...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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mercoledì 24 marzo 2021

Elogio della scrittura

Mi sto riambientando con il pensiero scritto. O forse dovrei dire che mi sto rieducando.

Sì, perchè il linguaggio dei social, della pandemia, della velocità, dell'essere smart e moderni è un linguaggio di video e vocali, dove l'immagine o la parola orale sostituiscono la scrittura.

Non penso sia meglio o peggio, semplicemente diverso.

Quello che credo fortemente (e l'ho sperimentato sulla mia pelle) è che ci si disabitua molto velocemente alla scrittura, è lenta, ha bisogno di regole, di aggettivi, di sintassi e punteggiatura... è necessario perchè altrimenti si rischia di non essere compresi. 

Della lentezza della scrittura: prima che articolati concetti si materializzino in pensieri e frasi  ordinati ci vuole tempo, dedizione... un pò come un giardiniere... si tolgono le erbacce, si spuntano i cespugli, si usano ornamenti e si annaffia, si pota, si aspetta. Allo stesso modo il pensiero si lascia addomesticare dalla parola scritta, porta nella riflessione, ancor meglio nell'autoriflessione.

Scrivere è intimo... non tanto per la condivisione del testo finito, quello può essere divulgato anche più di quanto noi potremmo desiderare, non la scrittura è intima (può esserlo in determinate circostanze), è proprio l'atto di scrivere che è intimo: un dialogo leggero e profondo con se stessi. 

Riconnettersi.

Dedichiamo del tempo a noi stessi, abbiamo l'opportunità di "ripensarci", offriamo spazio alle argomentazioni, ai punti di vista, raccogliamo e incorniciamo... e la comunicazione è anche un'atmosfera, un insieme, un gesto intenzionale globale (di pensare, sentire e volere).

L'immagine (invece) imprime, suggestiona, scavalca la coscienza di sè... almeno nel primo impatto... certo che se poi mi do il tempo di digerire, tornando nell'autoriflessione (sarebbe fantastico per iscritto) le immagini introiettate diventano ricchezza... se invece ingoio, ingoio, ingoio... immagini su immagini, video, volti "inquadrettati", eroi da videogiochi, film impegnati, pubblicità, frasi suggestive, foto di amici... ingoio tutto ciò continuamente senza riflettere su di me ...  allora scompaio

I vocali possono avere sfumature inter relazionali più interessanti (a mio modestissimo parere), in qualche modo, dal tono della voce, dalle pause, dalle ripetizioni, dal respiro, dai rumori di sottofondo, dal volume e dall'enfasi, offriamo al nostro interlocutore un pezzettino di noi... peccato che è un contatto in difterita... quindi meno dinamico... di una conversazione (per fare un unico esempio).

Ognuno si affezioni al veicolo comunicativo che preferisce, dove si sente più vero, più al sicuro, più adeguato o più quello che crede.... 

Ma non smettete mai di scrivere, di incontrarvi intimamente, di raccontarvi lentamente...

a voi stessi e agli altri.

buona scrittura a tutti
 

lunedì 27 aprile 2020

Alla Conquista...


Mi riapproprio lentamente del mio strumento catartico.
Una cara amica in questi giorni ha illuminato un quesito che mi tormentava da un paio d’anni: 
l’inaridimento del mio desiderio di scrivere.

Mi ha ricordato del valore catartico dello scrivere… 
e lì, si è accesa una luce dove risiedeva immota la risposta.

Due anni fa, l'essere stata testimone di mia madre, molto vicina alla morte mi ha messo in un cammino interiore di crescita, un cammino non fatto di pensiero e rielaborazione di senso, ma guadagnato attraverso le membra, nel nuoto, nella meditazione, un percorso silenzioso utile a sciogliere un nodo profondo del mio essere.
Un incantesimo si è spezzato, sono guarita da un dolore dell’anima che lenivo da sempre… 
e non ho più avuto bisogno della catarsi della scrittura: per identificarmi, per individualizzarmi, per autoriflettermi, per definirmi.

Un obiettivo raggiunto, autonomia referenziale, mi riconosco da sola. Caspita, a 50 anni, meglio che mai…

Ma credo di essere in buona compagnia… 
credo che ognuno di noi senta il bisogno di essere confermato dall’altro da sé, proprio là dove duole.

Perché è di questo che si parla, ci sono svariati campi per ognuno di noi dove ci sentiamo in pieno possesso dell’autonomia referenziale, dove ci si riconoscoe competenti, capaci, adeguati, soddisfatti. 
È dove duole, dove c'è sofferenza che si stenta ad essere autonomi e si chiedono conferme, si chiede ad altri (o altro) di colmare i propri vuoti… (che  possono essere colmati solo da se stessi).

Non dico di essere risolta, ma un nodo infernale si è sciolto.

Perché ho ripreso a scrivere allora? 
I fili si sono riintessuti, sto regredendo?

No sono di fronte ad un nuovo anelito legato alla scrittura, non quello di catarsi individuale, ma come strumento per avvicinarmi ai miei simili:  scrivere (come la parola, anzi la parola ancora meglio) è un veicolo che so guidare con una certa destrezza, e non che io sia così speciale da meritare attenzione particolare, al contrario...proprio per questo posso parlare di qualcosa di interessante, perché racconto del sentire, e può risuonare in qualcuno e portare risposte, o domande, o sollievo, o stizza, o … non importa,  quello che conta è entrare in contatto… e scrivere è un modo di farlo.

Questa la mia nuova conquista: riconoscermi capace di contatto umano vero.

Perché esserne capaci e riconoscersi di esserlo sono due cose diverse… 
grazie alla saggezza della vita che mi ha portato incontro prove per comprendermi, 
grazie alla mia mamma che si è lasciata guardare in momenti disumani,
grazie a Francesca che mi ha fatto risuonare la giusta parola, quella che mancava al mosaico… 
perché mi sbloccassi e avessi di nuovo voglia di raccontarmi e giocare con le parole.

E tu? 
Qual è la tua nuova conquista? Perché ognuno di noi è un eroe alla conquista del proprio Graal…

martedì 21 aprile 2020

Fiumi di Parole

Star of bethlehem

Fiumi di parole sono stati spesi, in questo periodo sciagurato, colpiti dalla più dura delle punizioni, non tanto dal famigerato Coronavirus, bensì con l’esilio sociale, colpiti intimamente nel nostro più sottile e perenne rispecchiamento.

Perché alla fin fine il mondo sociale, fin nelle sue più raffinate sfumature casuali, ci definisce totalmente. In ogni interazione umana, dalla più piccola, come quella con il proprio panettiere, fino alle più profonde, quelle della convivenza animica,  della famiglia, in ognuna di esse noi incrociamo fugacemente un piccolo riflesso, un frammento di noi stessi, tessere uniche e perfette nel definire il nostro mosaico personale, la nostra identità.

Siamo attori protagonisti nelle nostre esistenze, ma le quinte, il contesto, i ruoli, la scenografia, la colonna sonora della nostra esistenza è costituita dall’insieme (e non dalla somma) di tutte le succitate interazioni con gli altri umani.

E gli stessi attori della nostra storia sono, a loro volta, protagonisti delle loro storie, nelle loro personali identità, come soggetto primo.

Quante combinazioni, quanti fili che si tessono, quante storie che si intrecciano a costruire una connessione pulsante come un unico organismo vivente. 

Ognuno al suo posto, un posto per tutti.

Ebbene oggi siamo soli, nulla e nessuno ci rispecchia, ognuno è fra sé e sé e ci manca la storia, l’abito da indossare: chi sono io?

Questa domanda, la Domanda… che sfuggiamo profondamente, che riempiamo di oggetti posseduti, nuovi bisogni da rincorrere, faccende da sbrigare, pre- occupazioni… ovvero occupazioni per il prima… quale prima?

Il mio tempo, il tempo dello stare con me, qui esattamente dove sono.

E non importa in quanti viviamo sotto lo stesso tetto, è l’umanità che è sola in questo momento, sola ad ascoltare se stessa e il proprio battito vitale, perché di una cosa sono certa, in questi giorni inquieti mi capita sovente di assistere a dei veri miracoli: di solidarietà, di fratellanza, di empatia.

Sento, lo vedo, lo ascolto, basta un cenno perché gli altri, che si incrociano fugacemente e a distanza,  siano propensi alla relazione, al saluto, alla carezza, alla com-prensione
.
Fiumi di parole versate dalle migliaia di occhi asciutti che scelgono la scrittura per assaporare se stessi.

E c’è sempre, sempre,  un motivo per cui essere grati.

Halleluia

martedì 28 marzo 2017

Chi scrive ancora con penna e matita?

In questi giorni sono un pochino latitante dal blog. 
All'alba dei miei 47 anni mi sono resa conto che voglio mettere a frutto un talento, quello della scrittura.
Come ogni talento che si rispetti ha necessità di essere nutrito, allenato, curato.
Anche per questo nasce il mio blog, come una finestra, una palestra, una lavagna di esercizi.
(non solo per questo anche per condividere pensieri e riflessioni).
L'altro giorno mi sono soffermata a pensare alla parola SCRIVERE.
Beh, mi sono resa conto che negli ultimi anni ho scritto pochissimo.
Dattilografare su un PC per scrivere un blog non è la stessa cosa che riempire, passando ruvidamente un lapis, pagine vuote.
I pensieri si rincorrono ad un'altra velocità (anche perchè io al computer scrivo davvero veloce), sui fogli bianchi, attraverso il contatto e l'occupazione di uno spazio vero, la scrittura prende dei connotati completamente diversi, più pieni, più veri, più intimi e onirici.
In questi giorni, quindi, ho scritto parecchio su un quadernetto  e mi sono ritrovata a non avere più tutto questo spazio tempo per scrivere anche sul blog. Cosa che mi rincresce per le altre ragioni che mi hanno spinto a realizzarlo.
Quali ragioni? Non solo narcisistiche certo (perchè bisogna esserlo un pò per costruire un blog personale).
Le ragioni sono molteplici, lascio una specie di traccia, una crescita nel tempo, un esserci con gli altri.
Condividere i miei scritti con le persone li rende certamente meno intimi e meno spregiudicati (ovvero privi di giudizio), dall'altra parte però mi mettono nella condizione di srotolare, squadernare i pensieri e il sentire, in modo che possano arrivare anche ad altre persone.
In questo modo nascono in me nuovi pensieri, nuovi punti di vista, nuovi approcci agli stessi concetti.
Insomma una palestra dove mi alleno a pensare sul pensare, a scrivere, a sentire, a comunicare....
Dovrò quindi trovare un modo di tenere insieme questi due modi di approcciare lo scrivere... conciliare tra due metodi...
e mi risuona un nuovo solleticante pensiero da pedagogista... certo certo bisogna trovare il modo di mantenere insieme e viventi due saperi importanti, due codici di scrittura: quello scritto (in modo ortodosso) per tutte le qualità anche psicomotorie che possiede e quello virtuale (che a sua volta è un codice che allena alla multifunzionalità, alla comunicazione, alla pluripresenza).
Due mondi che devono incontrarsi e convivere e forse è proprio arrivato il momento che qualcuno pensi a dei corsi, a della formazione, a delle materie di studio che insegnino a decodificare l'impatto di questi nuovi sistemi nello sviluppo della personalità di ognuno (bambini o grandi non fa differenza, in modi diversi, eppure tutti contaminati).
So che sembra complicato quello che vado dicendo, ma non posso esimermi dal pensare quanto sia importante che un bambino (e un adulto anche) si soffermino nelle volute, nei ghirigori e nella personalizzazione della grafia umana, come tutto ciò formi anche l'intelligenza, l'armonia, il senso estetico, l'organizzazione spazio/temporale etc etc. 
Insomma non rinunciamo a questa attività così umana, così ricca, così bella.
Dall'altra parte non è sensato pensare di poter rinunciare alla velocità, alle possibilità. alla contemporaneità che i sistemi informatici possono dare nel redigere qualunque tipo di documento, pensiero e identità personale.

Semplicemente bisognerebbe, con serietà e grande professionalità, trovare i tempi, i luoghi e i modi perchè queste due realtà possano coesistere nella vita di ogni individuo...
Fatevi questa domanda... ma voi scrivere ancora con matite e penne? 
Fatelo... ne trarrete un grande giovamento.
E così farò io... un po' quaderno... un pò blog... e probabilmente si contamineranno.... e ben venga infine.

venerdì 13 novembre 2015

Mi sono ricordata

Sono giorni intensi, immersa in questa inusuale estate di San Martino, calda, insistente. Pur godendomi variegati ed intensi tramonti, aspetto il cambio stagione, aspetto di avvolgermi in copertine davanti al camino, finalmente aspetto di vedere la brina ... e via dicendo. Certo il teporino è bello, il clima mite è gradevole, ma è come se mi mancasse qualcosa, un certo voltar pagina che avviene ad ogni autunno. Questo insensato riverbero estivo mi disturba e mi scopro nervosa a tergermi il sudore dalla fronte, con un sentimento misto di sorpresa e attesa.

Dicevo, in questi giorni inusitati sto vivendo un cambiamento, mi sembra di poterlo definire radicale (ma è meglio dirlo piano non vorrei si scatenassero le furie per ricordarmi di rimanere al mio posto !!!).

Nei miei mille pensieri e nelle dolci elucubrazioni, nelle affermazioni e nei propositi, nella corsa e nella faringite mi sono ricordata del mio blog.... HA!
Quanto tempo è passato? Cerco la pagina con google (con un piccolo tremore... e se non ci fosse più?)... ecco, sorrido sollevata, la guardo sorpresa e mi sembra di aprire un vecchio cassetto impolverato e mi ci specchio basita. Cerco di entrarci, non è stato facile, quale mail? quale password? ma infine eccomi qui! Eccomi a scrivere... di cosa? Di nulla, di me, del mondo, della pedagogia, della vita, delle mie figlie, dei miei progetti... scrivere scrivere scrivere... 

Esatto mi sono ricordata che mi piace da impazzire scrivere... ed è arrivato il momento di ricominciare... spero di allietare qualcuno, spero di far sorridere, di far riflettere, di portare qualche curiosità utile... sono una donna in continuo movimento, curiosa come un gatto (dicevo nella mia intestazione) e da oggi ricomincio felice a SCRIVERE!!!!