...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







mercoledì 31 agosto 2016

Settembre...


Settembre! 
Settembre arriva sempre lentamente, inaspettatamente, fremente!
Settembre è il mese della vendemmia, della raccolta delle pannocchie, delle nocciole, delle more.
Settembre tinge il crepuscolo di indaco e le notti di frescura tra le lenzuola.
Settembre è il mese degli inizi, delle diete, delle idee, dei progetti, del rintanamento.
Settembre è un mese breve, si cerca di resistere, di catturare ancora qualche guizzo di luce, sole, acqua, fuoco prima di andare con passi decisi nella terra, nel cammino.
E' il mese dove turbinosamente ci si incontra, si decide, si raccoglie, si lavora.
In un battibaleno sarà ottobre e saremo completamente immersi nell'attività, torniamo in noi stessi e cominciamo ad accogliere le notti più lunghe.
L'estate lentamente va morendo e settembre ci allieta di colore, di arancione, di giallo oro, di vitalità consapevole.
Adoro settembre... dove il presente si connette tra passato e futuro, dove vibriamo ancora forte delle note calde e brillanti e già ci inabissiamo in noi stessi.
Che bella la salutare e amante malinconia, evviva l'anima che ricalca il respiro della terra.
Presente!

lunedì 29 agosto 2016

Molti giorni di ...

Molti giorni di silenzio.
Molti giorni di caldo e gite fuori porta.
Molti giorni di attesa e aspettative.
Molti giorni di alcol e risate.
Molti giorni di famiglia e amore.
Molti giorni di scosse e tragedie.
Molti giorni di sproloqui e bassezze.
Molti giorni di dolore karmico e catastrofi naturali. 
Molti giorni di assenza e spensieratezza.
Molti giorni di riflessioni e approfondimenti personali.
Molti giorni di guai e disavventure.

Molti giorni di pensieri sparsi e non me la sono sentita di scrivere proprio nulla.

In questi molti (o pochi) giorni sono rimasta così colpita e frastornata dalle tragedie del terremoto che mi sono chiusa in un riservato e rispettoso silenzio.
Non so come mai, purtroppo ci sono tante e raccapriccianti tragedie nel mondo, ma questa volta ho indugiato oltre modo nella lettura di articoli e commenti, nel cercare i nomi e i volti dei defunti, nell'esaminare le vicende: chi sepolto, chi illeso, chi muto, chi solo... 

e fra tutti i bambini... 


rimasti soli, senza genitori, senza nonni, senza casa, senza storia... 

solo il ricordo indelebile di quella bara di macerie, le macerie del proprio nido di sicurezza, di amore, di infanzia.

Mi risulta semplice pensare al karma di chi va a dormire sereno e non si sveglia più, appuntamento significativo, in termini biografici, con il proprio destino e col vero senso della propria storia.
Invece i sopravvissuti mi lasciano nello sgomento, anche se capisco che anche per loro è senz'altro il karma ad averli condotti in quel paesino (a vivere o in vacanza è lo stesso), come ben espresso in Samarcanda, possiamo girare in ogni dove, ma non possiamo mancare al nostro magico momento...
Eppure, nonostante questi pensieri in cui credo profondamente, non posso fare a meno di sentire l'urlo lacerante del cuore di tutti quei genitori che hanno perso dei figli, quel senso di vuoto e di colpa per essersi salvati e il proprio fratello o sorella no, magari avendolo "portato" morto sopra di sè per infinite ore prima di essere liberati dalla trappola di terra e polvere. 
Non posso nemmeno immaginare lo smarrimento cosmico di quei bimbi che hanno perso tutto e non posso fare a meno di chiedermi che fine faranno. 
Vorrei adottarli tutti e carezzarli infinitamente, gridare al cielo a quei genitori andati che ci penserò io e li abbraccerò fino a che non avranno più paura. 

Penso sia un'immedesimazione di mamma, penso alle mie piccole, a come vorrei difenderle da ogni male, ma so bene che non potrò mai impedire lo svolgersi del loro destino.... e prego ogni giorno che non riservi loro qualcosa di disumano... e almeno spero di poter sempre essere al loro fianco a consolarle, a carezzarle, a ricordare loro che, comunque, la vita è meravigliosa, che domani è un altro giorno... 

bambini del terremoto... 

questo è il pensiero più vero che posso mandarvi... 
ed ho guardato i volti dei vostri genitori, ho letto del vostro dolore ed ho avuto bisogno di un pò di silenzio...
Molti giorni di dolore...
ma se riuscirete a reagire la vita vi darà ancora ... 

molti giorni di gioia... 
Coraggio!

martedì 16 agosto 2016

Rispecchiamenti nella biografia

Pensa che ti ripensa, anzi meglio, non ci ho pensato affatto. Mi sono lasciata trasportare dalla corrente rilassata del mese di agosto, approfittando dell'immobilità casalinga, riordinando cantucci che ti riprometti sempre di ripulire ma non c'è mai abbastanza tempo, coccolando le mie picciotte, oziando bellamente, ascoltando infinitamente Mina. 
In questo gradito, familiare, corroborante torpore, mi è giunta l'intuizione giusta. 
Ho trovato la sincronicità, dei recenti fatti, dove voleva mettere l'accento e attirare la mia attenzione. 
Ho pensato ai rispecchiamenti della curva biografica e, con un conteggio veloce, mi sono resa conto che in quest'anno si rispecchiano gli eventi di quando avevo dai 16 ai 17 anni.
Ah! Anno duro, anzi durissimo quello, un salto (!!) da uno stato d'essere (ancora fanciullo) ad un altro senz'altro nel sentire ma un essere sulla terra, senza più l'incanto.
Penso sia utile fare due parole (velocissime e quindi sicuramente incomplete) su cosa vuol dire rispecchiamenti nella curva biografica.
Immaginiamo la traccia della nostra vita lungo una parabola che ha il suo inizio alla nascita (0 anni), il suo punto culmine in discesa (dove tange il piano orizzontale) "nel mezzo del cammino di nostra vita" (tra i 31 ai 33) e come culmine della linea verticale che ritorna su da dove abbiamo iniziato ai 63 anni (come completamento di una sequenza di settenni). 
I primi tre settenni (da 0 a 21 anni) sono quelli legati al nostro sviluppo nel mondo: corpo, riconoscimento "dell'io sono" e la relazione con il mondo. 
I settenni tra i 21 e i 42 sono quelli di massima realizzazione delle proprie competenze, capacità, talenti e, nel contempo, di sviluppo del sè sociale (emancipazione, vita di coppia, figli, amicizie elettive). 
Per concludere con i settenni della raccolta interiore di quanto esperito negli anni precedenti (da 42 a 63 anni). 
Certo la vita non si conclude a 63 anni, questo varia a secondo della biografia di ognuno. Dopo iniziano altri schemi ed altri riverberi. 
Possiamo però considerare il periodo da 0 a 63 anni un ciclo completo della nostra realizzazione di esseri umani: 1 discesa sulla terra, 2  costituzione dell'anima e  3 pensiero rivolto alla spiritualità, alla restituzione al mondo di quanto ci è stato dato.
Secondo questo "moto" la prima parte della curva biografica va da 0 a 32 anni e i rispecchiamenti partono da 31 anni e mezzo fino ai 63. (es. a 42 anni si rispecchiano i 21 o, come ho detto prima i 46 rispecchiano i 16 e via dicendo).
E' semplicemente un punto di vista: ho la possibilità di rivivere "certi sentiti" o vissuti con il famoso senno di poi. Se negli anni sono riuscita a realizzare un cammino "abbastanza" consapevole, dovrei riuscire ad affrontare "meglio" (con maggiori punti di vista oltre al mio Ego smisurato)  i sentimenti a 42 anni, piuttosto che a 21. 
Ricapitolare il proprio sentire da adulti è una grande occasione.
Sono stata molto stringata e non ne ha beneficiato la chiarezza, infatti per chi è interessato a questi argomenti consiglio la lettura di questo libro, un ottimo inizio per comprendere le leggi archetipiche della curva biografica. 
Tornando a me, quindi, in questo momento si stanno rispecchiando i 16 anni. Beh, ora è tutto più chiaro. A 16 anni sono precipitata sulla terra, mi sono resa conto di dover badare a me stessa, ho incontrato gli ormoni e il desiderio, ho sentito fortemente che siamo "esseri mortali", sono precipitata in un buco nero di non senso, di droghe leggere, prime ciucche, prime "cazzate" (grandi e piccole), l'incontro con l'amore, con il cuore spaccato in frantumi dal mio primo Grande amore e non sei più come prima. Si perdono un sacco di verginità in quegli anni. Ed io a 16 anni ho vissuto questo e altro ancora, ho rischiato di morire, sono uscita di senno, ho pianto così disperatamente, ho riso così gioiosamente, ho amato così intensamente...
Ed oggi sono qui e mi rendo conto che sta succedendo la stessa cosa, sto andando verso un "nuovo" cammino, quello dell'arte sociale, della scrittrice, dell'armonizzatrice, della biografia personale.
Ed è come prendere la rincorsa (questo agosto) prima di spiccare un grande balzo ed essere un'altra Daniela ancora. E mi fa piacere, oggi, condividere i miei pensieri e i miei sentimenti con quella Daniela di 16 anni che tante domande aveva sul senso della vita e che scriveva:

"Il giorno si confonde con la notte come la mia vita si confonde con la morte. Daniela a 16 anni".

E' chiaro, ci voleva uno stop e le due macchine (insieme) sono state questa pausa di pensiero, questa "attenzione" per cogliere dove sono e, anche, a chi, e a cosa, voglio ricollegarmi nella mia storia.
E sono felice che alla Corte Dalì inizia un Gruppo di studio sulla biografia e l'astrosofia con Anna Mattei. Un gruppo di studio che vuole approfondire questi temi, per irrorare la propria vita e quella di chi ci sta intorno, di significato e scintilla divina.
Mi sento molto fortunata e questo sentire lo voglio mandare anche a quella ragazza così fagocitata dal buio... a 16 anni. 
Che bella avventura è la vita!

domenica 14 agosto 2016

Non tutto il male viene per (solo) nuocere

 Come si suol dire le disgrazie non vengono solo per nuocere. 
In questi giorni di ritiro besanese abbiamo finito di risistemare la camera delle bimbe, abbiamo finito di imbiancare e dato un nuovo assetto per bimbe "grandi", meno spazio ai giochi e più spazio a tavoli e scrittoi.
Sono venuti a trovarci i cugis con i quali abbiamo giocato, mangiato, ghignato, bevuto...
Ci siamo dedicati allo stare insieme, noi famiglia, nella rilassatezza, nella tranquillità.
E poi, non da ultimo, ho potuto vedere e sentire quanto amore c'è intorno a me. Una carissima amica ci presta la sua vettura nei prossimi giorni, così magari riusciamo ad organizzare meglio il recupero della puzzolona e facciamo qualche ultima piccola gita prima del mio rientro al lavoro e poi, ancora, i cugi ci presteranno la macchina per i primi giorni del rientro al lavoro. 
Così recuperiamo anche la twingo. 
Ho ricevuto messaggi di solidarietà ed amicizia, offerta di passaggi e compagnia.
Una profusione di affetto e sincera amicizia: non che avessi bisogno di "provarlo", ma tastare con mano tanta disponibilità per noi è senz'altro un bellissimo dono portato dalla sciagura di questi giorni.
E non lo penso solo in questa occasione, capita spesso che le persone mi portino un dono, un pensiero, un saluto che mi da un grande senso di riconoscimento, mi sento amata e questo mi fa pensare che forse riesco a portare qualcosa di buono agli altri. 
Non è così scontato riuscire a dare "qualcosa", senza entrare nel vuoto altruismo, riuscire ad essere qualcosa per gli altri, grazie a ciò che sei. 
E questo mi ripaga dell'infinito lavoro personale che faccio ormai da quasi 20 anni: psicodrammi, armonizzazione, psicomotricità, arte, costellazioni etc...
Qualcuno mi dice: ma non è mai abbastanza? 
No, è un esercizio continuo per cercare di tenere a bada l'Ego che tramuta tutto in tornaconto personale. 
Invece lo sforzo sta proprio nel cercare di incontrarsi tra anime... ed io ho in mente tante anime che incontro... (oltre alla mia amata famiglia): 
Sara, Daniele, Ivano, Goffredo, Daniela, Claudia, Diana, Mami, Eva, Davide... e tanti altri ancora, non posso elencarli tutti. 
Grazie a tutti, amici, parenti... amati tutti! 
Sono molto fortunata!

sabato 13 agosto 2016

Prigioniera a Besano

Va beh, avevo in mente di scrivere numerosi post in merito alle belle attività dei giorni appena trascorsi, mi ripromettevo che avrei scritto numerose simpatiche righe, non appena ne avessi avuto il tempo... e lo farò (anche perchè adesso di tempo ne avrò senz'altro). 
Invece oggi mi preme scrivere di un fatto increscioso accaduto ieri sera che mi lascia alquanto sgomenta.
E' successo di nuovo! La macchina mi ha di nuovo piantato in asso! Sob!
Ieri  sera siamo andate con le bimbe a guardare le stelle cadenti e sul ritorno, felici e stanchi, a bordo della puzzolona (il nome della nostra multiplona scasciona),  le spie cominciano a lampeggiare e sentiamo un terribile odore di plastica e gomma bruciata. Prontamente Cristian si è fermato in una rientranza al lato della strada. Apre il cofano, una bella fumata e, ovviamente, la macchina non riparte più! Ah! Di nuovo! 
Questa volta alle 11 di sera con a bordo le mie figliole che hanno subito cominciato a miagolare nel panico: "e adesso cosa facciamo?", "la nostra macchina poverina?", "rimarremo qui tutta la notte?".
Un attimo di basimento (direi comprensibile) mio e di Cristian e poi abbiamo attivato la procedura, cerca il carro attrezzi convenzionato, cerca di farti venire a prendere (perchè è venerdì sera, alle porte di ferragosto). 
Nel frattempo io ho chiamato la cavalleria (come al solito la mia cara sorella Diana) che ha prontamente risposto, si è alzata dal letto ed è venuta a recuperarci tutti e quattro, riportandoci a casa sani e salvi!
Va beh, ripeto, per la seconda volta, nel giro di pochi giorni vedo la mia carrozza trainata e issata e portata via. Una cosa curiosa, ad alcune persone questo non accade mai nella vita,  per me sta diventando un'abitudine. Certo, se avessi delle macchine nuove, questo sarebbe più difficile, i nostri due bidoni, si sa, sono un pò a rischio. 
A parte le considerazioni su come faremo (economicamente parlando) a far riparare DUE macchine, a parte che meditiamo da tempo la demolizione della Puzzolona (al solo pensiero le bimbe gridano innorridite, ieri sera hanno gridato in coro che loro vogliono tenerla fino a quando sono adulte, ah beata gioventù innocente), comunque dicevo, a parte tutti i pensieri di tipo pratico, mi domando che DIAMINE mi voglia dire questa situazione, perchè le sincronicità, come spesso dico, hanno il loro perchè ed io, oggi, faccio un pò fatica a coglierla.
Siamo nella settimana di ferragosto, il dannato meccanico non ha fatto in tempo a guardare la twingo prima delle ferie, la puzzolona ci ha mollato ed io, cari miei, mi sento decisamente PRIGIONIERA a Besano (minuscola località priva di servizi, con paesani e vicini non troppo cordiali, poco servita dai mezzi e dalla quale, come ripeto da tempo, vorrei allontanarmi al più presto).
E invece eccomi qui, nelle mie prigioni!
Da una parte mi consolo pensando che passerò la mia ultima settimana di ferie appiccicata alle mie figlie, riposando e dedicandomi alla casa e alla scrittura, dall'altra parte sento un vago senso di soffocamento e prigionia. 
La macchina per me ha sempre simboleggiato la via di fuga, il piano B per ogni evenienza, il mezzo per sfuggire le situazioni e cambiare scenario... AH!
C'è di buono che non voglio sfuggire alla mia famiglia e che il periodo è molto calmo, però torno a domandarmi: perchè tutto ciò? Spero che sia il presagio di qualcosa di buono, gli ultimi atti di questa mia vita besanese, che al di là del luogo geografico, sono stati anni meravigliosi: d'amore, di maternità, di crescita.
E' ovvio che staccarsi da tutto ciò procuri qualche subbuglio energetico... e quindi va bene, mi godrò la mia prigione dorata fatta di giochi con le bimbe e relax estivo... sperando che poi il costo del meccanico non sia una pillola indigeribile...........


lunedì 8 agosto 2016

Margherita disastri in cucina


La Piccolona (o forse dovrei cominciare a chiamarla la Grandina?) è in pieno Rubicone, 9 anni, passaggio epico e definitivo. 
(Per maggiori approfondimenti è interessante questo libro, di cui consiglio vivamente la lettura, oppure più velocemente è interessante un articolo che ho trovato qui).
In questo momento di transito e di sostanziale cambiamento non riusciamo a trovare il nome giusto per questa bella figliola: non è più una bambina, ma non è neanche una ragazzina, una fanciulla? Sì potrebbe essere corretto, ma è un nome un pò anacronistico, ormai desueto (purtroppo perchè rende bene l'idea). Scherzando ogni tanto le dico che è una "vecchia bambina", ma lei se la piglia e non vuole. La maestra Annamaria ci ha suggerito "bambina saggia", questo è risultato più gradito, però non sempre appropriato: quando grido esasperata di fronte ai suoi no perentori o alle pigrizie insensate o all'altalenare degli stati d'essere o alle paure sfrenate, mi viene in mente di tutto fuorchè la parola saggezza.
Comunque al di là dei nomi (anche se il nome la racconta tutta, il nome ti identifica e ti colloca al tuo posto nel mondo), vedo la mia amata creatura cambiare profondamente e iniziare i primi timidi passi verso "altro", verso la vita, le esperienze e i suoi propri pensieri.
La perdita dell'incanto dell'infanzia, i primi pensieri sulla morte, il primo occhio critico sui suoi amati genitori, tutto ciò è ricompensato da un'acquisita e tormentata individualità, da un io che si afferma non solo come differenziazione da tutto ciò che è non-io, diventa un io che sta sulla terra, in bilico tra bene e male, giusto e sbagliato, vero o falso, insomma emerge timido un io che comincia ad emettere dei giudizi sulla realtà. Una grande ricompensa perchè spiana la strada dell'indipendenza, del gusto personale, delle scelte, in ultima analisi della libertà d'essere.
E questa estate 2016 è all'insegna di questo fantastico passaggio d'identità e mentre ancora la Piccolona mi chiede (talvolta) di dormire nel lettone, contemporaneamente la Grandina che sta diventando mi chiede di "fare cose da grandi".
Tra i tanti desideri ce ne sono alcuni realizzabili e la cucina è diventata uno spazio di sperimentazione identitario.
Abbiamo cominciato con il caffè, ero perplessa, mi inquietava un tantino quell'oggetto e quel liquido incandescente, ma a farmi capitolare è stata una sua affermazione: "mamma se non me lo fai fare non imparerò mai!"
Hai ragione figlia mia. Si è accontentata per qualche giorno, orgogliosa, di preparare il caffè per me e Cristian.
E' durato poco, è arrivata all'attacco con nuove richieste e abbiamo cominciato l'apprendistato di piccola cuoca.
Ha già cucinato, sotto la mia supervisione, simpatici piattini estivi: riso in insalata quattro risate (ogni pietanza ha un nome ovviamente), pasta con le patatine alla nonna Emanuela, pepite di Zio Paperone (polpettine di ricotta al sugo), peperoni all'aceto alla sicula e una simpatica torta presa dal manuale di Nonna Papera, il ciambellone di Achille con variante marmellata.
Le operazioni non hanno mancato di creare alcuni incidenti di percorso, olio bollente che schizza sulle manine inesperte, lo sbattitore elettrico che si accende improvvisamente sbatacchiando le povere ditine, il fornello che sbuffa una fiammata come un drago e via dicendo.
Nonostante questi piccoli incidenti (che hanno abbastanza atterrito la Grandina) l'entusiasmo non è calato e devo dire che i risultati sono stati ottimi.
Abbiamo sbafato qualche pranzetto e cenetta cucinato dalla nostra cuoca in erba.
Ti guardo piccola mia e mentre sei tutta presa dai tuoi romanzi che leggi, dai bronci di ribellione, dai piccoli segni di un corpicino che cambia, dal senso dell'umorismo sempre più spiccato e complice, dai tuoi primi turbamenti, sento rinnovato il mio profondo innamoramento per te amore mio che, insieme a tua sorella, siete quanto di più bello abbia mai realizzato:
un cammino di vita condiviso tra anime karmiche! Che spettacolo la vita!

sabato 6 agosto 2016

Un affronto personale...

La macchina mi ha piantato in asso! E' già passato qualche giorno, ma non ho scritto prima perchè l'ho vissuto proprio come un affronto personale.
Finalmente sono in ferie, quest'anno sono arrivata sui gomiti, stanca ed estenuata dai continui "cambi di rotta" e manifestazioni (solo manifestazioni però) di buone prassi al lavoro.
Alla sera del penultimo giorno di lavoro, accaldata, stufa, con la testa piena di inutili informazioni, desiderosa di una doccia e di un sano nulla, ero sulla via di casa, in coda al semaforo, sotto un sole ancora cocente (nonostante fossero quasi le sei di sera).
Finalmente verde, faccio per mettere la marcia... 
STAC un rumore INEQUIVOCABILMENTE di rotto! 
Il pedale della frizione è diventato molle e inutilizzabile.
Una sensazione sgradevolissima, ineluttabile e sconfortante: inutile provare con i pensieri positivi, la fidata Twingo mi ha abbandonato.
Immediatamente quelli in fila dietro di me hanno cominciato a strombazzare (nonostante avessi prontamente messo le quattro frecce), secondo loro cosa stavo facendo? Mi ero fermata proprio lì perchè mi era venuto un raptus meditativo improvviso? Mi ero fermata lì perchè improvvisamente avevo urgenza di farmi le unghie? Non mi schiodavo da lì perchè mi aveva colto un improvviso e catatonico sonno?
Quando mi capita un'improvvisa coda, o qualcuno che tentenna al semaforo, o con le (evidenti) quattro frecce, non suono mai! Cosa suono a fare? Per maledire la persona che mi fa perdere qualche minuto?  Sempre provo grande commiserazione per loro e irritazione per tutti gli inutili e fastidiosi strombazzamenti.
Questa volta è toccato a me! Primo sentimento sconforto!
Quando finalmente gli automobilisti hanno capito che dovevano sorpassarmi, ho cercato di prendere in mano la situazione, mi sono guardata in giro e l'unico passante presente era un vecchio ottuagenario con il bastone. No non poteva aiutarmi. Nel marciapiede di fronte, in cima alla strada, ho intravisto un uomo maturo ma non vecchio, grassoccio ma ben messo. Ecco l'uomo che faceva al mio caso. Ho aspettato pazientemente che arrivasse più o meno all'altezza della mia macchina e gli ho chiesto di darmi una spintarella almeno sul ciglio della strada. L'uomo ha cercato di scantonare, dicendomi: "ma io non ce la faccio", gli ho risposto perentoria e determinata: "ce la fa, ce la fa, su spinga!". Infatti è bastato un piccolo strattone, giusto il tempo di allinearmi alla strada, sul marciapiede basso, e lasciare abbastanza spazio alle macchine per passare. Ho ringraziato ed ho cercato di chiamare la cavalleria (Cristian), niente, telefono occupato. E va bene, ho capito che dovevo cavarmela. Ho chiamato il carro attrezzi convenzionato, il meccanico e in un attimo tutto era sistemato, dovevo solo aspettare l'arrivo dei soccorsi (solo 40 minuti sotto il sole)... 
La cosa che mi ha infastidito di più è stato l'uomo del negozio di pompe funebri, abbiamo spinto l'auto davanti alla sua vetrina (ma non l'entrata).. E' uscito inviperito, lamentandosi della bella idea di piantare lì l'auto, gli ho fatto presente che era guasta. Niente ha continuato. A parte il fatto che non ci sono frotte di persone a guardare la sua triste vetrina,   secondo lui cosa avrei dovuto fare? Spingerla fino a che non trovavo uno spiazzo? Mi ha maledetto andandosene e l'ho un pò commiserato pensando che forse il suo è un lavoro infelice! O forse l'ha scelto perchè già di suo non è una persona felice? Va beh
Ho chiamato Cristian, finalmente mi ha risposto e da lì a breve è arrivato. Abbiamo aspettato il gentilissimo omino che ha caricato la traditrice sul suo mezzo e l'abbiamo scortata fino dal meccanico.
Giorni pre-ferie... il meccanico ha un sacco di vetture da sistemare. 
Ancora oggi non so l'entità del danno. 
Cara Twingo, ti aspetterò, sei la mia amata freccia azzurra... e lo so, non è colpa tua, sei vecchiotta e malandata... hai scelto il momento migliore per abbandonarmi, vicino alle ferie, da sola senza le bimbe, verso casa... 
So tutto, ma comunque mi sembra sempre che sia un affronto diretto a me, una sorta di punizione immeritata... la vettura quel luogo - non luogo protetto, quello spazio di intimità... in un attimo abbandonata! 
E poi tutto passa, presto la macchina verrà aggiustata... ma è sempre interessante incontrarsi nei propri sentimenti, nel sentirsi soli al mondo, tapini e meschini... per delle sciocchezze... forse a ricordarmi che sono una persona molto fortunata... tanto da dare valore affettivo persino ad una macchina.

venerdì 29 luglio 2016

La differenza

Due bambine, due sorelle, stessi genitori... 
eppure differenze sostanziali, impatto con il mondo quasi polare!
Ieri sera siamo andati con amici ad una festa della birra della zona per mangiare un boccone estivo all'aperto, degustare delle birre artigianali crude e assaporare un pò di serata estiva. 
La festa prevedeva l'intervento di una band rock che suonava anche qualche pezzo metal con la chitarra distorta.
Una simpatica cantante dalle forme morbide, vestita di nero troneggiava in mezzo al piccolo palco e le casse ci assordavano un pochino. Non sapevo di questo "interludio musicale", non lo avrei scelto per le mie figliole, ma il contesto era carino, la serata piacevole e il gruppetto era simpatico da vedere.  
La grandona, che proviene dal mondo delle fate, era abbastanza inorridita e turbata. Quei suoni acuti, dissonanti e penetranti, la infastidivano e mi si  è incollata addosso, tappandosi le orecchie e, con occhi preganti, mi ha chiesto di andarcene. 
La piccolina invece, che è una fata tuttofare di terra, si è seduta a gambe incrociate, ferma e dritta come toro seduto, davanti al palco ed è stata subito rapita, affascinata, da quanto erano in grado di produrre quei giovani davanti a lei.
Mi sono sorpresa non poco a vederla accennare con la testa il ritmo duro del pezzo, una piccola rockettara in erba. Dopo un paio di pezzi abbiamo deciso di toglierci da quel baccano, la luce se ne stava andando ed eravamo ben oltre il crepuscolo e quella musica, ho deciso, era davvero troppo per le mie bimbe. 
La piccolina ha manifestato tutto il suo dissenso, voleva rimanere ad ascoltare fino in fondo, ci ha seguito con estremo disappunto, asserendo decisa che vorrà sentirli sempre. Ah!
Non ho un particolare giudizio in merito a chi ascolta musica rock o metal, anzi ne ho ascoltata molta anch'io, più che altro mi basisce che possa essere così gradita a sette anni.
Ripeto, sono entrambe figlie nostre, sono cresciute con lo stesso modello e con gli stessi stimoli, eppure mostrano delle differenze estreme che mettono in evidenza i loro differenti temperamenti, le loro caratteristiche e il loro "essere nel mondo" sostanzialmente e formalmente divergenti.
In verità sono due piccoline pacifiche, giocano molto insieme e sono sorellissime, si amano molto e passano infinite ore a "fare" insieme: leggere, recitare, inventare, colorare, costruire, giocare, cantare, inscenare ... sono favolose, da sempre, amorevolmente, l'una per l'altra.
Eppure sono fatte di una sostanza diversa, una celeste e l'altra terrestre, una nella leggerezza e l'altra nell'affondo, una un pò indolente e l'altra nella volontà di ferro, una flessibile e l'altra granitica.
La nascita delle mie figlie è stata un'occasione meravigliosa per riconquistare e riassaporare il mondo attraverso l'incanto dei loro occhi avidi e curiosi di conoscenza. Mi hanno insegnato a vivere, a cogliere ancor più le sfumature, ad approfondire i minimi perchè e i grandi dilemmi esistenziali.
Ogni giorno che passa mi accorgo che si allontanano verso il mondo e sempre più la mia gonna è leggera, non ci si appendono più come un tempo, gagliarde e volitive cercano esperienza.
Quanta felicità mi da vederle crescere, e sempre, e ancora, e fortemente, continuano ad insegnarmi.
E ieri sera mi hanno mostrato questa grande verità antropologica: indipendentemente dal contesto educativo, ognuno di noi porta con sè una propria sfumatura individuale e unica. Ovviamente non è una novità, lo sapevo già prima di ieri sera, ma vederlo così palesato dalle mie piccole, in uno scorcio normale di vita è stato davvero esplicativo ed evidente.
Grazie piccoline di tanto che mi portate, di quanto mi regalate e ieri mi avete offerto la bellezza della differenza e poi... 
non posso fare a meno di pensare alla mia piccolina... 
chissà in quanti pratoni finirà a pogare davanti a sconosciute band, dark e fracassose! Ah! speriamo bene...

mercoledì 27 luglio 2016

Burger di quinoa e verdure


In questi giorni di vacanza (delle bambine) il fattore alimentare diventa più complesso rispetto al resto dell'anno.  
Durante l'anno scolastico Cristian e le bimbe i pranzi li consumano sempre a scuola. 
In estate invece le derrate alimentari, la  programmazione dei pasti e la loro successiva preparazione necessitano di impegno e riflessione.
Inoltre nei periodi di caldo vengono meno tutta una serie di semplici e sane pietanze che tanto favoriscono l'organizzazione familiare (pastine, zuppe di legumi e minestre con cereali integrali).
Stasera ho aperto il cassettone delle cibarie ed ho guardato, insieme alle bimbe, con perplessità le diverse confezioni che amo comprare nei negozietti biologici/salutisti. Abbiamo elencato le possibilità: riso venere? riso basmati integrale? Cous cous? Legumi? 
Sia io che le bimbe non avevamo davvero voglia di nulla, finchè abbiamo adocchiato la quinoa (questo strano cereale non cereale), ci siamo guardate un pò svogliate, immaginandoci il solito pappone che queste "granaglie per uccellini" producono.
Intendiamoci, sono una promotrice di questo tipo di alimentazione, ma come dicevo, in estate è tutto un pò più complicato o semplice (a seconda dei punti di vista).
Insomma, insalate di riso fresche e piene di verdure, insalate in genere, pomodori e cetrioli, capresi e qualche ovetto si organizzano in fretta e rispondono alle necessità legate al caldo. Però i pasti sono tanti e anche le giornate di vacanze e alla lunga manca il cibo "cotto", manca all'umore e anche all'intestino.
Allora ci siamo attrezzate di entusiasmo e su internet abbiamo cercato ricette sfiziose con la quinoa. A giudicare dal quantitativo di preparazioni in formato polpetta, credo che molte altre persone abbiano fatto le nostre stesse riflessioni sui "papponi" non proprio appetibili in questo periodo dell'anno.
Navigando tra vari siti culinari, abbiamo trovato in che cosa cimentarci: burger di quinoa e zucchine.
E mentre ci siamo attrezzate con ingredienti e utensili, ho pensato a quanto fosse facile, in verità, organizzare pasti vegetariani (se non addirittura vegani), sani e anche gustosi.
Abbiamo fatto una cenetta deliziosa con in nostri burger appetitosi, un contorno mediterraneo con verdure stagionali che si è autocucinato nel forno (è bastato tagliuzzare una melanzana, una patata, una zucchina e un peperone, una spolverata di sale, erba cipollina, un goccio d'olio e metterle a cucinare; due o tre "rugate" nel quarto d'ora di forno e le verdure deliziose erano pronte).
La quinoa si prepara in un attimo e non è tanto importante cosa ci si mette dentro (io ho usato curry, purea di cannellini, zucchine ed erbe aromatiche), il "pappone" di cui parlavo, una volta intiepidito si presta benissimo ad essere maneggiato e si possono fare burger, polpette o tortini, da cuocere in padella o nel forno... insomma è facile e si presta all'improvvisazione, comunque è un ottimo risultato. 
Ho pensato a quanto siamo vincolati alla carne e, in genere, alle proteine animali. Sembra sempre, mangiando prevalentemente verdura, che la tavola sia sguarnita: invece tutte le volte che mi invento varianti sul tema, che imbandiamo la tavola di colori, profumi e vegetali, mi rendo conto che è il modo più giusto di alimentarsi, leggero, goloso e, appunto, sano!
Quale inganno ci ha condotto a privilegiare le proteine animali che tanto affaticano il nostro corpo? Cosa ci spinge a privilegiare un'alimentazione che si discosta dalla nostra fisiologia? Infatti noi abbiamo un intestino lungo come gli erbivori, una mascella che non è atta a "strappare e lacerare" la carne.
Cosa è successo? Siamo ancora dentro il retaggio del post guerra che vedeva nella carne il segnale di benessere? 
E al di là delle ragioni storico/antropologiche, come è possibile che una persona come me (e come me ce ne sono tante), consapevole di quale sia l'alimentazione più adatta per la salute, persin fantasiosa e creativa ai fornelli, come è possibile che ci sia sovente una ricaduta nelle proteine animali?
So perfettamente che i chicchi integrali, i semi, i legumi e le verdure sono gli alimenti che mantengono e garantiscono il miglior equilibrio del nostro corpo, il nostro tempio dell'essere, e mi impegno, formalmente, di fare uno sforzo di volontà per me, la mia famiglia e per il pianeta e di ricordarmelo il più possibile, farlo diventare, una volta per tutte, uno stile di vita e non solo un pensiero astratto o un periodo disintossicante.
I nostri burger di quinoa erano davvero deliziosi e ce li siamo sbafati contenti! 
Posso farcela...

domenica 24 luglio 2016

Costellazioni familiari e altro


Domenica scorsa alla Corte Dalì abbiamo organizzato un incontro di Costellazioni familiari. 
Una settimana giusta per depositare e far riposare l'intensità di una giornata passata tra persone, vissuti e archetipi.
Mille e mille pensieri nel mentre e dopo e ancora oggi: mi domando come sia possibile che le persone facciano tanta fatica ad intraprendere percorsi di crescita personale.
Senza voler cavalcare l'onda retorica dei "social" giochi (vedi pockemon), senza voler cadere nella lamentela della povertà culturale, senza giudicare nessuno, non posso fare a meno di rilevare che quando si tratta di approfondimenti dell'essere, di liberi raduni per condividere cultura e pensiero, le persone che arrivano sono pochissime, tanti interessati ma pochi presenti.
E poi insieme, quello che vedo, sempre, è che le persone hanno un bisogno sviscerato di azione, di sentito, di condivisione. Una volta giunti, sia che si stiano facendo arti manuali, sia che ci si confronti con biografia, costellazioni o arte, gli individui sono felici di compartecipare all'arte sociale, all'esserci integralmente. 
E allora perchè tanta fatica?
Da una parte è comprensibile, perchè proprio ritornando a settimana scorsa, la domenica è stata impegnativa: le Costellazioni ci hanno portato a commuoverci, incontrarci, guardarci nelle nostre difficoltà, nei nostri bambini afflitti che non cercano altro che un'accogliente carezza. 
Però, nonostante l'impegno, quello che posso sempre constatare è che si finisce la giornata più leggeri, contenti di "aver vuotato" un certo sacco che pesava sulle spalle, consapevoli che non finisce lì, ma soddisfatti di essersi  per qualche istante guardati con onestà allo specchio.
Lavorare in gruppo è straordinario, perchè ogni presente trabocca d'amore per l'altro, a disposizione e pronto a favorire, aiutare, accogliere il sentito dell'altro: ed è una magia! 

La nostra società fatta di schermi di telefonini, di attentati, di  solitudini, di pensieri per sbarcare il lunario, di insoddisfazioni avrebbe tanto bisogno di incontrare se stesso, l'altro, la condivisione, la potenza del pensiero del cuore.

Cosa ci frena? Cosa ci spaventa davvero? Forse di incontrarci davvero e non essere poi capaci di cambiare? Ma non si lavora su di sè con aspettativa... ma con amore ... per sè e gli altri... spero che la Corte Dalì ce la faccia a realizzare il suo sogno di essere un centro di arte sociale dove ci si possa incontrare come in un'agorà dove siamo tutti fratelli e uguali.
 Io ce la metterò tutta e sono felice di incontrare bravi conduttori, artisti, amici, artigiani, terapisti che mi accompagnano e mi aiutano a camminare in questa via in salita! 
Grazie a tutti e grazie a Giuseppe Clemente (il nostro costellatore).
I

mercoledì 20 luglio 2016

Diamoci un taglio...

Estatissima, fa caldo e i giorni passano veloci e striscianti insieme.
Un'estate a tratti violenta, la cronaca riempie di immagini atroci e disumane i nostri vissuti, il cambiamento è necessario e la nullità d'essere ci trova accomodanti di fronte all'ennesima tragedia lobotomizzante dell'uomo, ovvero il gioco dei pokemon.
Anche  e invece è un'estate pregnante e presente, di preparazione e concentrazione, di cambiamento e nuovi arrivi, di chiusure e determinazioni.
Si è fatta attendere oltremodo questa estate, ma adesso i venti africani ci surriscaldano e rallentano, ci asciugano e ci chetano.
In questo clima e in questo sentire sono un pochino più assente: nelle relazioni, nelle attività. nella scrittura sociale, nello studio, nell'arte sociale. 
Il lavoro assorbe (ahimè) ancora potentemente il mio pensiero e le mie energie. Mi sveglio di buon ora al mattino e con calma e solitudine mi reco in ufficio. Questa credo sia la mia vacanza più significativa: alzarmi da sola, lavare solo me stessa, vestire solo me stessa, attardarmi nei pensieri sulla notte appena trascorsa e sul giorno che ha da venire, guardarmi allo specchio, ciondolare, non parlare, non avere espressioni del viso... semplicemente riattivarmi nel mondo. Infatti le bimbe e Cristian dormono ed io mi godo pienamente questa sorta di solitudine, questo incontro con il mio risveglio. 
Vado al bar a fare colazione, leggo il giornale, cerco di comunicare con il minor numero possibile di persone, insomma galleggio più che posso prima di arrivare al lavoro... dove poi vengo fagocitata da mille situazioni, pensieri, dialoghi, prospettive, problemi, mail.
E mi accorgo che in questo tempo rarefatto accade qualcosa, come una selezione naturale di certi stati, certi impegni, certe persone, certe priorità e mi ritrovo sempre più spesso a pensare che è ora di darci un taglio.

Diamo un taglio all'inutilità e alle false dipendenze;
diamo un taglio alla retorica e al dolore inscenato in foto costruite ad hoc per inorridire;
diamo un taglio alle false ventate di cambiamento, perchè la politica è politica e quella di oggi è tutta contaminata di falsi ideali e ancor più fittizie soluzioni, destra o sinistra che sia;
diamo un taglio alle amicizie stantie che ti trattano con noncuranza e ti lasciano attonita nei ripetuti e prevedibili bidoni affettivi, nelle non risposte, nelle non presenze, perchè alla fin fine sono meglio le assenze;
diamo un taglio alle lusinghe e alle false simpatie che mirano a carpire futili informazioni che sembrano segreti della CIA e sono solo normale amministrazione di piccoli uffici;
diamo un taglio alla formale cortesia per i vicini, troppo vicini, che di vicino hanno solo uno spazio geografico, ma che nella realtà vivono a circa una decina di galassie lontani da noi;
diamo un taglio alla paura dello straniero, perchè (per fortuna) la razza ariana non esiste e non è mai esistita, perchè i nazionalismi hanno perso spessore e si costruiscono sulla nazionale di calcio;
diamo un taglio alla risposta individuale ai bisogni e cerchiamo la cooperazione sociale, la solidarietà, la fratellanza, la comunanza;
diamoci un taglio... chiaro, netto, definitivo e ricominciamo a vivere: nell'armonia e nella pace.

E taglia qui e taglia lì, al supermercato mi hanno chiesto se volevo lo sconto per i pensionati. AH! Questo no! Sono corsa dal parrucchiere e ho dato un bel taglio ai capelli, un taglio che ricorda il passato e vuole futuro: voglia di rinnovamento, anche di apparenza (talvolta), di risoluzioni.

martedì 12 luglio 2016

Il regalo più grande...

Oggi è stato un lunedì molto intenso e lieto. 
Il rientro al lavoro (dopo il week end) è stato un pò duro, in estate è talmente facile e repentino dimenticare il lavoro. 
E' un periodo in cui si trotta mica da ridere, come tutte le estati, quando la scuola chiude i battenti, nel momento del meritato ristoro e della leggerezza estiva, noi "degli educativi" siamo in attività frenetica per preparare i servizi per il prossimo anno scolastico. 
Tra le altre cose nella mia città c'era vento di elezioni e sono avvenuti cambiamenti di direzione che necessitano di aggiustamenti o quantomeno di conoscenza reciproca. E quindi sono giorni di riunioni continue, aggiornamenti e rielaborazioni e, nel contempo, di organizzazione di servizi per oltre 1500 bambini. Mica un affare da poco.
E come dicevo, nonostante tutto questo, la leggerezza estiva, il caldo umido, la voglia di famiglia, la stanchezza (forse anche quella), fanno sì che nelle brevi pause lavorative io riesca a dimenticare completamente il lavoro.
Stamani, quindi, sono arrivata in ufficio come un alieno, stranita di ritrovarmi lì, quasi fosse uno scherzo burlone del destino, con la faccia plissettata dal cuscino e, già, una lieve umidità di sudore della fronte. Ho sempre questo pensiero che mi frulla, quando fa caldo bisognerebbe mettersi tutti d'accordo e indire un sacrosanto arimo lavorativo... prendiamocela più calma!
Invece no, la mattinata è partita al fulmicotone e, subito dopo il primo caffè orrido della macchinetta, sono cominciate riunioni, nuovi servizi, nuove tabelle, nuove mail... etc... e prima che io potessi accorgermene ero già oltre un'ora il tempo in cui sarei dovuta uscire! AH! Meglio così, quando non ti accorgi del tempo che passa il lavoro, alla fin fine non pesa.
Arrivo a casa e trovo le mie figliole già un pò agitate, infatti le abbiamo iscritte ad un mini corso di nuoto estivo ed oggi c'era la prima lezione. 
La prima cosa che mi hanno chiesto le bimbe quando sono entrata dalla porta è stata: "quando è ora di andare?"
Ho cercato di convincerle che mancava qualche ora e sono stramazzata sulla poltrona, morta di caldo nell'afa pomeridiana, e sono caduta in un sonno profondissimo, necessario per svuotare il cervello dalle ore del mattino e dallo schermo del pc. 
Un sonno interrotto più e più volte dalla stessa litanìa: "mamma, quando è ora di andare?"
Beh poi come spesso accade è arrivato un momento convulso in cui si cominciava a fare tardi, naturalmente le cuffie per la piscina hanno deciso di giocare a nascondino con noi, mettendoci un bel pò di tempo prima di farsi scovare, insieme ad altre due o tre cosine (la casa quando ci si mette è un pò burlona, nasconde gli oggetti e ti obbliga a far tardi proprio quando non volevi)... Ma ce l'abbiamo fatta, siamo riusciti ad organizzare il nostro bel borsone, nella ricerca abbiamo trovato delle mie vecchie pinne e la piccolina, tutta ridente, le ha subito indossate facendo un buffo "clomp clomp" in cucina, le ho intimato di toglierle cercando di convincerla che non le sarebbero servite. Sono buffe le mie piccoline, vivono la vita in modo entusiasta e totale, ogni esperienza le invade completamente ed oggi, infatti, eravamo pronte a grandi "traversate" olimpiche, molto serie e decisamente agitate.
Siamo partiti in corsa, papà compreso, e siamo andati a prendere anche un'amica con il suo piccolino (altro iscritto al corso)... siamo anche riusciti, sempre correnti, sudanti, agitanti e ridenti, a passare in libreria a comprare un paio di libri (l'estate è un periodo meraviglioso per leggere): ho acchiappato al volo un libro per papà e uno per la piccolona (Pennac) e via di corsa verso la piscina.
I bambini emettevano gridolini e non stavano più nella pelle (nemmeno io). Senza indugi si sono preparati e li abbiamo accompagnati fino al muretto d'ingresso della piscina. E' arrivata un'istruttrice che ha fatto uno specie di appello (per i nuovi) ed è stato bellissimo vedere le mie piccolotte fare un passo deciso in avanti quando sono state chiamate (e il cuore di mamma si è ingrossato di orgoglio e commozione)... non ho potuto farne a meno... ho chiamato le istruttrici per dir loro... non so neanch'io cosa, qualcosa di insensato, che sanno mettere la testa sotto, ma che... non so cos'altro, credo forse solo che volessi dire loro... sono le mie bimbe... mi raccomando occupatevene... e infatti le istruttrici mi hanno preso subito in giro: "non si preoccupi signora, vediamo come va e poi le portiamo al largo nel lago"... spiritose! Mi sono sentita la solita chioccia e correndo come un furetto sono uscita per andare a gustarmele tutte dal vetro.
Mi sentivo una bambina! Ero felice, orgogliosa, divertita, fiera... come erano belle le mie figliole... tutte saltellanti, tutte serie ad ascoltare la maestra di nuoto, ad eseguire le consegne, intente e felici. Tre idioti: io, Cristian e la nostra amica, lì a guardare ogni istante del corso... (comprensivo di qualche bella foto) ma come rinunciare alla gioia immensa delle mie figlie?
 Il regalo più grande...
E' durato poco (50 minuti) ma a me, e soprattutto a loro, è sembrato brevissimo, sono corsa a riprenderle al muretto, e sono arrivate, incuffiate, in accappatoio, tutte fiere ed esaltate... e siamo andate a fare tutte quelle cose da corso di nuoto (la doccia). 
La piccolina si informava su quale fosse il nostro camerino e le ho accontentate, le ho lasciate fare da sole, si sono asciugate (più o meno) e vestite dentro il bugigattolo, abbiamo comprato una simpatica magliettina griffata con il logo del corso e poi siamo andati a festeggiare dai nostri amici con una bellissima apericena.
 Birra, aranciata e leccornie di ogni genere, una giornata memorabile... coronata dalla condiscendenza degli angeli, sì perchè è arrivato un fragoroso e ventoso temporale che ha portato con sè un doppio arcobaleno scintillante... una gioia infinita, un arco completo, sfumature di colori ineguagliabili ed eravamo estasiati tutti e sette, adulti e bambini, a cercare di rimirarlo tutto, a immaginare il pentolone d'oro alla fine... non ricordo di aver mai visto un arco così perfetto... grazie cielo di aver baciato questa bella giornata... 
e tornando a casa le mie bimbe mi hanno detto che terranno la maglietta per sempre e alla mia obiezione che diventeranno piccole mi hanno semplicemente  risposto che le terranno per i loro figli e i loro nipoti... 
Il regalo più grande... la gioia delle mie figlie!