...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







mercoledì 31 maggio 2017

Lo zen del fagiolino





Sì, credo che la descrizione di questa giornata possa ben rappresentare il caotico periodo che sto vivendo e porsi un pò come corollario della vita di tante mamme alle prese con gli ultimi giorni di scuola.
Non capisco come possa succedere questa cosa in modo così diffuso: quando siamo alla fine (si potrebbe dire alla frutta), senza più forze ed energie, stanchi da un lungo anno scolastico, pieno di impegni, risvegli mattutini, malanni invernali, compiti da spingere sul quaderno dei figli, merende di metà mattina da organizzare per le pargole, adoperarsi per le feste di compleanno (dei propri virgulti e di quelli altrui, sì perchè anche partecipare alle feste dei compagnetti è una specie di lavoro, estenuante aggiungerei), beh insomma dopo tutto ciò nelle ultime settimane avviene un'accelerazione smisurata e si sovrappongono impegni ed incombenze di ogni genere.
Le mie amate figliole sono agitate per gli infiniti saggi (musicali, euritmia, ritmica, recite), essendo la nostra una scuola parentale, ci sono gli esami di fine anno,  e poi le gite, il reperimento di abiti di scena, le pagelle, le feste...
E, lavorando anche nell'ambiente scolastico, mostre, feste, documentazioni ed eventi da visitare, preparazione e previsione dei servizi per il prossimo anno scolastico, contemporaneamente chiusura e apertura.
Ecco sì, un periodo davvero estenuante.
Mi ritrovo a dover scegliere tra quello che "devo" fare e rinunciare un pochino a quello che mi piace... (Corte Dalì e incontri tra amici).
Ma dicevo della giornata di oggi, cominciata come di consueto con un risveglio decisamente mattiniero (6.15/30... il quarto d'ora sta al procrastinare il momento del definitivo abbandono dell'amato letto). 
Un caffè ingollato... 
ancora qualche istante di galleggiamento tra onirico e veglia... 
e poi le danze cominciano.
Come di consueto devo lottare con le piccole per tirarle (letteralmente) giù dal letto, si inizia da un dolce "buongiorno micette, è ora di alzarsi", passando da un più burbero - "forza bambine se no facciamo tardi", per concludere con il terribile anatema - " se non vi spicciate, vi mando a scuola in pigiama".
Comunque nulla funziona, le accarezzo, le tocco, faccio i "solletichini", sbraito... niente ci vogliono sempre 10 minuti abbondanti, solo per svegliarle! Poi c'è la lotta dei vestiti, questo sì, questo no, "ma dai mamma si deve fare sempre come vuoi tu, ma i miei compagni fanno così e cosà....."
La contrattazione infinita finisce sempre con un mio sclero, più o meno contenuto, mentre papà Cristian (santo) ha preparato il latte ed è già uscito con il cane.
Quando finalmente le ragazze sono sedute al tavolo (vestite), posso andare anch'io a  prepararmi.
Questo è l'inizio di una serie di incastri super programmati e condivisi con Cristian (che lui da perfetto uomo non ricorda mai, nonostante "sincronizziamo" sempre le agende), sì, perchè essendo venuti a vivere in città, abbiamo fatto la scelta (economica ed ecologica) di avere una sola vettura: quindi, a seconda degli impegni di entrata e di uscita dalle diverse attività di ognuno di noi quattro, si organizzano i trasporti della giornata (ovviamente ogni giorno è diverso... le cose semplici sono noiose... ).
Oggi siamo usciti tutti insieme, siamo andati a scuola (Cristian è un maestro della scuola delle bimbe), oggi avevo il turno cucina.
Nella scuola Waldorf i genitori, a turno, si occupano di queste faccende (mensa, giardino, pulizie, manutenzione), un vero affanno, soprattutto in questa fase dell'anno.
Ne ho approfittato, stamani, per fare due chiacchiere davanti ad un caffè con qualche mamma (attività che quest'anno riesco a fare molto sporadicamente, causa l'organizzazione dei trasporti di cui sopra).
Qualche minuto di relax e piacevolezza... e poi la corsa sfrenata... partecipare (perchè c'è una cuoca fissa, noi genitori siamo i garzoni) alla preparazione di 100 coperti non è un affare di poco conto: oggi il mio compito era di mondare e pulire  due cassette di fagiolini, lavorandone così tanti dopo un pò diventi creativo: tagli i culetti e li ripulisci in modi sempre diversi, li prendi a mazzetti, a 4, poi provi sul tagliere, senza, unendoli, separandoli... passano le mezz'ore... e tu china e pensierosa ti dedichi ai questi piccoli ortaggi verdi... e cominci ad osservarne le fattezze: i piccoli filamenti che si producono ogni tanto, le gibbosità, le dimensioni svariate, la carnosità. l'attacco gemellare al picciolo... il tempo trascorre ed è piacevole non dover pensare ai come e ai perchè, semplicemente si rimane nel fare (di corsa perchè il tempo a disposizione non è infinito)... si rimane nelle mani, nelle chiacchiere, si fa in tempo a pensare di essere nati lì, in quel momento e di non aver fatto altro nella vita che tagliare culetti ai fagiolini.
Ovviamente nel corso della lunga mattinata ho fatto altre cose (poche a dire il vero) ho sbucciato e tagliato a tocchetti mele, pulito e tagliuzzato fragole per preparare una Enorme macedonia! Basta solo questo... beh poi si passa alla parte più operativa (lava i piatti, le pentole, i bicchieri, le forchette... quante forchette).
Tutto questo per dire che la mattina è volata, le azioni fatte non sono poi così tante, ma c'è qualcosa di così pieno e soddisfacente nell'iniziare, fare e concludere un'azione con il suo risultato, tutto nell'arco di una abbondante mezza giornata.
Oggi i fagiolini mi hanno insegnato qualcosa... a stare, ad agire senza pensare, ma comunque con intenzione... è una bella massima... bisognerebbe fare tutto così, condurre la propria vita con intenzione senza pensarci su...

Dopo questa pregna e significativa mattinata (sono rimasta ad asciugare piatti fino alle 15.00 passate), mi sono letteralmente fiondata in macchina (nel frattempo Cristian aveva portato le bimbe a fine lezioni dalla nonna e a sua volta era tornato a scuola per lavorare). Sono partita in corsa per continuare il giro dei doposcuola della città, dove in questi giorni ci sono documentazioni dei percorsi fatti durante l'anno, feste, spettacoli e momenti magici di saluto.
Nel caldo torrido, ancora sudaticcia dalla mattina, (risparmio i dettagli del cambio abito, ma volevo specificare che con la cuffietta, i vestiti chiari e il grembiule da cucina mi sento sempre molto sul pezzo, anche se alquanto ridicola) sono corsa nel traffico per raggiungere le scuole in questione.

E il tour di questi giorni merita una piccola menzione, una breve ma intensa riflessione: è stato molto bello andare nelle scuole e vedere le meravigliose mostre che le educatrici hanno realizzato per la fine dell'anno.
Si ritorna sul tema di poc'anzi, sul concetto meraviglioso di intenzionalità.
In ogni scuola, con le dovute peculiarità e differenze individuali, ho trovato molta bellezza, un pensiero uniforme di un gruppo che costruisce, per il tempo extrascolastico dei bambini, un luogo estremamente significativo, pregno di valore, ritmo, specialità, amore.
In tutte le occasioni mi sono commossa, riconoscendo e vedendo la qualità professionale di queste meravigliose persone... e sento un'immensa gratitudine e un'infinita stima per il nutrimento vero ed evidente che, quotidianamente, è offerto a questi bambini.
E' una settimana che giro per le scuole quasi tutti i pomeriggi e anch'io mi sono sentita nutrita... grazie care amiche e compagne di viaggio, grazie per l'amore che traspare dai vostri lavori e dai vostri occhi (e dall'affetto evidente che questi bambini hanno per voi).

E così la giornata volge al termine? Eh no, dopo un gradito caffè freddo e chiacchiere amene tra colleghi si riparte in pista... una corsa dalla nonna a prendere le bimbe... Ah la piccolina mi accoglie zoppicante e dolente... oggi è caduta sull'asfalto ed è piena di ecchimosi (niente di grave) e un magone latente. 
Avevo lasciato la macchina davanti al portone con le quattro frecce, ma ho dovuto comunque consolare e accogliere con attenzione e affetto (anche se il fatto era accaduto ben 4 ore prima).
Rieccomi nel caldo torrido, con la macchina carica di bambine, il tettuccio aperto, la musica alta... di corsa ancora a scuola a prendere il papà... finalmente sulla via di ritorno (fermata per comprare acqua ossigenata per ripulire i  graffi pieni di asfalto) e a casa le lotte con la piccolina che non voleva togliere le medicazioni fatte dalla nonna (bende, garze, cerotti, creme magiche)... e davvero ha solo poche escoriazioni da niente (da pulire però santa pazienza)... la cena, i pigiami, i dentini (le solite lotte, le solite carezze, le solite minacce)... e finalmente tutto tace... la giornata è finita... ed io sono stremata!

In queste sere ho trovato difficile soffermarmi a pensare alle mie giornate, tutte piene e arruffate come questa, arrivo alla sera e desidero semplicemente non pensare... 
Ma oggi i culetti dei fagiolini mi hanno dato un sacco di energia... e ho trovato le forze di condividere questo pensiero importante...
la vita è fatta di piccole cose e a volte basta davvero solo guardarle... 
e i fagiolini mi hanno dato anche la forza di ribadire e riconoscere il valore della pedagogia, in ogni caso... e sono felice che tanti bambini della mia città possano vivere così tanti bei momenti di comunione, di gioia, di festa, di arte e socialità... ancora grazie...
E nonostante la fatica, nonostante le giornate siano infinite e sempre un pò troppo piene... io sono felice, felice di esserci, di correre incontro a questa intenzionalità... incrociando un pò le dita e un pò, anche, molto fiduciosa sul domani.

giovedì 25 maggio 2017

Lucciole e Laboratorio di Scrittura creativa

Ieri sera ultimo incontro della stagione del Laboratorio di Scrittura Creativa che, io e il caro Ivano, abbiamo organizzato in Corte Dalì.
E' stata una bellissima esperienza, una grande occasione di amati incontri, di scambio, di conoscenza, di esperienza e vita, quella vera, fatta di intimità sociale e nuovi orizzonti.
Nel corso delle serate abbiamo costruito un racconto  (Quercia Scarlatta), pieno di personaggi densi e significativi, di intrecci e nuovi orizzonti.
Abbiamo terminato con una passeggiata serale improvvisata, un'immersione crepuscolare nella natura e a sorpresa sono venute le lucciole a trovarci.
Oh meraviglia. Una manciata di persone, un pò di umanità e un pò di immensità, delle suggestioni, un suggello e il gioco continua.
Abbiamo ritrovato i tarocchi che abbiamo usato nelle serate, con le lucciole nel cuore abbiamo scritto ed è stato un momento di estrema bellezza, grazie amici di essere stati con noi, grazie Ivano di essere con me, gratitudine vera per il privilegio di incontrare l'altro attraverso l'arte.

E quello che segue è quanto io stessa ho scritto, attraverso la magia delle lucciole, la musica, il gruppo e i tarocchi... 

"Proprio così, troppa paura di perdere la mia integrità, la mia specialità, 
così desiderosa di andare in mille direzioni,
che rimango ferma, immobile, paralizzata.
O forse non è neanche così, forse correre in infinite direzioni corrisponde all'immobilità, un perfetto alibi dove nascondersi, per celare la propria inettitudine.
Sono troppo presa e piena dai miei talenti che mi dimentico di Esserci,
guardo così lontano che non sono mai qui...
e perdo qualcosa, gli istanti, i sorrisi e gli abbracci dei miei figli...
e non solo quelli di sangue...
Chi sono io? (l'Appeso).
La sospensione al di fuori di sè o il fuori di senno?


Chi vorrei essere?
Cosa vorrei sperimentare?
La leggerezza, lasciar scorrere, esserci senza pretesa, un punto di riferimento, un'ancella della Sofia Celeste.
Ma forse non è ancora il momento di nascere, forse la mia casa è ancora Quercia Scarlatta, le lucciole non sono venute per me, sono solo l'arco, il tramite, no è per me questa comunione naturale, io sono un traghettatore, lo so... onorata di esserlo... inseme è un pensiero triste, un sacrificio (fare sacro) o forse una gradita illusione?
Ecco l'Appeso che torna... non posso fare altro che rimanere Qui!
Quello che sicuramente so è che senza gli altri non sono nessuno"
Daniela Merlino
un possibile esordio di infiniti racconti e forse e sicuramente un pò di me

e a settembre l'avventura continua...

martedì 23 maggio 2017

Il galoppo sfrenato

Se potessi tramutare i miei pensieri in parole scritte, in queste settimane avrei scritto almeno una quindicina di post diversi. 
Purtroppo (o per fortuna) non è così e quindi, oberata dal fare, dal sentire e dal pensare di ogni sorta e in ogni sfera della mia vita, non ho scritto quasi nulla.
Questo mi crea un pò di rammarico, perchè in verità quanto avevo voglia di comunicare mi sembrava assai interessante, oppure semplicemente sarebbe stato utile per me distenderlo linearmente (per quanto sia nelle mie capacità) in un linguaggio, in parole, in sequenze (più o meno logiche).
Potrei ordinatamente mettermi qui, seduta al tavolo, e pian piano scrivere i miei ridondanti pensieri, ma non è la stessa cosa: l'attimo intuitivo in cui nascono i pensieri nelle mie interiezioni con il mondo sono come piccole nuvole di fumo come i ricordi che finivano nel pensatoio di Silente.
Se sfugge il momento giusto, sfugge anche la particolare sfumatura che quel pensiero aveva, colorita del sentire e del vissuto.
Poi sono solo dissertazioni... probabilmente mi cimenterò anche a produrle nei prossimi giorni, ma stasera no.
Stasera ho il desiderio di lasciarmi andare al mio Essere, al mio particolare modo di essere Scrittrice, rincorrendo le parole senza inseguire una certa idea, lasciandomi cullare dalle frasi e dai pensieri come potrebbe fare un cantante gorgheggiando sotto la doccia o canticchiando in macchina.
Sì perchè sono giorni difficili questi, non per qualcosa in particolare che invade la mia vita, semplicemente per il galoppo sfrenato nel quale ogni giorno mi devo destreggiare: evitare i rami sul muso nella corsa a perdifiato, cercare di non farmi disarcionare dagli eventi, ricordarmi, nella foga, di non perdere di vista la meta, sincerarmi che i miei compagni di viaggio siano sempre vicini a me (e non smarriti in qualche bosco sperduto o precipitati in un crepaccio).
Perdonatemi la lunga metafora, ma l'accelerazione della vita, gli impicci, le scelte seguite, le relazioni, i compiti, gli ideali, la spiritualità, il desiderio, la voglia di vivere appieno, il lavoro, la professionalità, l'Esserci, cercare la meraviglia, sentire l'istante e cogliere la natura, governare la burocrazia e l'anelito di rimanere fedeli a se stessi, tutto ciò mi comprime, mi devasta, mi riempie, mi occupa, mi sfinisce, mi appaga, mi chiama e mi dissolve nell'immensità dei giorni che sembrano infiniti eppure mai abbastanza.
Il tempo scorre, la sabbia nella clessidra scende e delle miriadi di "cose" di cui vorrei occuparmi, che vorrei approfondire, realizzare, cominciare, studiare, amare, compenetrare... solo alcune sono riuscita ad afferrarle davvero, devo cominciare a fare delle scelte, so, capisco che non potrò fare tutto... e questo mi rattrista...
Vorrei, allora, riuscire, almeno, a soffermarmi quel che basta su alcune "cose", per assaporarle, ricordarle, metabolizzarle... quelle poche "cose" che riesco a fare... e dire che sono così affannata...(o affamata di conoscenza)  e c'è una cosa che so per certo che non riesco mai a fare e che, in qualche modo è  sempre sacrificabile...
Riposarmi! 😸


lunedì 15 maggio 2017

Dove Siamo?

Cosa accade?
Non c'è tempo, 
mancano le calde risate e i lieti sfioramenti.
Dove siamo,
Dove siamo stati,
Quando ci siamo scordati?
Amore mio, dove si sono sganciate le nostre dita?
Appena aggrappate ma salde e calde.
Dove siamo?
Lo so, è la vita...
gli ideali,
gli impegni,
diventar grandi,
mi manca quel pensiero complice,
quel porto sicuro,
quell' incavo della spalla dove potevo essere piccola...
Dove siamo andati?
Non c'è tempo...
il dovere chiama,,,
e se non rispondessimo più? Se scappassimo lontani
nel mare di Toscana, nella musica e nelle danze estive, negli ardori e nei fumi dell'alcol?
Siamo cresciuti?
Siamo perduti?
Siamo imbruttiti?
Dove siamo? 
Sfiora ancora le mie dita... e ci riagganceremo per l'eternità...
Amore mio...

Daniela Merlino

mercoledì 3 maggio 2017

Araba Fenice

Il mio dono (o la mia disgrazia, dipende dai punti di vista) è quello di pormi sempre la domanda del perchè le "cose" accadono.
Ricordo che sin da bambina mi facevo mille domande sul funzionamento del pensiero, delle interazioni, mi sentivo sempre un pò fuori posto (sensazione questa che non mi ha mai abbandonato), mi sentivo come un osservatore esterno, come se potessi intravedere i meccanismi che sottostanno all'illusione di Maya.
Negli anni ho imparato abbastanza a governare questo mio ramo di follia, stemperandolo con una buona dose di umorismo, meraviglia del mondo e gioia di vivere. 
Inoltre ho imparato, anche, a mollare un pò, a non approfondire, sempre, proprio tutto.
Gli studi umanistici, la pedagogia, il lavoro terapeutico su di me  e gli altri, mi hanno donato un'adorata professionalità e anche un pò di pace.
Tutto questo preambolo era necessario per introdurre quello di cui voglio parlare quest'oggi.
Sono alcune, lunghe settimane che non sono in forma, continuo ad essere in uno stato generalizzato di infiammazione: del tratto digerente, dallo stomaco sino alla parte ultima dell'intestino, herpes labiale, mal di reni, eruzioni cutanee... 
e qui, dopo una buona dose di insofferenza prima, una successiva preoccupazione con qualche tono d'ansia, ha cominciato a frullarmi in testa la mia solita e conosciuta domanda: perchè? Come mai?
So perfettamente, haimè, che per i malanni ci sono delle precise cause meccaniche, dovute all'alimentazione, allo stress, agli stili di vita... pur sapendolo, prima di intervenire drasticamente nella cura (con una buona dieta e qualche anti-infiammatorio naturale) ho la necessità di capire la motivazione di questo malessere.
Pensa che ti ripensa, ho analizzato i sintomi: sensazione di sforzo, di bruciore, di irritazione, insofferenza, denti stretti, calo energetico...
In quale sfera della mia vita posso calare tutti questi sentire?
E pensa che ti ripensa ancora... dove sto bruciando, dove mi sento insofferente e senza energia?
Ecco, sì ho cominciato ad intravedere delle risposte:
in questi mesi sta accadendo qualcosa di estremamente spiacevole e doloroso, vedo un paio di miei progetti di vita frantumarsi e dissolversi inesorabilmente, come il nulla della storia infinita faceva con il mondo.
Lo sgretolamento di quanto ho amato, il disfarsi di quanto ho costruito, il corrompersi di quanto ho nutrito e voluto, letteralmente, mi fa ardere e bruciare nell'io più profondo.
E' già da qualche tempo che ho dismesso l'attenzione e, persino, l'affettività, da questi progetti, eppure brucio.
Brucio perchè ho amato, 
brucio perchè vorrei proteggere,
brucio perchè non mi appartiene più,
brucio perchè vedo dove ho fallito,
brucio perchè accadono cose che avevo previsto,
brucio perchè accadono cose che non avevo previsto,
brucio perchè sono un'appartenente e non so lasciare,
brucio perchè non voglio morire, un pochino, dentro, ogni volta che qualcosa, un amore, un anelito muoiono.
Sono esagerata, sempre e comunque, la faccio lunga 
perchè il cambiamento che vedo nel lavoro non è rivolto alla qualità e all'infanzia, 
ma ai fumi privi di arrosto,
perchè "fare un passo indietro" nella scuola delle mie figlie, per lasciare spazio al nuovo che arrivava,
ha avuto l'effetto di un'esclusione, di un ostracismo che solo un traditore si merita,
perchè anni di riflessioni e intrecci sul valore dell'intenzionalità cosciente nell'educazione sono stati spazzati via dagli orgogli neofiti che distruggono il precedente senza discriminazione di sorta,
perchè sento sempre più spesso dire che la pedagogia Waldorf "non è per tutti", ma solo per chi riesce ad allinearsi ad un pensiero,
perchè la pedagogia è vera solo se è vivente, contestualmente mutevole e flessibile, invece trovo dogmi, schemi, etichette, irriverenze... 
Una crisi profonda da pedagogista, in diversi settori della pedagogia e brucio... 
ma so anche di essere in grado di risorgere dalle ceneri... 
sono pronta! 

mercoledì 26 aprile 2017

Oggi è PERSEMPRE

 Periodo di poche parole, ho scritto pochi e brevissimi post, non perchè non abbia avuto tempo, in realtà ci sono stati diversi momenti a mia disposizione, piuttosto è stato un periodo di PAUSA.
Non una pausa di riposo e riflessione, 
non una pausa di vacanze e viaggi,
non una pausa dagli impegni e dai pensieri,
non una pausa da computer e mondo multimediale...
Bensì un'assenza personale, da me stessa, dalla presenza, dalle giornate, dal tempo.
Dopo il trasloco, il frenetico riordino dei famosi "effetti personali", dopo la rincorsa delle attività della Corte e del lavoro, dopo tutto ciò e nel frattempo, anche, siamo precipitati, io e la mia famiglia, in una spirale di malessere e malattia.
Per carità, niente di grave, anzi, normalità infantili: raffreddore, subito dopo varicella e poi ancora varicella, malanni gastrointestinali delle bimbe e miei...
Il problema è stato che non c'è stata requie, siamo passati da un malanno all'altro senza una vera interruzione, in circa due mesi siamo rotolati tra divani, prodotti omeopatici, febbri e dolori di ogni genere.
Ripeto, in questo periodo del tempo l'ho anche avuto, il fatto è che la malattia porta in un presente così impellente e assoluto che svuota i pensieri.
Ecco, questa è la riflessione che mi è balzata all'attenzione: 
malattia uguale presente assoluto.
Ah! Che scandalo!
Il presente è l'unica cosa che abbiamo e noi ci accorgiamo che esiste, della sua importanza, della presenza, dell'impellenza di vita, quasi solo quando viene meno la nostra forza, la nostra prestanza, l'energia.
Per quanto io cerchi di promuovere attività e pensieri sulla meditazione, sull'esserci qui e ora, mi sono resa conto che, come spesso accade, riconosciamo il valore di quanto abbiamo, quando lo perdiamo.
Come ho già detto, non abbiamo avuto niente di grave, ma ci sono stati momenti in cui mi sono sentita così debole e vulnerabile, nei quali ho sentito, o meglio percepito, profondamente il senso del tempo che passa.
Ho percepito pienamente la differenza tra me e le bambine, ricordo quando da piccina mi ammalavo, il tempo si dilatava e c'era una profonda fiducia nel domani, nella guarigione.
Oggi mi sono accorta, un pò dolorosamente devo dire, che il tempo passa estremamente veloce, che le forze giovanili scompaiono, che le riprese sono più lunghe, che  senza il supporto della vitalità del corpo, viene meno anche il pensiero volitivo, l'anelito a correre nel mondo, nasce il vuoto di senso, l'indifferenza, tutto è pregno dall'immenso desiderio di dormire, di rimandare, di non pensare, di non esserci... e sembra che domani sia faticosissimo... non c'è più quella fretta di rimettersi in piedi per completare, per "fare", per correre negli impegni.
Questo è sicuramente un bene, da un certo punto di vista, per il rispetto di sè, del proprio riposo, del proprio corpo. 
Dall'altra parte mi ha buttato in una riflessione temporale che mi ha un pò sconcertato, ricordandomi che prima o dopo anch'io morirò... e anche i miei figli, la memoria di me, le persone a me care, il mondo come lo conosco...
Sembra una cosa ovvia... ma non lo è... percepirlo annichilisce... e sembra che nulla possa essere più come prima...
In verità tutto torna alla normalità... 
però... voglio ricordarmi, sento, lo so, che non voglio dimenticare mai di ringraziare, ogni giorno, la bellezza infinita di questo mondo e della connessione con gli altri uomini... perchè non abbiamo un tempo infinito... in questa meravigliosa percezione... in questa particolare identità... 
e vorrei dire...

non addormentatevi arrabbiati con qualcuno,

ricordatevi di salutare le persone che amate con un bacio e guardandole negli occhi,
ricordatevi di ringraziare il giorno perchè anche oggi il sole è risorto (e non è così scontato),
concludete ogni giorno i vostri pensieri,
non rimandate a domani, a poi, a dopo... perchè poi è un MAI.

Viviamo OGGI che OGGI è PERSEMPRE

venerdì 21 aprile 2017

Who wants to live forever

Chi vuole vivere per sempre?
Combattere eternamente la Mortificazione dell'anima:
negli incontri sbagliati;
nelle false promesse;
nello scandalo di una società che frantumizza l'Infanzia;
nello sciogliersi della morale come un gelato in macchina;
nello sfregare nelle crune di infiniti aghi;
nello scegliere ogni giorno di aprire gli occhi.

Chi vuole vivere per sempre?
Sopportare l'accavallarsi di incontri e amori e affinità elettive...
che scompaiono,
che ritornano,
che muoiono,
che rinascono,
che coesistono nei nostri cuori
...e continuare a donare loro tutti se stessi... con quale Potere nel Mondo del Tempo?

Chi vuole vivere per sempre?
Soggiogati dalla linearità, dalla caducità, dal trascorrere, dai treni persi, dalle scelte affrettate...

Chi vuole vivere per sempre?
Senza lavoro, senza prospettiva, senza aria per respirare, con il cibo di plastica e veleno...
senza Dio... perchè anche questo ci stanno togliendo... 

Perchè questo mondo di controllori, di venditori di fumo, di arroganti, di comandanti, di azzeccagarbugli, di ladri e violenti.... oggi stanno oscurando persino il Sole!

Chi vuole vivere per sempre Oggi?

Daniela Merlino

martedì 11 aprile 2017

Il vuoto di senso

Una cosa mi viene veramente bene, da sempre e per ogni tipo di situazione: in qualche modo riesco ad individuare uno sguardo, o un punto di vista, che mi portino incontro il bicchiere, comunque, mezzo pieno.
Sì, di fronte alle avversità, alla malasorte, agli accidenti, alle sciagure e agli intoppi, in linea di massima sono capace di trovare un lato sufficientemente ironico per farmi, comunque, una risata, (anche se a volte un pò amara o triste) e, in più, cerco e trovo un significato, un senso diverso, una prospettiva che in qualche modo mi portino insegnamento o possano scovare il lato "significativo" o importante di quanto mi accade.
Quasi sempre... 
ci sono dei rari momenti (quando ero giovane erano molto più frequenti, a volte pervasivi del mio vivere e/o sentire), momenti in cui mi annichilisco in una sensazione di vuoto, di insignificanza, di ineluttabile e inutile.
Lo sento quasi fisicamente, come se non mi importasse di nulla, di qualunque fatto, progetto, pensiero o proposito che mi circonda.
E' una sensazione sgradevolissima, talvolta accompagnata da un'impressione di rallentamento del mondo fuori da me, come se lo guardassi dal di fuori e trovassi gli affanni della vita (mia o degli altri o del mondo intero) così fottutamente ed orribilmente inutili.
Questi stati d'essere, da ragazzina, mi buttavano in un tormento esistenziale davvero penoso, oggi, che sono decisamente adulta, questi brevi istanti di vita (qualche minuto, o alcune ore, saltuariamente qualche giorno) mi fanno sentire vano ogni mio progettare, realizzare, immaginare, contestualizzare, argomentare, sposare e amare, mi buttano in una palude dove tutto sembra illusione e niente sembra davvero valere la fatica di alzarsi al mattino e spingere in avanti la giornata.
Certo l'essere diventata mamma ha assolutamente e completamente relativizzato questi momenti, per tante ragioni: tanto per cominciare è uno stato alieno al pensiero di un bimbo, essendo lui un'incarnazione ologrammatica di futuro, inoltre i miei "doveri" e desideri di cura e accudimento, dettati dall'amore, non possono buttarmi completamente nel vuoto esistenziale, sarebbe un falso... perchè la mia vita ha un significato altissimo già solo perchè ho delle figliole che mi amano e dipendono da me...
Oggi è uno di quei giorni, in cui altaleno tra un senso nauseante di insoddisfazione, una latente irritazione verso le richieste del mondo, un desiderio di non pensare (infatti la scelta di scrivere questo post nasce anche dal desiderio di uscire da questa sgradevole sensazione e, magari, offrire anche una via di uscita o di senso, per altre persone che, talvolta, provano queste mie stesse sensazioni).
La voglia è semplicemente di non essere, perchè dormire non è sufficiente, nessuna voglia di fare, ma neanche di non fare, nessun desiderio, apatia e aneliti vaganti, mille idee di realizzazione, nessun passo nella volontà, nessuna voglia di parlare con gli altri, nessuna voglia di restare sola, disappartenenza, disistima, non accettazione di sè... sono quelle circostanze nelle quali non mi interessa neanche ascoltare musica (e questo è un pessimo segno, perchè io adoro accompagnare la mia vita da una colonna sonora, sempre scelta e pensata).
Inutile indagare le ragioni o le cause di questo stato, molto spesso non ce ne sono, oppure ce ne sono molte... credo che sia una sensazione pienamente umana, come un senso di separazione da...
da cosa? dal cosmo? dall'altra metà della mela? da Dio? dall'unità? 
Oppure è una percezione troppo viva della finitezza della vita, una consapevolezza di morte mentre si è in vita?
Oppure è un desiderio ancestrale di strappare il tempo e riconoscere a piene mani, con gli occhi, con il corpo, con i pensieri, con la vita che l'unica cosa che possediamo è il presente ed è infinitamente effimero, caduco... "come d'autunno sugli alberi le foglie"... come Soldati, non nelle trincee, non contro un nemico, ma contro la nostra indolenza, incapacità, ignavia, pigrizia............ una lotta al secondo per superare la forza di gravità ed essere uomini, sollevare la testa e guardare il cielo....
Ecco probabilmente tutte queste ragioni insieme... e domani è un altro giorno, e le mie piccole ancora non sentono tutto ciò, sono nella vita, in un flusso, nell'ordine dell'amore... ed ogni giorno prego di riuscire a donare loro la forza di alzare la testa e di esserci per ogni giorno disumano che attraverseranno... e questo è un bellissimo significato per la vita, insieme a tanto altro: costruire quotidianamente un cenacolo culturale, relazioni, affinità (elettive e non)... è una fatica che vale... e per questo sono salva... e talvolta è bello, allora, indugiare in questo sentire...

lunedì 10 aprile 2017

Il cerchio magico


Ci sono momenti importanti, strane coincidenze, attimi nei quali nasce una stella, un sogno si realizza: mentre lo stai formulando con la mente, il cuore lo ha già realizzato.
Non capita spesso, ma quando capita è un regalo del cielo che riempie di gioia.
Ed è così che è nato "Il Cerchio Magico". 
Un cerchio di persone, un cerchio di donne, un cerchio di ...




Siamo un gruppo di persone accomunato dalla passione per la cura...
dei dettagli,
della bellezza,
della crescita interiore,
della salute,
del contatto,
dei legami,
dell'anima,
dei prodotti,
del sentire,
dell'altro...

Ognuno di noi ha dei talenti, delle competenze, degli aneliti e ci siamo incontrate per capire se potevamo condividere dello spazio... e invece, anche, abbiamo condiviso una linea comune, un pensiero, un desiderio.
Ci siamo incontrati e ci siamo dati un nome, abbiamo cominciato a riunirci periodicamente  e a progettare eventi ed incontri.
Perchè il cerchio? Citando Carl Gustav Jung il cerchio rappresenta l'archetipo dell'individuazione psichica, ovvero l'affermazione del proprio sè. 
E ognuno di noi è specializzato in modi per la cura del proprio sè. 
Cerchio quindi... e perchè Magico?
Perchè sentiamo che questo Cerchio possa e debba allargarsi e comprendere tante persone, sentiamo che la nostra città (Varese) ha bisogno di un luogo di incontro, di uno spazio dove trovare e trovarsi, dove ricercare e coltivare, dove nutrire e nutrirsi.
Perchè al di là dei "servizi" offerti da diversi specialisti, quello che ci interessa è creare un punto di riferimento che metta insieme crescita della persona, cura del corpo e della bellezza, percorsi per il Ben-Essere.
E' una scommessa, è un sogno, è un desiderio fervido e vero e vogliamo condividerlo con tutti quelli che vorranno sognare insieme a noi.
Cosa c'è nel Cerchio Magico?
Prodotti di bellezza naturali, massaggi con oli essenziali, riflessologia, lettura del Tema Natale e fiori di Bach, armonizzazione, lettura dei chakra e sblocco energetico, percorsi individuali, viaggi sciamanici, psicodramma, costellazioni familiari e tanto altro ancora...
E come sempre ringrazio la mia buona stella che mi conduce in sentieri e percorsi così belli e affascinanti e SO che è un bello e buono inizio... grazie alle mie socie e alla sempre amata Corte Dalì

giovedì 6 aprile 2017

Perchè sono diventata una pedagogista?

Inenarrabile la concentrazione dei pensieri su di sè... ma in questi giorni lo studio, di me, del mondo del funzionale, delle strutture, delle sostanze ma anche delle forme... mi ha richiamato al mio percorso, alla mia biografia, alla mia professione (o talento?)
Mi sono avvicinata al mondo dell'infanzia non in modo convinto e deciso, non era la mia ambizione di bambina e ragazza. In verità anelavo a diventare una scrittrice, una cantastorie.
La vita, le peripezie, le vicissitudini e le condizioni karmiche mi hanno indirizzato vagamente ma decisamente.
Tutto è cominciato con un lavoro da baby sitter mentre facevo le superiori.
Era un lavoro intenso e continuativo: tutti i pomeriggi mi occupavo di una bimba di 3 anni e di suo fratello di 7. Preparavo loro la cena, gli facevo il bagno, li aiutavo nei compiti, trascorrevamo insieme il tempo dopo la scuola. E' stata una situazione strana, un pò come essere mamma a 18 anni, ma l'effetto su di me è stato diverso, mi ha incuriosito e indirizzato verso degli studi rivolti all'infanzia.
Ho scelto la via della Pedagogia un pò per caso ed ho trovato un terreno del possibile, una passione infinita per lo studio dei processi che attraversano ogni cosa: non solo per i bambini, non solo per la scuola, non solo per insegnanti. La pedagogia studia come è costruito il mondo, la pedagogia ragiona sulle relazioni, sulla sociologia, sull'antropologia, sull'efficacia, sui risultati attesi, sulla verifica e sulla valutazione, dei microsistemi e dei macrosistemi e sulle loro connessioni.
E' come se la pedagogia fosse la "prassi" di tutto questo e ne regolasse il funzionamento.
Ho studiato, ho lavorato con i bambini, ho incontrato persone, ho lavorato con educatori, ho approfondito, sono diventata mamma, ho patito e capito attraverso le mie figlie, ho sradicato gli idealismi e ho compreso (preso dentro di me) un linguaggio della pedagogia
Il linguaggio dello "Sguardo" pedagogico alla vita, 
al chiedersi il perchè:
delle azioni,
del mio sentire,
del sentire dell'altro,
degli incontri,
degli scontri,
dei ritardi,
dei momenti,
delle attese,
delle solitudini,
delle connessioni,
delle evidenze.
Questo "Sguardo" che rintraccia i fili d'Arianna che significano le esperienze e la vita stessa.
Diventa un'abitudine "ascoltare", onorare, accogliere la vita, sentire che mentre che passa fa rumore o suona... e  come ogni strumento ha un suo particolare ed unico timbro, così come per ogni essere umano, anche le biografie di ogni singolo essere umano, hanno un particolare e distintivo timbro.
La Pedagogia è sempre maieutica, quando è vera, favorisce le integrazioni dei diversi sè per portare alla propria speciale ed universale unicità.
Ringrazio quei due bimbi che ho accudito a 18 anni, ricordo i loro sorrisi, i nostri momenti, la loro casa, il loro tempo, il mio tempo, il nostro tempo.
Grazie

martedì 4 aprile 2017

La percorrenza

E' un periodo che sono vagamente in affanno, come se dimenticassi sempre qualcosa, come se rincorressi il da fare o il pensare.
E' una sensazione sgradevole, come essere sempre spostati, un pochino, dal proprio centro, un vagheggio dell'anima, uno sconosciuto anelito.
Finalmente ho capito: mi mancano i viaggi in macchina!
Da quando abbiamo cambiato casa i viaggi di percorrenza sono diventati brevi e persin sporadici.
Intendiamoci, non che io rimpianga le interminabili code, le strade ghiacciate, le luci riflesse, i km macinati... 
quel tempo,però, si tramutava in un tempo ricco: come una camera iperbarica dove compensavo e depressurizzavo gli avvenimenti delle giornate. 
Era uno spazio di riflessione, di solitudine, di progettazione, di ascolto, di immaginazione, di conversazione, di ricordi, di retrospettive e programmazioni, organizzazioni e decisioni, invenzioni e assenza sporadica.
Caspita! Ci credo che sono affaticata, confusa a tratti! E' necessario che io progetti e poi programmi sistematicamente dei miei spazi di decompressione... ho necessità di mettere ordine nei miei incontri, rielaborare le relazioni e gli incontri, immaginare mondi possibili e futuri scenari... senza lo spazio della percorrenza mi urge lo spazio del me medesima.... 
Come ho fatto a non capirlo subito?
E mi aspettano giorni lieti dove dedicherò attenzione, cura, impegno e creatività dove costruirò inediti spazi di me e per me. Viva!

domenica 2 aprile 2017

Soffio di Gibigiana

Ecco il tema di questi giorni.
Il loop degli anfratti del mio pensare,
rimbalza da una sfera all'altra del mio sentire e del mio fare:
l'anelito alla cura! Ah!
La cura di se stessi;
la cura dell'altro;
la cura di madre;
la cura della casa;
la cura dell'anima;
la cura dell'istante;
la cura dell'eterno;
la cura di ieri;
la cura di domani;
la cura di un fiore che sboccia;
la cura della lentezza;
la cura della bellezza;
la cura del corpo;
la cura dei particolari;
la cura della meraviglia e dello stupore;
la cura della memoria;
la cura degli affetti;
la cura dei difetti;
la cura dei conflitti e delle risoluzioni;
la cura dei sorrisi;
la cura dei rinforzi positivi;
la cura di esserci integralmente, ma con parsimonia, con delicatezza, con armonia, con gioia, con presenza, con amore... sempre e per questo è per sempre.
La cura... unico scopo, vera ragione dell'esistere... avere cura di...
questa vita che è un soffio di gibigiana...
dedicato  ai cari amici
Daniela Merlino