...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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lunedì 29 marzo 2021

Ci si abitua al fatto che le cose siano in un certo modo

 





"Ci si abitua al fatto che le cose siano in un certo modo." - il Racconto dell'ancella -

Il racconto dell'ancella racconta di un mondo distopico come tanti altri filoni tanto amati in questo periodo, dove i "nativi digitali" processano il mondo solo attraverso il "pollice su o il pollice verso". 
La mia predisposizione innata al futurismo (ringrazio il cielo continuamente per questo dono) mi fa pensare che questi scenari apocalittici siano un pò troppo "black" e quindi unilaterali.
Il racconto dell'ancella però ha una sfumatura in più, mi racconta nei più fini dettagli psicologici come l'umano risponde all'oppressione, alla violenza, alla coercizione, all'alienazione. 
Ha portato in me molte riflessioni antropologiche e sociologiche.
Ricordo bene una frase della protagonista: non accade improvvisamente, piccoli segni che (con il senno di poi) possono far presagire l'imminente oppressione della libertà individuale.

Ecco!
Sono in ascolto!

In ascolto di quanto accade, di come ci abituiamo a nuove regole (al di là delle regole). 
In ascolto del bisogno di appartenere ad un gruppo anche a discapito della libertà di pensare. 
In ascolto della paura che strozza e rinnega la fratellanza. 
In ascolto del "tutti contro tutti", selvaggi, arrabbiati, orfani.
In ascolto della lamentela diffusa (anche mia ovviamente) di ciò che manca.
In ascolto di ciò che c'è.
In ascolto di tutto ciò che è offerto da questo particolare periodo di isolamento sociale.
In ascolto del nuovo che si fa attendere

In ascolto per non abituarmi al fatto che le cose siano in un certo modo
In ascolto per essere pronta a difendere la libertà di sentire dell'umano.







martedì 21 aprile 2020

Fiumi di Parole

Star of bethlehem

Fiumi di parole sono stati spesi, in questo periodo sciagurato, colpiti dalla più dura delle punizioni, non tanto dal famigerato Coronavirus, bensì con l’esilio sociale, colpiti intimamente nel nostro più sottile e perenne rispecchiamento.

Perché alla fin fine il mondo sociale, fin nelle sue più raffinate sfumature casuali, ci definisce totalmente. In ogni interazione umana, dalla più piccola, come quella con il proprio panettiere, fino alle più profonde, quelle della convivenza animica,  della famiglia, in ognuna di esse noi incrociamo fugacemente un piccolo riflesso, un frammento di noi stessi, tessere uniche e perfette nel definire il nostro mosaico personale, la nostra identità.

Siamo attori protagonisti nelle nostre esistenze, ma le quinte, il contesto, i ruoli, la scenografia, la colonna sonora della nostra esistenza è costituita dall’insieme (e non dalla somma) di tutte le succitate interazioni con gli altri umani.

E gli stessi attori della nostra storia sono, a loro volta, protagonisti delle loro storie, nelle loro personali identità, come soggetto primo.

Quante combinazioni, quanti fili che si tessono, quante storie che si intrecciano a costruire una connessione pulsante come un unico organismo vivente. 

Ognuno al suo posto, un posto per tutti.

Ebbene oggi siamo soli, nulla e nessuno ci rispecchia, ognuno è fra sé e sé e ci manca la storia, l’abito da indossare: chi sono io?

Questa domanda, la Domanda… che sfuggiamo profondamente, che riempiamo di oggetti posseduti, nuovi bisogni da rincorrere, faccende da sbrigare, pre- occupazioni… ovvero occupazioni per il prima… quale prima?

Il mio tempo, il tempo dello stare con me, qui esattamente dove sono.

E non importa in quanti viviamo sotto lo stesso tetto, è l’umanità che è sola in questo momento, sola ad ascoltare se stessa e il proprio battito vitale, perché di una cosa sono certa, in questi giorni inquieti mi capita sovente di assistere a dei veri miracoli: di solidarietà, di fratellanza, di empatia.

Sento, lo vedo, lo ascolto, basta un cenno perché gli altri, che si incrociano fugacemente e a distanza,  siano propensi alla relazione, al saluto, alla carezza, alla com-prensione
.
Fiumi di parole versate dalle migliaia di occhi asciutti che scelgono la scrittura per assaporare se stessi.

E c’è sempre, sempre,  un motivo per cui essere grati.

Halleluia

mercoledì 21 dicembre 2016

Mamma, voglio farti un regalo, ma ho solo 10 anni

Solstizio d'inverno, un momento di transito, un momento di risalita.
Sono giorni di corse e commissioni, di silenzio e frastuono, di attesa e di corse forsennate.
Ci siamo l'Avvento sta giungendo al termine: le mie piccoline saltellano gaie in casa, rotolano sotto l'albero e non sanno più come poter aspettare Natale.
Sin dall'inizio, con Cristian, abbiamo deciso che il regalo magico (Gesù bambino o Babbo Natale suo aiutante) è uno solo e arriva il 25 mattina. Poi abbiamo deciso di insegnare loro la reciprocità, il senso del dono e del pensiero per chi si ama.
Quindi si impacchettano regalini, si creano biglietti e si scrutano pacchetti che arrivano sotto l'albero.
Mai come quest'anno le mie piccine si stanno godendo questa attesa e questa preparazione.
Ieri la piccolona mi ha fatto un'infinita tenerezza, mi ha chiesto dei soldini... voleva comprare dei doni per me e il suo papà, io le ho risposto che avevamo già preso dei pensierini, lei mi ha guardato sconsolata e mi ha detto: "mamma ho solo 10 anni, aiutami, voglio prenderli io..."
Oh patatina mia... il suo desiderio era tanto grande che in un mercatino delle pulci è riuscita a farsi regalare due oggetti che di nascosto, insieme alla sorella, ha impacchettato e messo sotto l'albero. Così riesce a farci la sorpresa che desiderava: o piccola mia, quanto mi insegni sempre... la forza del tuo desiderio e del tuo amore hanno reso possibile la magia... 
Grazie amore mio per quel che sei e per aver benedetto la mia vita (insieme alla tua sorellina) con la tua presenza...
E oggi sono qui che attendo di entrare nella casa nuova, siamo riusciti a fare contratti di luce e gas, ancora un pò di pazienza, quando attiveranno tutto, finalmente, potremo costruire il nostro nido, intanto la Mami ci coccola, il calore ci circonda e il Natale ci pervade... 
...e mi ritrovo inaspettatamente, in momenti impensati a sentire le lacrime riempirmi gli occhi: come se il grido di dolore dei bambini e delle anime di Aleppo mi gridassero nel petto!
 Mai come oggi le sento e mi sento impotente, incapace, privilegiata e voglio, almeno, ogni giorno ringraziare della mia vita, ringraziare loro per il sacrificio che assumono a favore dell'umanità tutta... 
coltivare la gratitudine... per me e le mie creature e per tutti loro...

martedì 1 novembre 2016

Immaginare mondi possibili... ed è una specie di magia!

 Novembre, finalmente è arrivato.
Il mio caro ottobre si è concluso con la definitiva dipartita della nostra Puzzolona, una delle due macchine.
Si è concluso ottobre con un importante e presente mal di schiena che strattonava a fitte... a momenti.
Ha coronato se stesso, ottobre, accarezzandomi nella notte dei morti e lasciandomi dolente ma più determinata che mai.

Le sensazioni che mi attraversano sono molteplici e multi contestualizzate.

Passo da una me stessa immersa nel mondo istituzionale, veloce e competente, un tantino disinteressata ma con la confermata assunzione di responsabilità, continuare a portare la mia personalità nel mondo delle procedure e delle burocrazie, ed è come immaginare un mondo possibile.

E poi passo a prendermi carico dell'associazione culturale Corte Dalì come qualcosa di vivente che necessita quindi di cura, attenzione e amore. 
E questo vuol dire occuparsi delle utenze, dei contatti, delle relazioni, dei momenti, degli spazi e dei tempi, delle pulizie, della manutenzione, degli arredi, della visibilità, della testimonianza, del raccordo tra persone, dei conti da pagare, delle scadenze e dell'immaginare mondi possibili.

Passo poi, anche, a momenti formativi dove conduco dei gruppi di diverso tipo, laboratori alla corte, èquipe di lavoro, formazione... e questa è un'altra dimensione personale davvero presente e coinvolgente. 
In questi momenti sono attraversata di presente: sono in quei momenti in cui non sento il tempo che passa, in cui ogni altro pensiero mi abbandona e sono lì! Credo che sia la cosa che faccio meglio per questa ragione. 
Credo che la mia efficacia nella conduzione dei gruppi risieda proprio nel fatto che io porto una presenza "vera", sono lì e basta. Questo penso rassicuri sull'intenzionalità della conduzione che è quella di condivisione e non di guida, e anche questo è cercare di immaginare mondi possibili.

E poi (che non è un vero poi perchè pervade il mio stesso essere) ci sono Cristian e le mie bambine che stanno per raggiungere l'isola delle ragazze, alla Marghi mancano poche bracciate, sta per raggiungere le rive sabbiose... a Mariasole tocca ancora una bella nuotata giocosa e vigorosa nell'essere bambina (grande). Cristian, il mio compagno di viaggio e di paure, di sogni e accoglienza, di fiducia e prospettive, trottiamo insieme occupandoci delle nostre cucciole, impastandoci con loro, predisponendo il loro futuro volo nel mondo... e anche questo è un po' immaginare mondi possibili...

Poi, ancora, sono presenza nel progetto della scuola steinariana di Varese: un progetto a cui dedico amore, pensiero e azioni da 8 anni, dal primo ingresso di Margherita nel giardino d'Infanzia. 
E' stato un precipizio, una passione, un rafforzo della volontà, un completamento di preparazione personale e professionale, un'occasione di incontro e nuove importati relazioni elettive, una casa per le mie bimbe e per il maestro Cristian, un luogo di mondi possibili... ed io sono un pochino distante oggi, questo non vuol dire assente, ma distante perchè ho bisogno di una pausa, perchè sono concentrata nella costruzione di altri mondi possibili dove l'arte sociale sia il condimento e il contenitore dell'incontro (non solo di mamme, non solo di bambini, non solo di pedagogia).
Distante perchè tanto mi ha dato questo progetto ed ho bisogno di digerirlo e metabolizzarlo per restituirlo al mondo in quello che so fare.
E tutto questo è stato questo lungo percorso in questo progetto di una comunità che crede che l'educazione possa essere  scelta e non imposta, che la persona esiste ed ha un suo personale cammino.
La scuola cresce e, secondo me, ha sempre più bisogno di pensiero e un sentire governato, quando la scuola era piccina il motore del possibile risiedeva nell'amore di chi ci credeva e offriva le proprie forze di volontà. Adesso siamo cresciuti e sono necessarie nuove forze, questa volta servono forze plastiche che danno forma... e credo che nei diversi ambiti della triarticolazione sociale (amministrazione, maestri e genitori), in ognuno di essi sta maturando la forma, attraverso la trasformazione. E visto che so che sono in continuo lavoro su me stessa per governare proprio queste forze plastiche di forma, è proprio per questo che sento la necessità di essere un po' distante, anche se non assente (soprattutto nelle forze del sentire). E questa scuola è la prova che si possono creare mondi possibili... che poi vanno ancora riimmaginati... secondo un pensiero di crescita continua...sia nella quantità  ma anche nella qualità dell'esserci.

E poi ci sono le relazioni, tante, tutte prioritarie: i parenti, le affinità elettive, gli amici, i colleghi, i compagni di viaggio, gli amati, i considerati e gli affini, i simpatizzanti e i conoscenti, gli interessati e i curiosi, le collaborazioni e le progettazioni, le casualità e le improvvisazioni.
Una moltitudine di persone, tutte "volte verso" e interessanti, da curare e accogliere, da farsi attraversare e da ascoltare... è la presenza "intera" con ogni loro... anche questo è un mondo possibile da immaginare!

E poi, a conclusione, tutto è armonizzato dalla frase che ha cambiato il mio modo di pensare la vita:
immaginare e magia hanno una radice in comune, una stessa provenienza... 

ovvero da quei mondi possibili... 

ed è una specie di magia...

basta mettersi in contatto



giovedì 20 ottobre 2016

Il tempo del Non sono: un sapore autunnale

Lo so, 
l'ho già detto, 
ma ogni anno ad ottobre rimango sgomenta! 
E' un mese davvero tosto. 
Non si può proprio dire che non passi, 
semplicemente è roboante...
Altaleno tra momenti super vitali e altri spazio/tempo paludosi, 
intrisi di malinconia e di energia fluttuante.

E' ineluttabilmente l'effetto dell'autunno.

Non sono solo le nebbie e il lento ritirarsi della luce, 
Non sono neanche la marcescenza  delle foglie sul terreno e le lunghe piogge bagnate,
Non sono la stanchezza delle levatacce mattutine e i panni che non si asciugano mai,
non sono i conti tutti insieme da pagare per le mille iscrizioni,
non sono l'umidità nelle ossa e i sudori pomeridiani,

non sono 

semplicemente non sono!

Tutti gli anni uguale, per me, per tanti, forse per tutti (magari diversamente percepito)

Non sono sole splendente e fronde verso il cielo come in estate 
e ancora non sono luce interiore nelle atmosfere novembrine;

non sono più danzante nelle notti stellate 
e ancora non sono terra che si sveglia ai semi,

non sono più nel vento e nel sale 
e non sono ancora nel legno e nel fuoco interiore.

Cosa sono? 

In questa stagione di passaggio, 
nella terra di non, 
nel saluto e nell'attesa, 
nel ritirarsi e nel proiettarsi.

Come un albero che splende in estate e, 
riposando nel lungo inverno, 
prepara i germogli.

L'autunno è decadenza, 
è sgretolamento, 
è sfaldamento, 
è un canto lieve di foglie leggere nell'aria e fradice sulla terra.

E non è un pensiero triste, è un passaggio da trattare con cura, perchè si può scivolare nel malessere o rappresentarsi la realtà con un filtro lacrimoso.
Non essere è un momento potente e silenzioso, una concentrazione pre azione, una vibrazione dell'anima, un'occasione di consapevolezza 
di Essere Nel Mondo Unici e Insieme.

mercoledì 19 ottobre 2016

Formazione in astrosofia: approfondimenti, archetipi e ritmi della biografia umana


Rutilante, entusiasmante, spaventevole, serrante, imponderabile, totalizzante.
Mille pensieri, mille progetti, mille idee, mille compresenze, mille incontri.
Sono giorni di grande attività, di nuovi trampolini e collaborazioni, di progetti e idee nuove.
Sono un po' attonita e diventa difficile soffermarsi nella riflessione e nella retrospettiva degli eventi.
In particolare, in questo fine settimana, alla Corte Dalì è cominciata un'importante formazione di astrosofia: approfondimenti, archetipi e ritmi della biografia umana.
Eravamo un bel gruppo nutrito, desideroso di incamminarsi in questa avventura nuova e in un certo modo conosciuto. 
E' qualche anno che organizziamo seminari due volte l'anno su questo tema, ed è arrivato il momento (il desiderio) di andare oltre.
Ma cosa vuol dire andare oltre?
Tutte le persone quando si approcciano a questi temi della biografia (giustamente), sono centrati e concentrati sulla propria, cercano di comprendere le leggi della biografia per meglio comprendere se stessi.
Non dico che sia sbagliato, ma credo che quello che sia più interessante sia cercare di capirne il senso generale, il filo conduttore, facendosi aiutare e guidare da una sempre maggiore consapevolezza dell'esistenza del karma e del valore della propria vita come luogo dell'apprendimento e della percezione (nel più ampio significato).
Studiare e approfondire le leggi che governano la biografia è un altro fatto.
E' necessario, secondo me, fare un passo indietro rispetto alla nostra personalissima storia e cominciare a cogliere, considerare e comprendere che questi studi sono un regalo per la propria comunità e la storia dell'uomo.
Parlare di karma e biografia equivale ad onorare la divinità di ogni essere umano, come facente parte di un unico organismo vivente che è l'umanità tutta.
Oggi, soffermandoci, anche poco, sui fatti di cronaca locali, nazionali o internazionali, non si può ignorare che qualcosa stia degenerando velocemente.
Se tanto ci ha favorito ed arricchito la tecnologia e la modernità, altrettanto ci sta strappando dal contatto con i nostri simili.
Un contatto che comprende (ovvero prende con sè), non possiamo pensare che le nostre azioni, i nostri pensieri, i nostri sentimenti non gravino su quanto accade. 
La terra è malconcia, depredata dalle foreste, trivellata, ricoperta di pattumiera; gli uomini, le donne e, quel che è peggio, i bambini sono mortificati, violati, interiormente derubati.
Gli animali sono diventati la massima espressione del nichilismo umano che non prova pietà per il dolore, per l'atrocità, per l'inutilità.
Perchè non è una questione di attivismo o meno, ma di indifferenza: far finta di nulla, soffermarsi su qualche articolo visto su internet qualche minuto e poi dimenticare, indignarsi pure e combattere delle lotte su qualche versante. Nessuna di queste azioni potrà mai compensare davvero quanto sta accadendo.
Credo fortemente che quello che si può fare, invece, è di svegliarci a noi stessi rispetto a questo pensiero biografico: riconoscere (conoscere di nuovo) che siamo tutti collegati (uomini, animali, terra), che siamo un'armonia celeste e ogni piccola o grande grettitudine non ha senso.
Non ha senso accumulare averi,
non ha senso disprezzare chi non vive come noi,
non ha senso mangiare cibo industrializzato e trattato e avvelenarci quotidianamente;
non ha senso timbrare ogni giorno il cartellino e svolgere un lavoro che non sia manifestazione di qualcosa di vivente come i nostri talenti o un vero dono per il mondo;
non ha senso indignarsi di fronte agli orrori di ogni genere (il maltrattamento degli animali, i femminicidi, le stragi), quando poi non sappiamo porgere la guancia al nostro collega in ufficio;
non ha senso amare svisceratamente i propri figli e poi riversare su di loro tutti i nostri irrisolti;
non ha senso...
Ecco, per me studiare le leggi della biografia umana è questo: un percorso di consapevolezza per trovare senso, un significato profondo sul nostro passaggio terrestre, personale, familiare e dell'umanità tutta.
Certo è un percorso lungo e difficile ma sono immensamente felice di averlo promosso e cominciato.
Grazie Anna Mattei che ci guidi in questa via, grazie amiche tutte che lo rendete possibile con la vostra presenza e la stessa passione condivisa, grazie Corte Dalì di ospitarci con un grande abbraccio.
Buon viaggio a tutte noi!

giovedì 29 settembre 2016

San Michele e la fortezza interiore (per nutrire quello in cui credo)


Al mattino mi sveglio un pochino tumefatta e arruffata, dormo meno profondamente del solito (il mio sonno usuale è di piombo, precipito all'istante tra le braccia di Morfeo, dormo tutta la notte filata e difficilmente ricordo qualche sogno).
In questi giorni, o meglio in queste notti, ho avuto qualche risveglio, mi è sembrato di incontrare qualche sogno sporadico ed ho una sensazione  come se fossi un pochino più vigile.
Mi alzo al mattino con un pochino di pesantezza, sento le membra ancora desiderose di riposo, ma nel contempo, invece, il pensiero parte al galoppo, tumultuoso, in mille direzioni... 
Sbrigo operazioni pratiche e semplici: preparo i vestiti delle bambine, organizzo il pranzo (perchè la mensa delle scuola è in ritardo sulla tabella di marcia e dobbiamo portare colazione al sacco), pettino le piccoline, faccio mente locale sui loro bagagli e quando le saluto dal balcone, mentre si avviano a scuola con il papà mi viene un momento di scoraggiamento.
Stamattina in particolare mi sono fermata un attimo a pensare: cosa conta davvero? 
I progetti? La realizzazione di sè? Le "famose" opere di bene? 
Attimi intensi, un affacciarsi nel giorno con una certa serietà d'animo e mi scappa la terra sotto i piedi e il tempo dalle mani e tutto vorrei fare, ma a qualcosa devo rinunciare...ecco questo non mi piace!
Rinuncio a passare maggior tempo con le mie figlie per lasciare spazio a ciò in cui credo;
rinuncio a un modo di lavorare, al mettermi in gioco con dedizione per offrire tempo a ciò in cui credo;
rinuncio alla sicurezza di due quattrini e accetto (parzialmente) la sfida di sbarcare il lunario... con fiducia, per creare il giusto movimento ai miei talenti in cui credo;
rinuncio alla mediocrità e alla riflessione continuando ad aumentare la frenesia operativa per alimentare quello in cui credo;
rinuncio ad un sacco di ore di sonno per estraniarmi un pochino dalla corsa folle e far retrospettiva (anche attraverso il blog), per staccare tra un giorno e l'altro, come a ricordarmi che io sono qui e questo lo credo davvero.

Sarà giusto mi sono domandata stamattina?
Sarà sensato?

Non c'è risposta, tutto è giusto o, in egual misura, sbagliato. Questa è la risposta che mi posso dare, esserci con me stessa, costruire la coerenza con le diverse me stessa, assaporare la vita acchiappandola con forza... 

Ecco cosa conta davvero, la relazione con se stessi e le proprie possibilità di vita. Potrei dedicarmi completamente all'essere mamma ma comunque rinuncerei  ad uno spazio, potrei stare più tranquilla e accontentarmi con piccole sicurezze, su terreni conosciuti, senza infamia, ma anche senza lode (da me verso me stessa).

E poi le giornate scorrono convulse, rincorrendo mail, messaggi, whatsapp, telefonate, faccende da sbrigare, carte da compilare, passaggi burocratici da governare.
Non c'è più il tempo di soffermarsi su domande sull'essere, si corre, "si fa", si prevede quello che sarà fra 5 minuti, un'ora, un giorno.

Ma questi sono giorni speciali dove sto facendo tanti nuovi passi in una strada nuova, (che nuova non è visto che è un'aspirazione di sempre) e insieme ai miei amati compagni di viaggio, oggi abbiamo imbiancato un nuovo spazio, un nuovo esserci, belli, familiari, affettuosi, intimi, conosciuti abbiamo cenato insieme con una pizza non proprio buonissima, stremati e stanchi, ma felici e fiduciosi.
Grazie amici, grazie Guacamole (soci della Corte Dalì) di costruire infiniti acchiappasogni insieme a me e di stimolare la mia parte più ridosa, propositiva.

E le domande di stamani trovano eco nella festa di San Michele e so che quello in cui credo ha valore e ne vale sempre la pena.

mercoledì 14 settembre 2016

Primo giorno di scuola: ecco perchè mando le mie figlie in una scuola steineriana



Un'emozione grandissima, momenti brevi, e insieme lunghi, di attesa fuori dal cancello.
Ci guardavamo genitori e bambini, bambini e bambini, genitori e genitori, vecchi e nuovi maestri.
Facce di bambini tesi e concentrati, felici, scalpitanti, pronti.
Oggi la mia piccolina ha iniziato un sentiero lungo 8 anni, insieme al suo maestro e ai suoi compagni.
La cerimonia della Prima classe è un momento magico ed unico. 
L'ho già vista alcune volte, quando Cristian ha preso l'attuale quinta, quando la Piccolona ha iniziato tre anni  fa e stamattina con la mia bella Piccolina.
In questi giorni affermava risoluta che non era emozionata, ma la conosco bene e la vedevo che fremeva impaziente e nel contempo era agitata. 
E' arrivato anche qualche piccolo incubo notturno.
Ieri sera lo ha ammesso: sì sono emozionata!
Io e la Piccolona abbiamo sorriso sornione... (perchè lo sapevamo benissimo) e le abbiamo risposto che anche noi lo eravamo. 
Stamani si è svegliata con un balzo e si è preparata gioiosa.

Qual'è la differenza con le altre scuole? 

La cerimonia è un momento di grande sacralità, i bambini possono percepire chiaramente che qualcosa è cambiato, un rito di iniziazione ad una nuova era della loro vita.
Oggi purtroppo i bambini sono troppo poco protetti, non ci sono più mete da raggiungere, momenti da aspettare, tutto viene anticipato e fagocitato.
Scegliere un andamento lento, selezionare cosa fare e cosa no, dando (alle loro normali opposizioni) una risposta semplice che sempre accettano: "potrai farlo quando sarai più grande", è il più bel regalo che si possa fare loro.
Questa è per loro una sicurezza, un ponte tra oggi e domani, traguardi e desideri da raggiungere un pò meno effimeri della vuota materia acquistabile.
Ed oggi quei piccini erano lì vicini vicini... molti di loro, provenendo dalla scuola materna steineriana lì a fianco, si conoscono da molto tempo, ed è stato bello che la loro maestra dell'anno scorso li abbia accolti e dopo poche parole gli abbia presentato il loro Maestro.
Eravamo lì in semicerchio, i bambini davanti e i genitori dietro, il Maestro ha raccontato una storia dolcissima e poi, ad uno ad uno, lì ha chiamati per nome. E'stato bello vedere come ognuno di loro abbia affrontato questo primo passo verso questa nuova strada, la mia Piccolina è partita a passo deciso e non ha più rivolto neanche uno sguardo a mamma e papà, fiera di essere lì, orgogliosa e seria.
Io piangevo! Anche le altre mamme!
I bambini (anzi i ragazzini) di sesta classe li hanno accolti nella nostra scuola con una rosa rossa ciascuno... e poi sono andati... in classe... buon viaggio piccolini, buon viaggio maestro...
Pensare che questo gruppo potrà essere unito e fare un percorso di 8 anni (elementari e medie insieme) con gli stessi compagni, con lo stesso maestro...è un atto d'amore!
Qui sì che si può parlare di progetto di vita: alla fine bambini e maestro non saranno più gli stessi, si impasteranno e condivideranno come un gruppo fraterno (nel bene e nel male).
Molti di loro, praticamente tutti, hanno fatto l'anno del re alla scuola materna, ovvero hanno già 7 anni da un pezzo o li compiranno a breve.
Nella scuola steineriana si chiama maturità scolare: una peculiarità fondamentale che ben rappresenta e spiega cosa sia la scuola steineriana. 
E' un percorso di studio, un metodo che si basa sullo sviluppo biologico e animico degli individui, non precorre i tempi e offre un ritmo, un respiro, un sentire che ben si adattano ai continui cambiamenti di una persona che cresce.
E i bambini, prima dei 7 anni, non hanno ancora maturato le forze per intraprendere un cammino di apprendimento, la capacità di rappresentazione non è ancora del tutto matura,  i concetti di spazio e tempo sono relativi al sè e la coordinazione è ancora lacunosa. 
Questo fa sì che i bambini ancora piccini (prima dei sei anni e mezzo compiuti) che vanno a scuola (troppo presto)  o incontreranno difficoltà di apprendimento o, comunque, saranno in una condizione "come se camminassero in salita" per tutto il loro percorso scolastico.
Aspettare, invece, la maturità scolare, fa sì che il bimbo possa correre gioioso, sperimentare e imparare, apprendere giocando e attraverso l'arte, il movimento, la fiaba, le forme, gli elementi, le metafore archetipiche e lo stare insieme amalgamati.
Ecco perchè scelgo la scuola steineriana: non mi importa che sappiano leggere e scrivere entro Natale in stampatello, in stampatino e in corsivo, non mi interessa che siano scolarizzate, non mi interessa che siano piene di informazioni... 
quello che voglio è che loro, le mie creature, sviluppino l'amore per il conoscere, la capacità di aiutarsi reciprocamente, di fare ed essere insieme, 


che si immergano nell'essere pienamente umani: 
ovvero sapersi porre delle domande
 (non conoscere le risposte!)
Ecco perchè ho scelto questa scuola 
per le persone che amo di più al mondo!
Grazie...

lunedì 12 settembre 2016

Sulla giostra...


Giorni che non scrivo, con mio grande rammarico!
Per me questo blog è come una tela dove esercitarmi nella scrittura, uno spazio e un tempo dove rifletto sugli eventi, un momento di retrospettiva dove porre attenzione agli istanti e al sentire, la casa delle connessioni con il mio agire e le mie relazioni, un luogo dell'anima, una memoria di me!
Quindi passare giorni e giorni senza nulla scrivere mi fa sentire lontana, quasi sopita, travolta da un'onda, un po' sperduta.
Sono sopra una giostra, piena di luci, di musica assordante, scenografie rutilanti e nel contempo tutto gira.
C'è il lavoro che davvero rapisce ogni mia energia, ogni mia forza del pensare e mi svuota talmente tanto che non mi lascia più il desiderio di fare, scrivere, organizzare e pensare altro. 
Arrivo a sera desiderosa solo di spegnermi tra un sudoku, una lettura, un gioco al pc e nulla più.
Sono capace di lavorare in emergenza, anzi rendo molto sotto stress, riesco ad essere efficace e veloce: però se l'emergenza diventa lo standard non funziona più. 
Mi sembra di raschiare su un imprecisato fondo di qualcosa, forse del mio amore per quello che faccio. 
Lavorare con gli educatori, pensare profondamente che insieme si possa costruire qualcosa di bello per i bambini, progettare mondi possibili, giocare con il sentire...
questo mi piace...
mi è sempre piaciuto, mi riempie e mi nutre, mi accresce e mi migliora. 
Non c'è più molto tempo per questo.
Le emergenze, la gestione amministrativa, i continui e repentini cambi di prospettiva non mi lasciano più molto margine per dedicarmi a quello che dovrebbe essere invece prioritario.
Lavoro per un Ente pubblico da 25 anni ed ho sempre cercato di portare un valore aggiunto a quello che facevo, di inserire del vero, della sincerità, della qualità, ma è sempre più difficile, mi sembra di correre sempre a perdifiato, in salita e zavorrata: sono stanca!
E sono molto felice di aver almeno fatto una scelta per me, di chiedere un tempo parziale sperando di riuscire a scendere da questa giostra.
A volte però mi sento un pò stupida, il rischio è che dovrò continuare a fare quello che sto facendo ma con quasi metà del tempo... 
e so già che l'unica cosa sacrificabile è (haimè) il tempo pedagogico.
Spero di riuscire a fare in modo che non sia così, spero di riuscire a togliermi dall'emergenza, dalle inutili richieste, dai dati per le conferenze stampa e le insulse indagini e/o censimenti statistici di ogni tipo per ogni dannata istituzione.
Spero di riuscire a smettere di interfacciarmi con la lamentela e il falso efficientismo.
Spero di riuscire ancora a promuovere un'idea di bambino, di amore, di relazione, di bellezza nel lavoro educativo.
E qui ancora mi sento un pò invecchiata (metaforicamente parlando), mi è stata fatta una legittima critica sul fatto che certe attività fatte sono diventate un pò ripetitive, quindi inutili. Ah!
E' indubbiamente vero! Se non sono riuscita a far passare il messaggio che le attività cambiano in relazione all'obiettivo piuttosto che al contenuto, certamente sono un pò ripetitiva! Certamente se io dovessi insegnare storia e continuassi a portare Napoleone Bonaparte sarei senz'altro d'accordo, invece credo che soffermandosi sul metodo e sui metaprocessi, sia persin utile continuare ad usare contenuti simili. (Simili non uguali).
E' vero per tre anni di fila, nelle èquipe di inizio anno, con gli educatori abbiamo usato la musica, ci siamo messi in contatto, abbiamo giocato, abbiamo ballato, abbiamo guardato l'altro da sè. Certo il primo anno è stato sconvolgente ed energizzante, il secondo riflessivo... e il terzo? A mio avviso metaprocessuale.
Ma se non sono riuscita a trasmetterlo forse ha ragione chi mi ha criticato.
Lo so sono fatta male! 
In verità quasi tutti i presenti mi hanno dato conferma che quanto vado dicendo è vero, che il percorso fatto insieme è stato vero e proficuo, ma non posso fare a meno di addolorarmi di chi, in qualche modo, ho ferito, che vorrebbe stare lontano dall'essere tutti insieme e rassicurarsi nel piccolo gruppo. 
Non lo dico con fiele o sarcasmo: penso che avrei dovuto, o potuto, lasciare maggior spazio anche ad un'altra esigenza... avrei voluto... ma si ritorna alle emergenze di cui sopra... 
Insomma avevo previsto un settembre diverso, ma tante persone nuove nel gruppo di lavoro necessitavano (a mio avviso e non per questo giusto in assoluto) di un lavoro introduttivo corale.
Capisco che questa è una pedagogia non per tutti, è più facile ragionare su carta, intorno ad un tavolo, sugli orari, sulle attività, piuttosto che sul sentire, sulla fratellanza, l'emozione, la relazione, la metafora. 
E alla fine non è neanche la critica che mi turba ma l'ostilità e sono arrivata a casa così stanca... 
ci ho messo tutto il fine settimana a riprendermi da tutta quell'ostilità, mi è sembrato di essere stata risucchiata dai dissennatori... 
... e la maledetta giostra continua a girare... 
... ed io, a volte, mi sento così inadeguata...

E invece, e anche, e insieme domani la mia piccolona ricomincia la scuola, a brevissimo anche la piccolina inizierà con il suo primo giorno di scuola, i progetti in Corte Dalì si moltiplicano, le amiche mi sono vicine... e pian piano rientro in me e sono serena, tranquilla e sicura di saper scendere dalla giostra e decidere io quanto girare, ballare, correre e quale musica ascoltare e quali scenografie scegliere e quando, invece, fermarmi a contemplare.




lunedì 29 agosto 2016

Molti giorni di ...

Molti giorni di silenzio.
Molti giorni di caldo e gite fuori porta.
Molti giorni di attesa e aspettative.
Molti giorni di alcol e risate.
Molti giorni di famiglia e amore.
Molti giorni di scosse e tragedie.
Molti giorni di sproloqui e bassezze.
Molti giorni di dolore karmico e catastrofi naturali. 
Molti giorni di assenza e spensieratezza.
Molti giorni di riflessioni e approfondimenti personali.
Molti giorni di guai e disavventure.

Molti giorni di pensieri sparsi e non me la sono sentita di scrivere proprio nulla.

In questi molti (o pochi) giorni sono rimasta così colpita e frastornata dalle tragedie del terremoto che mi sono chiusa in un riservato e rispettoso silenzio.
Non so come mai, purtroppo ci sono tante e raccapriccianti tragedie nel mondo, ma questa volta ho indugiato oltre modo nella lettura di articoli e commenti, nel cercare i nomi e i volti dei defunti, nell'esaminare le vicende: chi sepolto, chi illeso, chi muto, chi solo... 

e fra tutti i bambini... 


rimasti soli, senza genitori, senza nonni, senza casa, senza storia... 

solo il ricordo indelebile di quella bara di macerie, le macerie del proprio nido di sicurezza, di amore, di infanzia.

Mi risulta semplice pensare al karma di chi va a dormire sereno e non si sveglia più, appuntamento significativo, in termini biografici, con il proprio destino e col vero senso della propria storia.
Invece i sopravvissuti mi lasciano nello sgomento, anche se capisco che anche per loro è senz'altro il karma ad averli condotti in quel paesino (a vivere o in vacanza è lo stesso), come ben espresso in Samarcanda, possiamo girare in ogni dove, ma non possiamo mancare al nostro magico momento...
Eppure, nonostante questi pensieri in cui credo profondamente, non posso fare a meno di sentire l'urlo lacerante del cuore di tutti quei genitori che hanno perso dei figli, quel senso di vuoto e di colpa per essersi salvati e il proprio fratello o sorella no, magari avendolo "portato" morto sopra di sè per infinite ore prima di essere liberati dalla trappola di terra e polvere. 
Non posso nemmeno immaginare lo smarrimento cosmico di quei bimbi che hanno perso tutto e non posso fare a meno di chiedermi che fine faranno. 
Vorrei adottarli tutti e carezzarli infinitamente, gridare al cielo a quei genitori andati che ci penserò io e li abbraccerò fino a che non avranno più paura. 

Penso sia un'immedesimazione di mamma, penso alle mie piccole, a come vorrei difenderle da ogni male, ma so bene che non potrò mai impedire lo svolgersi del loro destino.... e prego ogni giorno che non riservi loro qualcosa di disumano... e almeno spero di poter sempre essere al loro fianco a consolarle, a carezzarle, a ricordare loro che, comunque, la vita è meravigliosa, che domani è un altro giorno... 

bambini del terremoto... 

questo è il pensiero più vero che posso mandarvi... 
ed ho guardato i volti dei vostri genitori, ho letto del vostro dolore ed ho avuto bisogno di un pò di silenzio...
Molti giorni di dolore...
ma se riuscirete a reagire la vita vi darà ancora ... 

molti giorni di gioia... 
Coraggio!

domenica 14 agosto 2016

Non tutto il male viene per (solo) nuocere

 Come si suol dire le disgrazie non vengono solo per nuocere. 
In questi giorni di ritiro besanese abbiamo finito di risistemare la camera delle bimbe, abbiamo finito di imbiancare e dato un nuovo assetto per bimbe "grandi", meno spazio ai giochi e più spazio a tavoli e scrittoi.
Sono venuti a trovarci i cugis con i quali abbiamo giocato, mangiato, ghignato, bevuto...
Ci siamo dedicati allo stare insieme, noi famiglia, nella rilassatezza, nella tranquillità.
E poi, non da ultimo, ho potuto vedere e sentire quanto amore c'è intorno a me. Una carissima amica ci presta la sua vettura nei prossimi giorni, così magari riusciamo ad organizzare meglio il recupero della puzzolona e facciamo qualche ultima piccola gita prima del mio rientro al lavoro e poi, ancora, i cugi ci presteranno la macchina per i primi giorni del rientro al lavoro. 
Così recuperiamo anche la twingo. 
Ho ricevuto messaggi di solidarietà ed amicizia, offerta di passaggi e compagnia.
Una profusione di affetto e sincera amicizia: non che avessi bisogno di "provarlo", ma tastare con mano tanta disponibilità per noi è senz'altro un bellissimo dono portato dalla sciagura di questi giorni.
E non lo penso solo in questa occasione, capita spesso che le persone mi portino un dono, un pensiero, un saluto che mi da un grande senso di riconoscimento, mi sento amata e questo mi fa pensare che forse riesco a portare qualcosa di buono agli altri. 
Non è così scontato riuscire a dare "qualcosa", senza entrare nel vuoto altruismo, riuscire ad essere qualcosa per gli altri, grazie a ciò che sei. 
E questo mi ripaga dell'infinito lavoro personale che faccio ormai da quasi 20 anni: psicodrammi, armonizzazione, psicomotricità, arte, costellazioni etc...
Qualcuno mi dice: ma non è mai abbastanza? 
No, è un esercizio continuo per cercare di tenere a bada l'Ego che tramuta tutto in tornaconto personale. 
Invece lo sforzo sta proprio nel cercare di incontrarsi tra anime... ed io ho in mente tante anime che incontro... (oltre alla mia amata famiglia): 
Sara, Daniele, Ivano, Goffredo, Daniela, Claudia, Diana, Mami, Eva, Davide... e tanti altri ancora, non posso elencarli tutti. 
Grazie a tutti, amici, parenti... amati tutti! 
Sono molto fortunata!

domenica 24 luglio 2016

Costellazioni familiari e altro


Domenica scorsa alla Corte Dalì abbiamo organizzato un incontro di Costellazioni familiari. 
Una settimana giusta per depositare e far riposare l'intensità di una giornata passata tra persone, vissuti e archetipi.
Mille e mille pensieri nel mentre e dopo e ancora oggi: mi domando come sia possibile che le persone facciano tanta fatica ad intraprendere percorsi di crescita personale.
Senza voler cavalcare l'onda retorica dei "social" giochi (vedi pockemon), senza voler cadere nella lamentela della povertà culturale, senza giudicare nessuno, non posso fare a meno di rilevare che quando si tratta di approfondimenti dell'essere, di liberi raduni per condividere cultura e pensiero, le persone che arrivano sono pochissime, tanti interessati ma pochi presenti.
E poi insieme, quello che vedo, sempre, è che le persone hanno un bisogno sviscerato di azione, di sentito, di condivisione. Una volta giunti, sia che si stiano facendo arti manuali, sia che ci si confronti con biografia, costellazioni o arte, gli individui sono felici di compartecipare all'arte sociale, all'esserci integralmente. 
E allora perchè tanta fatica?
Da una parte è comprensibile, perchè proprio ritornando a settimana scorsa, la domenica è stata impegnativa: le Costellazioni ci hanno portato a commuoverci, incontrarci, guardarci nelle nostre difficoltà, nei nostri bambini afflitti che non cercano altro che un'accogliente carezza. 
Però, nonostante l'impegno, quello che posso sempre constatare è che si finisce la giornata più leggeri, contenti di "aver vuotato" un certo sacco che pesava sulle spalle, consapevoli che non finisce lì, ma soddisfatti di essersi  per qualche istante guardati con onestà allo specchio.
Lavorare in gruppo è straordinario, perchè ogni presente trabocca d'amore per l'altro, a disposizione e pronto a favorire, aiutare, accogliere il sentito dell'altro: ed è una magia! 

La nostra società fatta di schermi di telefonini, di attentati, di  solitudini, di pensieri per sbarcare il lunario, di insoddisfazioni avrebbe tanto bisogno di incontrare se stesso, l'altro, la condivisione, la potenza del pensiero del cuore.

Cosa ci frena? Cosa ci spaventa davvero? Forse di incontrarci davvero e non essere poi capaci di cambiare? Ma non si lavora su di sè con aspettativa... ma con amore ... per sè e gli altri... spero che la Corte Dalì ce la faccia a realizzare il suo sogno di essere un centro di arte sociale dove ci si possa incontrare come in un'agorà dove siamo tutti fratelli e uguali.
 Io ce la metterò tutta e sono felice di incontrare bravi conduttori, artisti, amici, artigiani, terapisti che mi accompagnano e mi aiutano a camminare in questa via in salita! 
Grazie a tutti e grazie a Giuseppe Clemente (il nostro costellatore).
I

mercoledì 20 luglio 2016

Diamoci un taglio...

Estatissima, fa caldo e i giorni passano veloci e striscianti insieme.
Un'estate a tratti violenta, la cronaca riempie di immagini atroci e disumane i nostri vissuti, il cambiamento è necessario e la nullità d'essere ci trova accomodanti di fronte all'ennesima tragedia lobotomizzante dell'uomo, ovvero il gioco dei pokemon.
Anche  e invece è un'estate pregnante e presente, di preparazione e concentrazione, di cambiamento e nuovi arrivi, di chiusure e determinazioni.
Si è fatta attendere oltremodo questa estate, ma adesso i venti africani ci surriscaldano e rallentano, ci asciugano e ci chetano.
In questo clima e in questo sentire sono un pochino più assente: nelle relazioni, nelle attività. nella scrittura sociale, nello studio, nell'arte sociale. 
Il lavoro assorbe (ahimè) ancora potentemente il mio pensiero e le mie energie. Mi sveglio di buon ora al mattino e con calma e solitudine mi reco in ufficio. Questa credo sia la mia vacanza più significativa: alzarmi da sola, lavare solo me stessa, vestire solo me stessa, attardarmi nei pensieri sulla notte appena trascorsa e sul giorno che ha da venire, guardarmi allo specchio, ciondolare, non parlare, non avere espressioni del viso... semplicemente riattivarmi nel mondo. Infatti le bimbe e Cristian dormono ed io mi godo pienamente questa sorta di solitudine, questo incontro con il mio risveglio. 
Vado al bar a fare colazione, leggo il giornale, cerco di comunicare con il minor numero possibile di persone, insomma galleggio più che posso prima di arrivare al lavoro... dove poi vengo fagocitata da mille situazioni, pensieri, dialoghi, prospettive, problemi, mail.
E mi accorgo che in questo tempo rarefatto accade qualcosa, come una selezione naturale di certi stati, certi impegni, certe persone, certe priorità e mi ritrovo sempre più spesso a pensare che è ora di darci un taglio.

Diamo un taglio all'inutilità e alle false dipendenze;
diamo un taglio alla retorica e al dolore inscenato in foto costruite ad hoc per inorridire;
diamo un taglio alle false ventate di cambiamento, perchè la politica è politica e quella di oggi è tutta contaminata di falsi ideali e ancor più fittizie soluzioni, destra o sinistra che sia;
diamo un taglio alle amicizie stantie che ti trattano con noncuranza e ti lasciano attonita nei ripetuti e prevedibili bidoni affettivi, nelle non risposte, nelle non presenze, perchè alla fin fine sono meglio le assenze;
diamo un taglio alle lusinghe e alle false simpatie che mirano a carpire futili informazioni che sembrano segreti della CIA e sono solo normale amministrazione di piccoli uffici;
diamo un taglio alla formale cortesia per i vicini, troppo vicini, che di vicino hanno solo uno spazio geografico, ma che nella realtà vivono a circa una decina di galassie lontani da noi;
diamo un taglio alla paura dello straniero, perchè (per fortuna) la razza ariana non esiste e non è mai esistita, perchè i nazionalismi hanno perso spessore e si costruiscono sulla nazionale di calcio;
diamo un taglio alla risposta individuale ai bisogni e cerchiamo la cooperazione sociale, la solidarietà, la fratellanza, la comunanza;
diamoci un taglio... chiaro, netto, definitivo e ricominciamo a vivere: nell'armonia e nella pace.

E taglia qui e taglia lì, al supermercato mi hanno chiesto se volevo lo sconto per i pensionati. AH! Questo no! Sono corsa dal parrucchiere e ho dato un bel taglio ai capelli, un taglio che ricorda il passato e vuole futuro: voglia di rinnovamento, anche di apparenza (talvolta), di risoluzioni.