...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







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domenica 24 maggio 2020

100 giorni e Nulla sarà come prima


Nulla sarà come prima, si sente dire da mesi.
Sì perché nel frattempo sono passati mesi.
Tre mesi, cosa vuoi che siano tre mesi, quasi 100 giorni.
Quanti giorni sono passati senza che li contassi, senza che li percepissi, senza che li onorassi, senza che…
So per certo, lo ricordo bene, di aver passato altri gruppi di 100 giorni che mi hanno rivoltato come un calzino, e ricordo anche che dopo quei 100 giorni nulla è tornato come prima, un salto nell’altrove…
Questi 100 giorni sono significativi per me e nel contempo lo sono anche per altri milioni di milioni di persone.
Interessante!
Drammaticamente interessante, sorprendentemente interessante, curiosamente interessante.
Drammaticamente perché ognuno ha perso qualcosa, ognuno ha dovuto vivere un lutto più o meno grande, più o meno profondo, ma ognuno ha dovuto lasciar andare qualcosa…
Sorprendentemente perché ogni giorno passato è stato inaspettato, ogni mattina affacciata alla finestra in ascolto del silenzio, in compagnia del canto degli uccelli e del silenzioso crescere dell’erba, 100 giorni alla finestra a guardare il cielo… e non mi sono sentita Mai sola, MAI... appartenente alla mia famiglia, stretta e allargata, legata al mio lavoro, alle persone che fanno parte del mio lavoro, appartenente a questa umanità fragile...
Curiosamente interessante perché nulla sarà come prima e… come sarà allora questo domani? Mi sento come una bambina davanti ad un regalo che non può aprire… non importa tanto il contenuto può piacere o meno, è l’attesa davanti a quel “non so cosa c’è dentro” questa vicenda che mi lascia curiosa e rivolta verso…
Verso il futuro… un futuro da costruire passo passo insieme ad altri, un cammino che ci accomuna tutti... non importa se i nostri sentieri si incroceranno ma il futuro è adesso ed è nuovo per tutti... come riusciremo a superare le inusitate lontananze, come riusciremo a tirare su il capo... a guardare il cielo che si è tinto di rosso in queste sere, che ci ha donato un arcobaleno di speranza nel crepuscolo...
Curiosa di ricostruire relazioni... piano piano... nuove nuove... e ringrazio il cielo di avermi donato la capacità di sperare sempre nella parte luminosa dell'Essere Umano. Grazie a chi cammina insieme a me.

martedì 12 maggio 2020

I doni dell'Essere umano: l'Abbraccio


I doni dell’essere umano.
Cosa ci comprende in tutte le nostre parti: fisica, vitale, animica e spirituale?

L’abbraccio.

L’abbraccio è solo della specie uomo… quel particolare cingere, stringere, avvolgere, contenere, accogliere, scaldare, rincuorare, coccolare, cullare, proteggere, consolare, riconoscere, comprendere, curare, ascoltare… Amare!
Non è solo tenere o trattenere vicino a sé, è di più, è fondersi insieme seppur separati da un sottile strato di pelle, è risuonare e vibrare insieme.

L’abbraccio.

La casa dove sentirsi vivi, sicuri, conosciuti, accettati, il luogo dove incontrare contemporaneamente sé e l’altro.

L’abbraccio.

Il luogo dell’intimità, della fragilità, della tenerezza, della presenza, dello stare qui e ora.

L’abbraccio.

Ci ricorda che ci siamo mancati, che ci conosciamo, che ci vogliamo, che ci apparteniamo, che ci siamo l’uno per l’altro.

L’abbraccio.

Dove non possono entrare tutti, dove ci sono diversi livelli di contatto, dove la mia casa è la tua casa.

L’abbraccio.

Il tempo, il luogo, il movimento dell’Io e del Tu che diventano Noi!

Quanti abbracci ci perdiamo? Non adesso nell’emergenza, non nella distanza sociale di oggi…
Sempre… 
Quanti abbracci non hai dato? Mandiamolo adesso, almeno nel pensiero…

Un abbraccio a te che mi stai leggendo, a te che mi conosci, che mi vuoi bene, che mi hai condiviso…

Un abbraccio per regalarci un pezzo di umanità!

mercoledì 21 novembre 2018

Si chiama Amore

Mi ritrovo sempre io ed io, con quel sentimento, con quella profonda perturbazione interiore che si moltiplica come un'eco in un'abissale caverna.
Sono io, sempre uguale e sempre mutevole, inondata del mio sentire che riecheggia arcaico... 
Il dolore di esistere, il dolore di incompletezza... come un languore, mai sazia, mai paga... 
e non basta mai.
Basta un gesto, un rigolo, un soffio e brucia dentro, questo sentire così graffiante... sempre specchiato e contrastato dalla mia decisa e determinata risata, dalla voglia di agire, dalla presenza più che mai risoluta... e a volte mi sento irriverente di fronte al dolore altrui, all'affanno e mi si spegne il sorriso.
Non mi sento così speciale, non mi sento così forte, non mi sento neanche un pochino saggia, non mi sento quasi mai all'altezza, non mi sento mai adeguata, non mi sento quasi mai al posto giusto... eppure rido, quasi beffarda...  oscena... si perchè sembra che la vita sia una cosa serissima... quasi un pugno allo stomaco, uno scandalo... perchè ogni giorno un pochino moriamo... quando le persone ci lasciano, quando non riusciamo ad afferrare il dolore di chi amiamo... 
Ecco sì... ho capito... non si può illuminare l'ombra di nessuno... solo la propria... con parsimonia però... perchè è lì nell'ombra che siamo umani... 
E a quanti mi sentono ingombrante vorrei dire con fermezza che faccio del mio meglio... e mi dispiace in modo iniquo di non poter essere al vostro servizio come mi vorreste... sono io... così come sono... tu che...  tu quando... tu dovresti... tu mi...
Non posso più sentire nessuno, non voglio... io sono io! Ed è proprio perchè sento così profondamente il mio IO che posso sentire l'IO Altrui... e quasi sempre è dolce e doloroso insieme... si chiama connessione, comunione... Amore.

mercoledì 10 ottobre 2018

Detriti

I giorni si susseguono con disinvoltura, come niente fosse. 
Li guardo in silenzio, presa dalle mie piccole e grandi egoità.
Talvolta mi sembra di essere trasparente al destino, a volte mi sento privilegiata, a volte mi sento stanca.
La navigazione, a tratti tumultuosa per ampie e inusitate onde, ma spesso benevola, procede sempre un pò alla cieca, sembra di avere delle mete, sembra di potersi orientare con le stelle... e poi porta in lidi o mareggiate non previste, non pensate, non perseguite.
Nel dolce navigare in questa vita mi imbatto in tanti silenzi, in tanti rumori, in tanti altri da me.
E talvolta dai flutti emergono dei detriti. 
Che spavento!
Sempre! Sì perchè i detriti portano in sè la memoria di qualcosa di più grande che prima c'era ed ora non c'è più. 
Forse più grande è sbagliato, rimanda ad un valore... più grande come ad intendersi che prima era meglio?
Non so! In verità volevo dire solo diverso...
O forse un detrito rimanda comunque ad un pensiero di frammentazione.
Però, esortandosi alla calma, guardando i detriti tra le onde si possono fare delle discriminazioni: ci sono detriti naturali, evolversi della materia che muta la sua forma e, pian piano, persino la propria sostanza, attraverso il lavorio degli agenti atmosferici... 
a volte invece si scorgono relitti... ricordi... resti.
Che spavento!
In ogni caso.
Anche se poi, ragionevolmente, posso sempre valutare che, anche in questo frangente, è solo un cambio di forma, e quindi di sostanza, dato, non più da agenti atmosferici, bensì animici (se non addirittura spirituali).
Lo spavento nasce dalla consapevolezza che è un passaggio obbligato per tutti, prima o dopo... e a volte, in questo spavento, si fatica a godersi il piacere della navigazione libera nell'immensità.
Ti ho vista, oggi, donna conosciuta, compagna di qualche viaggio, collega, amica di quotidiano.
E forse oggi ti ho vista davvero per la prima volta e, nel tuo sguardo sparuto ma presente, ho capito che anche tu mi hai vista. 
Ci siamo guardate come mai prima... ed è stato un attimo di infinito: grazie Giuly, buon viaggio Giuly...ovunque questo ti conduca... ti serberò nel cuore per quello sguardo così vero e divino che oggi ho toccato... grazie! Ed è la storia dell'umanità tutta...

venerdì 20 aprile 2018

100 ore di conversazione - regalo n.2

I doni della morte REGALO n.2 
Ci fu un tempo remoto, molti anni or sono, dove due sorelle venivano scambiate per strada. 
E questo accadeva nonostante tra loro ci fossero 8 anni di differenza e nonostante, (sebbene presente una certa somiglianza), i tratti, i connotati e la conformazione erano diversi, spesso le scambiavano.
Ho sempre saputo che quello che traeva in inganno erano le espressioni del viso, gli intercalare, i modi di gesticolare e di incedere nel mondo, il legame così viscerale e profondo, la convivenza familiare in milioni di sfumature ed atmosfere e, non ultima, l'affinità elettiva faceva sì che ci fosse qualcosa di estremamente risonante tra me e Diana.
Per molti anni unico vero riferimento, porto sicuro dove tornare, tana dove leccarsi le ferite, fino al giorno in cui è sopravvenuta la malattia a mettere tutto in discussione. Smarrita, terrorizzata, disperata, sola mi sono sentita in quei momenti.
E lì è cominciato un lungo e meticoloso processo di individuazione io di me e Diana di sè. 
Un processo avvenuto con infinite ore di conversazione, condivisione di pensieri, dubbi, speranza, motivazioni, illazioni, ragionamenti, ricordi, risate, compassioni... 
Il tempo della cura, il tempo degli ospedali, delle sottili miserie del dolore fisico, la presenza, la compresenza, l'ineluttabile e sempre noi a parlare infinitamente,
E' successo in quel periodo che ognuno di noi ha preso poi la sua strada, ha perseguito se stessa, per tanti anni non c'è più stato il tempo neanche di scambiare due parole. Prese, lontane, assenti... ma sempre certe l'una dell'altra... era il tempo della vita... come dicevo dell'individuazione.
Istanti di condivisione, di famiglia, di feste, di reciproca presenza... ma poi la vita ci ha sempre portato in correnti lontane.
Un regalo allora quelle 100 ore di conversazione dove siamo cresciute, cambiate, rinate.
Ed oggi ecco il REGALO n. 2 siamo ancora in quella fase di parole, condivisione, conversazioni, pensieri, confronti, accettazione reciproca, amore, presenza, ancora 100 ore di conversazione nelle sale d'attesa, al capezzale della mamma, nelle vicissitudini, nelle riflessioni, nelle comprensioni... assieme come allora ed è dolce ritrovare la fonte a cui tanto si è bevuto... ed era la stessa fonte, amica, sorella, compagna...
Non so cosa accadrà poi, se saranno ancora così intrecciate le nostre vite, se correremo ancora lontano in mille paesaggi diversi, non lo so, ma oggi queste nuove 100 ore di conversazione sono davvero un bel regalo, perchè non è con tutti che ci si intende, accoglie, conosce, affida... in questo modo e riprovarlo ancora è profondamente dolce, un privilegio... e dico grazie... anche nella fatica... dico grazie.

to be continued


mercoledì 31 maggio 2017

Lo zen del fagiolino





Sì, credo che la descrizione di questa giornata possa ben rappresentare il caotico periodo che sto vivendo e porsi un pò come corollario della vita di tante mamme alle prese con gli ultimi giorni di scuola.
Non capisco come possa succedere questa cosa in modo così diffuso: quando siamo alla fine (si potrebbe dire alla frutta), senza più forze ed energie, stanchi da un lungo anno scolastico, pieno di impegni, risvegli mattutini, malanni invernali, compiti da spingere sul quaderno dei figli, merende di metà mattina da organizzare per le pargole, adoperarsi per le feste di compleanno (dei propri virgulti e di quelli altrui, sì perchè anche partecipare alle feste dei compagnetti è una specie di lavoro, estenuante aggiungerei), beh insomma dopo tutto ciò nelle ultime settimane avviene un'accelerazione smisurata e si sovrappongono impegni ed incombenze di ogni genere.
Le mie amate figliole sono agitate per gli infiniti saggi (musicali, euritmia, ritmica, recite), essendo la nostra una scuola parentale, ci sono gli esami di fine anno,  e poi le gite, il reperimento di abiti di scena, le pagelle, le feste...
E, lavorando anche nell'ambiente scolastico, mostre, feste, documentazioni ed eventi da visitare, preparazione e previsione dei servizi per il prossimo anno scolastico, contemporaneamente chiusura e apertura.
Ecco sì, un periodo davvero estenuante.
Mi ritrovo a dover scegliere tra quello che "devo" fare e rinunciare un pochino a quello che mi piace... (Corte Dalì e incontri tra amici).
Ma dicevo della giornata di oggi, cominciata come di consueto con un risveglio decisamente mattiniero (6.15/30... il quarto d'ora sta al procrastinare il momento del definitivo abbandono dell'amato letto). 
Un caffè ingollato... 
ancora qualche istante di galleggiamento tra onirico e veglia... 
e poi le danze cominciano.
Come di consueto devo lottare con le piccole per tirarle (letteralmente) giù dal letto, si inizia da un dolce "buongiorno micette, è ora di alzarsi", passando da un più burbero - "forza bambine se no facciamo tardi", per concludere con il terribile anatema - " se non vi spicciate, vi mando a scuola in pigiama".
Comunque nulla funziona, le accarezzo, le tocco, faccio i "solletichini", sbraito... niente ci vogliono sempre 10 minuti abbondanti, solo per svegliarle! Poi c'è la lotta dei vestiti, questo sì, questo no, "ma dai mamma si deve fare sempre come vuoi tu, ma i miei compagni fanno così e cosà....."
La contrattazione infinita finisce sempre con un mio sclero, più o meno contenuto, mentre papà Cristian (santo) ha preparato il latte ed è già uscito con il cane.
Quando finalmente le ragazze sono sedute al tavolo (vestite), posso andare anch'io a  prepararmi.
Questo è l'inizio di una serie di incastri super programmati e condivisi con Cristian (che lui da perfetto uomo non ricorda mai, nonostante "sincronizziamo" sempre le agende), sì, perchè essendo venuti a vivere in città, abbiamo fatto la scelta (economica ed ecologica) di avere una sola vettura: quindi, a seconda degli impegni di entrata e di uscita dalle diverse attività di ognuno di noi quattro, si organizzano i trasporti della giornata (ovviamente ogni giorno è diverso... le cose semplici sono noiose... ).
Oggi siamo usciti tutti insieme, siamo andati a scuola (Cristian è un maestro della scuola delle bimbe), oggi avevo il turno cucina.
Nella scuola Waldorf i genitori, a turno, si occupano di queste faccende (mensa, giardino, pulizie, manutenzione), un vero affanno, soprattutto in questa fase dell'anno.
Ne ho approfittato, stamani, per fare due chiacchiere davanti ad un caffè con qualche mamma (attività che quest'anno riesco a fare molto sporadicamente, causa l'organizzazione dei trasporti di cui sopra).
Qualche minuto di relax e piacevolezza... e poi la corsa sfrenata... partecipare (perchè c'è una cuoca fissa, noi genitori siamo i garzoni) alla preparazione di 100 coperti non è un affare di poco conto: oggi il mio compito era di mondare e pulire  due cassette di fagiolini, lavorandone così tanti dopo un pò diventi creativo: tagli i culetti e li ripulisci in modi sempre diversi, li prendi a mazzetti, a 4, poi provi sul tagliere, senza, unendoli, separandoli... passano le mezz'ore... e tu china e pensierosa ti dedichi ai questi piccoli ortaggi verdi... e cominci ad osservarne le fattezze: i piccoli filamenti che si producono ogni tanto, le gibbosità, le dimensioni svariate, la carnosità. l'attacco gemellare al picciolo... il tempo trascorre ed è piacevole non dover pensare ai come e ai perchè, semplicemente si rimane nel fare (di corsa perchè il tempo a disposizione non è infinito)... si rimane nelle mani, nelle chiacchiere, si fa in tempo a pensare di essere nati lì, in quel momento e di non aver fatto altro nella vita che tagliare culetti ai fagiolini.
Ovviamente nel corso della lunga mattinata ho fatto altre cose (poche a dire il vero) ho sbucciato e tagliato a tocchetti mele, pulito e tagliuzzato fragole per preparare una Enorme macedonia! Basta solo questo... beh poi si passa alla parte più operativa (lava i piatti, le pentole, i bicchieri, le forchette... quante forchette).
Tutto questo per dire che la mattina è volata, le azioni fatte non sono poi così tante, ma c'è qualcosa di così pieno e soddisfacente nell'iniziare, fare e concludere un'azione con il suo risultato, tutto nell'arco di una abbondante mezza giornata.
Oggi i fagiolini mi hanno insegnato qualcosa... a stare, ad agire senza pensare, ma comunque con intenzione... è una bella massima... bisognerebbe fare tutto così, condurre la propria vita con intenzione senza pensarci su...

Dopo questa pregna e significativa mattinata (sono rimasta ad asciugare piatti fino alle 15.00 passate), mi sono letteralmente fiondata in macchina (nel frattempo Cristian aveva portato le bimbe a fine lezioni dalla nonna e a sua volta era tornato a scuola per lavorare). Sono partita in corsa per continuare il giro dei doposcuola della città, dove in questi giorni ci sono documentazioni dei percorsi fatti durante l'anno, feste, spettacoli e momenti magici di saluto.
Nel caldo torrido, ancora sudaticcia dalla mattina, (risparmio i dettagli del cambio abito, ma volevo specificare che con la cuffietta, i vestiti chiari e il grembiule da cucina mi sento sempre molto sul pezzo, anche se alquanto ridicola) sono corsa nel traffico per raggiungere le scuole in questione.

E il tour di questi giorni merita una piccola menzione, una breve ma intensa riflessione: è stato molto bello andare nelle scuole e vedere le meravigliose mostre che le educatrici hanno realizzato per la fine dell'anno.
Si ritorna sul tema di poc'anzi, sul concetto meraviglioso di intenzionalità.
In ogni scuola, con le dovute peculiarità e differenze individuali, ho trovato molta bellezza, un pensiero uniforme di un gruppo che costruisce, per il tempo extrascolastico dei bambini, un luogo estremamente significativo, pregno di valore, ritmo, specialità, amore.
In tutte le occasioni mi sono commossa, riconoscendo e vedendo la qualità professionale di queste meravigliose persone... e sento un'immensa gratitudine e un'infinita stima per il nutrimento vero ed evidente che, quotidianamente, è offerto a questi bambini.
E' una settimana che giro per le scuole quasi tutti i pomeriggi e anch'io mi sono sentita nutrita... grazie care amiche e compagne di viaggio, grazie per l'amore che traspare dai vostri lavori e dai vostri occhi (e dall'affetto evidente che questi bambini hanno per voi).

E così la giornata volge al termine? Eh no, dopo un gradito caffè freddo e chiacchiere amene tra colleghi si riparte in pista... una corsa dalla nonna a prendere le bimbe... Ah la piccolina mi accoglie zoppicante e dolente... oggi è caduta sull'asfalto ed è piena di ecchimosi (niente di grave) e un magone latente. 
Avevo lasciato la macchina davanti al portone con le quattro frecce, ma ho dovuto comunque consolare e accogliere con attenzione e affetto (anche se il fatto era accaduto ben 4 ore prima).
Rieccomi nel caldo torrido, con la macchina carica di bambine, il tettuccio aperto, la musica alta... di corsa ancora a scuola a prendere il papà... finalmente sulla via di ritorno (fermata per comprare acqua ossigenata per ripulire i  graffi pieni di asfalto) e a casa le lotte con la piccolina che non voleva togliere le medicazioni fatte dalla nonna (bende, garze, cerotti, creme magiche)... e davvero ha solo poche escoriazioni da niente (da pulire però santa pazienza)... la cena, i pigiami, i dentini (le solite lotte, le solite carezze, le solite minacce)... e finalmente tutto tace... la giornata è finita... ed io sono stremata!

In queste sere ho trovato difficile soffermarmi a pensare alle mie giornate, tutte piene e arruffate come questa, arrivo alla sera e desidero semplicemente non pensare... 
Ma oggi i culetti dei fagiolini mi hanno dato un sacco di energia... e ho trovato le forze di condividere questo pensiero importante...
la vita è fatta di piccole cose e a volte basta davvero solo guardarle... 
e i fagiolini mi hanno dato anche la forza di ribadire e riconoscere il valore della pedagogia, in ogni caso... e sono felice che tanti bambini della mia città possano vivere così tanti bei momenti di comunione, di gioia, di festa, di arte e socialità... ancora grazie...
E nonostante la fatica, nonostante le giornate siano infinite e sempre un pò troppo piene... io sono felice, felice di esserci, di correre incontro a questa intenzionalità... incrociando un pò le dita e un pò, anche, molto fiduciosa sul domani.

sabato 31 dicembre 2016

San Silvestro e gli amati inizi

Questo 2016 particolare e intenso sta volgendo al termine.
Termino questo anno e faccio capolino in quello nuovo aggirandomi nella casa nuova, cercando pezzi di me e di noi famiglia, sognando, immaginando, costruendo insieme all'amore mio, all'entusiasmo delle mie bimbe, al calore della famiglia, riempiendola di gioco, risate, cuginanza, lietezza e confusione.
Credo che sarà un 2017 altrettanto intenso.
Ieri mattina primo risveglio nella casa... ecco senso di estraneità, finita la parentesi con la Mami, raccogliendoci noi, le nostre cose, i nostri animali... improvvisamente il mio cuore ha realizzato che mai saremmo "tornati a casa", un pò di sconforto... non c'è casa... è da costruire!
Sono stata un pò da sola, ho digerito il mio mal di testa, ho comprato accessori per il nuovo nido...e la malinconia è passata, ed è rimasta una gran gioia, affetto per il recente passato, (perchè casa è dove c'è chi si ama) la voglia di futuro, di nuovi orizzonti, nuovi ricordi...
Che avventura straordinaria la vita!
Auguri a noi, a tutti, alla terra...

mercoledì 21 dicembre 2016

Mamma, voglio farti un regalo, ma ho solo 10 anni

Solstizio d'inverno, un momento di transito, un momento di risalita.
Sono giorni di corse e commissioni, di silenzio e frastuono, di attesa e di corse forsennate.
Ci siamo l'Avvento sta giungendo al termine: le mie piccoline saltellano gaie in casa, rotolano sotto l'albero e non sanno più come poter aspettare Natale.
Sin dall'inizio, con Cristian, abbiamo deciso che il regalo magico (Gesù bambino o Babbo Natale suo aiutante) è uno solo e arriva il 25 mattina. Poi abbiamo deciso di insegnare loro la reciprocità, il senso del dono e del pensiero per chi si ama.
Quindi si impacchettano regalini, si creano biglietti e si scrutano pacchetti che arrivano sotto l'albero.
Mai come quest'anno le mie piccine si stanno godendo questa attesa e questa preparazione.
Ieri la piccolona mi ha fatto un'infinita tenerezza, mi ha chiesto dei soldini... voleva comprare dei doni per me e il suo papà, io le ho risposto che avevamo già preso dei pensierini, lei mi ha guardato sconsolata e mi ha detto: "mamma ho solo 10 anni, aiutami, voglio prenderli io..."
Oh patatina mia... il suo desiderio era tanto grande che in un mercatino delle pulci è riuscita a farsi regalare due oggetti che di nascosto, insieme alla sorella, ha impacchettato e messo sotto l'albero. Così riesce a farci la sorpresa che desiderava: o piccola mia, quanto mi insegni sempre... la forza del tuo desiderio e del tuo amore hanno reso possibile la magia... 
Grazie amore mio per quel che sei e per aver benedetto la mia vita (insieme alla tua sorellina) con la tua presenza...
E oggi sono qui che attendo di entrare nella casa nuova, siamo riusciti a fare contratti di luce e gas, ancora un pò di pazienza, quando attiveranno tutto, finalmente, potremo costruire il nostro nido, intanto la Mami ci coccola, il calore ci circonda e il Natale ci pervade... 
...e mi ritrovo inaspettatamente, in momenti impensati a sentire le lacrime riempirmi gli occhi: come se il grido di dolore dei bambini e delle anime di Aleppo mi gridassero nel petto!
 Mai come oggi le sento e mi sento impotente, incapace, privilegiata e voglio, almeno, ogni giorno ringraziare della mia vita, ringraziare loro per il sacrificio che assumono a favore dell'umanità tutta... 
coltivare la gratitudine... per me e le mie creature e per tutti loro...

mercoledì 23 novembre 2016

Piove ...è notte da giorni...

Piove.
Piove copiosamente e incessantemente.
I monti sono circondati da nubi e vapori, umido e nebbia, foschia e impalpabilità.
Remoto il sole non attraversa il cielo e poco cambia tra giorno e notte.
Sono qui raminga nei miei spazi, noti e non più miei, conosciuti ma freddati da assenze.
Sono aggrappata al nulla e vorrei lasciarmi andare alla corrente, ma non è ancora il tempo.
Ah le attese sono il vero male dell'anima, quegli strappi lenti e silenziosi, mentre ti addormenti, mentre ti attardi, mentre ti distrai dalle azioni...
... e piove, ticchetta sul tetto la pioggia... conosciuta, ninna nanna delle mie bimbe, suono del tempo dell'amore, tamburella sui lucernai e mi ricorda chi sono.
Piove.
Piove come se il cielo piangesse le mie lacrime, non ho da piangere, scelgo, voglio, anelo... eppure non posso esimermi dall'assaporare dolcemente, lievemente, ineluttabilmente il lento strazio di smontare, di lasciare, di ascoltare la pioggia silenziosa.
Piove umidamente, piove battente, piove.
Non riesco, non mi interessa scacciare il mio sentire malinconico e nostalgico: nessun vaso di Pandora da riempire di lacrime non versate, istanti di saluto, di presenza... come si fa a non assaporare queste ultime ore di nido, di appartenenza... come non rendere omaggio ad ogni luogo, ad ogni istante di smisurata felicità, di bicchieri frantumati, di giochi sfrenati, di tempi trascorsi, di dolori ancestrali, di fuoco ardente, di passione, di ponti, di scorci, di addii, di ritorni, di parole e sorrisi, di amici e canzoni, di dubbi e certezze, di lamenti e vittorie, di me stessa, infinite me stessa.
Grazie cielo che piangi le mie lacrime e mi ricordi di esserci, sempre, anche nelle tempeste, perchè poi il sole torna sempre...

domenica 20 novembre 2016

Il carro impazzito


Penso di non aver mai vissuto nulla del genere! 
Certo mi è capitato di fare altri traslochi, ma quando è accaduto erano il focus della mia vita, mi occupavo intensamente di quello, mi godevo anche l'afflizione e la gioia contemporanea del cambiamento, rovistavo in me stessa attraverso gli oggetti riposti e mi lasciavo condurre in questa strada di rinnovamento.
Oggi è tutto diverso: il trasloco occupa tutti (e dico tutti) i miei tempi residui, non appena riesco a stare qualche mezz'ora in più a casa, il tempo è dedicato allo smantellamento di 13 anni di vita.
E non finisce mai! Il tempo stringe e siamo agli sgoccioli, il primo dicembre la casa va consegnata ai nuovi inquilini e quindi non può esserci grande riguardo, le cose, i ricordi, gli effetti personali, gli amati libri, i giochi delle bimbe, le suppellettili e tutta la nostra vita viene pigiata alla bell'e meglio (si scrive proprio così l'ho cercato...😅 !) dentro gli scatoloni.
Come dicevo tutto questo nei ritagli di tempo, perchè nel frattempo sono in una fase piena e vigorosa di lavoro, frenetico, rutilante, pregnante e chi più ne ha più ne metta.
Lavoro nel senso più ampio del termine, perchè oltre al mio lavoro di coordinatore pedagogico che mi richiede grande attenzione mentale e prontezza di risposta, anche la Corte Dalì si muove velocemente e promuove numerose attività di diverso genere, così tanto che faccio fatica ad incastrarle tutte!
Ricordo che qualche tempo addietro ero così affaticata e concentrata perchè mi sembrava sempre di spingere un carro con le ruote quadrate in salita... erano tempi duri, nei quali ogni azione, ogni progetto necessitavano di continua energia lavoro perchè potessero procedere.
Oggi è diverso, adesso mi sembra di dover governare lo stesso carro, le ruote sono diventate rotonde e la strada è una ripida discesa piena di curve.
Tenere le briglie è davvero un'avventura mozzafiato. Sono serena, non credo di schiantarmi in qualche curva o di finire in qualche crepaccio, ho piena fiducia nell'aiuto celeste, perchè SO che sto facendo le scelte giuste: cambiare abitazione e andare a vivere nella città dove lavoriamo e le bimbe vanno a scuola, ingrandire la Corte Dalì, pensare nuovi percorsi, promuovere incontri, creare nuove realtà... nulla è rimandabile, tutto è importante.
Io, Cristian e le bimbe ingurgitiamo fiori di Bach per aiutarci (gentilmente forniti dalla sorellona Diana), corriamo e galoppiamo insieme... e inevitabilmente in questo marasma avvengono piccoli lutti, separazioni, pagine che si voltano... ma non sempre è un male, perchè voltando pagina si iniziano nuovi racconti.
Ieri c'è stato il secondo incontro della formazione in astrosofia e la biografia, un concentrato di sapere, di incontro cosmico, di luce... e la Corte Dalì, calda e accogliente, ci ha ospitato, piena di luce e bellezza, Anna Mattei ci ha nuovamente guidate nei meandri di questo meraviglioso sapere archetipico. 
La pioggia e l'umidità inondano questo novembre di cambiamento, i giorni scorrono e scivolano, guardo la mia casa semivuota e smontata, il mio amato camino spento, gli sguardi preoccupati dei nostri animali, la confusione del nostro pensare e delle giornate da organizzare, tra Besano e Varese, tra la casa, la scuola, la Corte, il lavoro e i mille impegni CON UNA MACCHINA SOLA!
Ce la facciamo, ne sono certa e quello che è più bello è che noi quattro, famigliola amata, siamo felici, sorridenti e pronti a tutto questo scombussolamento... e tra poco comincia l'Avvento... che magia questa vita!


sabato 12 novembre 2016

Sgomento e felicità... insieme!

Novembre scivola alla velocità della luce, denso di impegni, intriso di stanchezza, pungente come le prime ghiacciate sulle macchine, dorato e violetto come le nuvole all'alba, nebbioso e impalpabile come la bruma sui prati del mattino.
Corriamo a perdifiato tra i cambiamenti, gli impegni, le nostre responsabilità e i venti di domani, incalzante come se, quasi fosse già oggi.
E mentre io e Cristian inscatoliamo la nostra vita in comune, anni di vita felice, mentre ci guardiamo un pò confusi, esaltati e sommersi, mentre le nostre bimbe giocano (apparentemente serene) tra gli scatoloni e il disordine esistenziale, mentre galoppiamo tra il lavoro e i nostri progetti che sono nel pieno della loro realizzazione, mentre saltiamo di palo in frasca nel gestire il tempo e quanto c'è da fare, inevitabilmente, mentre accade tutto ciò sento sempre più emergere sulla pelle, nei pensieri, nel sentimento, un ineluttabile senso di morte.
Lo so, insieme al mio temperamento collerico, in questi frangenti di grande cambiamento, fa capolino e si insinua l'altra parte di me, quella malinconica, quella che è capace di trovare e offrire gioia, quella che assapora e gioisce delle piccolezze della vita, dell'incontro con la natura, dell'appartenenza cosmica, nell'esserci integralmente, ma è anche quella parte che nel cambiamento e nelle partenze vive il lutto e la consapevolezza che le nuove ere necessitano del sacrificio di quelle vecchie.
Normale, ovvio, ma ugualmente mi portano sgomento e grande riflessione: 
si sta concludendo un'epoca della mia vita. 
Un'epoca meravigliosa, dove ho incontrato la mia anima gemella ed ho costruito un nido d'amore, dove sono nati tutti i miei figli, quelle che trottano serene e quelli che sono nelle mie viscere e nella mia anima, dove mi sono trasformata e metamorfosata in un io, invece di un ego, dove ho cominciato davvero a vivere.
Nulla di tutto questo scomparirà, anzi proprio perchè mi soffermo a pensarlo e risentirlo, lo fisso ancor più indelebilmente, il fatto è che inizia una nuova fase di vita, desiderata, anelata, promossa e realizzata, ma pur sempre una nuova via che lascia qualcosa dietro di sè... cosa lascio?

La maternità di bimbe piccole da curare, di ritmi lenti e nasini da asciugare, di magia e coccole nell'incavo della spalla, di sonni in compagnia di boccucce sorridenti e sorprese continue... comincia una vita cittadina dove noi, bella famigliola, trottiamo felici e ardimentosi nel mondo, abbandoniamo tutto quello che conosciamo, la nostra soffitta di legno, il nostro caldo camino, i nostri boschi e il monte Orsa, la Novella e San Martino, gli scricchiolii conosciuti, gli spigoli assaggiati con i mignolini, le stanze percorribili al buio, perchè tanto conosciute... in ogni angolo, dove poso lo sguardo, ricordo momenti dolci e meravigliosi... non potrò più farlo, le pareti saranno altre, pagine bianche su cui scrivere nuovi ricordi... e lo aspetto con trepidazione, eppure il mio temperamento malinconico non può fare a meno di soffermarsi su questo senso immenso di perdita... scelto, voluto, desiderato... e la ringrazio questa maliconia perchè mi consente di salutare, di imprimere, di riconoscere... e ricordarmi, sempre, che sono tanto fortunata, che ho una vita meravigliosa e non voglio dimenticare neanche un istante... traslochi... come sono impegnativi....

domenica 6 novembre 2016

Trasloco... come sbucciarsi un pò

Sono giorni caotici e pieni di attività di sentimenti e cambiamenti, di presenza e grande volontà.
Stiamo preparando il trasloco. AH!
Tutti quelli che ci sono passati sanno cosa vuol dire: riempire numerosissimi cartoni... e la casa è sempre piena di oggetti e stralci di passato. Vorresti anche sempre domandarti se questi oggetti vogliono diventare anche pezzi di futuro... o se, invece, sia arrivato il tempo di una separazione.
Qualche volta ci sono riuscita, ma presto la foga di finire più velocemente possibile mi ha portato ad infilare tutto nelle scatole... e poi si vedrà.
Abbiamo trovato una simpatica coppia che prende la nostra casa... il piccolo problema è che ne hanno bisogno immediatamente, quindi entro il primo dicembre dobbiamo traslocare tutto! AH!
Oltretutto la casa dove dovremo andare non sarà pronta subito, forse dopo Natale... AH!
Io e Cristian ci siamo buttati all'arrembaggio, sono giorni che trottiamo come dei pazzi: procura scatole, riempile, riponile, trasporta materiali, ordina e ragiona, programma e pulisci e sposta e trascina e riempi.
E intanto, come un vecchio pachiderma, la nostra cuccia si sta smontando, mi si posano gli occhi in alcuni punti e, pur sapendolo perfettamente, mi sembra che gli oggetti siano svaniti nel nulla e al loro posto ci sia un piccolo vuoto evanescente...
Siamo felici e concentrati, desiderosi di questo cambiamento e vagamente euforici.
Le bimbe le vedo, sono entusiaste e partecipano nel riporre le loro cose, giocando e immaginando, e in alcuni momenti vedo nel loro sguardo un velo di malinconia nel sentire che qualcosa sta cambiando.
E' la casa dove sono nate e cresciute, l'unica realtà di casa conosciuta, il loro riferimento, la loro pelle più esterna... e mi addolora sapere che si sbucceranno un pochino e un pò farà male.... però so anche che sarà una nuova grande e straordinaria avventura. 
Faremo un bell'avvento, un pò raminghi, un pò ospiti, un pò alla ricerca di noi e del nostro nuovo modo di vivere. 
Tutto improvvisamente, tutto in una volta... ma è sempre stata così la mia vita, di grandi balzi, di salti nel vuoto, di entusiasmo e grande fiducia nel fatto che tutto andrà bene, che ogni giorno è una scoperta.
Adesso si lavora... uno sguardo al sentire... ma la volontà e la fortezza sono quello che ci occorrerà in questo novembre di svolta.
Si parte... evviva!


martedì 1 novembre 2016

Immaginare mondi possibili... ed è una specie di magia!

 Novembre, finalmente è arrivato.
Il mio caro ottobre si è concluso con la definitiva dipartita della nostra Puzzolona, una delle due macchine.
Si è concluso ottobre con un importante e presente mal di schiena che strattonava a fitte... a momenti.
Ha coronato se stesso, ottobre, accarezzandomi nella notte dei morti e lasciandomi dolente ma più determinata che mai.

Le sensazioni che mi attraversano sono molteplici e multi contestualizzate.

Passo da una me stessa immersa nel mondo istituzionale, veloce e competente, un tantino disinteressata ma con la confermata assunzione di responsabilità, continuare a portare la mia personalità nel mondo delle procedure e delle burocrazie, ed è come immaginare un mondo possibile.

poi passo a prendermi carico dell'associazione culturale Corte Dalì come qualcosa di vivente che necessita quindi di cura, attenzione e amore. 
E questo vuol dire occuparsi delle utenze, dei contatti, delle relazioni, dei momenti, degli spazi e dei tempi, delle pulizie, della manutenzione, degli arredi, della visibilità, della testimonianza, del raccordo tra persone, dei conti da pagare, delle scadenze e dell'immaginare mondi possibili.

Passo poi, anche, a momenti formativi dove conduco dei gruppi di diverso tipo, laboratori alla corte, èquipe di lavoro, formazione... e questa è un'altra dimensione personale davvero presente e coinvolgente. 
In questi momenti sono attraversata di presente: sono in quei momenti in cui non sento il tempo che passa, in cui ogni altro pensiero mi abbandona e sono lì! Credo che sia la cosa che faccio meglio per questa ragione. 
Credo che la mia efficacia nella conduzione dei gruppi risieda proprio nel fatto che io porto una presenza "vera", sono lì e basta. Questo penso rassicuri sull'intenzionalità della conduzione che è quella di condivisione e non di guida, e anche questo è cercare di immaginare mondi possibili.

E poi (che non è un vero poi perchè pervade il mio stesso essere) ci sono Cristian e le mie bambine che stanno per raggiungere l'isola delle ragazze, alla Marghi mancano poche bracciate, sta per raggiungere le rive sabbiose... a Mariasole tocca ancora una bella nuotata giocosa e vigorosa nell'essere bambina (grande). Cristian, il mio compagno di viaggio e di paure, di sogni e accoglienza, di fiducia e prospettive, trottiamo insieme occupandoci delle nostre cucciole, impastandoci con loro, predisponendo il loro futuro volo nel mondo... e anche questo è un po' immaginare mondi possibili...

Poi, ancora, sono presenza nel progetto della scuola steinariana di Varese: un progetto a cui dedico amore, pensiero e azioni da 8 anni, dal primo ingresso di Margherita nel giardino d'Infanzia. 
E' stato un precipizio, una passione, un rafforzo della volontà, un completamento di preparazione personale e professionale, un'occasione di incontro e nuove importati relazioni elettive, una casa per le mie bimbe e per il maestro Cristian, un luogo di mondi possibili... ed io sono un pochino distante oggi, questo non vuol dire assente, ma distante perchè ho bisogno di una pausa, perchè sono concentrata nella costruzione di altri mondi possibili dove l'arte sociale sia il condimento e il contenitore dell'incontro (non solo di mamme, non solo di bambini, non solo di pedagogia).
Distante perchè tanto mi ha dato questo progetto ed ho bisogno di digerirlo e metabolizzarlo per restituirlo al mondo in quello che so fare.
E tutto questo è stato questo lungo percorso in questo progetto di una comunità che crede che l'educazione possa essere  scelta e non imposta, che la persona esiste ed ha un suo personale cammino.
La scuola cresce e, secondo me, ha sempre più bisogno di pensiero e un sentire governato, quando la scuola era piccina il motore del possibile risiedeva nell'amore di chi ci credeva e offriva le proprie forze di volontà. Adesso siamo cresciuti e sono necessarie nuove forze, questa volta servono forze plastiche che danno forma... e credo che nei diversi ambiti della triarticolazione sociale (amministrazione, maestri e genitori), in ognuno di essi sta maturando la forma, attraverso la trasformazione. E visto che so che sono in continuo lavoro su me stessa per governare proprio queste forze plastiche di forma, è proprio per questo che sento la necessità di essere un po' distante, anche se non assente (soprattutto nelle forze del sentire). E questa scuola è la prova che si possono creare mondi possibili... che poi vanno ancora riimmaginati... secondo un pensiero di crescita continua...sia nella quantità  ma anche nella qualità dell'esserci.

E poi ci sono le relazioni, tante, tutte prioritarie: i parenti, le affinità elettive, gli amici, i colleghi, i compagni di viaggio, gli amati, i considerati e gli affini, i simpatizzanti e i conoscenti, gli interessati e i curiosi, le collaborazioni e le progettazioni, le casualità e le improvvisazioni.
Una moltitudine di persone, tutte "volte verso" e interessanti, da curare e accogliere, da farsi attraversare e da ascoltare... è la presenza "intera" con ogni loro... anche questo è un mondo possibile da immaginare!

E poi, a conclusione, tutto è armonizzato dalla frase che ha cambiato il mio modo di pensare la vita:
immaginare e magia hanno una radice in comune, una stessa provenienza... 

ovvero da quei mondi possibili... 

ed è una specie di magia...

basta mettersi in contatto



mercoledì 26 ottobre 2016

Grande fratello a scuola... per favore no!

Ho già parlato di questo argomento nel post "Telecamere nelle scuole? No grazie..."  ma in questi giorni il dibattito mi sembra tornato in auge, più spinoso che mai.
Il disegno di legge di rendere effettiva questa pratica, la preoccupazione violenta di molte mamme e gli episodi (sempre più o meno gli stessi), scelti ad hoc da far rimbalzare come palline impazzite nel web, tutte queste cose hanno creato due fazioni: telecamere sì e telecamere no.
Quello che mi sorprende di più è che nessuno si soffermi a pensare al costo di una simile operazione: installare telecamere in tutti gli asili e le scuole dell'Infanzia d'Italia (domandandoci se tutti i sistemi elettrici sono effettivamente a norma e sicuri) necessiterà di un impegno in denaro notevole.
Sento già le risposte indignate che si sollevano, "non si risparmia sulla pelle dei più deboli" e via dicendo.
Non è una questione di lesinare sulla spesa, penso però che se lo stato impiegasse una tale cifra per ingaggiare pedagogisti e supervisori che girano ed ispezionano e formano e supportano, gli operatori di queste strutture, forse (dico forse ma ne sono sicura) davvero ci occuperemmo di Prevenzione.
Concordo pienamente sulla necessità di collocare la telecamera laddove ci sia un sospetto, anche minimo, di abuso di qualche genere. Ma collocarle ovunque è ridicolo. 
Perchè pensiamoci bene, secondo gli sfegatati del sì, vi immaginate che qualcuno stia lì tutto il tempo a visionare cosa accade? A parte il fatto che sarebbe terribile, a me angoscerebbe l'idea che qualcuno passi il suo tempo a "spiare" le mie figlie, comunque non è plausibile che delle forze dell'ordine siano dedicate a questo compito.
Quindi a cosa servono le telecamere? Nel caso di sospetto andranno a vedere i filmati (dell'ultima settimana, perchè quelli precedenti vengono sovrascritti). Beh spiegatemi la differenza con la procedura attuale. Sospetto di abuso, istallazione della telecamera (con l'operatore all'oscuro quindi più sensata), registrazioni e visione dei filmati.
La domanda che mi faccio, oggi, è la seguente: questo disegno di legge, chi vuole davvero aiutare?
Le industrie delle telecamere? Fare propaganda politica? Fomentare la sfiducia nel prossimo? 
Davvero non capisco, possibile che non ci si ponga la domanda sulla formazione e la selezione del personale?
Questi concorsi pubblici non mi sembrano efficaci se portano all'assunzione di persone così fortemente destabilizzate da picchiare i bambini.
Perchè una persona instabile si riconosce... 
E se fosse una persona con un esaurimento? Quindi il problema è sopraggiunto dopo?
Anche in questo caso, una persona con un esaurimento nervoso la riconosci a distanza: le consegno la mia creatura e non penso che vado via serena e tranquilla, vedendola esaurita...
Inoltre il team di educatori credo che possa contenere e verificare una situazione del genere, aiutando la persona momentaneamente malata.
Insomma quelle situazioni dove tutti gli operatori sono complici ed omertosi, dove persin dirigenti e coordinatori fanno parte della cricchia dei violenti, non credo si verifichi così di frequente. 
Mi sembra un pò fantascienza ed io nella scuola ci lavoro da tantissimi anni.
Ci sono maestre ed educatori più "nervosi" di altri... ma laddove si siano verificate situazioni che andavano oltre (anche solo il sospetto), l'intervento c'è stato e veloce.
Forse dovremmo indagare bene l'origine della nostra paura. 
Sì perchè effettivamente c'è da aver paura: l'infanzia è sotto attacco! ma non dagli educatori, bensì dal sistema stesso che li fa vivere in strutture obsolete, che permette rapporti numerici nelle classi troppo elevati, che fa diventare le insegnanti dei burocrati.
Vi immaginate? Al mattino le maestre, invece di dedicare i primi momenti della giornata all'accoglienza e al saluto, allo scambio relazionale e all'incontro, deve prontamente compilare il registro informatico, affinchè burocraticamente parlando, tutto sia "in regola" e in rete.
Ah beh! Io credo che stiamo diventando schizzofrenici... questa nostra scuola "moderna" mi fa ridere... il calore, le risorse, l'attenzione ai particolari, l'educazione al bello, alla curiosità... questo manca, non la sicurezza!
Di questo dobbiamo aver paura, che i nostri figli, che i bambini, che gli adulti di domani sono depauperati di aspetti della personalità troppo importanti... e  nessuna telecamera ci aiuterà a risolvere questo problema.
Investire invece nella formazione e nei pedagogisti potrebbe portare risoluzione a più problemi per volta... Perchè non si investe su questo
?

lunedì 24 ottobre 2016

Relazioni e identità personale


Ricordo che quando feci uno studio monografico sull'identità personale, uno dei concetti che mi rimase più impresso fu il concetto di relazionalità: intesa come caratteristica fondante appunto dell'identità personale.
Certo, comprendo molto bene cosa vuol dire questo, è persin banale.
La costituzione di quello che definisco "io" si concretizza nell'interazione con l'ambiente, nel senso più ampio del termine. 
In altre parole se vivo all'equatore o nell'artico la relazione con quello specifico ambiente determinerà moltissimi fattori della mia personalità, come le persone che incontrerò nel mio cammino, dalle prime, accudenti, e via via tutte le altre.
Questo concetto di relazionalità è interessante perchè  è quanto  scaturito dalla cacciata dell'Eden. 
Questo continuo flusso di informazioni tra il "dentro e il fuori di me" disegna i miei contorni, le mie sfumature, le mie inflessioni, la mia sostanza e in qualche modo da "voce" al mio essere. 
E tutto ciò ha significato in qualità di animali senzienti che si pongono delle domande sull'Essere. 
Mi immagino Adamo ed Eva, felici e appagati, ma in qualche modo un pò inebetiti, dormienti, senza emozioni, senza turbamenti, senza desideri, senza aneliti... tutto già è! 
Non voglio dire un prosaico "che noia", (parzialmente lo penso) quello che voglio dire è che questo miscelamento e la contaminazione tra me e quello che c'è fuori da me è quello che produce in noi ardore, passione, sentimento, emozione (appunto), insomma tutto ciò che c'è di bello nella vita.
Tutta questa lunga e arzigogolata premessa per introdurre un pensiero semplice: 
come sono impegnative le relazioni.
Le relazioni umane in particolare sono campi minati, rebus indecifrabili, salti nel vuoto, brancolamenti nel buio, scommesse identitarie.
Quando incontriamo qualcuno dobbiamo fare i conti con la nostra pelle: la persona che abbiamo di fronte ci procura subito delle sensazioni epidermiche che possono essere di simpatia, antipatia o indifferenza (quest'ultima è abbastanza rara in verità).
Questo primo approccio è abbastanza determinante perchè influenzerà tutta la relazione futura. 
Non voglio dire che sicuramente sarò molto amica di chi "simpatizzo" e meno per gli altri, voglio dire invece che il processo di conoscenza dovrà attraversare due fiumi diversi. Il risultato di questo attraversamento non ci può essere noto agli esordi.
Le relazioni richiedono un impegno notevole, una capacità di riconoscere o meno l'io dell'altro, o il rispecchiamento, o il legame karmico, o...
Insomma tutto il nostro io, con il suo bagaglio, il suo pregiudizio, le sue paure, le sue aspettative, deve incontrare un altro io che possiede anche lui tutte queste "cose". Mica facile.
Inoltre, più i legami si approfondiscono, più la vicenda si complica. 
Nascono i fraintendimenti, le intimità, il lessico familiare, i copioni, i ruoli, i convissuti e chi più ne ha più ne metta.
Per tornare all'inizio di questo post; la relazionalità è una caratteristica fondante l'identità personale di ognuno!
Ebbene la solitudine è un'utopia, una chimera, un falso ontologico.
Non possiamo mai in alcun momento essere soli perchè siamo intessuti di tutti gli incontri della nostra vita, di tutte le nostre interazioni con l'ambiente, con le cose, gli animali, i parenti, gli amici, i passanti, i colleghi, gli amori, i vicini di casa....
Forse possiamo non piacerci a sufficienza, ma non possiamo definirci soli. 
E se non ci piacciamo abbastanza (noi o la nostra vita) allora dovremmo cambiare il nostro modo di relazionarci, affinchè le esperienze possano diversamente plasmare la mia identità personale.
Come dicevo è un concetto difficile ma facile al contempo.
Difficile perchè bisognerebbe sapersi guardare con un pochino di sincerità (affare assai complesso), facile perchè siamo immersi nella relazionalità e basterebbe cambiare continuamente punto di vista, spostarsi di fronte agli altri, rimescolarsi, sorprendersi.
Con questo non voglio dire di continuare a cambiare bulimicamente compagnie, intendo invece che sarebbe molto bello confrontarsi in modo sempre nuovo con chi mi trovo solitamente di fronte. (sia con i conoscenti che con le relazioni più profonde).
Coltivare la capacità di sorprendersi e incantarsi è la via per godere pienamente di questa nostra peculiarità umana: di essere consapevolmente esseri relazionali e quindi uniti.
E così mi si chiarisce un pensiero... 
"rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori"
è un concetto relazionale fondamentale, è un'assunzione di responsabilità sui miei debiti karmici, sulle mie omissioni di bene e sulla mia capacità di "dare e ricevere", capacità fondamentale per vivere nell'amore.
 E scusate ma NON non è poco!



giovedì 20 ottobre 2016

Il tempo del Non sono: un sapore autunnale

Lo so, 
l'ho già detto, 
ma ogni anno ad ottobre rimango sgomenta! 
E' un mese davvero tosto. 
Non si può proprio dire che non passi, 
semplicemente è roboante...
Altaleno tra momenti super vitali e altri spazio/tempo paludosi, 
intrisi di malinconia e di energia fluttuante.

E' ineluttabilmente l'effetto dell'autunno.

Non sono solo le nebbie e il lento ritirarsi della luce, 
Non sono neanche la marcescenza  delle foglie sul terreno e le lunghe piogge bagnate,
Non sono la stanchezza delle levatacce mattutine e i panni che non si asciugano mai,
non sono i conti tutti insieme da pagare per le mille iscrizioni,
non sono l'umidità nelle ossa e i sudori pomeridiani,

non sono 

semplicemente non sono!

Tutti gli anni uguale, per me, per tanti, forse per tutti (magari diversamente percepito)

Non sono sole splendente e fronde verso il cielo come in estate 
e ancora non sono luce interiore nelle atmosfere novembrine;

non sono più danzante nelle notti stellate 
e ancora non sono terra che si sveglia ai semi,

non sono più nel vento e nel sale 
e non sono ancora nel legno e nel fuoco interiore.

Cosa sono? 

In questa stagione di passaggio, 
nella terra di non, 
nel saluto e nell'attesa, 
nel ritirarsi e nel proiettarsi.

Come un albero che splende in estate e, 
riposando nel lungo inverno, 
prepara i germogli.

L'autunno è decadenza, 
è sgretolamento, 
è sfaldamento, 
è un canto lieve di foglie leggere nell'aria e fradice sulla terra.

E non è un pensiero triste, è un passaggio da trattare con cura, perchè si può scivolare nel malessere o rappresentarsi la realtà con un filtro lacrimoso.
Non essere è un momento potente e silenzioso, una concentrazione pre azione, una vibrazione dell'anima, un'occasione di consapevolezza 
di Essere Nel Mondo Unici e Insieme.