loro occhi, il sentirsi tutti in un posto... mi mancherà).... 
Nel frattempo la grandona sta arrivando sui 12 anni e siamo nella TEMPESTA degli ormoni! AH!
Momenti di curiosità, voglia di autonomia, indolenza, voglia di cambiare, voglia di crescere indugiando nel gioco, opposizione, affermazione di sè, foruncoli, germogli... che meraviglia... lotte e battibecchi, scoperte e nuovi orizzonti... 
Come passa velocemente il tempo, mi sento struggere il cuore nell'amore, nella curiosità di vederle domani, nel rimpianto di ieri, nel godermele oggi.... 
E nel contempo una fatica incredibile... perchè ci sono anch'io con i miei 48 anni, con una femminilità sempre più adulta (o matura).... e ce la mia mamma di 83 anni chestenta negli ultimi passi...
Beh tutto insieme è davvero impegnativo: tutti gli stadi biografici in una volta mi mettono davvero in difficoltà. Certamente mi fanno sentire più viva che mai, certo sono ancora i migliori anni della nostra vita, certo sono orgogliosa e fiera di vedere le mie fantastiche ragazze crescere, certo certo... ma che fatica!
Che avventura meravigliosa la vita... 
a volte, però, una piccola programmazione per sfalzare le crisi dell'io? 
Ci penserò nella prossima vita... intanto mi godo questa
Felicemente

mercoledì 4 aprile 2018

Siamo interi, siamo umani...

Nelle diverse vicissitudini di questi ultimi giorni, che hanno visto mia madre protagonista di una staffetta (tra vita e morte) in diversi reparti ospedalieri, oltre alle implicazioni emotive (non da poco aggiungerei), mi sono trovata (mio malgrado) ad osservare molto da vicino la realtà odierna della medicina.

Mi sono ritrovata a rincorrere un pensiero a cui tengo molto: negli ultimi lunghi periodi ho speso molti pensieri e parole in merito alla frammentazione dell'infanzia e delle agenzie educative (intenzionali o meno che siano); in verità ho scoperto, amaramente, in questi giorni che la frammentazione è diffusa come un virus, in ogni ambito della nostra vita.
Ah! Non è bello ciò, riconoscere che l'umano è fatto a pezzi, in virtù di cosa poi, è qualcosa che mi addolora molto.
L'età vetusta della mia mamma ha fatto sì che, man mano che si prodigavano per curare un suo malanno (per la precisione abbiamo iniziato con degli abbastanza banali calcoli) hanno mandato in tilt alcuni dei suoi sistemi vitali, per farla breve: intervenendo sull'apparato digerente, il sistema del ricambio è impazzito, il disequilibrio dei liquidi ha messo in difficoltà la respirazione e per finire il cuore ha cominciato a dare i numeri. 
Certo, il senso comune dirà, una vegliarda di 82 anni è ovvio che incorra in tali rischi...
Non è proprio così in verità: il problema è che siamo in un'era di così alta specializzazione che nessun medico riesce ad immaginare delle diagnosi, attuare delle cure e pensare la persona un domani.
Mi sono accorta (sulla pelle della Mami) che è proprio vero: i dottori ci trattano come degli enormi organi da organizzare. Non delle persone, non delle storie, non un'unità di sistemi, ma un grosso organo (a seconda del reparto dipende o un fegato o un cuore o uno stomaco o un rene). 
Di fronte alle mie richieste insistenti, dove chiedevo ai medici di proiettarsi qualche giorno in avanti, ognuno di loro rimandava all'altro specialista: che le posso dire io sono un gastroenterologo non posso dirle della situazione cardiaca, e l'altro... che le posso dire della pancreatite, io sono un cardiologo.
AH! E chi mai dovrebbe dirmi qualcosa su quella donna che si chiama Emanuela, che ha una lunga storia e una dignità tutta intera?
A chi mi devo rivolgere per confrontarci su cosa è meglio fare nel breve termine e a lunga scadenza? Pensando a questa donna provata, affamata, debilitata, spaventata.... a chi devo rivolgermi? 
E non voglio fare un post di lamentela sulla medicina o sull'ospedale di turno, non è questo il punto.
In verità le persone, i medici, gli infermieri, gli operatori, si sono prodigati (quasi tutti) in ogni modo, quella che manca davvero è una visione di Uomo tutto intero, fatto di corpo fisico e di psiche! Non voglio nemmeno scomodare concetti (che poi concetti non sono) come anima o spirito. Pur rimanendo nel mondo concreto di corpo e psiche siamo fatti a pezzi.
Così come a scuola, anche nella medicina, esistono i protocolli, gli standard, dentro i quali le Persone si devono scorticare, comprimere, adattare pur di riuscire a farseli andare bene, questi protocolli.
Ci hanno imbrogliato con l'accezione negativa alla parola DISCRIMINAZIONE perchè non siamo tutti uguali: ognuno di noi ha un bisogno, un tempo e un modo di porsi nel mondo e io credo fortemente che ogni operatore (sanitario, educativo, umano) dovrebbe discriminare il proprio comportamento in base al soggetto che si trova davanti, non secondo uno standard.
Non sono qui a puntare il dito su nessuno, tutt'altro, vedo la grande fatica di infermieri, maestri, dottori, educatori, genitori... da dove nasce tutta questa fatica?
Dalla spersonalizzazione, dalla disumanizzazione, dalla frammentazione, dall'incapacità di DISCRIMINARE il giusto dallo sbagliato, il bello dal brutto, l'azione dal risultato.
Non ho soluzioni in mano (anche qui come per l'educazione), non sono medico e non sono neanche sufficientemente saggia... quello che sento però è che le persone hanno voglia di compromettersi un pò di più, dottori che si commuovono, infermieri che fanno più di quanto richiesto, insegnanti che si mettono in rete, educatori che si inventano nuovi stratagemmi ogni giorno... 
Questa frammentazione deve almeno essere vista, almeno riconosciuta nella sua pericolosità... 
Il rischio più grande è quello di sembrare una persona che naviga contro il progresso (e questo non c'entra nulla), in verità il progresso dovrebbe essere al nostro servizio e non viceversa, perchè quello che accade è proprio questo: il progresso, la capacità di sezionare, di misurare, di valutare, sempre più approfonditamente e precisamente ci hanno fatto perdere ciò che più di divino abbiamo: l'interezza ... fisica, emotiva, psichica, animica, spirituale............volevo dirlo!

domenica 18 marzo 2018

Invito alla De-Frammentazione

In tutti questi giorni, nelle vicissitudini personali, nel mio lavoro, nella formazione personale, ho avuto modo di sperimentare la frammentazione dell'individualità. Siamo sempre più alla ricerca di soluzioni su misura, eppure perdiamo il senso del nostro essere interi. In ogni ambito in cui rivolgiamo l'attenzione ci si accorge di come si è sempre più precisi nel misurare quantitativamente la realtà, le performance, le verifiche (e persino le valutazioni) di ogni sistema a cui apparteniamo: sistema famiglia, sistema scuola, sistema professione, sistema della città, piccole e grandi aggregazioni sociali. 
Quello che scarseggia tristemente è un approccio sistemico che "raccolga" i frammenti di esperienza, di vissuti, di quotidiano, di routine, di interazione e ne faccia una valutazione qualitativa prima di voler apporre un qualsivoglia modifica a quello che è.(progetto educativo, apprendimenti, cambiamenti positivi)
Andando più nello specifico mi interessa in questo momento porre l'accento sulla pedagogia o, ancor meglio, l'educazione (non dei bambini) ma delle persone che abitano e vivono in questo mondo (oggi come infanti, bambini, ragazzini) e domani gli adulti pensanti e operanti nelle nostre città.
Cercando di guardare, con un pò di immaginazione pedagogica, un pò più avanti nel tempo, che tipo di scenario pensiamo di scorgere?
Io quello che vedo, nella mia piccola e grande esperienza, è che l'infanzia è stata sempre più degradata e mortificata che si è tolto ai giovani virgulti la possibilità di godere della noia, luogo privilegiato per la nascita di un pensiero creativo che sappia accedere e attuare il problem solving di fronte a una necessità o a un quesito.
I bambini sono letteralmente spezzettati in una miriade di attività (sport, laboratori creativi, musica, pomeriggi scolastici, compiti, lingua straniera). Cominciano presto al mattino e galoppano sfrenati nella loro frastagliata giornata, fino al crepusccolo, dove si mangia e, si spera, si va a dormire. 
Dove sono i momenti di rilassamento, i momenti di silenzio interiori dediti ad un'attività ludica di concentrazione, i momenti di noia dove pensare ed escogitare, i momenti di solitudine che spingono verso le interazioni sociali, i momenti di malinconia dove sentire "la mancanza" e imparare,così, a tollerarla la frustrazione, i momenti di silenzio dove imparare l'Ascolto. Dove è finito il bambino intero? 
Quello che accade anche (ed è un rinforzo ulteriore di questo delirio) è che i bambini e i ragazzi accedono sempre più precocemente e assiduamente ad internet e tutto quello che ciò comporta (social net-work, giochini, messaggeria varia, video e foto diffuse indiscriminatamente).
Si potrebbero aprire infiniti capitoli, e vorrei aprirli piano piano con passo pachidermico, lento ma deciso e inesorabile, vorrei promuovere un gruppo di studio locale, qui a Varese, la mia città, sulla pedagogia, sull'educazione, sulla De-Frammentazione dell'infanzia: 

l'officina pedagogica.
Il prossimo incontro dell'officina pedagogica 
sarà domenica 25 marzo 2018 dalle 10.30 alle 12.30.

Con Daniela Merlino (pedagogista clinico) e con chi vorrà esserci 
Presso l'Associazione Culturale Corte Dalì segui il link 

Vorrei fondare un gruppo di ricercatori di un pensiero educativo forte che cerca di immaginarsi i bambini e i ragazzi come persone che hanno e avranno un progetto di vita e mirando ed ammirando questo "progetto di vita" ipotizzare strategie, interventi, soluzioni e nuovi quesiti.
Un gruppo che si pone delle domande, che cerca esperti e collaboratori per provare a dare qualche risposta, che condivide pensieri, dubbi e riflessioni, che immagina nuovi scenari e nuove possibilità operative.
Un gruppo che pensa a percorsi di crescita pensando ai bambini.
Un gruppo di educatori che amano esserlo: insegnanti, pedagogisti, educatori, professionisti e terapeuti, genitori, nonni, un gruppo di persone che pensano ai bambini prima che agli interventi.
Spero di trovare compagni d'avventura in questo viaggio di De-frammentazione educativa.



giovedì 30 novembre 2017

Stampelle e falchi


Ci risiamo. 
Sono avvezza alle stampelle, agli appoggi precari, al dolore camminando.
Ci risiamo, ho preso una sonora distorsione al piede sinistro.
AH!
Quante volte, troppe volte, ho stretto forte i denti, ho faticato a deambulare, mi sono sentita intrappolata rispetto alla mia volontà di azione.
Questa volta è diverso però. 
Sono un pochino più calma. Non smanio, mi sono velocemente rassegnata a muovermi lentamente, molto lentamente, alla prigionia casalinga, alle fitte che mi arrivano al cervello quando, inavvertitamente, appoggio un pò troppo il piede.
Ci risiamo a combattere contro la mia grande energia che sembra debba esplodere dentro le mura di casa, che sembra non finire mai, che sembra farmi sempre ruzzolare sul pavimento.
E sia.. sono fatta così... sono più serena delle altre volte e infatti la risoluzione avviene più velocemente. 
Nessuna frattura questa volta, solo una distorsione, sta guarendo in fretta.
E qui... non posso fare a meno di soffermarmi qualche rigo sulle strabilianti (e non in senso positivo) vicissitudini che hanno accompagnato questo sfortunato evento.
Dopo la storta ho aspettato un pochino, per capire se con ghiaccio e arnica passasse... mmmm il bozzo grande come un'albicocca sul mio piede mi inquietava, mi immaginavo già con qualche frattura che si scomponeva per la mia avventatezza e per la mia mania di stare lontana dai medici.
Va bene mi sono predisposta ad andare nei gironi dell'inferno del pronto soccorso: ho preso il mio lavoro  a maglia, ho predisposto la cena per le bimbe, il reperimento delle stampelle e i  trasporti di tutti ... e via... 
è cominciata l'interminabile e insana trafila.
Tutto come previsto: tre ore e mezza di attesa prima di essere chiamati, (nel frattempo ho quasi finito il poncho che sto facendo a maglia e ho fatto amicizia con un certo numero di variegate persone, una ragazza marocchina con il velo che aveva fatto un incidente in macchina, un'albanese dolorante, penso per una colica, una vecchina che attendeva immota la figlia che faceva un controllo).
Secondo girone, nuova lunghissima attesa, questa volta meno interessante, in mezzo ai letti di poveri anziani debosciati, riversi, lamentosi, denudati dei loro vestiti, della loro dignità, del loro diritto a essere scomposti, indignata per la presenza di una bimbotta di due anni con il gomito fratturato che aspettava da più tempo di me con la sua mamma, disgustata da una badante rumena tanghera che inveiva contro l'inefficienza del sistema italiano, verso il povero vecchietto da lei seguito che fremeva nel letto, sbraitava, urlava, faceva rumori molesti.
Terzo girone il medico che  guarda con compatimento e mezzo disgusto il mio piede gonfio come una zampogna e nero come una prugna, l'infermiera mi fa un sorriso gentile e comprensivo, il medico non mi guarda neanche in faccia, non tocca neanche il mio piede...
Quarto girone, attesa (breve questa volta) per fare la radiografia... ritorno all'attesa del secondo girone... insieme all'orribile badante (meno male che la bambina è stata chiamata in qualche altro girone... forse potrà andare a casa).
Nuova lunga attesa... sento chiamare il mio nome... due volte in modo spazientito... arrivo maledetti (penso tra me, non vedi che faccio fatica a camminare?).
Il dottore stolido mi guarda attraverso le lenti e mi dice con un mezzo sorriso: "non è rotto... sorpresa vero? anch'io, non ci avrei scommesso, ho guardato bene, eppure la frattura non c'è." (sembra deluso)
Poi si rivolge all'infermiere e gli ordina di mettermi la stecca, il ragazzo a mezza voce dice: "non ce n'è più"... il dottorino senza fare una piega gli risponde: "mettile quello che c'è" 
AH!
Il ragazzo visibilmente imbarazzato mi sorride e mi mette la leggera bendina che sa essere insufficiente, così imbarazzato che dimentica anche di mettermi una qualsiasi pomata... e nessuno (oltre ai raggi x) ha visitato il mio piede...
Il dottorino veloce e solerte mi prescrive SETTE dannati giorni di malattia e, solo per questa volta veloce come un furetto, li invia alla previdenza...
Nooooo dico... e lui con un sorriso antipatico mi dice: "troppo tardi"... perchè mi odi maledetto? solo perchè ti ho detto che non volevo l'antidolorifico e che preferivo i fiori di Bach? Solo per questo mi tratti così?
Non dico nulla, zoppicando con la mia scarpa in mano me ne vado... mi ha redarguito più volte di non caricare il peso...anche mentre uscivo... e bravo cosa faccio volo?
Meno male che, essendo esperta come dicevo, ho contattato mia sorella che era già fuori ad aspettarmi con le stampelle... sono tornata a casa mestissima.
Perchè mi sono tanto arrabbiata? Perchè non volevo rimanere in casa prigioniera agli arresti domiciliari con la maledetta malattia, avrei preso un giorno di ferie l'indomani e poi (non facendo ne il giardiniere, ne il muratore e neanche il maratoneta) stando seduta e tranquilla sarei ritornata al lavoro e avrei continuato a fare il resto della mia vita... 
Oltretutto il piede sta guarendo velocemente e questa prigionia è ancora più fastidiosa.
E qui comincia la seconda epopea: ho provato a farmi togliere i giorni... come aveva predetto il dottorino infame, che mi aveva detto che non ce l'avrei fatta, ho parlato con l'ufficio personale, con il mio medico di base, con l'INPS, con chiunque volesse ascoltarmi... niente, nessuno si assume la responsabilità di togliermi questi giorni di malattia... unica soluzione farmi un altro girone infernale al pronto soccorso.
AH! e magari allungare la coda a qualche altra bambina di due anni con il braccio rotto?
Mi sembra una commedia pirandelliana... chiedo di farmi tornare al lavoro, nessuno me lo consente, però se esco di casa mi decurtano lo stipendio perchè sono la "furbetta del cartellino" che finge ...
Qualcosa non va... decisamente c'è qualcosa che non funziona nel nostro sistema di vita... e penso alle persone che muoiono di fame, alle guerre, al dolore vero, ai problemi veri... e mi sembra che noi anneghiamo in una burocrazia che alimenta se stessa senza pensiero per l'umano che ci sta dietro... il nostro fantomatico occidente ... così decadente, così misero.....
E poi mi domando... perchè non dovrei mai uscire... se qualcuno mi accompagnasse su una bella panchina davanti al lago... penso che farebbe benissimo a me e al mio piede, senza che la mia storta sia necessariamente falsa... insomma è un serpente malefico che si autodivora questo mondo di regole, di caselle, protocolli, di mangia uomini, di sfiducia reciproca...
Ma io sento che la mia vita è diversa, che nonostante tutto ce la faccio... e mi viene in mente che quando ho preso la storta su un filo della luce sopra di me ho nettamente visto un grosso rapace, penso fosse un falco... calmo immoto... l'ho visto solo io...era lì per me: animale totem delle persone pionieristiche, con grandi ideali, grandi progetti, grande immaginazione.... ed ora non mi resta che coniugare insieme storta e falco per intraprendere con sempre maggiore sicurezza e determinazione il mio sentiero, cosa vorrà dire?Qualche traccia ce l'ho, sto cambiando molto in questo periodo, sto dando forma ai miei sogni, ai miei desideri, sto lasciando vecchie zone erronee, sto guardando più in alto all'orizzonte... e certo le vertigini possono far cadere... ma è stata una lievissima caduta.... mi sento più ardimentosa di prima... e forse qualcosa in più la so... che SI' mi interessa cambiare qualcosa in questo sistema perverso... e il mio più grande talento è la parola... cosa conosco più di ogni altra cosa? pedagogia e biografia... ecco SI' questa è la mia via.
Elogio della lentezza... grazie amico falco!

mercoledì 6 settembre 2017

Intrecci


Settembre, il mese dell'accelerazione.

Chi lavora nella scuola lo sa meglio degli altri, arriva un momento che tutto accade, che si prepara, si allestisce e si progetta. Riunioni, spostamenti, pensieri, incontri: un intreccio di persone, umanità, individualità, professionalità.
Come di consueto, anche quest'anno, ci sono state le riunioni d'èquipe di inizio anno con gli educatori... come posso chiamarli? Sono tanti anni che "camminiamo" insieme... non possiamo dire di essere amici (con alcuni sì ovviamente), ma in generale no... eppure sento di volergli bene... e so per certo che me ne vogliono.
Non siamo colleghi (ovviamente lo siamo perchè lavoriamo per lo stesso datore di lavoro) ma abbiamo mansioni tanto diverse... eppure ci capiamo... eppure "mastichiamo" lo stesso linguaggio.
Non siamo neanche conoscenti... attraverso i laboratori, il lavoro di gruppo e le numerose èquipe, abbiamo condiviso talmente tanti istanti e sentimenti e sensazioni e lacrime e gioie che in qualche modo remoto siamo intimi... ci conosciamo parecchio...

Cosa siamo allora?
Un intreccio di volontà. di condivisione, di intenzione, di anime...
un intreccio di storie
un intreccio di momenti
un intreccio di pensieri
un intreccio di sguardi
un intreccio di mani
un intreccio di vissuti
un intreccio di comprensione

Un intreccio di eroi... perchè lavorare nel campo dell'educazione è un lavoro epico, perchè non sai mai se tornerai vittorioso, se tornerai cambiato, se sarai all'altezza delle infinite aspettative...
Il lavoro educativo è un lavoro del cuore... è un intreccio sapiente di arte, capacità, calore, magnanimità...

Sono onorata, amiche, colleghe e intime conoscenti, di essere intrecciata con voi.
Grazie
Daniela

martedì 29 agosto 2017

Pornografia mediatica



In questi giorni meditavo sul fatto che scrivo poco, anzi pochissimo e non solo in questo blog.
In genere ho scantonato per quasi tutta l'estate questa attività che mi diverte, che mi appaga, che mi riflette.
Cosa è successo?
Trovo difficile trovare argomenti di cui parlare, ecco qual è il problema.
Non perchè si sia inaridita l'immaginazione o, la così detta, vena artistica, piuttosto è la realtà in cui viviamo che mi ha ammutolito.
Lo scenario è abbastanza terrificante.
Casi terribili di violenze, stupri, massacri e terrorismo ci sono sempre stati, eppure oggi sta accadendo qualcosa di osceno: 
la possibilità di esprimere pareri (più o meno sensati o almeno di buon gusto) da parte di chiunque, ha portato la diffusione di una pornografia mediatica raccapricciante più dei fatti stessi di cui  parla.
La cronaca ci presenta scenari che poco lasciano alla fantasia di ognuno di noi, anzi la dovizia di particolari macabri e violenti ci inonda con poca possibilità di difesa. 
Poi la Babele dei commenti, degli opinionisti, dei blogger, dei politici, dei contro politici, dei razzisti, dei pacifisti, degli immorali, degli ignoranti, di chi subisce l'orrore di questa bagarre e non si rende conto di restituire lo stesso orrore, pennellando scenette di orrori e sevizie per gli aguzzini...
AH!
La paura dilaga e tutti si guardano in cagnesco, nei circoli, nelle sale d'attesa, nelle feste e nei raduni, ci si guarda con sospetto, già cominciano le prime leggi di sicurezza che in buona sostanza restringono solo la libertà di chi psicopatico o terrorista non è.
E brava Daniela, quindi, ti ergi e giudichi? Non sei anche tu un blogger?
Appunto!
Ecco il blocco dello scrittore!

Di cosa si può parlare, quindi, della materia che meglio conosco e amo? La pedagogia...
E cosa potrei mai dire? Che vedo sempre più diagnosi di disabilità sulla mia scrivania, vedo che i bambini stanno sempre peggio, che ci sono sempre più disturbi dell'apprendimento, del comportamento, dell'attaccamento, delle emozioni, dell'attenzione, dello sviluppo...
Tutti cercano metodi e soluzioni, più o meno efficaci, consigli in pillole, orientamenti...
Ammirevoli, per carità, anch'io sono fra questi... 
Appunto!
Ecco il blocco dello scrittore!
Ma c'è una domanda che mi tormenta infinitamente... ma possibile che non ci poniamo dei seri Perchè? 
Perchè i bambini non riescono più ad apprendere, stare fermi, ascoltare, reggere la frustrazione, socializzare serenamente e arrampicarsi sugli alberi? O saltare la corda o ritagliare o contare o cantare o ridere o persino giocare?
Forse perchè i nostri cartoni animati consumistici che durano 5 minuti, ripetuti a Loop, in puntate senza continuità e senza una vera storia e senza un vero significato, forse non favoriscono le su citate competenze?
Forse la nostra tranquillità al ristorante, al supermercato, a casa nostra, dagli amici e in fila, (offerta da smartphone a Ipad) è più importante delle future sinapsi dei nostri figli?
Forse le innumerevoli, quanto astratte, informazioni sui più remoti animali del pianeta, sulle piante esotiche, sull'universo, il big bang e la velocità della luce, non sono abbastanza digeribili per i bambini che, forse, non hanno mai neanche visto un pollo vivo e vegeto in un cortile? o  non hanno mai accudito seriamente una pianta di rosmarino o guardato l'orsa maggiore nel cielo (qualcosa di più concreto da fare con in genitori, piuttosto che sapere in teoria?)
Forse perchè l'anticipazione dell'ingresso nella scuola è sempre più di moda? Senza domandarci se fa bene al bambino? Certo sa ancora molto imitare a 5 o 6 anni il bambino... ma sa scarsamente o nulla rappresentare... ma a noi cosa interessa? Che il bambino imiti come una scimmia o che comprenda e si affacci con curiosità agli apprendimenti, potendosene fare un'immagine propria e rielaborarla?
Ma anche in materia di pedagogia si dipanano teorie, esperti, psicologi...
a proposito di psicologi: mi domando perchè gli psicologi si occupino di pedagogia... visto che inorridiscono quando i pedagogisti parlano di psicologia... non si rendono conto che le matriosche sono state invertite? non capiscono che è la psicologia che è contenuta nella pedagogia e non viceversa?
Che lo psicologo si occupi dei problemi degli adulti (laddove siano consapevoli dei loro problemi) di bambini e di accompagnamento se ne devono occupare i pedagogisti attraverso il lavoro maieutico e l'attenzione ai processi di crescita, individualissimi e mai omologabili o dissertabili....
E anche la pedagogia è caduta nella pornografia mediatica: tutti hanno un buon consiglio da dare per risolvere problemi, per indirizzare servizi educativi e immaginare progetti per l'Infanzia...
Ma io non mi sognerei mai di fare una cosa del genere nella costruzione di un edificio... sono consapevole di non avere la preparazione tecnica per progettare un grattacielo sicuro e stabile.
Perchè invece tutti pensano di poter fare i pedagogisti?
Come se l'educazione, la crescita e l'offerta formativa per i bambini non fossero altrettanto delicati e importanti....
Finisco nella lamentela. Non voglio!
Appunto! 
Ecco il blocco dello scrittore!

Potrei parlare della libertà? di pensiero. di parola, di cura, di ...che? 
La libertà sta morendo inghiottita e divorata da noi stessi, succubi di bisogni fittizi, prodotti dal sistema stesso: il nostro bisogno di sicurezza, di appartenenza, di status sociale, di accoglienza, di realizzazione... 
ci hanno convinto che tutto ha un prezzo... e pezzo a pezzo la libertà è scomparsa, rimane questo riflesso indegno dove ci sembra di essere protagonisti e far sentire la nostra voce... commentando sui post, nei messaggini e nelle chat... quella libertà riflessa che ci vede con lo sguardo sempre chino, sempre prono, sempre assente... 
Le catene si riconoscevano come sopruso: le catene di oggi sono invisibili, mascherate da libertà di parola...
e di fronte a tutta questa pornografia mediatica in questi mesi mi si è spento il desiderio, non solo di scrivere, persino di pensare...
Ma voglio mettercela tutta... e ricominciare ad esserci, in prima istanza per me stessa...
e questo è il mondo in cui viviamo... e tra le mille parole ce ne sono anche di argute, interessanti, significative, vere... 
non ci si può tirare indietro e lasciarsi spegnere...
ce la farò a ritrovare il mio personalissimo entusiasmo...

e così è se vi pare! Grazie!



mercoledì 31 maggio 2017

Lo zen del fagiolino





Sì, credo che la descrizione di questa giornata possa ben rappresentare il caotico periodo che sto vivendo e porsi un pò come corollario della vita di tante mamme alle prese con gli ultimi giorni di scuola.
Non capisco come possa succedere questa cosa in modo così diffuso: quando siamo alla fine (si potrebbe dire alla frutta), senza più forze ed energie, stanchi da un lungo anno scolastico, pieno di impegni, risvegli mattutini, malanni invernali, compiti da spingere sul quaderno dei figli, merende di metà mattina da organizzare per le pargole, adoperarsi per le feste di compleanno (dei propri virgulti e di quelli altrui, sì perchè anche partecipare alle feste dei compagnetti è una specie di lavoro, estenuante aggiungerei), beh insomma dopo tutto ciò nelle ultime settimane avviene un'accelerazione smisurata e si sovrappongono impegni ed incombenze di ogni genere.
Le mie amate figliole sono agitate per gli infiniti saggi (musicali, euritmia, ritmica, recite), essendo la nostra una scuola parentale, ci sono gli esami di fine anno,  e poi le gite, il reperimento di abiti di scena, le pagelle, le feste...
E, lavorando anche nell'ambiente scolastico, mostre, feste, documentazioni ed eventi da visitare, preparazione e previsione dei servizi per il prossimo anno scolastico, contemporaneamente chiusura e apertura.
Ecco sì, un periodo davvero estenuante.
Mi ritrovo a dover scegliere tra quello che "devo" fare e rinunciare un pochino a quello che mi piace... (Corte Dalì e incontri tra amici).
Ma dicevo della giornata di oggi, cominciata come di consueto con un risveglio decisamente mattiniero (6.15/30... il quarto d'ora sta al procrastinare il momento del definitivo abbandono dell'amato letto). 
Un caffè ingollato... 
ancora qualche istante di galleggiamento tra onirico e veglia... 
e poi le danze cominciano.
Come di consueto devo lottare con le piccole per tirarle (letteralmente) giù dal letto, si inizia da un dolce "buongiorno micette, è ora di alzarsi", passando da un più burbero - "forza bambine se no facciamo tardi", per concludere con il terribile anatema - " se non vi spicciate, vi mando a scuola in pigiama".
Comunque nulla funziona, le accarezzo, le tocco, faccio i "solletichini", sbraito... niente ci vogliono sempre 10 minuti abbondanti, solo per svegliarle! Poi c'è la lotta dei vestiti, questo sì, questo no, "ma dai mamma si deve fare sempre come vuoi tu, ma i miei compagni fanno così e cosà....."
La contrattazione infinita finisce sempre con un mio sclero, più o meno contenuto, mentre papà Cristian (santo) ha preparato il latte ed è già uscito con il cane.
Quando finalmente le ragazze sono sedute al tavolo (vestite), posso andare anch'io a  prepararmi.
Questo è l'inizio di una serie di incastri super programmati e condivisi con Cristian (che lui da perfetto uomo non ricorda mai, nonostante "sincronizziamo" sempre le agende), sì, perchè essendo venuti a vivere in città, abbiamo fatto la scelta (economica ed ecologica) di avere una sola vettura: quindi, a seconda degli impegni di entrata e di uscita dalle diverse attività di ognuno di noi quattro, si organizzano i trasporti della giornata (ovviamente ogni giorno è diverso... le cose semplici sono noiose... ).
Oggi siamo usciti tutti insieme, siamo andati a scuola (Cristian è un maestro della scuola delle bimbe), oggi avevo il turno cucina.
Nella scuola Waldorf i genitori, a turno, si occupano di queste faccende (mensa, giardino, pulizie, manutenzione), un vero affanno, soprattutto in questa fase dell'anno.
Ne ho approfittato, stamani, per fare due chiacchiere davanti ad un caffè con qualche mamma (attività che quest'anno riesco a fare molto sporadicamente, causa l'organizzazione dei trasporti di cui sopra).
Qualche minuto di relax e piacevolezza... e poi la corsa sfrenata... partecipare (perchè c'è una cuoca fissa, noi genitori siamo i garzoni) alla preparazione di 100 coperti non è un affare di poco conto: oggi il mio compito era di mondare e pulire  due cassette di fagiolini, lavorandone così tanti dopo un pò diventi creativo: tagli i culetti e li ripulisci in modi sempre diversi, li prendi a mazzetti, a 4, poi provi sul tagliere, senza, unendoli, separandoli... passano le mezz'ore... e tu china e pensierosa ti dedichi ai questi piccoli ortaggi verdi... e cominci ad osservarne le fattezze: i piccoli filamenti che si producono ogni tanto, le gibbosità, le dimensioni svariate, la carnosità. l'attacco gemellare al picciolo... il tempo trascorre ed è piacevole non dover pensare ai come e ai perchè, semplicemente si rimane nel fare (di corsa perchè il tempo a disposizione non è infinito)... si rimane nelle mani, nelle chiacchiere, si fa in tempo a pensare di essere nati lì, in quel momento e di non aver fatto altro nella vita che tagliare culetti ai fagiolini.
Ovviamente nel corso della lunga mattinata ho fatto altre cose (poche a dire il vero) ho sbucciato e tagliato a tocchetti mele, pulito e tagliuzzato fragole per preparare una Enorme macedonia! Basta solo questo... beh poi si passa alla parte più operativa (lava i piatti, le pentole, i bicchieri, le forchette... quante forchette).
Tutto questo per dire che la mattina è volata, le azioni fatte non sono poi così tante, ma c'è qualcosa di così pieno e soddisfacente nell'iniziare, fare e concludere un'azione con il suo risultato, tutto nell'arco di una abbondante mezza giornata.
Oggi i fagiolini mi hanno insegnato qualcosa... a stare, ad agire senza pensare, ma comunque con intenzione... è una bella massima... bisognerebbe fare tutto così, condurre la propria vita con intenzione senza pensarci su...

Dopo questa pregna e significativa mattinata (sono rimasta ad asciugare piatti fino alle 15.00 passate), mi sono letteralmente fiondata in macchina (nel frattempo Cristian aveva portato le bimbe a fine lezioni dalla nonna e a sua volta era tornato a scuola per lavorare). Sono partita in corsa per continuare il giro dei doposcuola della città, dove in questi giorni ci sono documentazioni dei percorsi fatti durante l'anno, feste, spettacoli e momenti magici di saluto.
Nel caldo torrido, ancora sudaticcia dalla mattina, (risparmio i dettagli del cambio abito, ma volevo specificare che con la cuffietta, i vestiti chiari e il grembiule da cucina mi sento sempre molto sul pezzo, anche se alquanto ridicola) sono corsa nel traffico per raggiungere le scuole in questione.

E il tour di questi giorni merita una piccola menzione, una breve ma intensa riflessione: è stato molto bello andare nelle scuole e vedere le meravigliose mostre che le educatrici hanno realizzato per la fine dell'anno.
Si ritorna sul tema di poc'anzi, sul concetto meraviglioso di intenzionalità.
In ogni scuola, con le dovute peculiarità e differenze individuali, ho trovato molta bellezza, un pensiero uniforme di un gruppo che costruisce, per il tempo extrascolastico dei bambini, un luogo estremamente significativo, pregno di valore, ritmo, specialità, amore.
In tutte le occasioni mi sono commossa, riconoscendo e vedendo la qualità professionale di queste meravigliose persone... e sento un'immensa gratitudine e un'infinita stima per il nutrimento vero ed evidente che, quotidianamente, è offerto a questi bambini.
E' una settimana che giro per le scuole quasi tutti i pomeriggi e anch'io mi sono sentita nutrita... grazie care amiche e compagne di viaggio, grazie per l'amore che traspare dai vostri lavori e dai vostri occhi (e dall'affetto evidente che questi bambini hanno per voi).

E così la giornata volge al termine? Eh no, dopo un gradito caffè freddo e chiacchiere amene tra colleghi si riparte in pista... una corsa dalla nonna a prendere le bimbe... Ah la piccolina mi accoglie zoppicante e dolente... oggi è caduta sull'asfalto ed è piena di ecchimosi (niente di grave) e un magone latente. 
Avevo lasciato la macchina davanti al portone con le quattro frecce, ma ho dovuto comunque consolare e accogliere con attenzione e affetto (anche se il fatto era accaduto ben 4 ore prima).
Rieccomi nel caldo torrido, con la macchina carica di bambine, il tettuccio aperto, la musica alta... di corsa ancora a scuola a prendere il papà... finalmente sulla via di ritorno (fermata per comprare acqua ossigenata per ripulire i  graffi pieni di asfalto) e a casa le lotte con la piccolina che non voleva togliere le medicazioni fatte dalla nonna (bende, garze, cerotti, creme magiche)... e davvero ha solo poche escoriazioni da niente (da pulire però santa pazienza)... la cena, i pigiami, i dentini (le solite lotte, le solite carezze, le solite minacce)... e finalmente tutto tace... la giornata è finita... ed io sono stremata!

In queste sere ho trovato difficile soffermarmi a pensare alle mie giornate, tutte piene e arruffate come questa, arrivo alla sera e desidero semplicemente non pensare... 
Ma oggi i culetti dei fagiolini mi hanno dato un sacco di energia... e ho trovato le forze di condividere questo pensiero importante...
la vita è fatta di piccole cose e a volte basta davvero solo guardarle... 
e i fagiolini mi hanno dato anche la forza di ribadire e riconoscere il valore della pedagogia, in ogni caso... e sono felice che tanti bambini della mia città possano vivere così tanti bei momenti di comunione, di gioia, di festa, di arte e socialità... ancora grazie...
E nonostante la fatica, nonostante le giornate siano infinite e sempre un pò troppo piene... io sono felice, felice di esserci, di correre incontro a questa intenzionalità... incrociando un pò le dita e un pò, anche, molto fiduciosa sul domani.

mercoledì 3 maggio 2017

Araba Fenice

Il mio dono (o la mia disgrazia, dipende dai punti di vista) è quello di pormi sempre la domanda del perchè le "cose" accadono.
Ricordo che sin da bambina mi facevo mille domande sul funzionamento del pensiero, delle interazioni, mi sentivo sempre un pò fuori posto (sensazione questa che non mi ha mai abbandonato), mi sentivo come un osservatore esterno, come se potessi intravedere i meccanismi che sottostanno all'illusione di Maya.
Negli anni ho imparato abbastanza a governare questo mio ramo di follia, stemperandolo con una buona dose di umorismo, meraviglia del mondo e gioia di vivere. 
Inoltre ho imparato, anche, a mollare un pò, a non approfondire, sempre, proprio tutto.
Gli studi umanistici, la pedagogia, il lavoro terapeutico su di me  e gli altri, mi hanno donato un'adorata professionalità e anche un pò di pace.
Tutto questo preambolo era necessario per introdurre quello di cui voglio parlare quest'oggi.
Sono alcune, lunghe settimane che non sono in forma, continuo ad essere in uno stato generalizzato di infiammazione: del tratto digerente, dallo stomaco sino alla parte ultima dell'intestino, herpes labiale, mal di reni, eruzioni cutanee... 
e qui, dopo una buona dose di insofferenza prima, una successiva preoccupazione con qualche tono d'ansia, ha cominciato a frullarmi in testa la mia solita e conosciuta domanda: perchè? Come mai?
So perfettamente, haimè, che per i malanni ci sono delle precise cause meccaniche, dovute all'alimentazione, allo stress, agli stili di vita... pur sapendolo, prima di intervenire drasticamente nella cura (con una buona dieta e qualche anti-infiammatorio naturale) ho la necessità di capire la motivazione di questo malessere.
Pensa che ti ripensa, ho analizzato i sintomi: sensazione di sforzo, di bruciore, di irritazione, insofferenza, denti stretti, calo energetico...
In quale sfera della mia vita posso calare tutti questi sentire?
E pensa che ti ripensa ancora... dove sto bruciando, dove mi sento insofferente e senza energia?
Ecco, sì ho cominciato ad intravedere delle risposte:
in questi mesi sta accadendo qualcosa di estremamente spiacevole e doloroso, vedo un paio di miei progetti di vita frantumarsi e dissolversi inesorabilmente, come il nulla della storia infinita faceva con il mondo.
Lo sgretolamento di quanto ho amato, il disfarsi di quanto ho costruito, il corrompersi di quanto ho nutrito e voluto, letteralmente, mi fa ardere e bruciare nell'io più profondo.
E' già da qualche tempo che ho dismesso l'attenzione e, persino, l'affettività, da questi progetti, eppure brucio.
Brucio perchè ho amato, 
brucio perchè vorrei proteggere,
brucio perchè non mi appartiene più,
brucio perchè vedo dove ho fallito,
brucio perchè accadono cose che avevo previsto,
brucio perchè accadono cose che non avevo previsto,
brucio perchè sono un'appartenente e non so lasciare,
brucio perchè non voglio morire, un pochino, dentro, ogni volta che qualcosa, un amore, un anelito muoiono.
Sono esagerata, sempre e comunque, la faccio lunga 
perchè il cambiamento che vedo nel lavoro non è rivolto alla qualità e all'infanzia, 
ma ai fumi privi di arrosto,
perchè "fare un passo indietro" nella scuola delle mie figlie, per lasciare spazio al nuovo che arrivava,
ha avuto l'effetto di un'esclusione, di un ostracismo che solo un traditore si merita,
perchè anni di riflessioni e intrecci sul valore dell'intenzionalità cosciente nell'educazione sono stati spazzati via dagli orgogli neofiti che distruggono il precedente senza discriminazione di sorta,
perchè sento sempre più spesso dire che la pedagogia Waldorf "non è per tutti", ma solo per chi riesce ad allinearsi ad un pensiero,
perchè la pedagogia è vera solo se è vivente, contestualmente mutevole e flessibile, invece trovo dogmi, schemi, etichette, irriverenze... 
Una crisi profonda da pedagogista, in diversi settori della pedagogia e brucio... 
ma so anche di essere in grado di risorgere dalle ceneri... 
sono pronta! 

giovedì 6 aprile 2017

Perchè sono diventata una pedagogista?

Inenarrabile la concentrazione dei pensieri su di sè... ma in questi giorni lo studio, di me, del mondo del funzionale, delle strutture, delle sostanze ma anche delle forme... mi ha richiamato al mio percorso, alla mia biografia, alla mia professione (o talento?)
Mi sono avvicinata al mondo dell'infanzia non in modo convinto e deciso, non era la mia ambizione di bambina e ragazza. In verità anelavo a diventare una scrittrice, una cantastorie.
La vita, le peripezie, le vicissitudini e le condizioni karmiche mi hanno indirizzato vagamente ma decisamente.
Tutto è cominciato con un lavoro da baby sitter mentre facevo le superiori.
Era un lavoro intenso e continuativo: tutti i pomeriggi mi occupavo di una bimba di 3 anni e di suo fratello di 7. Preparavo loro la cena, gli facevo il bagno, li aiutavo nei compiti, trascorrevamo insieme il tempo dopo la scuola. E' stata una situazione strana, un pò come essere mamma a 18 anni, ma l'effetto su di me è stato diverso, mi ha incuriosito e indirizzato verso degli studi rivolti all'infanzia.
Ho scelto la via della Pedagogia un pò per caso ed ho trovato un terreno del possibile, una passione infinita per lo studio dei processi che attraversano ogni cosa: non solo per i bambini, non solo per la scuola, non solo per insegnanti. La pedagogia studia come è costruito il mondo, la pedagogia ragiona sulle relazioni, sulla sociologia, sull'antropologia, sull'efficacia, sui risultati attesi, sulla verifica e sulla valutazione, dei microsistemi e dei macrosistemi e sulle loro connessioni.
E' come se la pedagogia fosse la "prassi" di tutto questo e ne regolasse il funzionamento.
Ho studiato, ho lavorato con i bambini, ho incontrato persone, ho lavorato con educatori, ho approfondito, sono diventata mamma, ho patito e capito attraverso le mie figlie, ho sradicato gli idealismi e ho compreso (preso dentro di me) un linguaggio della pedagogia
Il linguaggio dello "Sguardo" pedagogico alla vita, 
al chiedersi il perchè:
delle azioni,
del mio sentire,
del sentire dell'altro,
degli incontri,
degli scontri,
dei ritardi,
dei momenti,
delle attese,
delle solitudini,
delle connessioni,
delle evidenze.
Questo "Sguardo" che rintraccia i fili d'Arianna che significano le esperienze e la vita stessa.
Diventa un'abitudine "ascoltare", onorare, accogliere la vita, sentire che mentre che passa fa rumore o suona... e  come ogni strumento ha un suo particolare ed unico timbro, così come per ogni essere umano, anche le biografie di ogni singolo essere umano, hanno un particolare e distintivo timbro.
La Pedagogia è sempre maieutica, quando è vera, favorisce le integrazioni dei diversi sè per portare alla propria speciale ed universale unicità.
Ringrazio quei due bimbi che ho accudito a 18 anni, ricordo i loro sorrisi, i nostri momenti, la loro casa, il loro tempo, il mio tempo, il nostro tempo.
Grazie