...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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lunedì 24 ottobre 2016

Relazioni e identità personale


Ricordo che quando feci uno studio monografico sull'identità personale, uno dei concetti che mi rimase più impresso fu il concetto di relazionalità: intesa come caratteristica fondante appunto dell'identità personale.
Certo, comprendo molto bene cosa vuol dire questo, è persin banale.
La costituzione di quello che definisco "io" si concretizza nell'interazione con l'ambiente, nel senso più ampio del termine. 
In altre parole se vivo all'equatore o nell'artico la relazione con quello specifico ambiente determinerà moltissimi fattori della mia personalità, come le persone che incontrerò nel mio cammino, dalle prime, accudenti, e via via tutte le altre.
Questo concetto di relazionalità è interessante perchè  è quanto  scaturito dalla cacciata dell'Eden. 
Questo continuo flusso di informazioni tra il "dentro e il fuori di me" disegna i miei contorni, le mie sfumature, le mie inflessioni, la mia sostanza e in qualche modo da "voce" al mio essere. 
E tutto ciò ha significato in qualità di animali senzienti che si pongono delle domande sull'Essere. 
Mi immagino Adamo ed Eva, felici e appagati, ma in qualche modo un pò inebetiti, dormienti, senza emozioni, senza turbamenti, senza desideri, senza aneliti... tutto già è! 
Non voglio dire un prosaico "che noia", (parzialmente lo penso) quello che voglio dire è che questo miscelamento e la contaminazione tra me e quello che c'è fuori da me è quello che produce in noi ardore, passione, sentimento, emozione (appunto), insomma tutto ciò che c'è di bello nella vita.
Tutta questa lunga e arzigogolata premessa per introdurre un pensiero semplice: 
come sono impegnative le relazioni.
Le relazioni umane in particolare sono campi minati, rebus indecifrabili, salti nel vuoto, brancolamenti nel buio, scommesse identitarie.
Quando incontriamo qualcuno dobbiamo fare i conti con la nostra pelle: la persona che abbiamo di fronte ci procura subito delle sensazioni epidermiche che possono essere di simpatia, antipatia o indifferenza (quest'ultima è abbastanza rara in verità).
Questo primo approccio è abbastanza determinante perchè influenzerà tutta la relazione futura. 
Non voglio dire che sicuramente sarò molto amica di chi "simpatizzo" e meno per gli altri, voglio dire invece che il processo di conoscenza dovrà attraversare due fiumi diversi. Il risultato di questo attraversamento non ci può essere noto agli esordi.
Le relazioni richiedono un impegno notevole, una capacità di riconoscere o meno l'io dell'altro, o il rispecchiamento, o il legame karmico, o...
Insomma tutto il nostro io, con il suo bagaglio, il suo pregiudizio, le sue paure, le sue aspettative, deve incontrare un altro io che possiede anche lui tutte queste "cose". Mica facile.
Inoltre, più i legami si approfondiscono, più la vicenda si complica. 
Nascono i fraintendimenti, le intimità, il lessico familiare, i copioni, i ruoli, i convissuti e chi più ne ha più ne metta.
Per tornare all'inizio di questo post; la relazionalità è una caratteristica fondante l'identità personale di ognuno!
Ebbene la solitudine è un'utopia, una chimera, un falso ontologico.
Non possiamo mai in alcun momento essere soli perchè siamo intessuti di tutti gli incontri della nostra vita, di tutte le nostre interazioni con l'ambiente, con le cose, gli animali, i parenti, gli amici, i passanti, i colleghi, gli amori, i vicini di casa....
Forse possiamo non piacerci a sufficienza, ma non possiamo definirci soli. 
E se non ci piacciamo abbastanza (noi o la nostra vita) allora dovremmo cambiare il nostro modo di relazionarci, affinchè le esperienze possano diversamente plasmare la mia identità personale.
Come dicevo è un concetto difficile ma facile al contempo.
Difficile perchè bisognerebbe sapersi guardare con un pochino di sincerità (affare assai complesso), facile perchè siamo immersi nella relazionalità e basterebbe cambiare continuamente punto di vista, spostarsi di fronte agli altri, rimescolarsi, sorprendersi.
Con questo non voglio dire di continuare a cambiare bulimicamente compagnie, intendo invece che sarebbe molto bello confrontarsi in modo sempre nuovo con chi mi trovo solitamente di fronte. (sia con i conoscenti che con le relazioni più profonde).
Coltivare la capacità di sorprendersi e incantarsi è la via per godere pienamente di questa nostra peculiarità umana: di essere consapevolmente esseri relazionali e quindi uniti.
E così mi si chiarisce un pensiero... 
"rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"
è un concetto relazionale fondamentale, è un'assunzione di responsabilità sui miei debiti karmici, sulle mie omissioni di bene e sulla mia capacità di "dare e ricevere", capacità fondamentale per vivere nell'amore.
 E scusate ma NON non è poco!



lunedì 26 settembre 2016

La follia dell'obsolescenza programmata


Oggi mi è balzato all'occhio un articolo sull'obsolescenza dei mezzi tecnologici o meccanici o elettrici che dir si voglia.

Obsolescenza: definizione - Diminuzione progressiva delle possibilità di sussistenza, efficienza, validità, gradimento all'interno di un ambiente.

Andando avanti nelle mie ricerche e curiosando tra i vari siti, ho potuto vedere che è un termine ben conosciuto e collaudato, riferito agli oggetti tecnologici indica come le nuove scoperte e la nuova efficacia dei mezzi più moderni, rendano i nostri oggetti casalinghi superati e non più all'avanguardia.
Va bene lo capisco: è nella natura nell'uomo, smontare, ripensare, riprogrammare, migliorare quello che ha sotto mano o che ha inventato o che comunque utilizza.
Quello che mi ha basito oltremodo è il "normale" seguito, ovvero "l'obsolescenza programmata".
E' semplice, o vengono costruiti mezzi e strumenti meccanici che hanno un numero programmato di utilizzi (e poi si rompono) o i pezzi di ricambio immessi sul mercato sono così costosi che conviene sempre acquistare un oggetto nuovo, piuttosto che ripararlo.
Non ho scoperto l'acqua calda, lo dico da molto tempo, ma avevo una certa compiacenza e rassicurazione da chi affermava che erano i soliti pensieri "complottisti" di fronte a normale usura...
Constatare invece che è una prassi ben conosciuta, descritta in internet nelle sue diverse sfaccettature, mi lascia attonita!
Preferivo che rimanesse un pensiero complottista non provabile. 
Insomma, la nostra società, per far girare una famigerata economia autodistruttiva, acconsente al fatto che le persone comprino oggetti che si sa dureranno meno di quanto potrebbero, perchè possano essere presto futuri nuovi acquirenti nel regno del debito e del credito! AH!

Lo sappiamo!

Bene è una vera follia, una schiavitù dettata dall'oligarchia del denaro, (ok sempre saputo) ma ci viene anche spiattellato in faccia, sempre attraverso quei mezzi "difettosi" che ci vendono!
Riempiamo il mondo di discariche e pattumiera, una parte (sostanziosa) del mondo muore di fame, spendiamo la vita a lavorare per pagare i debiti per abitare, muoverci con mezzi personali e riempirci di macchinari ad orologeria!

Lo sappiamo!

E nessuno lo denuncia come un'aberrazione dell'uomo? Nessuno grida allo scandalo? All'eresia euristica?
Mi viene da pensare che il passo per arrivare all'obsolescenza umana sia breve.
In verità, a ben pensarci, il fatto che già esista il traffico degli organi è qualcosa che molto si avvicina.

Tutto smette di avere valore, tutto è lecito... in nome di cosa? 
Del denaro, dell'economia, dell'autoreggersi di cosa? 
Perchè siamo accondiscendenti? 
Ci piace questo status di finto benessere? 
Perchè è finto, perchè le malattie auto - immuni ce lo dicono. E non sto parlando solo dell'aids, tutte le connettiviti, le sclerosi, le allergie e persino il cancro stesso, sono malattie auto-immuni... anche l'infertilità lo è!

E poi abbiamo bisogno ancora di denaro per curarci e per continuare a vivere in quello status di finto benessere dato dalle cose che acquistiamo o che ci illudiamo che rendano più "semplice e leggera" la nostra vita.

Questa è l'obsolescenza umana!

La nostra vecchia lavastoviglie si è rotta qualche tempo fa... non l'abbiamo sostituita, al suo posto ci abbiamo messo un bel mobile che ha migliorato l'ordine di casa. In pochi giorni ci siamo abituati, non tanto a lavare i piatti, ma a non riconoscerla come INDISPENSABILE!
Ecco cosa ci fanno, ci insegnano, ci ipnotizzano, ci addestrano ad avere bisogni costosi per i quali dobbiamo lavorare allo sfinimento.

E lo sappiamo... questo è mostruoso!

E i nostri figli nascono già forniti di apine meccaniche sopra le culle, di giochini con luci e suoni (rigorosamente artificiali ma molto comodi e igienici?) e pronti a giocare con un ridicolo touch, ridicolo perchè questa parola nella sua origine  ha il significato di "tocco" e invece di tatto ne ha veramente poco...
perchè toccare è un gioco bellissimo che tante informazioni ci offre di noi stessi e del mondo... informazioni più sane e profonde di uno schermo! 
Eppure la parola touch è tanto simile a touchè, lo scacco, la stoccata che stiamo ricevendo per tutte le nostre insulse comodità: sapremmo rinunciarci?




lunedì 8 agosto 2016

Margherita disastri in cucina


La Piccolona (o forse dovrei cominciare a chiamarla la Grandina?) è in pieno Rubicone, 9 anni, passaggio epico e definitivo. 
(Per maggiori approfondimenti è interessante questo libro, di cui consiglio vivamente la lettura, oppure più velocemente è interessante un articolo che ho trovato qui).
In questo momento di transito e di sostanziale cambiamento non riusciamo a trovare il nome giusto per questa bella figliola: non è più una bambina, ma non è neanche una ragazzina, una fanciulla? Sì potrebbe essere corretto, ma è un nome un pò anacronistico, ormai desueto (purtroppo perchè rende bene l'idea). Scherzando ogni tanto le dico che è una "vecchia bambina", ma lei se la piglia e non vuole. La maestra Annamaria ci ha suggerito "bambina saggia", questo è risultato più gradito, però non sempre appropriato: quando grido esasperata di fronte ai suoi no perentori o alle pigrizie insensate o all'altalenare degli stati d'essere o alle paure sfrenate, mi viene in mente di tutto fuorchè la parola saggezza.
Comunque al di là dei nomi (anche se il nome la racconta tutta, il nome ti identifica e ti colloca al tuo posto nel mondo), vedo la mia amata creatura cambiare profondamente e iniziare i primi timidi passi verso "altro", verso la vita, le esperienze e i suoi propri pensieri.
La perdita dell'incanto dell'infanzia, i primi pensieri sulla morte, il primo occhio critico sui suoi amati genitori, tutto ciò è ricompensato da un'acquisita e tormentata individualità, da un io che si afferma non solo come differenziazione da tutto ciò che è non-io, diventa un io che sta sulla terra, in bilico tra bene e male, giusto e sbagliato, vero o falso, insomma emerge timido un io che comincia ad emettere dei giudizi sulla realtà. Una grande ricompensa perchè spiana la strada dell'indipendenza, del gusto personale, delle scelte, in ultima analisi della libertà d'essere.
E questa estate 2016 è all'insegna di questo fantastico passaggio d'identità e mentre ancora la Piccolona mi chiede (talvolta) di dormire nel lettone, contemporaneamente la Grandina che sta diventando mi chiede di "fare cose da grandi".
Tra i tanti desideri ce ne sono alcuni realizzabili e la cucina è diventata uno spazio di sperimentazione identitario.
Abbiamo cominciato con il caffè, ero perplessa, mi inquietava un tantino quell'oggetto e quel liquido incandescente, ma a farmi capitolare è stata una sua affermazione: "mamma se non me lo fai fare non imparerò mai!"
Hai ragione figlia mia. Si è accontentata per qualche giorno, orgogliosa, di preparare il caffè per me e Cristian.
E' durato poco, è arrivata all'attacco con nuove richieste e abbiamo cominciato l'apprendistato di piccola cuoca.
Ha già cucinato, sotto la mia supervisione, simpatici piattini estivi: riso in insalata quattro risate (ogni pietanza ha un nome ovviamente), pasta con le patatine alla nonna Emanuela, pepite di Zio Paperone (polpettine di ricotta al sugo), peperoni all'aceto alla sicula e una simpatica torta presa dal manuale di Nonna Papera, il ciambellone di Achille con variante marmellata.
Le operazioni non hanno mancato di creare alcuni incidenti di percorso, olio bollente che schizza sulle manine inesperte, lo sbattitore elettrico che si accende improvvisamente sbatacchiando le povere ditine, il fornello che sbuffa una fiammata come un drago e via dicendo.
Nonostante questi piccoli incidenti (che hanno abbastanza atterrito la Grandina) l'entusiasmo non è calato e devo dire che i risultati sono stati ottimi.
Abbiamo sbafato qualche pranzetto e cenetta cucinato dalla nostra cuoca in erba.
Ti guardo piccola mia e mentre sei tutta presa dai tuoi romanzi che leggi, dai bronci di ribellione, dai piccoli segni di un corpicino che cambia, dal senso dell'umorismo sempre più spiccato e complice, dai tuoi primi turbamenti, sento rinnovato il mio profondo innamoramento per te amore mio che, insieme a tua sorella, siete quanto di più bello abbia mai realizzato:
un cammino di vita condiviso tra anime karmiche! Che spettacolo la vita!

sabato 28 maggio 2016

La cruna dell'ago: passaggi identitari


In fatto di anima, la crescita necessita di una metamorfosi. 
L'immagine che meglio descrive questo concetto è quella del bruco che si trasforma in farfalla, la metamorfosi appunto. 
Crescere ed evolversi necessitano, quindi di una preparazione, di un'attesa, di un sacrificio e di una rinascita. 
Secondo me questo è il modo di crescere dell'anima, del sentire, dell'esserci.
La prima parte di questa metamorfosi (la preparazione e l'attesa) corrisponde in tutta quella parte di sviluppo, di scoperta, di vissuto vero, di esperienza, di costruzione e di realizzazione della biografia individuale (biograficamente da 0 a 35 anni circa). 
E' questo il "viaggio d'andata" fino alla boa dove,il mondo fuori (e il mio relazionarmi con esso), mi hanno plasmato e identificato. Dai 35 anni comincia "il viaggio di ritorno", dove io,  nel relazionarmi con il mondo, lo modifico. 
Parallelamente e nello stesso modo si sviluppa il nostro sentire, nella prima parte, il nostro sentire ci porta a collocare il mondo in una scala di valore (partendo da quello che più attiva un mio sentimento di simpatia, fino ad arrivare gradatamente al sentimento di antipatia), successivamente potrei cominciare, maturando, ad essere consapevole che il mondo fuori da me si trasforma secondo il mio sentire, insomma se mi nutro di paura (della malattia, dello straniero, del terrorista, delle case farmaceutiche, delle multinazionali, dei complottisti, del giudizio divino), allora quello è lo scenario che mi verrà incontro. 
Invece se mi occupo di educazione, di arte, di sostenibilità, di arte sociale, di relazione, di amore, in tal caso, lo scenario che mi verrà incontro sarà più vivente, relativo, accogliente, flessibile.
Questo scarto di consapevolezza e di prospettiva, non sempre è indolore, e qui siamo nella seconda parte della metamorfosi (sacrificio e rinascita).
Il passaggio da me al mondo e alla crescita interiore portano con sè un piccolo sacrificio, lasciare un pò se stessi ed è questo che intendo per passaggio identitario, attraverso la cruna dell'ago: essenzializzare se stessi per passare attraverso. 
Assumersi il proprio sentire DEL mondo e agire IN esso (piuttosto che reagire AD esso). E questo è, nell'ottica del buono, bello e vero, il compito dell'uomo (biograficamente parlando) dai 35 anni in poi.

domenica 24 aprile 2016

A proposito di biografia

Ci siamo quasi, a fine mese, si terrà il consueto seminario di biografia tenuto da Anna Mattei, pedagogista ed antroposofa, esperta in astrosofia.
Sono ormai alcuni anni che, un paio di volte l’anno, facciamo con lei degli approfondimenti tematici sulla biografia individuale e ogni volta è una ventata di energia e nutrimento interiore.
Lavorare sulla biografia (non solo la propria ma anche sui meccanismi archetipici che la governano), porta significato e valore agli eventi della nostra vita, favorendo una comprensione più ampia e un’accettazione del proprio destino o karma che dir si voglia.
Nella parola accettazione non bisogna sentire il sapore amaro che potrebbe essere associato all’idea di rassegnazione, bensì è da intendersi come un processo che porta alla gioia, alla contentezza, alla consapevolezza che quel che ci accade è frutto di una grande saggezza, che ogni evento è sensato e significativo e va collocato in un disegno più ampio che offre valore a ogni istante del nostro esistere.
In altre parole lavorare sulla biografia ed utilizzare questi saperi nella quotidianità aiuta ad orientare le proprie forze del cuore, favorisce l’assunzione di responsabilità del proprio sentire e la presa in carico dello scenario emotivo che costruiamo intorno a noi.
Spiego meglio cosa voglio dire. 
Gli eventi della mia vita non posso programmarli, se accade ad un certo momento di vivere un grosso lutto personale, che qualcuno vicino a noi, ad esempio, muore repentinamente, non è nel mio potere modificare questo evento, neanche prevenirlo.
Quello che invece è nel mio potere è di cercare e trovare le ripercussioni (buone o cattive che siano) di questo particolare fatto nell’insieme della mia vita. Posso onorare il mio dolore e la mia perdita approfondendo le risonanze che porta e porterà nella mia storia, riconoscendolo come un fatto di vita che mi riguarda, come qualcosa che “costruisce”, insieme a tutti gli altri avvenimenti della mia vita, la mia biografia.
Lo dico sempre, il dolore e la sofferenza che portano con sé fatti gravi nella vita non c’è bisogno di coltivarli, vengono da sé e, molto spesso, la sofferenza invade completamente il nostro esistere. 
Soffermarsi invece a riflettere sui lati “positivi” (e ce ne sono sempre), su quali doni identitari potrò contare dopo questa intensa esperienza è uno sforzo che non arriva naturale, bisogna coltivarlo. 
La ricerca di questi doni è in buona sostanza il mio libero arbitrio. 
È questo che posso scegliere davvero, come sentirmi, cosa provare, come integrare nella mia vita le risonanze dei fatti (posso farmi deprimere totalmente o cercare di “cambiare direzione” e trovare la forza di liberarmi di tutto quello che non mi piace della mia vita, posso ricostruirmi sempre come persona “nuova”).

Sembra un lavoro difficile (e in alcuni momenti lo è), però diventa un’abitudine, una sensazione, un modo d’essere, dopo qualche tempo che si comincia a ragionare sugli archetipi di vita, sulle risonanze con le altre persone, sulla sincronicità e, soprattutto, sull’amore e la fratellanza, rendendoci conto che siamo tutti collegati  tra noi e alla terra, dopo un po’ diventa spontaneo, naturale e la qualità della vita (o meglio del mio sentire) cambia in meglio.

Il primo approccio alla sostenibilità, ai diritti umani, al rispetto degli animali e la natura, dovrebbe nascere dal riconoscersi facenti parte di un tutto, di un disegno (bellissimo) dove ogni uomo dovrà aspettare ogni altro uomo, dove la mia felicità dipende dalla felicità dell’altro, dove la completezza evolutiva passa dall’evoluzione di tutti quanti.

Sono parole grandi, importanti e, in qualche modo difficili, però si riconosce velocemente quando, passato “il mezzo del cammin di nostra vita”, arriva la necessità di voltarsi indietro e fare un bilancio, guardare alla nostra storia cercando di trovarvi un disegno, un significato, una rappresentazione.
Studiare la biografia offre dei codici di accesso per comprendere e intuire questo disegno.
Ovviamente non bisognerebbe infilarsi in schemi rigidi e poco flessibili, bisognerebbe  sempre ricordarsi che la nostra biografia è un organismo vivente e come tale ha bisogno di cure, nutrimento e, soprattutto, di cambiamento. Quello che è vero oggi per me, potrebbe non esserlo domani. Per fugare il pericolo di essere banderuole al vento senza contatto con la realtà o senza responsabilità sulle proprie azioni, è necessario comprendere (cioè prendere con sé) ogni momento di vita e dargli valore, ogni incontro, ogni situazione, ogni variazione, ogni anelito, ogni desiderio, ogni sconfitta, ogni gioia, ogni dolore, ogni istante è un rispecchiamento, un rilucere della nostra appartenenza divina, al nostro essere un pezzo della terra e del cielo.

Ci sono diversi modi di occuparsi di biografia.
Organizzare e partecipare a cenacoli culturali, attraverso il seminario di cui parlavo, o gruppi di studio periodici o confronti con altre persone sono ottimi metodi per esercitare quel lato intuitivo della comprensione e della visione d’insieme di sè (nello spazio e nel tempo).
Altri modi interessanti ce ne sono, come studiare le biografie di personaggi conosciuti, riconoscere l’altro come portatore di destino come me e quindi come un altro io pensante, amante, volente.

Un altro modo consiste nell'imparare ad astenersi dal giudizio di valore (questo è bello o brutto, giusto o ingiusto, buono o cattivo): le realtà, gli eventi e le persone stesse SONO punto e basta. 

Guardarli con un certo distacco mi consente di capire che PER ME è brutto o bello, che PER ME è giusto o ingiusto, che PER ME è buono o cattivo. Certo ci sono situazioni che possono essere un po’ oggettivate, ma se vado ben a guardare ogni fatto (anche quelli di cronaca) assumono sfumature e significati diversi se contestualizzati nel mondo, nelle esperienze e nella vita di chi ha vissuto quei fatti. Inoltre dovrei comprendere e sentire che, proprio perché molto spesso, o quasi sempre, non posso conoscere effettivamente tale contesto, dovrei sempre esimermi da emettere giudizi, e lasciare a chi conosce i dettagli e il contesto l’ardua sentenza di riconoscere (vagamente) la natura di un gesto altrui.

Tra una settimana alla Corte Dalì avremo questa bella immersione di arte sociale e studio biografico... non vedo l'ora cara Anna, donna del sentire, anima generosa.

mercoledì 20 aprile 2016

casa dolce casa

Gli omaccioni sono arrivati.
Lunedì di buon mattino è arrivato giovialone l’idraulico, e indorandomi la pillola, mi ha prefigurato un intervento veloce e indolore.
La mattina sono rimasta a casa a vigilare sull’operato, in cuor mio fiduciosa che tutto sarebbe passato presto.
Di lì a breve sono arrivati altri omaccioni, un po’ meno sorridenti e un po’ meno rassicuranti! Infatti di lì a poco è cominciato il tormento del martello pneumatico, la polvere e i calcinacci.
Io e il cane Pepe ci guardavamo sgomenti e un po’ spaventati. Lui si è rifugiato in un finto sonno, accovacciato come un gatto sul divano, ed io mi sono “concentrata” in attività sul portatile.
Sentivo gli omaccioni trapanare e spaccare la mia casetta, vedevo l’idraulico un
po’ contrito quando mi guardava… e, ammetto, sono stata felice di andarmene a prendere le bimbe a scuola e rifugiarmi, insieme a loro e al cane Pepe, da mia mamma.
Le bambine erano festose e contente, sono sempre felici di andare dalla nonna, io e Pepe eravamo afflitti. Mi sono accovacciata come fanno i miei animaletti sulla poltrona della Mami e ho fatto un lungo pisolo tormentato.
Per preservare un pochino le bambine, abbiamo deciso di lasciarle a dormire dalla nonna, non era mai successo… e che sarà mai… beh quando ha cominciato ad ululare forte il vento, sbatacchiando finestre e alberi, ho cominciato ad essere inquieta, mi sembrava di lasciare le mie figliole nella tormenta, di allontanarmi proprio nel momento del pericolo, mi sono aggirata ansiosa nelle stanze di mia mamma, aspettando Cristian che venisse a salutarle… Mi ha rassicurato, con uno sguardo divertito mi ha detto: “non preoccuparti, la casa non volerà via”! AH!

Lo so, sono una mamma apprensiva e chioccia… ma ci sarà tanto tempo, nel quale le mie amate bimbe andranno nel mondo senza che io possa accorrere nel loro tormento del cuore, finchè posso, vorrei esserci sempre ad ascoltare e abbracciare ogni loro tormento… ma so che, persino adesso, questa è un’utopia (sob).
Così messe a letto le bimbe, salutata la Mami, preso Pepe, ci siamo diretti verso casa.
Beh non potevo certo immaginare cosa avremmo trovato, buchi nel muro, polvere, detriti e pandemonio ovunque. Sembra quasi che gli operai avessero aspettato che io uscissi per sfogare tutta la loro operosità repressa, camminando ovunque, spargendo gesso e rudera…
La mia afflizione è cresciuta notevolmente, mi sono accasciata attonita sul divano polveroso, incapace di fare niente! Un momento di gioia grazie a una deliziosa spaghettata, preparata con grande amore dal caro Cristian, che mi conosce benissimo e sa, che questi frangenti, quando è attaccato l’eterico della casa, io perdo energie e mi affloscio come una torta tirata fuori dal forno troppo presto… E poi mi sentivo mancare… il fatto che nella cameretta non ci fossero le bimbe mi affliggeva ancor più. Siamo andati a dormire quasi subito, facendoci spazio tra i detriti e coprendoci bene per proteggerci dagli spifferi che, in quella notte tempestosa, si insinuavano copiosi, tra i nuovi buchi della casa! AH!
Beh ieri mi sono svegliata di scatto, lesta mi sono preparata con un persistente mal di testa, paragonabile al martello pneumatico del giorno prima, le ossa rotte come se avessi scalato di corsa il monte Orsa lì a fianco, squilla il telefono, la mia piccolona mi ha chiesto di portarle del materiale scolastico, il cane Pepe è stato portato nel garage dei vicini (e mi ha guardato come se lo avessi riportato al canile) e sono corsa dalle mie patatine. La piccolina mi ha abbracciato stretta stretta stretta… le sono mancata, erano felici di vedermi, anche se l’avventura dalla nonna è stata di loro immenso gradimento.
La giornata lavorativa è stata lunga e fitta e non ho pensato quasi a nulla, solo un po’ di fatica, malinconia, confusione mentale. Sapevo che le bimbe nel pomeriggio sarebbero tornate tranquille e gioiose dalla nonna e meno male. Cristian è tornato a casa prima di noi e ha reso abitabile, per me e le piccine, un luogo che cade a pezzi, una casa sforacchiata, martellata, sventrata per far passare orribili tubi simili a serpenti scintillanti e malvagi. Cristian ha lavato, aspirato, spostato… reso parzialmente vivibile la casa… grazie amore mio… grazie davvero perché, quando siamo arrivate noi tre, volevamo piangere, ci siamo sentite sparute e abbacchiate.
Non ho parlato delle gattone… in preda al terrore, hanno trovato nascondigli impensabili e solo di notte escono miagolando, raccontandomi in miagolese e strusciamenti, degli omaccioni terribili che avanti e indietro come furie, sbuffano ed emettono  rumori e versi raccapriccianti. Povere piccoline, immagino la loro paura con i martelli pneumatici, i trapani, le picconate, i tubi… la Teresina in particolare, scompare nel nulla, credo si nasconda tra i pupazzi delle bimbe, con le pupille dilatate e il terrore della fine del mondo, poi esce piatta, strisciando raso terra ad annusare l’ambiente, miagolando insistentemente, chiamandomi, fino a quando non la carezzo lungamente.
Per concludere… ciliegina sulla torta, gli operai maldestri hanno danneggiato la linea internet… ed io non so se riuscirò mai a pubblicare questo post… sono triste, frastornata, arrabbiata, sconsolata, stanca… perché in questo frangente prevale il mio temperamento malinconico?

Dove finisce il mio volitivo, determinato e risolutivo temperamento collerico nel momento del bisogno? Mi sono presa dei fiori di Bach e attendo, fiduciosa, di riappropriarmi della mia cuccia … mi sento tanto gatta Teresina… 

Sto pubblicando... qualcosa va migliorando... internet ripristinato... non spaccano più ma ricostruiscono... coraggio famiglia mia... e come ho detto alle mie bimbe... casa è ... dove c'è chi ami...



lunedì 18 aprile 2016

Percorsi del sentire? bazar... amici.. referendum... comunità educante


Un'altro bazar è andato. 
Ieri ancora una volta...(è il mio quattordicesimo bazar), la nostra scuola ha aperto le porte all'arte sociale, alla volontà, al sentire, all'esserci insieme. 
E come sempre è stata una magia, i genitori (i miei compagni di avventura e progetto) si sono prodigati con forza, amore e gioia per rendere il nostro sogno un'immagine vivente.

Abbiamo cominciato venerdì: mamme abbracciate a fasci verdi di edera e rami sono arrivate di buon mattino, armate di aghi, fiocchi, forbici e colla a caldo per preparare le decorazioni da appendere in giro. 
Sono giunti sacchetti e sacchettini pieni di premi offerti per la lotteria e prodotti artigianali. 
Lesti e silenziosi (perchè intanto le lezioni continuano) si è cominciato a fare spazio, imboscare libri, suppellettili e oggetti di uso comune; si sono tirate fuori solite cose indispensabili come la pesca miracolosa, il buffet per la caffetteria e intanto delle mamme allestivano il teatrino. 
Non appena i bimbi hanno salutato i loro maestri e hanno lasciato la scuola, come piccole formichine, ci siamo messi all'opera: sposta banchi, panchette, seggiolini, tavoli, armadi, vasi, giochi, scaffali... e via via via. 
Ogni aula, ogni stanza, ogni angolo si è trasformato per accogliere le bancarelle del bazar, i nostri spettacoli, la lotteria, il buffet del pranzo, i laboratori e tutto quanto è stato preparato nelle scorse settimane. Operosi e sorridenti abbiamo lavorato alacremente e già venerdì sera era quasi tutto pronto. Sabato mattina ci sono stati gli ultimi ritocchi e ha cominciato i lavori il gruppo cucina. Hanno impastato, mondato, tagliuzzato, allestito, mescolato, condito, girato, confezionato, cucinato, infornato, tutto quello che si poteva prima dell'indomani, giorno del Bazar.
Sono stata felice di essere lì con loro, visionando in giro gli ultimi dettagli, si sentivano profumi e risate vagheggiare nell'aria della scuola. Amiche di sempre, nuove simpatie, solita bellezza viveva in quella cucina piena di gioia. E insieme a loro, ad alcune mamme presenti per il teatrino e a chi doveva pulire e rassettare, ci siamo sedute intorno ad un tavolino improvvisato ed è stato un momento di convivio così caldo e nutriente che è paragonabile a pochi altri a cui ho partecipato. Radunate intorno a questo tavolino (mangiando un delizioso riso con sapori speziati e conosciuti) ci siamo sentite facenti parte di qualcosa di bello, di una comunità educante, educante di noi stessi, dei nostri figli, di una società affaticata e un pò inaridita. Noi eravamo lì nella fratellanza, nella comunanza, nell'anelito condiviso e sempre mi sento così fortunata, mi affiora un grande senso di gratitudine di poter accedere a progetti di così ampio respiro, di atti dedicati all'arte sociale, allo sviluppo di comunità.

E ieri finalmente il bazar ha aperto i battenti e tutti insieme abbiamo ricreato il sogno: sorridenti, amici, nel calore, nella gioia, nel rispetto, nell'aiuto, nella collaborazione, nella fatica, nelle risate, nel gioco, nella musica, nelle fiabe, nei sorrisi dei bambini, nelle sorprese, nell'aroma di caffè, nelle deliziose pietanze, nei libri speciali, nei colori, nel legno, nel pane, nei dolci, nei mattoni, nella pioggia, nei fiori, nel pianoforte, nei maestri, nella stanchezza, nella presenza siamo stati insieme e abbiamo portato a termine un altro meraviglioso bazar, abbiamo raccolto fondi, ci siamo stretti forte forte in questa comunità... e anche se il mondo vacilla, anche se abbiamo perso anche la capacità di votare e capire (quorum del referendum non raggiunto), anche se non cogliamo che ci giochiamo la liberà... io so che ieri ho contribuito, insieme agli altri genitori, a immaginare un mondo futuro possibile, un luogo sensato dove vivere per i nostri figli e ... loro potranno esserne fautori.


Nonostante ieri sono stata anche aggredita da un vicino camurrioso, (gli usciva la giugulare negli improperi che ci urlava perchè qualcuno aveva parcheggiato in un punto che, secondo lui, gli apparteneva per vicinanza e passaggio), armato di coltello da cucina voleva tagliare le gomme a tutti e me lo metteva sotto il muso gridandomi quanto facevamo schifo, beh nonostante questo, ho visto i papà che arrivavano a protezione (mia e della nostra scuola), calmi e sensati, amici e fidati. Ho potuto ancor di più riconoscermi in una comunità che cerca altro, che cerca attraverso l'amore, la condivisione, la volontà e la fiducia di costruire un mondo che quel buzzurro non può neanche immaginarsi (povero lui... in che baratro di nulla vive e quanto gli diamo fastidio noi che invece crediamo a qualcosa). Abbiamo continuato con gioia, ammansito il vicino, siamo ritornati nell'atmosfera di insieme, dell'esserci, del sentire.
A sera, finito il bazar, ci siamo rimboccati le maniche e anche se esausti e  provati eravamo sereni e abbiamo ripulito, riarredato  e sistemato la scuola per i nostri piccoli, perchè loro potessero oggi ritrovare tutto in ordine.
 Grazie a tutti amici, grazie ad ognuno che ha dato tutto quello che poteva, che ha sempre sorriso, che ha giocato, che ha lavorato, che ha sognato, insieme, un mondo possibile dove i nostri bimbi potranno esercitare la libertà.(anche per i vicini camurriosi)


giovedì 31 marzo 2016

Come stai? Tre volte male

Nell'ultimo incontro di pittura con Letizia abbiamo parlato di diversi argomenti, ma qualcosa mi ha letteralmente colpito, infatti da allora ho arrancato faticosamente, fino al sano rigenerarmi casalingo delle micro vacanze pasquali.
Abbiamo parlato del Mal d'essere (della nostra cultura occidentale ovviamente, perchè da noi la vita ha ancora valore, nonostante tutto e quindi possiamo dedicarci al nostro sentire, e non alla sopravvivenza), insomma questo sentire doloroso che molti si sentono addosso e traducono spesso in ansia. Da cosa è dovuto? Letizia ha portato questi tre enigmi (enigmi perchè poi ognuno li può calare nel proprio Mal d'essere individuale):

  1. La solitudine (o separazione) - ovvero la nostra individualità stessa. Essere degli esseri unici ed irripetibili, chiusi nel nostro confine (corporeo in particolare) ci separa ineluttabilmente dagli altri, ci pone in una situazione di incomunicabilità che crea tanti mondi quante sono le persone che li pensano (o abitano). Ed ognuno nel proprio mondo, prima o dopo, incontra questo triste sentimento di solitudine estrema, di nonsense dell'esistere, della follia della vita stessa (come ha magistralmente espresso Pirandello nel libro Uno, nessuno, centomila)
  2. La paura - ecco, questo credo sia molto contemporaneo per noi, direi attualissimo. Infatti gli attentati terroristici (e soprattutto la furia mediatica per citare una cantante a me cara), le maestre mostre che picchiano e vessano i nostri figli, il vicino di casa, il serial Killer, la crisi, il tumore (e le cure del tumore aggiungerei)... ecco tutti mostri da cui scappare terrorizzati, ma non si può scappare, perchè ci stanno insinuando che tutto ciò può avvenire in ogni istante, in ogni angolo nel quale giriamo casualmente, ci dipingiamo un quadro dell'orrore e poi ci crediamo. Cosa fa la paura? Immobilizza, congela, annichilisce. Coraggio e cuore hanno una radice semantica in comune, quello che viene congelato è il cuore, l'amore, le forze di fratellanza, di unione.
  3. L'incertezza - anche questo è molto attuale, in diverse forme: l'incertezza del posto di lavoro, della casa in cui abitare, del domani, della morte stessa. Infatti con la crisi dei valori e, soprattutto, della fiducia, o fede che dir si voglia, sempre più ci convinciamo di essere solo carne, precursori di una putrefazione definitiva.



No, non sono d'accordo, non voglio offrire questo alle mie figlie, io So che non è così! 





  1. Io so che siamo tutti fratelli, che la solitudine è un eufemismo... non siamo MAI soli, la benedizione del cielo ci accompagna benevola, sempre, e si vede nello sbocciare dei fiori, nei raggi del sole, nel mare, nella tempesta, nelle risate, nei giochi, negli animaletti, negli sguardi...
  2. La forza dell'amore è inesauribile, è riconoscibile ogni giorno, in ogni momento, basta guardarsi intorno e produrne. Se siamo disponibili verso l'altro, se abbiamo un complimento, un sorriso, una carezza da offrire ne riceveremo altrettante e moltiplicate. Questo è un esperimento che ognuno può fare, dedicare una giornata all'attenzione verso gli altri... e magicamente le forze centuplicheranno e gli altri verranno più affabilmente verso di noi. Fatti gravi e drammatici avvengono nella vita, ma non è la paura o la prevenzione spaventata che li tiene lontani, in verità sono ineluttabili, sono incontri biografici (morti improvvise, incontri con violenti o malattie), siamo noi, con il nostro sentire, che possiamo fare la differenza e raccogliere il dono che, COMUNQUE, questi fatti ci portano incontro. Non posso condannare nessuno; facciamo un esempio, se mi fa male un mignolo del piede, tutto il mio essere ne risente, non si riesce a fare quasi nulla con il mal di piedi; bene, nello stesso modo, come posso vivere serenamente se non ho una qualche forma di amore o di comprensione per ogni uomo della terra? Certo, dubito che potrei amare qualcuno che mi fa del male, a me o ai miei cari, ma posso cercare di non condannarlo, di non estraniarlo da me, perchè, che mi piaccia o meno, fa parte di me. Abbandonarsi con amore alla fede e alla fiducia che nella vita, nel mondo e in noi stessi c'è molta saggezza. E non parlo di un vuoto positivismo che si nasconde come uno struzzo di fronte al pericolo, parlo di una fiducia che si pone sempre in ascolto, anche quando le cose non vanno bene, perchè forse è proprio lì che possiamo incontrarci davvero. Quindi non paura ma coraggio, sapendo di poter affrontare la tempesta, quando e se arriverà. 
  3. L'incertezza è un falso problema: possediamo solo il presente, godiamocelo nella sua immensità, nella sua perfezione e smettiamo di domandarci cosa succederà domani. Perchè insieme alla Comunione con il cosmo, alla Fiducia nelle forze d'amore, nasce spontanea, anzi germoglia dentro di noi, la SPERANZA, che l'uomo riuscirà sempre, prima o dopo, a tendere la mano ad un altro uomo.

Questi sono solo pensieri, miei pensieri, piccoli pensieri... per rispondere in qualche modo ad un malessere gigante che sento e che vedo nelle persone, nei miei vicini, nel mondo... credo che dobbiamo tutti stringerci e ricominciare ad utilizzare la nostra forza di esseri umani, di pensare, scegliere e comunicare con un pensiero lucido, ovvero luminoso perchè rischiarato dall'intelligenza e la forza del cuore. Ricominciare a sentire, basta solo pensare, basta solo avere, basta anche solo essere... 
ma coltivare e sentire l'essere insieme. 

mercoledì 24 febbraio 2016

Galleggiamenti... mi metto in ascolto


Caspita, pensavo si trattasse di un momento, di una circostanza, di una contingenza legata al lavoro.
Invece no, mi rendo conto improvvisamente che sono in un mare di palta: immobile, ferma, attonita, cervello vuoto, quasi assenza di emozione (quasi), poche risate... sembra la quiete prima della tempesta.
Sono giorni che mi ritrovo in situazioni assurde, ad aspettare, aspettare nulla di particolare, semplicemente il tempo che passa, perchè devo stare lì e aspettare che qualcun altro faccia qualcosa, arrivi, smetta di fare qualcos'altro. 
E' curioso, non è proprio nelle mie corde... di solito trotto io di qua e di là ad un ritmo fagocitante, passando da una me stessa a un'altra.
Mi ritrovo ad attendere candidate a un posto di lavoro che però non vengono, mi ritrovo ad aspettare ore e ore Cristian che, senza macchina, finisca di lavorare per rientrare tutti a casa, zampetto inutilmente sul computer senza concludere nulla delle miriadi di cose che invece vorrei fare, attendo come un'allocca che arrivi l'acqua calda della doccia, guardandola fissa e speranzosa, arrivo alla cassa e la commessa se ne va scusandosi... e attendo. Aspetto le mie figliole che vadano in bagno. 
A parte un pò di fastidio e una noia mortale iniziale, la concomitanza di tutte queste attese mi ha allertato. Di solito quando accadono delle sincronicità è il momento di mettersi in ascolto: di sè, degli eventi, degli incontri, delle risoluzioni. E non sono mai messaggi chiari, bisogna saperli cogliere... lo dico sempre: come il gatto nero di Matrix, se si presenta due volte è un'anomalia... o meglio una sincronicità, come dicevo, allora bisogna acuire i sensi e ascoltare.
In questi giorni mi sono ritrovata più volte e in luoghi diversi a discorrere di illuminazioni, di vita contemplativa, di voti, di suore. Caspita
Cosa dovrei o potrei cogliere in questo? Non giudico in alcun modo, anzi sono parzialmente affascinata da alcune scelte radicali come lasciare tutto e chiudersi in un convento, anche se una parte di me non può fare a meno di pensare che possa anche essere una mossa semplice; improvvisamente non devi più pensare a nulla, ne al sostentamento personale, ne a progetti di vita o professionali, tracci una linea e segui un sentiero segnato da altri, senza più pensiero e/o affanno. Certo, l'idea di perdere la libertà sembra quasi disumano, ma quale libertà? Di farsi abbindolare dalla materia, dalle competenze o dal valore?
 Libera di fare cose in fin dei conti? 
Deve essere meraviglioso sentire questa "chiamata" e lasciarsi andare come in un fiume, galleggiare nella fede, che vuol dire FIDUCIA, con la certezza che quello che serve accadrà, che quello che è giusto sarà, magari non oggi, magari non in questa vita... ma il cosmo è questo...
Forse devo capire questo? Non affannarmi e lasciare che le cose siano? No credo nel significato e nell'importanza del mio lavoro, nel cercare di creare la casa dell'arte sociale, promuovere una pedagogia dell'amore, del sentire. Ci credo, è vero... e questo è il mio compito, è il mio modo di interpretare la contemplazione dell'universo... forse devo semplicemente avere più FIDUCIA, continuare a fare quello che faccio ma senza affanno, semplicemente e metaforicamente galleggiando nella corrente. Grazie... comunque! 

martedì 2 febbraio 2016

Affrontare il divoratore...

Sono certa che tutti sanno di cosa sto parlando, ognuno ha il suo, uno o più di uno... il divoratore, quella parte di noi che è capace di ingurgitare e maciullare ogni cosa: o tonnellate di cibo, o decine e decine di sigarette, o infinite ore di schermo (televisivo o  pc), o relazioni consolidate, persone amate, buoni propositi, autoderminazioni, amici, minuti, ore, settimane, mesi... anni di vita. 
Il divoratore è quella parte di noi che si intromette nella nostra vita e ci mette a tacere, ci ruba la scena e fa scempio della nostra vita. 
Ci addormenta, direi quasi che ci narcotizza e abusa della nostra debolezza, dei nostri punti deboli per fare polpette di quello a cui aneliamo, della strada che davvero vorremmo percorrere nella nostra vita... e quel che è peggio è che siamo sempre noi che, deboli ed indifesi,  non sappiamo fronteggiarlo e lo lasciamo fare. 
Non vi è mai capitato di litigare con la vostra persona amata e dire parole taglienti come coltelli, sapendo di ferire, domandandovi, proprio mentre che lo fate, perchè, perchè diciamo quelle cose, che non le pensiamo davvero... perchè?
Non vi capita mai di rinunciare a una bella giornata di sole, nascondendovi dietro alla stanchezza, per poi non fare proprio nulla e bollirvi in qualche insulso intrattenimento che vi svuota, non vi nutre, semplicemente vi lascia galleggiare?
Non vi è mai capitato di proporvi mille obiettivi, semplici o difficili, e di non realizzarne neanche uno? di cincischiarvi nel nulla e semplicemente rimandare? Con chissà quale scusa... 
E ancora non vi è mai capitato di ripetervi silenziosamente, tra voi e voi, mille parole di scoraggiamento? ripetendovi che non ce la farete mai, che tanto è tutto inutile, che è troppo dura, troppo difficile e che in fin dei conti voi siete fatti così?
Ecco in tutte queste occasioni il divoratore è lì con voi, si nutre dell'indolenza, del senso di sconfitta, della frustrazione... sempre più grosso e pasciuto, sorridente e sarcastico, sapendo di essere un parassita, di vivere della vostra forza e della vostra volontà.
Ecco, c'è un momento della vita che il divoratore va affrontato.
Non c'è un momento giusto, ognuno ha il suo. 
Quando diventa intollerabile pensare che la vita scorra senza che voi riusciate ad intervenire davvero o realizzare i vostri sogni. 
Quando sentite di non riuscire a vivere la comunione con gli altri umani. 
Quando non riconoscete più la bellezza della terra e della natura. 
Quando divorate i vostri figli, giovani virgulti, e senza accorgervi li schiacciate sotto il peso della vostra inettitudine. 
Quando gli anni passano e non ve li ricordate. 
Quando non avete progetti che vi accendano di passione. 
Quando vi svegliate già stanchi e schifati dal lavoro, dal compagno, da voi stessi. 
Quando sentite che la vita ha un altro significato... 
ecco, basta uno solo di questi pensieri per decidere di affrontare il divoratore e lasciarlo morire di fame... perchè è tanto difficile? Perchè ci costa un esercizio faticosissimo di volontà e dobbiamo esercitarlo quotidianamente. 
Perchè siamo esseri liberi e potenzialmente possiamo fare, avere, essere quello che vogliamo... ma dobbiamo sceglierlo! 
Il male è un'omissione di bene... null'altro! 
Ma non è mai tardi... ogni istante è buono, ogni vita è ben spesa se con un passo di danza, una piroetta, una fugace pennellata o un soffio di vento cambiamo le carte in tavola: scacco matto al divoratore e lui, in una piccola contorsione (sì perchè è piccola alla fine) scompare denutrito... è alla portata di tutti... un soffio per affrontare il nostro divoratore e conquistare la libertà di....!

venerdì 13 novembre 2015

Mi sono ricordata

Sono giorni intensi, immersa in questa inusuale estate di San Martino, calda, insistente. Pur godendomi variegati ed intensi tramonti, aspetto il cambio stagione, aspetto di avvolgermi in copertine davanti al camino, finalmente aspetto di vedere la brina ... e via dicendo. Certo il teporino è bello, il clima mite è gradevole, ma è come se mi mancasse qualcosa, un certo voltar pagina che avviene ad ogni autunno. Questo insensato riverbero estivo mi disturba e mi scopro nervosa a tergermi il sudore dalla fronte, con un sentimento misto di sorpresa e attesa.

Dicevo, in questi giorni inusitati sto vivendo un cambiamento, mi sembra di poterlo definire radicale (ma è meglio dirlo piano non vorrei si scatenassero le furie per ricordarmi di rimanere al mio posto !!!).

Nei miei mille pensieri e nelle dolci elucubrazioni, nelle affermazioni e nei propositi, nella corsa e nella faringite mi sono ricordata del mio blog.... HA!
Quanto tempo è passato? Cerco la pagina con google (con un piccolo tremore... e se non ci fosse più?)... ecco, sorrido sollevata, la guardo sorpresa e mi sembra di aprire un vecchio cassetto impolverato e mi ci specchio basita. Cerco di entrarci, non è stato facile, quale mail? quale password? ma infine eccomi qui! Eccomi a scrivere... di cosa? Di nulla, di me, del mondo, della pedagogia, della vita, delle mie figlie, dei miei progetti... scrivere scrivere scrivere... 

Esatto mi sono ricordata che mi piace da impazzire scrivere... ed è arrivato il momento di ricominciare... spero di allietare qualcuno, spero di far sorridere, di far riflettere, di portare qualche curiosità utile... sono una donna in continuo movimento, curiosa come un gatto (dicevo nella mia intestazione) e da oggi ricomincio felice a SCRIVERE!!!!

domenica 29 giugno 2014

Intensivo...

Trascorrono tumultuosi e remoti questi freschi giorni di un giugno torrenziale… a ben vedere mi  sovviene anche un inverno… e una primavera fatti di acqua, di pioggia, di nuvole e tuoni.
Manca il sole per intere giornate, per asciugare, per scaldare fino in fondo, al di là del caldo…
Mancano giornate di luce che si susseguono… manca…
Cosa manca infine?  Il calore, a tutti manca, o è mancato o sta per mancare, il calore. E basta poco, basta incontrarsi per qualche momento in uno spazio/tempo condiviso.
Mi sento straordinariamente quieta, senza la necessità di rincorrere nulla… e si accende il desiderio di ….
Percorrere, esistere, coesistere, giocare, amare, assaporare, indugiare, con-prendere…
E mi tuffo nelle persone e sono felice di incontrare volti, anime, fratellanza… mi inondo del dolore altrui e piango accoratamente per un altro, espongo il mio dolore arcaico alla vista amante di altri, abbraccio e accarezzo e ascolto e accolgo…
E penso alla sensazione più grande uscendo dal “percorso di nascita”: amore e gratitudine…
“ mi affido…voglio rinascere mille volte” che mi scoppia nel cuore e brucia nelle lacrime archetipiche…

… che grande dono… grazie a tutti quelli che lo hanno permesso…

martedì 17 giugno 2014

Sentire la lemniscata

… e poi improvvisamente eccomi qui, dondolando tra le numerose me stessa, un momento di pausa…

dentro la mia casa, con le mie bambine, con i miei animali, con la mia vita.
Pensierosa e serena, assaporo questi attimi lievi… quasi sento un brivido nella quiete… donna inquieta, anima curiosa, spirito libero.

Mi adagio dolcemente nelle faccende di casa, nei giochi con le bimbe, nelle piccole abitudini e nel dolce riposo… e finalmente possono anche ricomparire i sogni… beata chiaroveggenza di mondi celesti mai dimenticati… nel bellissimo linguaggio dell’onirico.


Pochi giorni, sono pochi giorni e so che a brevissimo ricomincerà la vita rutilante, in una corsa forsennata… l’aspetto…
l’accelerazione degli ultimi mesi mi ha immesso in una corrente turbinosa di bella energia e sono felice, contenta di essere, di essere viva, di attraversare la vita a perdifiato.

Non sono tanto i singoli eventi, i progetti, le me stesse diversamente contestualizzate, piuttosto è un nuovo sapore, come un senso di ineluttabile, questa è la vita: una proposta continua, una serie di opportunità che girano in una stratificata (ed incrociata con gli altri) lemniscata vibrante. Ecco sì, proprio questo, tutti all’unisono in un vibrare di momenti, incontri, sapori, odori, dolori, amori…
Mi piace essere entrata in questo flusso del sentire, dove ogni istante è l’unico istante esistente… ma ci sono piccoli momenti contemplativi come stasera dove mi lascio andare al voluttuoso piacere di guardare se stessi come dall’esterno, riflettere su di sè …
Concedermi di rimandare e altalenare nel pensiero, nel ricordare, nell’indugiare per meglio assaporare passato, presente e persino futuro…. 
Come promessa di un aspettarmi sempre, di ricordarmi sempre che vedo la vita ed è un privilegio… saper voltarsi indietro e cogliere il senso… 
saper proiettarsi avanti con il pensiero e incontrarsi in quella promessa.

Una gioia impagabile questo dono!


… e il mio cuore si riempie di gratitudine.