...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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domenica 14 agosto 2016

Non tutto il male viene per (solo) nuocere

 Come si suol dire le disgrazie non vengono solo per nuocere. 
In questi giorni di ritiro besanese abbiamo finito di risistemare la camera delle bimbe, abbiamo finito di imbiancare e dato un nuovo assetto per bimbe "grandi", meno spazio ai giochi e più spazio a tavoli e scrittoi.
Sono venuti a trovarci i cugis con i quali abbiamo giocato, mangiato, ghignato, bevuto...
Ci siamo dedicati allo stare insieme, noi famiglia, nella rilassatezza, nella tranquillità.
E poi, non da ultimo, ho potuto vedere e sentire quanto amore c'è intorno a me. Una carissima amica ci presta la sua vettura nei prossimi giorni, così magari riusciamo ad organizzare meglio il recupero della puzzolona e facciamo qualche ultima piccola gita prima del mio rientro al lavoro e poi, ancora, i cugi ci presteranno la macchina per i primi giorni del rientro al lavoro. 
Così recuperiamo anche la twingo. 
Ho ricevuto messaggi di solidarietà ed amicizia, offerta di passaggi e compagnia.
Una profusione di affetto e sincera amicizia: non che avessi bisogno di "provarlo", ma tastare con mano tanta disponibilità per noi è senz'altro un bellissimo dono portato dalla sciagura di questi giorni.
E non lo penso solo in questa occasione, capita spesso che le persone mi portino un dono, un pensiero, un saluto che mi da un grande senso di riconoscimento, mi sento amata e questo mi fa pensare che forse riesco a portare qualcosa di buono agli altri. 
Non è così scontato riuscire a dare "qualcosa", senza entrare nel vuoto altruismo, riuscire ad essere qualcosa per gli altri, grazie a ciò che sei. 
E questo mi ripaga dell'infinito lavoro personale che faccio ormai da quasi 20 anni: psicodrammi, armonizzazione, psicomotricità, arte, costellazioni etc...
Qualcuno mi dice: ma non è mai abbastanza? 
No, è un esercizio continuo per cercare di tenere a bada l'Ego che tramuta tutto in tornaconto personale. 
Invece lo sforzo sta proprio nel cercare di incontrarsi tra anime... ed io ho in mente tante anime che incontro... (oltre alla mia amata famiglia): 
Sara, Daniele, Ivano, Goffredo, Daniela, Claudia, Diana, Mami, Eva, Davide... e tanti altri ancora, non posso elencarli tutti. 
Grazie a tutti, amici, parenti... amati tutti! 
Sono molto fortunata!

mercoledì 27 luglio 2016

Burger di quinoa e verdure


In questi giorni di vacanza (delle bambine) il fattore alimentare diventa più complesso rispetto al resto dell'anno.  
Durante l'anno scolastico Cristian e le bimbe i pranzi li consumano sempre a scuola. 
In estate invece le derrate alimentari, la  programmazione dei pasti e la loro successiva preparazione necessitano di impegno e riflessione.
Inoltre nei periodi di caldo vengono meno tutta una serie di semplici e sane pietanze che tanto favoriscono l'organizzazione familiare (pastine, zuppe di legumi e minestre con cereali integrali).
Stasera ho aperto il cassettone delle cibarie ed ho guardato, insieme alle bimbe, con perplessità le diverse confezioni che amo comprare nei negozietti biologici/salutisti. Abbiamo elencato le possibilità: riso venere? riso basmati integrale? Cous cous? Legumi? 
Sia io che le bimbe non avevamo davvero voglia di nulla, finchè abbiamo adocchiato la quinoa (questo strano cereale non cereale), ci siamo guardate un pò svogliate, immaginandoci il solito pappone che queste "granaglie per uccellini" producono.
Intendiamoci, sono una promotrice di questo tipo di alimentazione, ma come dicevo, in estate è tutto un pò più complicato o semplice (a seconda dei punti di vista).
Insomma, insalate di riso fresche e piene di verdure, insalate in genere, pomodori e cetrioli, capresi e qualche ovetto si organizzano in fretta e rispondono alle necessità legate al caldo. Però i pasti sono tanti e anche le giornate di vacanze e alla lunga manca il cibo "cotto", manca all'umore e anche all'intestino.
Allora ci siamo attrezzate di entusiasmo e su internet abbiamo cercato ricette sfiziose con la quinoa. A giudicare dal quantitativo di preparazioni in formato polpetta, credo che molte altre persone abbiano fatto le nostre stesse riflessioni sui "papponi" non proprio appetibili in questo periodo dell'anno.
Navigando tra vari siti culinari, abbiamo trovato in che cosa cimentarci: burger di quinoa e zucchine.
E mentre ci siamo attrezzate con ingredienti e utensili, ho pensato a quanto fosse facile, in verità, organizzare pasti vegetariani (se non addirittura vegani), sani e anche gustosi.
Abbiamo fatto una cenetta deliziosa con in nostri burger appetitosi, un contorno mediterraneo con verdure stagionali che si è autocucinato nel forno (è bastato tagliuzzare una melanzana, una patata, una zucchina e un peperone, una spolverata di sale, erba cipollina, un goccio d'olio e metterle a cucinare; due o tre "rugate" nel quarto d'ora di forno e le verdure deliziose erano pronte).
La quinoa si prepara in un attimo e non è tanto importante cosa ci si mette dentro (io ho usato curry, purea di cannellini, zucchine ed erbe aromatiche), il "pappone" di cui parlavo, una volta intiepidito si presta benissimo ad essere maneggiato e si possono fare burger, polpette o tortini, da cuocere in padella o nel forno... insomma è facile e si presta all'improvvisazione, comunque è un ottimo risultato. 
Ho pensato a quanto siamo vincolati alla carne e, in genere, alle proteine animali. Sembra sempre, mangiando prevalentemente verdura, che la tavola sia sguarnita: invece tutte le volte che mi invento varianti sul tema, che imbandiamo la tavola di colori, profumi e vegetali, mi rendo conto che è il modo più giusto di alimentarsi, leggero, goloso e, appunto, sano!
Quale inganno ci ha condotto a privilegiare le proteine animali che tanto affaticano il nostro corpo? Cosa ci spinge a privilegiare un'alimentazione che si discosta dalla nostra fisiologia? Infatti noi abbiamo un intestino lungo come gli erbivori, una mascella che non è atta a "strappare e lacerare" la carne.
Cosa è successo? Siamo ancora dentro il retaggio del post guerra che vedeva nella carne il segnale di benessere? 
E al di là delle ragioni storico/antropologiche, come è possibile che una persona come me (e come me ce ne sono tante), consapevole di quale sia l'alimentazione più adatta per la salute, persin fantasiosa e creativa ai fornelli, come è possibile che ci sia sovente una ricaduta nelle proteine animali?
So perfettamente che i chicchi integrali, i semi, i legumi e le verdure sono gli alimenti che mantengono e garantiscono il miglior equilibrio del nostro corpo, il nostro tempio dell'essere, e mi impegno, formalmente, di fare uno sforzo di volontà per me, la mia famiglia e per il pianeta e di ricordarmelo il più possibile, farlo diventare, una volta per tutte, uno stile di vita e non solo un pensiero astratto o un periodo disintossicante.
I nostri burger di quinoa erano davvero deliziosi e ce li siamo sbafati contenti! 
Posso farcela...

domenica 24 luglio 2016

Costellazioni familiari e altro


Domenica scorsa alla Corte Dalì abbiamo organizzato un incontro di Costellazioni familiari. 
Una settimana giusta per depositare e far riposare l'intensità di una giornata passata tra persone, vissuti e archetipi.
Mille e mille pensieri nel mentre e dopo e ancora oggi: mi domando come sia possibile che le persone facciano tanta fatica ad intraprendere percorsi di crescita personale.
Senza voler cavalcare l'onda retorica dei "social" giochi (vedi pockemon), senza voler cadere nella lamentela della povertà culturale, senza giudicare nessuno, non posso fare a meno di rilevare che quando si tratta di approfondimenti dell'essere, di liberi raduni per condividere cultura e pensiero, le persone che arrivano sono pochissime, tanti interessati ma pochi presenti.
E poi insieme, quello che vedo, sempre, è che le persone hanno un bisogno sviscerato di azione, di sentito, di condivisione. Una volta giunti, sia che si stiano facendo arti manuali, sia che ci si confronti con biografia, costellazioni o arte, gli individui sono felici di compartecipare all'arte sociale, all'esserci integralmente. 
E allora perchè tanta fatica?
Da una parte è comprensibile, perchè proprio ritornando a settimana scorsa, la domenica è stata impegnativa: le Costellazioni ci hanno portato a commuoverci, incontrarci, guardarci nelle nostre difficoltà, nei nostri bambini afflitti che non cercano altro che un'accogliente carezza. 
Però, nonostante l'impegno, quello che posso sempre constatare è che si finisce la giornata più leggeri, contenti di "aver vuotato" un certo sacco che pesava sulle spalle, consapevoli che non finisce lì, ma soddisfatti di essersi  per qualche istante guardati con onestà allo specchio.
Lavorare in gruppo è straordinario, perchè ogni presente trabocca d'amore per l'altro, a disposizione e pronto a favorire, aiutare, accogliere il sentito dell'altro: ed è una magia! 

La nostra società fatta di schermi di telefonini, di attentati, di  solitudini, di pensieri per sbarcare il lunario, di insoddisfazioni avrebbe tanto bisogno di incontrare se stesso, l'altro, la condivisione, la potenza del pensiero del cuore.

Cosa ci frena? Cosa ci spaventa davvero? Forse di incontrarci davvero e non essere poi capaci di cambiare? Ma non si lavora su di sè con aspettativa... ma con amore ... per sè e gli altri... spero che la Corte Dalì ce la faccia a realizzare il suo sogno di essere un centro di arte sociale dove ci si possa incontrare come in un'agorà dove siamo tutti fratelli e uguali.
 Io ce la metterò tutta e sono felice di incontrare bravi conduttori, artisti, amici, artigiani, terapisti che mi accompagnano e mi aiutano a camminare in questa via in salita! 
Grazie a tutti e grazie a Giuseppe Clemente (il nostro costellatore).
I

giovedì 26 maggio 2016

Sulla conciliazione...



Conciliazione, parola davvero di moda, la uso anch'io molto, perchè penso abbia un significato profondo, sensato e irrinunciabile.
Etimologicamente deriva dal latino concilium, ovvero unione o vincolo. Interessante!
Unire cosa, quale vincolo? 
Dipende ovviamente dal contesto in cui tale termine viene utilizzato, ad oggi, il suo maggior uso è legato alla conciliazione tra tempi di lavoro e tempi personali. 
Con il progredire del diritto dei lavoratori (sacrosanto), si cerca, laddove possibile e/o vi sia la volontà di farlo, di organizzare spazi e tempi di lavoro che lascino la possibilità agli individui di (appunto) conciliare la propria professionalità con le vicende della vita privata. 
Il primo pensiero che mi viene in mente, prepotente e insistente, è che già in partenza c'è qualcosa che non quadra, in teoria, nella realizzazione piena di un individuo, il lavoro non dovrebbe essere qualcosa a parte rispetto alla propria vita individuale. 
In altri termini, se ognuno facesse il lavoro che ama, sfruttando i propri talenti, godendo della propria attività, non ci sarebbe la necessità di conciliazione. 
E' vero che in prima istanza questi pensieri sono nati in relazione alle pari opportunità, pensate e spinte in relazione alla giusta emancipazione della donna (giusta perchè ognuno deve poter scegliere).
Quello che è interessante che tutto ciò è stato collegato ai compiti di cura (specificamente della donna? ci sarà un perchè? forse perchè ci viene meglio?credo proprio di sì). Insomma emanciparci dal nostro naturale talento mi sembra un fatto strano ... dall'altra parte (al suo opposto) le leggi, giustamente, tutelano e cercano di favorire le donne che devono (e vogliono) accudire i propri pargoli e non vogliono rinunciare alla professione. 
Ma ancora qualcosa non mi quadra, tornando al significato originario della parola, mi sembra che tutto ciò rimanga assai lontano dal concetto di unione (forse più vicino a vincolo, ma mi sembra quasi che le cure materne prendano una sfumatura simile ad una gabbia).
Non so, credo che nel concetto di unione si raccolga un pò tutto. 
Ero una ragazzina quando lessi il libro di Pirandello - uno, nessuno, centomila - rimasi molto colpita ( e per questo lo cito spesso), perchè credo che offra una pennellata sincera e colorita della realtà psichica di ogni individuo. 
Ognuno di noi incarna, rappresenta, abita centomila individualità, e forse anche di più, tante quante sono gli incontri con altre persone nella vita. 
Siamo tutti un pò liquidi e ci adattiamo molto alle persone che incontriamo, offrendo di noi sfumature diverse, parti di noi e aspetti vari a seconda dei contesti dove ci troviamo o le persone che ci troviamo di fronte.
Questo Uno che si frammenta in Centomila, rischia di diventare nessuno se non si fa uno sforzo di conciliazione di tutti i noi stessi... ecco cosa si intende per unione. E vincolo?  Vincolo perchè se non lo facciamo impazziamo ed è quello che sta succedendo oggi nel mondo.
E' indispensabile coltivare la conciliazione tra i nostri diversi io, cercando di vivere vite (personali, professionali, intime) il più soddisfacenti possibile. 
Non posso pensare di vivere una vita in salute e felice se faccio un lavoro che odio (anche se ho una vita privata felicissima). E' necessario conciliare le mie aspettative, i miei sogni, i miei bisogni, i miei talenti, i miei difetti, i miei affetti, i miei compiti, i miei diritti e i miei doveri, come persona, cittadina del mondo, amica, parente, collega.
La conciliazione non è con gli altri, ma con se stessi, dobbiamo essere noi a capire cosa tradisce noi stessi, cosa per noi è irrinunciabile, cosa ci imbruttisce ... in questi casi la conciliazione è impossibile (ecco il concetto di vincolo), la conciliazione vuole dare onore, forza e valore all'unione, alla contemporaneità di sè, in ogni frammento di vita... ed io mi sforzo e ci tento e la desidero e la promuovo e la cerco: la conciliazione... per me, per la mia famiglia, per chi mi sta intorno... e spero (almeno talvolta) di riuscirci.


martedì 24 maggio 2016

Dipendenze...


Piccoli passi quotidiani per liberarsi dalla melassa che ci tiene incollati nel nulla.
Ecco quello che giorno dopo giorno vorrei fare, piano, senza clamore, senza eroismo, senza promesse.
Nella nostra stramba società le dipendenze proliferano come funghi in un bosco umido di fine estate. 
E' interessante osservare le lotte e le campagne che privilegiano di combattere ora una dipendenza, piuttosto che un'altra, senza mai soffermarsi a pensare qual è il vero concetto di dipendenza e considerarla come un sintomo di qualche cosa d'altro.
Per spiegarmi cercherò di fare degli esempi, perchè credo che questo sia un tema molto interessante di questi tempi.
Parliamo delle sigarette: mai campagna fu più stupida e ipocrita. Non esprimo questo parere (sicuramente di parte) perchè sono una fumatrice (haimè), ma perchè trovo insensato accanirsi sulla punta di un iceberg, ritenendo il fumo la causa di un milione di mali e nel contempo, coloro che attuano le campagne antifumo, detengono il monopolio di vendita della stessa "mercanzia" (non sia mai che qualcun'altro avveleni i propri cittadini). Inoltre ci si accanisce con turpi foto disgustose, frasi sibilline e auguri di morte e malattia. E se si facesse una campagna positiva? Sulla qualità del respiro per dirne una? 
Non voglio dire che il fumo non faccia male, sto dicendo che è una dipendenza e come tale va trattata, ovvero trovando la compensazione che riempie, non facendo terrorismo spiccio (e ripeto per poi vendermi caro e salato il materiale incriminato)... 
Ma andiamo avanti, perchè non voglio soffermarmi sulle sigarette o il "fumare" in genere, perchè già vedo le schiere (beh insomma le persone che si schierano) chi a favore chi contro il famigerato fumo (passivo, sigarette, sigari, canne o sigarette elettroniche che dir si voglia). 

Parliamo della televisione anche: c'è chi la guarda tutti i giorni, chi la tiene accesa per "compagnia", chi ha degli appuntamenti fissi ai quali non vuole rinunciare (ed è disposto a carte false, mentire agli amici, cambiare date di compleanno pur di non perdere il programma preferito)... questa non è dipendenza? Oggi è possibile procrastinarla un pochino (ho registrato il programma, con internet la guardo in streaming, sky ripete 24h al giorno, etc) ma sempre dipendenza è...

Oppure cosa possiamo dire sui prodotti a base di paracetamolo (che non so quanti sanno che hanno effetto sul sistema nervoso centrale e quindi sono a tutti gli effetti delle droghe)? Conosco persone che utilizzano bustine e pastigliette quotidianamente, per tutti i dolori e dolorini, per la fiacchezza, per la stanchezza... ma come fanno a sapere come si sentono quando stanno bene?

I runner sono i più sfegatati dipendenti mai visti: chi comincia a correre (e questo vale un pò per tutti gli sport), non riesce più a farne a meno, quella scarica ormonale data dal sovraffaticamento diventa una droga irrinunciabile e, mascherandosi dietro il velo del movimento che è salute, anche costoro, sono succubi di una dipendenza, senza tener conto che di solito i super sportivi sono anche spesso infortunati e pur di continuare nel loro delirio di dipendenza abusano del paracetamolo (vedi sopra).

E non abbiamo finito, ci sono i videogiochi, i social network, i telefonini, le chat, lo shopping compulsivo, le diete, le mode, i telefilm, i libri, il cibo, il sesso, il lavoro... insomma tutto ciò che è smodato e, soprattutto, fuori dal nostro controllo.

Il senso di questo mio post non è di svelare nulla, ne di difendere le sigarette, ne di bandire ogni vizio dalla faccia della terra, quello su cui vorrei soffermarmi è sul concetto di per sè e pormi una semplice domanda: perchè siamo così dipendenti? 
La dipendenza parte dal presupposto che non si possa scegliere, questo è il fatto strano. Siamo in una società dove il pensiero è (teoricamente) libero, dove non esistono più schiavi e padroni, dove (volendo) potremmo scegliere di percorrere qualunque via... eppure ci schiavizziamo da soli in tutte quelle gabbie di cui sopra.
Verrebbe da dire che l'uomo, alla fin fine, è un essere che ha bisogno di essere regolato da altri? Che vive più serenamente in schiavitù?
No, non credo che sia così, credo semplicemente che l'uomo, potendo porsi delle domande di senso sulla propria provenienza, sul perchè della vita, sul significato dell'esistere, maturi dentro di sè un grande senso di vuoto, come una mancanza, come un'angoscia di morte... 
e la si riempie di tutto quello che si riesce a trovare (e il sistema economico ci offre pronto ogni opportunità e modello possibile).

Un bambino dipende dai suoi genitori ed è giusto così, perchè possa essere accompagnato ad essere un individuo (domani) capace di scegliere... cosa ci blocca davvero? la mancanza di fede e fiducia? la paura di morire? la paura di soffrire o di sbagliare? 
O forse ci vogliono forze di volontà (fatica) e forze del cuore (coraggio) per governare un pensiero lucido, cosciente e presente.
E allora come dicevo all'inizio sono piccoli passi da fare, quotidiani, costanti, sentiti.
E' inutile che mi pongo in un braccio di ferro e  impongo  me stesso nella rinuncia, se non riempio il mio vuoto interiore, lo riempirò con un'altra dipendenza e, soprattutto se fallirò nelle mie rinunce, nutrirò a dismisura il mio vuoto, grazie ai sensi di colpa, al senso di inettitudine e fallimento.

Piccoli passi ogni giorno, cominciare almeno a fare caso a quali e quante dipendenze abbiamo, guardarle onestamente e cercare di sfuggirle talvolta, magari impiegando il medesimo tempo in qualcosa di più nutriente per me e per il mondo stesso. Guardarmi e accogliermi nella mia debolezza, invece di condannarmi e rendere, così, sempre più pasciuto il mio personale demone della dipendenza. Proprio così perchè la dipendenza è un demone divoratore che ingigantisce autodivorandosi e sbranando il nostro mondo intorno.
Qualunque sia la dipendenza, perchè se non possiamo scegliere saremo sempre ferali e mai coscienti e mai capaci di vero sacrificio nelle scelte d'amore (per i nostri figli, la terra, gli amici, i compagni ... ).

Sono una fumatrice, riconosco una grande (grandissima) dipendenza e riconosco che per me è una lotta troppo grande, posso però cominciare da cose più semplici (per me), giocare meno al computer ad esempio, mangiare meno focacce e pizze (che mi gonfiano come un pallone), guardare meno il cellulare nelle code in macchina e ricominciare a guardare il cielo, smetterla di parlare e ascoltare di più (e si anche parlare è una forma di dipendenza)... e laddove non riesco, non biasimarmi, ma almeno vedermi... è già un inizio, sono già verso un cammino di libertà interiore... 
e questo è il vero e unico (per me) passo verso l'emancipazione dalle dipendenze.

venerdì 25 marzo 2016

Ancora sul trascorrere del tempo...

Poche settimane fa 
(o nella vita precedente?)
mi pare cdi aver scritto qualcosa sulla relatività del trascorrere del tempo, soprattutto nella sua percezione.
Questo periodo è fragorosamente in corsa, mi sembra di vivere su una pista da corsa per bob, immersa in un urlo... 
non un urlo di terrore o di paura, semplicemente un suono lungo, ridondante, pervasivo, significativo.
Sento che la misura è colma, che ho cominciato a tracimare in nervosismo e risposte brusche e poco accoglienti o aperte al dialogo.
Questa commistione tra afonia da faringite e lunghi colloqui e concili con innumerevoli e disparate persone mi frastorna.
Mi sono sentita schiva, indisponibile, distratta nelle relazioni e negli scambi umani... eppure invece, anche e comunque, mi sono immersa in scambi e incontri così intensi, così presenti, così intimi che forgeranno pezzetti di me nel tempo. 
E in tutto questo è arrivato improvvisamente questo brusco tamponamento in auto. Ero in uno dei miei viaggi in macchina, spazi di trasformazione delle diverse me stesse che danzano nei mondi o spazi che abito e vivo... tra bimbe, la loro scuola, la Corte Dalì, il lavoro, le burocrazie e le incombenze, l'economia domestica... tra tutto questo faccio questi viaggi in uno NON spazio/tempo come un luogo del riciclo e della rigenerazione del pensiero.
Ebbene in queste condizioni, in una serata di vento ululante, un fracasso alle mie spalle e poi beng nel posteriore della Twingo... 
Un signore distratto ha colpito in pieno la macchina che c'era dietro di me in coda e lui, a sua volta, ha tamponato me, niente di così mirabolante, tuttavia mi ha colpito moltissimo il tempo (in realtà  la mia percezione del tempo) tra il boato del primo investimento e quando effettivamente sono stata toccata. Ricordo prevalentemente le mie sensazioni, ero stanca, il vento, già il buio, e quel fragore mi ha scosso come un'attivazione di un imminente e grave pericolo... in un istante, il suono ha attivato lo stato d'allerta, prosciugando fino all'ultima goccia le mie capacità di auto-cura, le mie forze eteriche. Poi la vicenda è stata solita, come mille e noiosissime altre, di constatazioni, con finta cortesia, o scocciatissima seccatura di chi non desidererebbe mai essere gentile. Insomma, interrotta nel mio flusso interminabile della giornata, mi sono trovata a discutere, convenire, biasimare, comprendere con due sconosciuti nel crepuscolo di una faticosissima giornata. Per poi riprendere la via, quasi come se non fosse... 
Ecco le energie sono esaurite ed ho bisogno di dare una pausa a questo relativo tempo/sempre che mi travolge integralmente. 
Un finto arresto questo incidente, perchè non ha effettivamente dato conseguenze impegnative e quindi sorge spontanea la domanda: quale domanda (o risposta) mi porta incontro questo evento nella mia vita? Perchè per me nulla è mai per caso, quindi quale enigma si cela dietro questo imprevisto (e un pò mi domando quando arriverà la carta probabilità)?
E rielaborando e sciogliendo e metabolizzando quello che ho ritenuto più significativo, e che continua a creare risonanza in me, penso sia questo concetto di tempo, legato alla percezione di tempo, legato alla contemporaneità, alla sincronicità, all'ineluttabiltà del tempo. 
Ma oggi sono cominciate alle ore 12.00 le vacanze di Pasqua... 4 beati giorni e mezzo di vacanza ... anche se già mi aspettano altri ineluttabili, significativi, fragorosi incontri sociali e relazionali... ma saranno spero comunque nella lentezza.
Ecco, e questa potrebbe essere un'altra risposta offerta dall'incidente: non ho bisogno di rallentare, ma ho bisogno di lentezza, anche per assaporare, anche per conservare, anche per proteggere tutto quello che amo e che faccio, che poi coincidono, lentezza, tempo lento, ogni tempo, lentezza.




mercoledì 16 marzo 2016

Maledetta psicosomatica

Ci risiamo, è bastato un attimo di distrazione, un momento di abbassamento energetico e TRAC la faringite o tracheite o sinusite, o quello che diavolo è, mi ha colpito come un pugno sulla testa. 
Devo ammettere che sicuramente anche questa gelida, nevosa, ululante Primavera (sì perchè nel parcheggio sotto casa il vento ulula come tra i ghiacci della germanica Foresta Nera) ha contribuito con forza. Come so perfettamente, ci sono sempre delle cause meccaniche perchè i fatti avvengano (e in questo caso è questo gelo primaverile), ma il fatto è un altro: in questi giorni  relazionalmente mi sono incrociata con "dei" miei soliti intoppi personali, nelle mie ferite ancestrali, nel mio bisogno di conferme e nel contempo nella disconferma di me. 
Non è proprio così, semplicemente accade che le persone SONO quello che SONO... ma è come vivo io le vicende che fa la differenza! E saperlo non aiuta! Per niente! A volte un po' di seccatura, un bell'assestato (o più d'uno) vaffa... possono risistemare rosponi di traverso meglio di tante menate personali. Purtroppo (o meno male) quando cerchi di essere onesto con te stesso e SAI che gli altri non c'entrano nulla, che sei tu che hai dei vissuti piuttosto che altri, che quella data vicenda ti suscita quell'emozione a te... ma non è una realtà oggettiva (soprattutto dell'altro con cui ti relazioni)... beh quando davvero vivi così... con chi te la prendi? Chi mandi a quel paese? Io personalmente comincio ad arrovellarmi, a torcermi (metaforicamente) su me stessa, a rigirarmi il sentire tra le mani, nei capelli, nelle viscere, nelle pietanze, nei tragitti in macchina, nelle attività, nelle sincronicità, nei dialoghi, nella doccia... mi intesso di quella sensazione e me la rimugino e rimastico e riingoio (come una mucca) fino a quando non riesco in qualche modo a metabolizzarla davvero!
Alcuni rospi sono più indigesti di altri (e ad ognuno il suo). Quando queste indigeste sensazioni relazionali mi invadono succede che mi ammalo! E qui vorrebbe tanto scattare il vaffa... Ho sentito arrivare quella sensazione sgradevole in fondo alla gola... ho cercato di ignorarla, di dormire un pò di più, ma stasera sono mezza afona, ammaccata e più afflitta che mai! Va bene! Va bene mi conosco... prima accetto la situazione prima uscirò da questa situazione! Per quanto conosca tutti questi meccanismi, per quanto io possa lavorare su di me e le mie zone erronee, nei momenti di debolezza mi colpisco alla gola! 
E' una vecchia storia, praticamente mia coetanea: sono stata una bambina con tonsilliti impegnative che mi hanno portato ad una bella asportazione delle tonsille (lasciando quindi una voragine nelle difese), sono stata operata di polipi alle corde vocali e periodicamente, prima bronchiti, poi laringiti, poi sinusiti, poi faringiti, nel corso degli anni mi sono potuta riconoscere questo "punto debole"... oppure possiamo dire semplicemente che questo è il mio ingresso del sentire, è come un campanello d'allarme che mi dice sempre... eccoti, sei lì, dove ti duole, sei nella tua parte fragile, dove ti senti smarrita e sola, irrazionale e desiderosa di sicurezza! 
AH! 
Non mi è mai piaciuto sentirmi così, sono una persona resistente, forte, determinata, ce la faccio sempre, anche quando vado avanti sui gomiti, sono ottimista, sono pronta a cercare e trovare soluzioni... O forse è come mi vedono gli altri? O forse è come vorrei essere? O forse è come mi mostro? O forse... e credo sia l'ipotesi più vera, ci sono zone dell'anima dove cado rovinosamente, dove mi sbuccio, dove prendo una musata forte e vorrei solo ascoltare musica struggente in macchina e piangere infinitamente viaggiando senza meta! Non lo faccio più, da quando sono mamma, da quando ho sempre fretta di tornare dalle mie piccoline non appena finisco le mie attività, dove non c'è tempo per godersi pienamente le proprie tristezze o malinconie. E allora puntuale la psicosomatica fa capolino e mi ammalo! Vaffan.......maledetto Murphy... ma so anche che quando son qui vuol dire che il rospo è in fase di metabolizzazione... passerà, un pò di pazienza!



venerdì 4 marzo 2016

Tirare fuori

Tirare fuori! Ecco questo è il pensiero di oggi! (in verita di un paio di giorni fa… quando ho scritto questo post… ma solo ora riesco a pubblicarlo… sob) Tirare fuori in mille modi, per innumerevoli ragioni, alla rinfusa. Oggi mi sono svegliata con un mal di testa particolarmente insistente e fastidioso. Semplicemente, credo, avrei dovuto dormire un po’ di più. Ma la giornata ricca e densa di impegni mi aspettava, mi sono dovuta alzare, di malavoglia, e calarmi nelle solite vicende, nonostante tutto. Il mio compagno della giornata è stato a tratti benevolo e si è affievolito, in altri momenti mi ha martellato la fronte, in altri ancora ha appesantito le palpebre come se ci fossero sopra due sacchettini di polvere di piombo, per qualche istante ha pulsato avvolgendo tutta la testa, in alcuni istanti si è anche appena appena defilato: comunque, il mio caro mal di testa, è rimasto lì con me, a ricordarmi qualcosa. Tanto per cominciare che è necessario darsi tregua per non consumare troppo il corpo e che bisogna sempre trovare dei tempi di ristoro dove rigenerarsi e poi… e poi in qualche breve momento di pausa ho provato a pensare, ascoltare, sentire che cosa, in effetti, mi voleva dire questo mal di testa.
Sono giorni molto intensi, vedo TANTISSIME persone, più del solito, e in aggiunta, posso dire, sono quasi tutte persone nuove, mai viste. Mi sto mischiando, incontrando, tastando e incrociando con numerosissimi eterici altrui, persone agitate, speranzose, spaventate, così ansiose sulla performance che non riescono, appunto, a tirare fuori quello che sanno (la maggior parte), Guardo queste ragazze (più o meno giovani) che annaspano nei loro pensieri, nei loro saperi e nelle più remote paure, per cercar di rispondere a quesiti semplici (in verità, legati al buon senso), senza soffermarsi a pensare, a dare fiducia alle proprie conoscenze, alle proprie idee, a se stessi. E tirano fuori pochissimo, per lo più agitazione.
Sempre in questi giorni mi sono dedicata con un certo impegno nella pittura, in contesti diversi, con maestri e compagni diversi e anche lì ho sentito come una fatica a tirare fuori, penso alle circonvoluzioni di colore che metto nei miei dipinti (come mi ha fatto notare la maestra d’arte Letizia) e come queste circolarità siano movimenti concentrici e contratti della mia interiorità che stento a tirar fuori, così tanto che si ripercuotono sul fisico, sulla mie forme e sul mio benessere.
Mi è venuto in mente il pensatoio di Silente, quando tirava fuori con la bacchetta magica quei rigoli di fumo che erano ricordi, più o meno antichi, che riponeva in questa larga anfora che ribolliva. Mi sembra come se la mia mente (e il mio cuore) fosse ricolma di affannosi pensieri, connessioni da inseguire, frammenti da ricollocare e significare, sincronie da cogliere, progetti da immaginare, ricordi da depositare e sequenze da rispettare… 
Tutto gira vorticosamente nella mia interiorità e credo fortissimamente che io debba tirarla fuori con ordine, coraggio e volontà. Difatti nel corso della giornata il mal di testa è diminuito notevolmente, durante i colloqui ho disegnato molto, intensamente e con grandi sfumature di forme e colori, ho scritto e rielaborato (sono anche andata in bagno)… insomma ho tirato fuori un po’ di cose e il mal di testa mi ha dato un po’ di tregua, si è attenuato il martellamento e mi sento meno attanagliata. 

È subentrata ora un’immensa stanchezza, ma sento che è iniziato un processo, un nuovo momento di consapevolezza. Non posso assimilare, assumere, trattenere e farmi carico di tutto ciò che incontro nel mondo (bello o brutto che sia), è necessario che io impari piano piano a metabolizzare e a lasciare andare, che riesca a non ingoiare ma assaporare, magari anche in modo contemplativo. Tutto questo, mi rendo conto, è molto sensato, infatti in questi giorni ho avuto anche un grande sfogo cutaneo, un eritema. 
Mi rendo conto, anche, che è il tema di questo periodo, che c’è una grande similitudine sulla digestione/assimilazione e metabolizzazione: del cibo, delle sensazioni, delle emozioni, dei pensieri, delle esperienze, delle relazioni, delle azioni… e via dicendo. Ho una vita molto ricca ed è necessario che io impari a tirare fuori, lasciare andare, sensatamente dimenticare… e forse tutto scorrerebbe più semplicemente….

 

giovedì 18 febbraio 2016

Talenti? un regalo o un compito da onorare?

In questi giorni gli eventi, gli incontri e le attività hanno avuto un filo conduttore interessate: i talenti! 
Non importa che siano talenti da personaggio pubblico o di enorme successo popolare, quel che è interessante è che sono talenti, numerosi e diffusi, di persone comuni (seppur nella loro specialità intrinseca di esseri umanamente divini). Sono quei talenti così antropologici e insieme ontologici e insieme, alla fin fine, alla portata di tutti: il talento di mettere a proprio agio, di apparecchiare la tavola, di guardare attraverso, di sorridere con il corpo, di parcheggiare, di cambiare argomento, di far sorridere, di truccarsi gli occhi, di spiegare agli altri e non a se stessi, di dipingere, di cantare, di rivoltare le frittate (praticamente e metaforicamente), di arredare la casa, di essere eleganti (anche con un sacco addosso), di dire o fare (in assoluto) la cosa peggiore che si possa, di essere puntuali (sempre), di creare dal nuovo, di intuire il sentire dell'io altrui, di inciampare sui propri piedi, di cadere sempre in piedi, di ammansire gli animali, di sedurre gli uomini, di guadagnare denaro, di spenderlo, di cogliere l'attimo, di andare sempre oltre, di correre ai ripari, di fare la pizza, di spaccare il capello in quattro, di accogliere, di tradire, di ammorbare, di divertire... Tutti talenti, tutte sfumature dell'essere, non parlo di grandi talenti artistici da opere immortali o premi nobel, parlo di tutte quelle atmosfere che solo quel particolare essere umano riesce a creare in una stanza (positive o negative che siano).
E mentre in questi giorni ho letteralmente incocciato in diversi e variegati modi di interpretare e personificare il talento, mi sono meglio documentata e sono andata a rileggermi la parabola dei Talenti, sono andata sul dizionario a ricercare il significato preciso di questa parola, ho pensato e riflettuto... Ecco cogliere pienamente l'amore del Cristo, piuttosto che il giudizio di valore, non è semplice nella parabola che ho citato... ad una prima lettura può sembrare che il giudizio del Signore sia benevolo solo per chi è in grado di "far fruttare i talenti", infatti i primi due servi che hanno raddoppiato i talenti che gli erano stati lasciati, vengono accolti nella casa del Signore, mentre l'ultimo servo che ha solo conservato (sotterrandolo) il talento offerto, è stato respinto con decisione. Ecco, in un primo momento si potrebbe avere un piccolo sentimento di ribellione, ma come, ma il famoso detto delle pecorelle smarrite, la faccenda del figliol prodigo che sperpera... dove sono finiti? Penso che l'accento da porre sia un altro, io credo che questa parabola parli della Fede, della Fiducia in quanto di unico, bello, divino ci sia in noi. La questione non è quanto hanno fruttato i talenti, piuttosto è importante il COME siano stati accolti questi talenti, appunto con fiducia, assumendosi il rischio di sperperarli, di perderli, di esaurirli. In qualche modo, soprattutto chi di talento iniziale ne aveva solo uno, avrebbe potuto investire con Coraggio (che ricordo ha una radice con la parola Cuore). Non era importante farli raddoppiare o fruttare, ma semplicemente Usarli! Ecco questo per me è il Talento!  
Che poi corrisponde all'onorare la vita stessa e pensando che il Cristo è il giudice del Karma potremmo tradurre questa richiesta di conto e ragione dei talenti come una domanda molto precisa... 
ovvero ti  si chiede: hai onorato te stesso? (hai perseguito nella vita quello che ti eri prefissato?)
E in questi giorni in cui mi trovo affaccendata e di corsa, frastagliata tra impegni di natura diversa, mi ritrovo in una strana alternanza di sospensione temporale, attesa e "fermo immagine" fino ad arrivare a corse inaudite sopra lo spartitraffico per andare a prendere le bambine a scuola o aprire la Corte Dalì per accogliere persone che vengono a esprimere talenti diversi.
E ancora mi ritrovo a parlare di curva biografica sottolineando il periodo (e anche l'anno preciso) dove si verifica "la crisi dei talenti", mi ritrovo a parlare con donne bellissime (nella loro capacità di accoglienza del prossimo) che continuano a fare passi indietro sui loro talenti per lasciar spazio agli altri, e che meraviglioso talento è questo? Forse uno dei più belli e materni che ci siano, rimanendo nella parafrasi mistica, lo paragonerei ai sofferti passi indietro della Madonna... madre in prima istanza (ancor prima che immacolata). Mi rendo conto che potrei risultare quasi blasfema ma non è questo l'intento. E' una mia interpretazione perchè credo fortemente nell'Amore che fonda ogni biografia umana e la Terra stessa. 
In questi giorni, di necessari colloqui forzati, ho visto innumerevoli volti, persone che si svalutano, altre che hanno una grande fiducia in se stessi, altri ancora che si lasciano sopraffare dalla paura o dai ruoli. E poi ci sono le mie compagne di avventura, tra una domanda e l'altra, un'attesa e una battuta ci stiamo senz'altro incrociando, impastando, raccontando e sono momenti belli... di condivisione, di apertura, di comunione... seppur intrise di altro in questo non luogo...ci regaliamo vicendevolmente un momento eterno, intimo... e anche questo è un talento.
E con le mani impastate nel rosso violento, strisciando con la spatola sul foglio, calcando la mano sui toni dell'ombra è nata la mia pittura e ci intravedo il mio talento che raccoglie i miei talenti... sicuramente sono INTENSA, in qualche modo dura, ma comunque nel calore... Daniela usa il tuo talento... in ogni caso... qualche volta brucerai, qualche volta approfondirai, qualche altra volta sbaglierai e ancora, forse, ti specchierai nel tuo dondolare nella calda tenebra del tuo sentire, ma è il tuo talento ed è giusto onorarlo...e allora va tutto bene, è tutta esperienza... 


giovedì 6 giugno 2013

Seminari sulla biografia: l'arte sociale nella vita e per la vita



Viaggio a 20000000 all'ora... tanto da fare ... tanto da dire... tanto tanto tanto tanto.. comincerò per gradi e man mano racconterò... per mettere ordine per ricordare e rimembrare.. per fissare i vissuti... cominciamo con lo scorso fine settimana: c’è stato il seminario di biografia tenuto da Anna.
Come sempre accade, questo è il quarto a cui partecipo, ritrovarsi con lei e il gruppo del seminario genera una grande energia.
Improvvisamente tutto si ferma e ci ritroviamo riuniti in un piccolo grande viaggio all’interno di antichi e nuovi misteri dell’umanità. Anna è una persona speciale: è evidente la sua totale presenza ed apertura (del sentire) nei confronti di tutti i partecipanti al seminario, è fantasmagorico il modo in cui riesce a cogliere l’atmosfera del gruppo, è sorprendente la sua capacità di collegare svariate ed eterogenee informazioni e, creativamente, ridonarcele secondo un “filo d’oro” (quello biografico) che le riunisce.
Navigando sotto la sua attenta guida di capitano di vascello ci siamo inoltrati, come di consueto, negli archetipi atavici delle fiabe, nei meandri simbolici del mito, nell’intimità dei percorsi individuali e nei misteri dell’amore cosmico.
È stata una traversata avventurosa e densa di nuovi apprendimenti, rinforzi su quanto conosciuto ed ha aperto nuovi orizzonti e  punti di vista.
Ogni volta Anna porta con sé una ventata di propositi, di prospettive, di luce e anelito verso il futuro.
Sono felice e fortunata, mi sento di avere un grande privilegio nel poter condividere insieme a tante persone questo senso di appartenenza al viaggio dell’umanità:  intesa come un tutto vivente. Sono grata ad ogni individuo che mi offre la sua individualità, ogni incontro è un dono e sotto la bandiera della fratellanza e dell’amore tutto e più semplice, risolvibile … nella luce.
Un seminario sull’arte sociale, ovvero stare insieme in modo creativo compenetrando il pensare, il sentire e il volere… è proprio Arte!

lunedì 20 maggio 2013

Seminario sulla biografia: cosa fa vivere gli uomini


Ricordo che la prima volta che c'è stato un seminario sulla biografia tenuto da Anna a Varese la micina era molto piccola, forse aveva appena un anno. 
Era troppo presto per allontanarmi un fine settimana intero e dovetti rinunciarvi... cosa che mi creò un grande dispiacere. Già sapevo, infatti, che sarebbe stato un grande amore. Mi occupo con curiosità e studio e impegno di biografia da tantissimi anni. Ho intrapreso percorsi di studio e terapie individuali proprio per comprendere sempre più a fondo il senso di ogni singola biografia, sia per comprendere e dare significato alla mia stessa vita e poi perchè è l'unico modo efficace per poter accompagnare chicchessia in un percorso di autoeducazione e/o cambiamento personale.
Sono un pedagogista fiera di esserlo, i miei studi, solo parzialmente psicologici, mi hanno concesso di approcciare l'altro sempre in un' ottica di adattamento piuttosto che di funzionalità... insomma è sempre stato lungi da me l'idea di voler "aiutare" qualcuno o portarlo verso la cosidetta "norma"... bensì ho sempre orientato i miei interventi e i miei studi verso l'autorealizzazione dell'opera d'arte che è la vita di ognuno. Nel tempo i miei strumenti sono cambiati, si sono arricchiti, amalgamati tra di loro e l'incontro con l'antroposofia è stato un innamoramento a prima vista. L'approccio biografico, poi, ha ulteriormente acceso questa passione. Anna porta questi argomenti in modo vivo e "amante", portando una straordianria capacità empatica e di percezione dell'io altrui. 
Questo credo sia il quarto seminario di Anna a cui partecipo e non vedo l'ora. 
Ogni volta porta l'argomento della biografia in un modo esaltante e splendidamente esplicativo: attraverso l'arte, la contemplazione, il mito, la letteratura...
Ogni volta è come se portasse in me un nuovo tassello di un meraviglio mosaico. Questo seminario tratterà di biografia ed arte sociale, lo approcceremo attraverso la letteratura, ovvero un racconto di Tolstoj: cosa fa vivere gli uomini.
Consiglio vivamente a tutti di ascoltare la musicalità di questa persona, l'armonia con cui porta la biografia, l'essere vivente dei suoi pensieri e di lasciarsi accompagnare in questo mondo pieno d'arte, bellezza, bontà e verità. 
Vi aspetto ...

lunedì 6 maggio 2013

… nell’amore…





Ho passato un week end meraviglioso! Insieme ad un gruppo di persone abbiamo intrapreso il nostro percorso del sentire ed è stata una festa del cuore.

Ci siamo incontrati sabato mattina, accompagnati da un timido sole in questa primavera bizzarra, fresca e indecisa, in uno spazio ampio e adeguato.

Alcuni si conoscevano tra loro, altri no, le attese erano diverse e varie ma, in tutti, si leggeva una certa curiosità (mista a una vaga inquietudine).

La prima parte della mattinata è stata dedicata al riscaldamento, ad una piccola e reciproca conoscenza attraverso giochi, conversazioni e piccoli contatti.

… e poi è cominciata la “danza”… (ascoltate che meraviglia questo canone)

È stata una danza continua durata fino a domenica e forse anche un po’ oltre…

Ci siamo sciolti, conosciuti, toccati, visti, abbracciati, consolati…

Abbiamo lasciato che la musica (barocca in particolare) ci attraversasse e portasse armonia al nostro movimento. Abbiamo snocciolato in ogni modo la nostra colonna vertebrale arrotolandola, srotolandola, danzandola, sentendola, urlandola, cantandola… e credo che ognuno di noi si sia sentito più dritto, più in alto con il capo… più vero… più sincero.

Credo che ognuno di noi abbia potuto percepire concretamente il concetto astratto di fratellanza e amore dell’uno verso l’altro. Eravamo lì insieme, fortissimamente presenti, ad accogliere noi e l’altro da noi: con stupore, meraviglia, empatia, disponibilità. Grazie… grazie a tutti di tanto… e di tutto!

Io e Lilli siamo felici e abbiamo un sogno comune… farne ancora e ancora e ancora…