...curioso nel mondo!!!


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I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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mercoledì 27 luglio 2016

Burger di quinoa e verdure


In questi giorni di vacanza (delle bambine) il fattore alimentare diventa più complesso rispetto al resto dell'anno.  
Durante l'anno scolastico Cristian e le bimbe i pranzi li consumano sempre a scuola. 
In estate invece le derrate alimentari, la  programmazione dei pasti e la loro successiva preparazione necessitano di impegno e riflessione.
Inoltre nei periodi di caldo vengono meno tutta una serie di semplici e sane pietanze che tanto favoriscono l'organizzazione familiare (pastine, zuppe di legumi e minestre con cereali integrali).
Stasera ho aperto il cassettone delle cibarie ed ho guardato, insieme alle bimbe, con perplessità le diverse confezioni che amo comprare nei negozietti biologici/salutisti. Abbiamo elencato le possibilità: riso venere? riso basmati integrale? Cous cous? Legumi? 
Sia io che le bimbe non avevamo davvero voglia di nulla, finchè abbiamo adocchiato la quinoa (questo strano cereale non cereale), ci siamo guardate un pò svogliate, immaginandoci il solito pappone che queste "granaglie per uccellini" producono.
Intendiamoci, sono una promotrice di questo tipo di alimentazione, ma come dicevo, in estate è tutto un pò più complicato o semplice (a seconda dei punti di vista).
Insomma, insalate di riso fresche e piene di verdure, insalate in genere, pomodori e cetrioli, capresi e qualche ovetto si organizzano in fretta e rispondono alle necessità legate al caldo. Però i pasti sono tanti e anche le giornate di vacanze e alla lunga manca il cibo "cotto", manca all'umore e anche all'intestino.
Allora ci siamo attrezzate di entusiasmo e su internet abbiamo cercato ricette sfiziose con la quinoa. A giudicare dal quantitativo di preparazioni in formato polpetta, credo che molte altre persone abbiano fatto le nostre stesse riflessioni sui "papponi" non proprio appetibili in questo periodo dell'anno.
Navigando tra vari siti culinari, abbiamo trovato in che cosa cimentarci: burger di quinoa e zucchine.
E mentre ci siamo attrezzate con ingredienti e utensili, ho pensato a quanto fosse facile, in verità, organizzare pasti vegetariani (se non addirittura vegani), sani e anche gustosi.
Abbiamo fatto una cenetta deliziosa con in nostri burger appetitosi, un contorno mediterraneo con verdure stagionali che si è autocucinato nel forno (è bastato tagliuzzare una melanzana, una patata, una zucchina e un peperone, una spolverata di sale, erba cipollina, un goccio d'olio e metterle a cucinare; due o tre "rugate" nel quarto d'ora di forno e le verdure deliziose erano pronte).
La quinoa si prepara in un attimo e non è tanto importante cosa ci si mette dentro (io ho usato curry, purea di cannellini, zucchine ed erbe aromatiche), il "pappone" di cui parlavo, una volta intiepidito si presta benissimo ad essere maneggiato e si possono fare burger, polpette o tortini, da cuocere in padella o nel forno... insomma è facile e si presta all'improvvisazione, comunque è un ottimo risultato. 
Ho pensato a quanto siamo vincolati alla carne e, in genere, alle proteine animali. Sembra sempre, mangiando prevalentemente verdura, che la tavola sia sguarnita: invece tutte le volte che mi invento varianti sul tema, che imbandiamo la tavola di colori, profumi e vegetali, mi rendo conto che è il modo più giusto di alimentarsi, leggero, goloso e, appunto, sano!
Quale inganno ci ha condotto a privilegiare le proteine animali che tanto affaticano il nostro corpo? Cosa ci spinge a privilegiare un'alimentazione che si discosta dalla nostra fisiologia? Infatti noi abbiamo un intestino lungo come gli erbivori, una mascella che non è atta a "strappare e lacerare" la carne.
Cosa è successo? Siamo ancora dentro il retaggio del post guerra che vedeva nella carne il segnale di benessere? 
E al di là delle ragioni storico/antropologiche, come è possibile che una persona come me (e come me ce ne sono tante), consapevole di quale sia l'alimentazione più adatta per la salute, persin fantasiosa e creativa ai fornelli, come è possibile che ci sia sovente una ricaduta nelle proteine animali?
So perfettamente che i chicchi integrali, i semi, i legumi e le verdure sono gli alimenti che mantengono e garantiscono il miglior equilibrio del nostro corpo, il nostro tempio dell'essere, e mi impegno, formalmente, di fare uno sforzo di volontà per me, la mia famiglia e per il pianeta e di ricordarmelo il più possibile, farlo diventare, una volta per tutte, uno stile di vita e non solo un pensiero astratto o un periodo disintossicante.
I nostri burger di quinoa erano davvero deliziosi e ce li siamo sbafati contenti! 
Posso farcela...

venerdì 4 marzo 2016

Tirare fuori

Tirare fuori! Ecco questo è il pensiero di oggi! (in verita di un paio di giorni fa… quando ho scritto questo post… ma solo ora riesco a pubblicarlo… sob) Tirare fuori in mille modi, per innumerevoli ragioni, alla rinfusa. Oggi mi sono svegliata con un mal di testa particolarmente insistente e fastidioso. Semplicemente, credo, avrei dovuto dormire un po’ di più. Ma la giornata ricca e densa di impegni mi aspettava, mi sono dovuta alzare, di malavoglia, e calarmi nelle solite vicende, nonostante tutto. Il mio compagno della giornata è stato a tratti benevolo e si è affievolito, in altri momenti mi ha martellato la fronte, in altri ancora ha appesantito le palpebre come se ci fossero sopra due sacchettini di polvere di piombo, per qualche istante ha pulsato avvolgendo tutta la testa, in alcuni istanti si è anche appena appena defilato: comunque, il mio caro mal di testa, è rimasto lì con me, a ricordarmi qualcosa. Tanto per cominciare che è necessario darsi tregua per non consumare troppo il corpo e che bisogna sempre trovare dei tempi di ristoro dove rigenerarsi e poi… e poi in qualche breve momento di pausa ho provato a pensare, ascoltare, sentire che cosa, in effetti, mi voleva dire questo mal di testa.
Sono giorni molto intensi, vedo TANTISSIME persone, più del solito, e in aggiunta, posso dire, sono quasi tutte persone nuove, mai viste. Mi sto mischiando, incontrando, tastando e incrociando con numerosissimi eterici altrui, persone agitate, speranzose, spaventate, così ansiose sulla performance che non riescono, appunto, a tirare fuori quello che sanno (la maggior parte), Guardo queste ragazze (più o meno giovani) che annaspano nei loro pensieri, nei loro saperi e nelle più remote paure, per cercar di rispondere a quesiti semplici (in verità, legati al buon senso), senza soffermarsi a pensare, a dare fiducia alle proprie conoscenze, alle proprie idee, a se stessi. E tirano fuori pochissimo, per lo più agitazione.
Sempre in questi giorni mi sono dedicata con un certo impegno nella pittura, in contesti diversi, con maestri e compagni diversi e anche lì ho sentito come una fatica a tirare fuori, penso alle circonvoluzioni di colore che metto nei miei dipinti (come mi ha fatto notare la maestra d’arte Letizia) e come queste circolarità siano movimenti concentrici e contratti della mia interiorità che stento a tirar fuori, così tanto che si ripercuotono sul fisico, sulla mie forme e sul mio benessere.
Mi è venuto in mente il pensatoio di Silente, quando tirava fuori con la bacchetta magica quei rigoli di fumo che erano ricordi, più o meno antichi, che riponeva in questa larga anfora che ribolliva. Mi sembra come se la mia mente (e il mio cuore) fosse ricolma di affannosi pensieri, connessioni da inseguire, frammenti da ricollocare e significare, sincronie da cogliere, progetti da immaginare, ricordi da depositare e sequenze da rispettare… 
Tutto gira vorticosamente nella mia interiorità e credo fortissimamente che io debba tirarla fuori con ordine, coraggio e volontà. Difatti nel corso della giornata il mal di testa è diminuito notevolmente, durante i colloqui ho disegnato molto, intensamente e con grandi sfumature di forme e colori, ho scritto e rielaborato (sono anche andata in bagno)… insomma ho tirato fuori un po’ di cose e il mal di testa mi ha dato un po’ di tregua, si è attenuato il martellamento e mi sento meno attanagliata. 

È subentrata ora un’immensa stanchezza, ma sento che è iniziato un processo, un nuovo momento di consapevolezza. Non posso assimilare, assumere, trattenere e farmi carico di tutto ciò che incontro nel mondo (bello o brutto che sia), è necessario che io impari piano piano a metabolizzare e a lasciare andare, che riesca a non ingoiare ma assaporare, magari anche in modo contemplativo. Tutto questo, mi rendo conto, è molto sensato, infatti in questi giorni ho avuto anche un grande sfogo cutaneo, un eritema. 
Mi rendo conto, anche, che è il tema di questo periodo, che c’è una grande similitudine sulla digestione/assimilazione e metabolizzazione: del cibo, delle sensazioni, delle emozioni, dei pensieri, delle esperienze, delle relazioni, delle azioni… e via dicendo. Ho una vita molto ricca ed è necessario che io impari a tirare fuori, lasciare andare, sensatamente dimenticare… e forse tutto scorrerebbe più semplicemente….

 

domenica 14 febbraio 2016

SEI EURO!

E così come gennaio trascorre lento e sornione, febbraio, come di consueto vola in un soffio. Non ho fatto in tempo a gioire del cambio mese che in un battibaleno eccoci già qui a metà. 
Il carnevale è passato (meno male, è una festa che non amo molto), San Valentino è agli sgoccioli e ci siamo anche già sbubbati il Festival.
Sono giorni intensi questi (e mi domando quali non lo sono, che sia per biografia personale, eventi esterni o incontri densi, sono SEMPRE giorni intensi). 
E' un mese ormai, posso quindi parlarne con maggiore dettaglio, è un mese che ho intrapreso un regime alimentare vegano e senza glutine. 
La mia scelta non nasce per la salvaguardia degli animali, o perchè sono celiaca o perchè è molto di moda, o perchè voglio perdere peso (questo però è un effetto secondario che apprezzo moltissimo).
E' una questione di salute e consapevolezza.
Si sente molto parlare del fatto che attraverso l'alimentazione si possono curare molti mali (e in verità anch'io ne parlo molto). Insomma l'industria alimentare ha costruito intorno a noi una trappola mortale ben nascosta e imbellettata di gusto, sapore e convivialità. 
E' successo qualcosa nella nostra storia dove, in occidente, ci sono i più alti numeri di obesi e nel contempo di problemi di denutrimento. Mancanza di sali minerali, vitamine e sostanze fondamentali, (ossigeno nel sangue ad esempio!!!!). Sempre di più ci nutriamo di cibo industrializzato, morto, privo di sostanze nutritive vive, demineralizzato, deprivato, predigerito, colorato, pompato e chi più ne ha più ne metta.
Quindi la mia scelta nasce da un desiderio semplice: per prima cosa è necessario disintossicarsi, fare ordine, mettere a posto, semplificare. 
E così in questo ultimo mese ho mangiato semplicemente: riso integrale, polenta, legumi, verdure, frutta secca e semi vari.
Inizialmente è stato semplice, provenendo dalle vacanze natalizie, era gradevole alleggerirsi un pochino e ricominciare a respirare normalmente. Pian piano ho apprezzato la lucidità mentale dovuta alla mancanza del corrotto glutine ed ho apprezzato i primi risultati sulla bilancia. 
Dopo un pò però ho cominciato ad avere fame. Mi sono resa conto che quella sensazione (sgradevole in verità) di pancia piena, senza pane, pasta e lievito, non arriva mai. 
Ho riflettuto a lungo e mi sono resa conto che, nonostante i miei 46 anni suonati, traduco i miei bisogni e i miei desideri come la mia piccolina che di anni ne ha 6. Infatti la mia piccoletta, quando vede qualcosa che le fa gola, dice di avere fame. Ecco! Questa semplice parolina bistrattata... fame? No non è fame, le dico... eppure anch'io riconosco la voglia di mangiare come fame, anch'io riconosco il desiderio di golosità come fame, anch'io ho bisogno di sentire la pancia piena per sentirmi sazia. 
Questo è il passaggio più difficile da superare... ma c'è stato qualcosa che mi ha aiutato non poco. 
Ero in un bar, desideravo qualcosa di croccante da mettere sotto i denti, perchè senza glutine quasi nulla è croccante, quando in un espositore ho visto dei crackers senza glutine e senza proteine animali. Avevano una bella confezione gialla e una faccia invitante. Mi sono avvicinata pensando - ma sì, dai, prendiamo sti crackers - ho guardato il prezzo e non potevo crederci, ho guardato meglio, no ho visto bene: 6 Euro! 
Sei euro? Come sei euro... sei euro? Sei euro? Sei euro! SEI EURO!
Ovviamente non li ho presi, ed ho raccontato a molti di questa mia mistica esperienza. A casa la piccolona arrivati ad un certo punto mi ha chiesto, sentendomi parlare con Cristian - mamma perchè continui a dire 6 euro...-
Naturalmente non ho coinvolto più di tanto la mia piccolona, ma rimango esterrefatta, sei euro è una cifra fuori di testa per un pacchetto di crackers, lo sarebbe per una scatola intera, ma per un unico piccolo pacchetto è davvero un furto. Sono sicura che il barista abbia ricaricato sul prezzo caricandoci la mano (giusto un pò), ma al di là di questo, ho potuto vedere da vicino come funziona il mondo dell'industria alimentare, la giostra dei bisogni costruiti a tavolino, l'economia della follia, dove il rispetto e la sensatezza naufragano tristemente. Gli uomini faticano sempre più a digerire e metabolizzare le porcherie che ci vengono propinate senza ritegno, ma che problema c'è? Inventiamoci subito una nuova fetta di mercato con i prodotti fatti apposta per loro (ancor più sofisticati). E facciamoglielo pagare salatisssssssssssimo ( 6 EURO).
No, non è questa la via: è necessario lavorare sulla consapevolezza, sul senso di vuoto, ricordarci che dobbiamo nutrirci e non soddisfare il principio del piacere. Che non è necessario abbuffarsi, che si può gustare, apprezzare, stare insieme agli altri, mangiare senza necessariamente rovinarsi la salute e distruggere il pianeta. Come dicevo questo incontro con i crackers mi è stato di molto aiuto, perchè ha rinforzato la mia motivazione ad ascoltare meglio i miei bisogni e le mie voglie. E alla fin fine non ho davvero voglia di nulla in particolare. 
Una cena preparata a base di cereali integrali, verdure e legumi, condite con spezie ed erbe profumate, diventa una tavola imbandita, variegata e colorata. Certo bisogna dedicare del tempo alla preparazione, avere un pò di fantasia, documentarsi un pò... (questo sito è illuminante)  non è come preparare un cibo precotto con una girata nella padella... ci vuole, amore, fantasia, creatività, dedizione... eh beh... tutte queste energie solo per nutrirsi e nutrire i propri cari? SOLO....? Sì, credo di voler dedicare tutte queste energie al nutrimento delle mie figlie... al mio...
Credo che anche per il cibo, come per ogni altra cosa, l'integralismo sia eccessivo, ma è necessario scegliere con cura e prevalenza.


Finito il periodo di disintossicazione, ovvero almeno 42 giorni, ci penserò: reintrodurrò dei cibi per vedere gli effetti che  faranno al mio benessere, ma in linea di massima, credo che questo sarà il modo prevalente in cui mi nutrirò. E nel frattempo sono ben lieta di risparmiare qualche animale, di non concorrere alle coltivazioni di foraggio che devastano il pianeta. Ma non voglio cadere nella rete degli sciacalli del Gluten free... non penso sia necessario.
Credo che si debba imparare di nuovo a gustare pienamente la bellezza del nutrimento, del cibarsi per onorare il nostro corpo: il tempio dell'essere!