...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







domenica 6 dicembre 2015

Finto o vero? L'evolversi delle strenne natalizie

Sono arrivata a questo fine settimana con gli stuzzicadenti per tenere aperti gli occhi. Ieri pomeriggio faticavo a guidare temendo di addormentarmi improvvisamente, ma eccomi qui nel lungo ponte dell'8 dicembre, finalmente riposo, finalmente famiglia. 
Come la tradizione ci insegna sono i giorni dedicati all'addobbo della casa e dell'albero di Natale. 
In questo periodo ogni anno mi trovo di fronte ad un dubbio amletico: quale albero prendere?
Ogni anno mi piange il cuore nel vedere il povero alberello lentamente, ma inesorabilmente, perdere gli aghi, avvizzirsi e poi miseramente morire, giusto in tempo a gennaio.
Una strage degli innocenti. Ho provato di tutto: alberi comprati al vivaio, con grande convinzione credevo e pensavo che, fornito di buone radici, lo avrei potuto salvare. Ho preso rami secchi da addobbare con tanta fantasia, ottenendo delle bellissime decorazioni ma, con estrema sincerità, poco somiglianti, comunque poi manca l'albero di Natale!
Quindi sempre incerta e dubbiosa, poi, alla fine, compro l'albero vero al supermercato, che costa una miseria (come fa a costare così poco un albero? meno delle castagne al kg???), sono alberi senza radici, allevati appositamente, destinati a morire... insomma non voglio fare la paladina degli abeti, non voglio colpevolizzare nessuno... però non posso fare a meno di sentire ogni volta quella sensazione, quella vocina interna che dice: non è giusto! La soluzione alla fine sarebbe semplice...facciamo a meno di sto albero, risparmiamo denaro e vegetali. Sì ma le bambine? Io ricordo che da piccola era un momento bellissimo, dove starebbero poi i regali? su una mensola? Come rinunciare a quel momento così festoso, solenne e confuso dell'addobbo dell'albero. E via mi sono decisa! Quest'anno ho preso l'orribile e tristissimo albero finto! Sob l'albero di Natale di plastica! 
Non avrei mai creduto che potessi comprarne uno, ma questo doppio problema, la moria degli alberi e la scena delle mie figlie che addobbano, questi due aspetti inconciliabili tra loro, mi hanno fatto capitolare. 
Siamo andate con le bimbe in un simpatico negozio e abbiamo scelto un grazioso e plasticoso albero. Le bimbe saltellavano felici "sì sì prendiamolo" (avevo spiegato anche a loro che mi dispiaceva per gli alberi morenti e loro hanno convenuto con foga ribadendo "no, no non facciamo morire gli alberi").
Lo abbiamo scelto e lo abbiamo indicato con il dito al commesso, il quale ci ha sorriso divertito ed è andato sul retro a prendercelo. Le bambine erano tutte contente, ma io non potevo crederci: è arrivato con questa mini e bislunga valigetta di cartone, leggera e pratica ed io vedevo il mio senso del Natale sbellicarsi delle risa mentre mi salutava in partenza. Non mi sono persa d'animo ed ho cavalcato l'entusiasmo delle mie piccole.  Ed oggi è stato ancor più buffo tirarlo fuori dalla scatolina, tutto spiaccicato (come quei personaggi dei cartoni animati che finiscono sotto lo schiacciasassi). Lo abbiamo montato e "ravvivato" un pò, allargato  finti rami e i finti aghi... e poi ci siamo persi tutti insieme a guardare i biglietti dell'anno scorso, le nostre decorazioni che ci seguono anno dopo anno, ogni anno ne prendiamo una o due nuove... abbiamo sfogliato i libri natalizi, sprimacciato le tovaglie a tema, "rugando" nelle scatole è tornato lo spirito natalizio, ha subito abbracciato tutta la famiglia e nutrito il nostro eterico. Serenità, il Natale è appartenenza, famiglia, tradizione, amore e lo so, anche il nostro plasticone diventerà nostro amico... l'anno prossimo rideremo felici quando lo tireremo fuori, insieme a tutte le nostre strenne di Natale... o almeno fino a quando non saranno grandi...

venerdì 4 dicembre 2015

Comunque ci credo, si io credo

Pensieri e pensieri, è tardi sono molto stanca, dovrei dormire, ma sento di dovere qualcosa a me stessa, sento che sto percorrendo un sentiero finalmente chiaro, almeno per me, almeno lo spero. Ma infine non è così importante cosa è chiaro, cosa è vero... sono giorni mordenti in cui corro e gioco come un funambolo senza rete e a volte precipito, sì mi faccio male ma alla fine è quello che vado cercando. Sbattere, frantumarmi, inchiodarmi, destreggiarmi, per poi riconoscermi e ritrovarmi e rinnovarmi.
Sono giorni importanti dove cerco di mettermi in contatto con la parte più ferita di me, con il mio "corpo di dolore" e il mondo intorno a me semplicemente mi assiste in questo mio peregrinare tra le ombre e le mie incongruenze.
Oggi abbiamo parlato di Avvento di silenzio e di pace... abbiamo parlato di Babbo Natale e di Gesù bambino, e alla domanda aspettata, consueta e dissacrante "ma esiste?" io riporto il mio sentire a quando ero bambina, alla grande forza del desiderio, dell'attendere, del sentire che quella luce c'è ed è di tutti. Certo che esistono, come potremmo noi esistere senza lo Spirito del Natale, saremmo pietre e nulla sarebbe più costruibile. Certo che esistono perchè ogni anno le mie bimbe li aspettano, perchè ognuno spera e vuole che esista anche il giorno di Domani. Io ci credo
Ed oggi la Corte Dalì era piena di bambini, di giovani mamme, di scambio, di amicizia e tanto altro, in armonia, nel desiderio. E c'era molto calore e le risa di bimbi che riempiono la stanza, il cuore e l'anima.
E stasera mi sono sentita sola, mi sono sentita lasciata da un compagno di viaggio, da un sogno di condivisione, da un percorrere insieme ed un sapore amaro e ineluttabile insieme mi ha svuotato e riportato profondamente in me. Mille fiori nascono ogni giorno e sanno opporsi alla durezza della strada e mille attimi di amicizia, complicità e speranza si dissolvono come polvere sulle idee. Ma io ci credo lo stesso. Io credo che gli uomini siano tutti fratelli, io credo che c'è sempre una scappattoia, io credo che un domani ci sarà. Non vorrei perdere chi mi sta vicino e neanche chi è lontano e spero possiate sempre far coincidere la voglia di scappare con la voglia di restare e restituire al mondo quella chiave che tante porte apre che è quella dell'amore. Ed io ci credo, io credo che si possa costruire l'arte sociale, io credo che la dedizione e la valutazione di intenti possano restituire al mondo la grande saggezza della magia. Sono fragile, sono inappropriata e nella solitudine mi dibatto ma so che tutto scorre e voglio credere fermamente, anche per chi se ne va e nega l'altro. Non dovevi andare, dovevi restare e parlare con me, ma non importa io ci credo  al progetto di fare cultura, di far il buono, il bello e il vero. E so che non sono sola... anche se a volte ci si sente soli, quando qualcuno non ti riconosce più... comunque io credo.

giovedì 26 novembre 2015

Quello che non so...

Stamani la giornata mi ha travolto, insospettabilmente sono sopraggiunte delle emergenze di cui occuparsi e, concitatamente, mi sono ritrovata in mezzo a tanta umanità. Un'umanità triste, affranta, deturpata dalla vita e dalla difficoltà semplicemente d'essere o esistere, ecco cosa ho incontrato oggi. Sono tornata a casa frastornata, piena di pensieri, raccogliendo dentro di me dei pensieri inusitati, quasi vagamente un lieve senso di colpa.
Ho ascoltato una persona raccontarmi dei notevoli progressi della ragazzina disabile che segue e ho sentito una fitta interna pensando che, quella ragazzina, semplicemente cambiando adulto di riferimento, ha fatto un balzo relazionale nella vita: non mi è venuto un senso di gioia, ma un inevitabile pensiero retrospettivo... quanti anni persi? Dove potrebbe essere oggi, quella ragazzina, se avesse incontrato un insegnante migliore da piccina?
E subito contemporaneamente rammento a me stessa che forse non poteva che essere così, che tutto quanto fa parte della sua storia, era necessario perchè arrivasse qui, oggi, a incontrare, per la prima volta, il mondo intorno a lei... quella ragazzina!
Chissà... non posso saperlo davvero...

E poi cercare di scovare delle verità in scaramucce e diatribe tra operatori, utenti, famiglie... che succede? un pasticcio, nessuno ha mai ragione, nessuno ha mai torto. Quando le persone si attaccano entra in campo qualcosa di ferino, perdiamo il nostro senso divinamente umano e cadiamo nel baratro della meschinità, della grettitudine, del brutto. E io cosa posso farci, a navigare in queste acque nere non posso far altro che sporcarmi anch'io... approfondire, capire, discriminare... quante cose che non so, che non vedo direttamente, eppure una soluzione va trovata... l'unica cosa che vedo davvero è sofferenza da ogni parte e, ripeto, in questo senso, nessuno ha torto, nessuno ha ragione...
Non so niente... eppure devo entrare in merito, questione di ruoli... ah davvero? ma questi ruoli di cosa sono fatti? di astrazione, di procedure, di standard, di regolamenti e nulla di tutto ciò incontra minimamente l'umano dell'altro... che ne so, che ne sappiamo... giudici di tutti i tipi...

E se non bastasse scopro per caso, come una piccola stilettata, che una persona che ho visto, frequentato, ascoltato e guardato, ha avuto nella sua vita un lutto, un trauma, un dolore esagerato... ed io non ne sapevo nulla...
...quante cose che non so...

Nel traffico, nel tragitto, nel non luogo ho cominciato a pensare, a sentir risuonare dentro di me tutti questi fatti, che sono solo fatti, ma che colorano le persone, vere persone, di sentimenti, vissuti e realtà vere. 
Ho pensato che, ad ogni istante, comunicando anche con il passante, l'edicolante, la collega, l'amica, sarebbe sensato ricordare sempre che noi non sappiamo nulla, che potremmo avere di fronte una persona che sta attraversando, emotivamente, il deserto a piedi e senza viveri, potremmo avere di fronte una persona che ha perso la speranza di vita e che noi potremmo fare la differenza tra la sua vita e la sua morte, potremmo avere di fronte una persona che è stata umiliata da bambina e noi, con i nostri rimbrotti inconsapevoli, potremmo ferirla ancora, umiliarla ancora.

Sempre fluttuando nelle strade della mia città mi sono ricordata di quando ho perso il mio bambino e mi sentivo come se una belva mi avesse dato una zampata al ventre... anche se tutto era a posto, mi sembrava di sentire una ferita viva e dolorante sulla pancia e ho bene in mente che camminando per la strada, incontrando le persone, pensavo sempre, siate delicati con me, sono ferita, non ho le forze... ma da fuori nulla si vedeva.

Ho pensato oggi, ho rammentato a me stessa che vale sempre la pena ricordarsi che la persona che abbiamo di fronte potrebbe essere in un momento disumano, vale sempre la pena essere gentili, chiedere permesso, offrire sostegno... per tutto quello che non so... perchè una ferita ce l'abbiamo tutti e non sappiamo mai se in quel momento stiamo mettendo sale sul dolore, se ci stiamo accanendo con l'altro, senza sapere davvero quanto va a fondo nel cuore dell'altro il nostro comportamento. 

Penso davvero che quello che non so è spesso più importante di tutto quello che so... e chiedo scusa all'umanità che incrocerò per tutte quelle volte che purtroppo lo dimenticherò... e spero di riuscire sempre più ad  

ascoltare prima,
 con il cuore, 
quello che non so.

domenica 22 novembre 2015

Inside out: un film terribile


Scusatemi, mi rendo conto di usare toni dell'assoluto... ma l'ultimo film della Pixar "Inside out" lo trovo davvero terribile. Ricordo che quando vidi i trailers fui molto incuriosita, pensai che era un'idea simpatica. Tra le altre cose di solito i films della Pixar mi piacciono abbastanza e quindi mi sono messa con una certa aspettativa positiva a gustarmi questo nuovo lungometraggio.
Perchè terribile? Perchè non ci sono destinatari precisi: per un bambino è complicato, inaccessibile, confusionario, per un adulto, invece, è riduttivo, impreciso, pressapochista.
Le poche scene godibili sono proprio quelle che erano state anticipate nel trailer, piccole situazioni gustose dove si vedeva quali meccanismi si potrebbero innescare in conversazioni o relazioni interpersonali. In altre parole si mette in evidenza attraverso le immagini come i sentimenti possano dirottare le situazioni e i comportamenti nelle relazioni. Purtroppo questi momenti sono stati pochi e appena abbozzati. Invece tutto il film si è concentrato sulla storia di questa piccola adolescente che non è capace di sintesi, di autonomia affettiva e diventa catatonica non appena perde (??) Gioia e Tristezza... lo stratagemma crea confusione, come è possibile che parti di noi si possano smarrire o addirittura distruggere in così poco tempo? Sicuramente grossi traumi o shock potrebbero minare l'equilibrio psichico... ma la situazione del film era un'altra. Oppure cosa potremmo desumerne che la ragazzetta essendo stata "troppo felice" fino ad ora, non abbia strumenti di risposta alla difficoltà? 

Lo trovo tendenzioso, addirittura pericoloso. Ho sentito dire più persone che potrebbe essere un simpatico strumento per far comprendere e rendere più competenti i bambini sulle emozioni! Aaaaaaaaaaaaarg!
No, vi prego no... perchè far credere ai bambini (e anche agli adulti) che le emozioni risiedono nella testa, perchè personificarle, perchè sezionarle in modo delineato... insomma esistono sicuramente una gioia malinconica o una dolce tristezza... come spiegarle queste? 
Ai bambini non vanno insegnate le emozioni, loro le conoscono benissimo, hanno bisogno di viverle, riconoscerle, esperirle, colorarle, donarle, abbracciarle e sentirle nel corpo, non nella mente! 


L'antagonismo tra Gioia e Tristezza è scandalosa! Anche se alla fine viene compreso che la crisi può essere superata grazie all'integrazione fra loro, in ogni caso è terribile come vengano disegnate e caratterizzate, anche nei tratti somatici: una snella, vigorosa, piena di energia, luminosa, perseverante, generosa, mentre l'altra svogliata, ombrosa, grassa, persino malevola e inconsapevole, rinunciataria.
Non credo che si possano riassumere così le emozioni di gioia e tristezza: ripeto un riduzionismo esagerato, paradossale, pernicioso.
Pernicioso per tutti quelli che hanno trovato il film un modo simpatico per spiegare le emozioni. 
Le emozioni colorano la nostra anima, 
non abitano il nostro cervello!


mercoledì 18 novembre 2015

Vibrazione e spazio sacro

Un attimo di quiete, la casa è silenziosa, le bambine dormono, vicino a me la gatta Teresa, dorme con un respiro dolce, acciambellata e sorniona. 
Sono qui io e me medesima. Quiete. Pausa. 
L'ultimo seminario "la lezione dell'amore nella biografia" ha scatenato nella mia anima e nella mia vita un rutilante susseguirsi di avvenimenti, pensieri, contrazioni, sentimenti, contrattempi, sincronicità....

Credo che la vita sia fatta di vibrazioni... sempre, in ogni sua parte, in ogni suo respiro, in ogni tempo e luogo. 

Ci sono vibrazioni lievi, quasi impercettibili come l'amore che emana un soffuso alone fior di pesco, nelle coppie di innamorati, negli sguardi delle mamme, nell'accogliere una lacrima o una nuova promessa. 
Ci sono vibrazioni dirompenti e stordenti, come accade di fronte ad un eccidio di massa, ad una calamità naturale, ad una morte improvvisa.
Ci sono vibrazioni consuete e rassicuranti nei nostri ritmi vitali, il respiro, la circolazione, il ricambio.
Ci sono vibrazioni che si toccano come se fossero pietre roventi, come accade di fronte agli scoppi d'ira, all'abbandono, al tradimento. 
Ci sono vibrazioni acute come accade di fronte al dolore fisico, un dito schiacciato, un malore, una contrazione.
Ci sono vibrazioni squillanti quando si ride felici, divertiti, gioiosi e roccamboleschi.

Come una corda tesa che viene scossa con tocchi diversi e comincia ad ondeggiare, come se un immoto centro di gravità venisse sconquassato nel caos, nell'entropia e l'oscillazione sembra ricercare, in ogni dove, la dimora perduta, la quiete. A volte ci vogliono pochi istanti, a volte il movimento è così scomposto che le vibrazioni si perpetuano grevi e confuse per tempi abissali, ma comunque la quiete ritorna, sempre,
comunque.

A volte i cambi di stato emotivo si susseguono così velocemente che si perdono i ritmi, che si aprono voragini nei cuori, la terra non sostiene più e la quiete quasi spaventa, quasi non si può credere esista la resilienza psichica.

Eppure è proprio lì, nei grandi cambiamenti, nelle grandi oscillazioni, che si può incontrare lo "spazio sacro", un centro, un luogo, un tempo, un eterno, un infinito, un assoluto presente dove ci individuiamo davvero, dove ci riconosciamo e perdiamo ogni aggettivo, ogni caratteristica e semplicemente siamo, semplicemente apparteniamo, semplicemente.
In quei rari momenti sentiamo il mondo, l'umanità, la spiritualità, e ci riconosciamo anche noi immoti, seppur nella vibrazione.
Semplicemente vivi.


martedì 17 novembre 2015

Sono Attimi


Novembre è arrivato. Pochi giorni fa lamentavo un caldo anomalo è improvvisamente novembre è arrivato con tutto quello che porta. Nebbia, umidità, opulenti alberi arancioni carichi di cachi e un senso soffuso di solitudine antica che mi ricollega alla terra e insieme al cielo. Questi giorni carichi di rabbia e sangue, il mondo trema e ci alimentiamo di terrore, i fatti di guerra ci lasciano sgomenti e novembre si è tinto di rosso e di nero.
Eppure stamattina timidamente "palla di fuoco" faceva capolino dall'orizzonte e con le bambine, nel tragitto verso scuola, lo abbiamo salutato gioiose. 

Sono attimi.

Ti saluto, mi saluti, mi ringrazi, sfuggo il tuo sguardo, mi chiedi una cosa, non ho voglia, mi sforzo, non voglio che ti appigli, permalosa, alla mia pigrizia, ti accompagno, mi segui, ci salutiamo, non ci guardiamo. Relazioni perse, o forse mai iniziate e mi manca forse un chiarimento o una domanda.

Sono attimi.

Quante donne, belle donne, tutte insieme ci raduniamo e parliamo del bazar, della scuola, dei bambini, delle idee, dei laboratori. Ci azzuffiamo bonariamente e ci conosciamo... bene e reciprocamente... siamo una comunità, quando ci siamo già incontrate chi eravamo in un'altra vita? Vi conosco ad una ad una Maddalena, Claudia ed Olga... vi conosco... mi conoscete ed oggi veloci e un pò ruvide abbiamo lavorato efficienti, un pò di malavoglia... ci conosciamo. Sicuramente.

Sono attimi.

E ti vedo, sei cambiato, sei cresciuto, sei più sicuro, sei un amico. Non ti vedo da qualche giorno e appena arrivo sono felice di vedere la tua faccia: sempre sorridente, sempre accogliente, sempre disponibile. Caffè? E la giornata può cominciare, ci guardiamo tutti e tre e ci sorridiamo, un caffè e due dolcezze e la giornata può cominciare.

Sono attimi.

Mamma un bacino, ancora un bacino. E ti avvicini gattona e ti strusci, stai crescendo piccolina e un pò ti spaventi, vai a giocare, vai a costruire, ma poi torni e mi guardi con quel sorriso dolce: mamma un bacino. Mille istanti di noi, mille istanti di mamma e grazie a voi piccoline che mi cercate oggi e mi volete assolutamente, quanti attimi prima che corriate lontane e non ci saranno bacini? Troppo pochi.

Sono attimi

Sono viva, sono felice, sono presente, sono ardente, sono attimi.

sabato 14 novembre 2015

Libertà Uguaglianza Fratellanza

Come esimersi... come ignorare... come poterne parlare... Non si può! 
La morte è un soffio leggero che arriva e tramuta, che mette in silenzio, che mette paura! 
Non si può parlare di quanto è accaduto senza cadere in tendenziosità di qualche genere, in retoriche, in qualunquismi... senza mai avvicinarsi, nemmeno vagamente, a quanto hanno sentito le persone trucidate in quei brevi istanti, allo sgomento dei parenti oggi, alle verità e ai mandanti... ipotesi, vagheggi... niente di più!
Vorrei, se posso, allora, cercare di portare rispetto verso il sacrificio di vittime e carnefici per la nostra umanità tutta, che attraverso impensate e spietate crune attraversa cambi d'epoca e salti nel futuro, desiderati o auspicabili che possano essere. 
Lo voglio fare attraverso tre bellissime parole:

L i b e r t à          U g u a g l i a n z a           F r a t e l l a n z a

Sono rimasta attonita ricordandomi che  ho nominato queste profonde parole giusto lo scorso giovedì, a conclusione di una bella riunione nella quale abbiamo ricordato la bellezza della commemorazione dei morti nel mese di novembre e dello spirito compassionevole della festa di San Martino.
Voglio riportare la poesia menzionata in quella occasione:

Spirito della mia anima

Spirito della mia anima
proteggente accompagnatore,
sii tu nel mio volere
la bontà del cuore,
sii tu nel mio sentire
l'amore per gli uomini,
sii tu nel mio pensare
la luce della saggezza.
(R.Steiner)

Spero di ricordarmi sempre che le mie azioni dovrebbero essere guidate da un profondo senso di amore (uguaglianza) verso l'altro da me, di ricordarmi sempre nel mio sentire che ogni uomo è fratello (fratellanza) e spero, anche, di ricordarmi sempre che ogni mio pensiero, progetto o proposito sia compenetrato da grande saggezza illuminata per non calpestare mai chi mi è prossimo (libertà).

Grandi principi: pensare sentire volere, progettare amare agire, libertà uguaglianza fratellanza!

E stasera questi sono i miei pensieri

 





venerdì 13 novembre 2015

Mi sono ricordata

Sono giorni intensi, immersa in questa inusuale estate di San Martino, calda, insistente. Pur godendomi variegati ed intensi tramonti, aspetto il cambio stagione, aspetto di avvolgermi in copertine davanti al camino, finalmente aspetto di vedere la brina ... e via dicendo. Certo il teporino è bello, il clima mite è gradevole, ma è come se mi mancasse qualcosa, un certo voltar pagina che avviene ad ogni autunno. Questo insensato riverbero estivo mi disturba e mi scopro nervosa a tergermi il sudore dalla fronte, con un sentimento misto di sorpresa e attesa.

Dicevo, in questi giorni inusitati sto vivendo un cambiamento, mi sembra di poterlo definire radicale (ma è meglio dirlo piano non vorrei si scatenassero le furie per ricordarmi di rimanere al mio posto !!!).

Nei miei mille pensieri e nelle dolci elucubrazioni, nelle affermazioni e nei propositi, nella corsa e nella faringite mi sono ricordata del mio blog.... HA!
Quanto tempo è passato? Cerco la pagina con google (con un piccolo tremore... e se non ci fosse più?)... ecco, sorrido sollevata, la guardo sorpresa e mi sembra di aprire un vecchio cassetto impolverato e mi ci specchio basita. Cerco di entrarci, non è stato facile, quale mail? quale password? ma infine eccomi qui! Eccomi a scrivere... di cosa? Di nulla, di me, del mondo, della pedagogia, della vita, delle mie figlie, dei miei progetti... scrivere scrivere scrivere... 

Esatto mi sono ricordata che mi piace da impazzire scrivere... ed è arrivato il momento di ricominciare... spero di allietare qualcuno, spero di far sorridere, di far riflettere, di portare qualche curiosità utile... sono una donna in continuo movimento, curiosa come un gatto (dicevo nella mia intestazione) e da oggi ricomincio felice a SCRIVERE!!!!

venerdì 25 luglio 2014

Guacamole


Devo ammettere, mio malgrado, che in questa estate fresca, bruna e piovosa si incontrano degli spettacoli meravigliosi, cieli inaspettati e variegati, con profondi e intensi toni di indaco e violetto... segno di una nuova era... 

il contrasto tra questa volta celeste burrascosa e la lussureggiante vegetazione crea una danza di linfa e di vento, di lampi e fronde. 
Il verde ci inonda in tutte le sue sfumature e gradazioni, l'umidità ci accompagna e sembra di essere sospesi... 
Sì certo come tutti sono un pò delusa e come in attesa dell'atteso caldo, dei cieli grandi, della luce scintillante, dello sciogliersi nell'espansione stagionale... certo tutto ciò manca, ma non si può dire che è una brutta estate, è singolare, interessante, speciale. 
Questa pioggia quotidiana, questo incalzare dei boschi e dei prati, questi cirri imperiosi, un estate che rimane impressa, che racconta di una riflessività persino nel momento di maggiore apertura all'esterno.

In tutto questo scenario vivo un periodo ancora intenso di attività varia e ripetuto incontro. 
Sicuramente i ritmi sono un pochino più lenti e questo mi permette di godermi un pò di più i percorsi e i processi.

Questa è l'estate dell'incontro, dell'arte sociale, dell'esserci insieme, dell'affettività, delle progettualità, dei sodalizi, delle promesse, dello sperimentarsi, del concentrarsi, dell'esserci: 
pronti ad un grande salto nel prossimo autunno... 
pronti a giocarsi un "fare cultura" insieme a persone affini e quindi partecipare come è possibile all'anelito rivoluzionario di vivere in una società dove è prioritario il sentire, il condividere e la relazione con l'altro da me. 
Una società che ha come missione la cura e la devozione per l'infanzia, che cerca la magia del contatto, della fratellanza reciproca attraverso una sensata solidarietà prima fra tutti alla vita stessa.

E questo significante è dato dall'incontrasi di persone e dall'instaurarsi di progetti condivisi e in questi giorni mi accorgo di imparare sempre di più a riconoscere le piccole sfumature di persone già conosciute ma nel convivio e nella compartecipazione penso alle risate, al giocare, al raccogliersi, scambiarsi, sorridersi, di mangiare guacamole ridendo felicemente...
Sentire con estrema sicurezza di essere reciprocamente accolti, voluti, scelti e quindi "amabilmente tollerati" ognuno per le proprie inevitabili ruvidezze. Persone che ho imparato a conoscere e amare.

E poi tante persone nuove, nuove relazioni, nuovi incontri e prospettive e progettando ingordamente tra "bambini in festa" e "Festival della creatività" e seminario di biografia... mi accorgo che l'autunno mi aspetta gioioso e ricco.... e mi lecco le dita... che gioia...
Mi sento infinitamente viva

sabato 12 luglio 2014

E l'eco rispose

Estate… chiamiamola estate anche se le temperature e il meteo sono piuttosto insoliti. 

Il cielo si riempie quotidianamente di cirri e nuvoloni di ogni sorta, il vento fresco arriva inaspettato e si rabbrividisce nell’impudente e coraggioso infradito…


È comunque estate, al di là delle temperature, al di là della più o meno estesa nudità, al di là delle piogge torrenziali è comunque estate.
Porta con sé una certa leggerezza, una saporita piacevolezza dello stare, in piccoli riposi, dolci intrattenimenti, gioiose adunanze mangerecce, sonore letture…

Sì proprio la stagione del leggere futile, romanzi piacevoli o impegnati che ti trasportano nella vita di qualcun altro e ti suggestioni e patisci e gioisci e assapori e palpiti e piangi insieme ai protagonisti delle varie storie…
L’ultimo libro che ho letto (passato dalla cara amica Alessandra) si intitola: “E l’eco rispose” di Khaled Hosseini.

Mi è piaciuto, ha catturato velocemente il mio interesse e l’ho letto in poche serate sebbene avesse in sé delle caratteristiche che poco amo nei romanzi.

La storia non si articola in modo cronologico e sequenziale ma attua dei salti temporali notevoli (avanti e indietro nel tempo), si sposta dalla narrazione di un personaggio ad un altro sconosciuto completamente decontestualizzato dal precedente a parte una condivisione di appartenenza all’Afganistan (di nascita o elettiva).
Quindi in ogni capitolo si ha un salto notevole, un nuovo inizio, una nuova necessità di inoltrarsi nelle vicende ed innamorarsi del protagonista. Devo dire che nonostante io odi questo tipo di narrazione, l’autore è riuscito a tenere desta la mia attenzione. La scrittura è fluida, appassionata e sufficientemente animica. Infatti il tratto che attraversa il libro che più mi è piaciuto è quello della biografia umana, della costituzione dell’identità di sé attraverso i luoghi e le relazioni, la combinazione e gli intrecci di vissuti che concepiscono karma condivisi e legami profondi.
Mi ha un po’ infastidito che ogni biografia toccata abbia in sé una tragicità estrema, una lacerazione affettiva senza possibilità vera di riassorbimento. Ogni personaggio narrato, descritto e raccontato ha in sé un profondo dolore animico. Dolore che solo parzialmente è ascrivibile alla situazione tragica del paese dove sono narrate le vite.
In realtà mi sembra un pensiero molto più antropologico legato all’uomo, il dolore e la perdita come stato naturale dell’essere umano. E questo non mi appartiene, ho un profondo pensiero di bellezza, amore e speranza della vita: credo fortissimamente che ognuno di noi ha la vera possibilità di inseguire, perseguire, realizzare la propria felicità interiore nella coscienza di esistere.

Brevemente riporto le vicende: tutto inizia dalla separazione di una sorella e un fratello che hanno un legame molto profondo (dato dalla perdita prematura della madre al parto della sorellina). Questo tragico inizio conduce il lettore nell’incrociare le vite di tutti coloro che a titolo diverso hanno avuto a che fare con questi due protagonisti. Man mano vengono delineate biografie (disperate) di persone diverse (per estrazione e sogno nel cassetto), pennellati contesti economici culturali di ogni tipo (grande e devastante povertà insieme a sfrenata ricchezza).
Tutto si articola in un lungo lasso di tempo che raccoglie almeno tre generazioni, la memoria che si perpetua o si spezza in numerosi simboli (la malattia del fratello, la pozione che fa dimenticare, l’oblio dato dalla giovane età, le piume che ritornano…)

E l’eco rispose… una sottile sofferenza inconsapevole le due bambine, donne, compagne… sentono senza saperlo un’irresistibile chiamata una verso l’altra senza essersi mai incontrate (la sorellina scomparsa e la figlia del fratello). Negli anni si sono sentite, volute, percepite… e quell’eco dell’anima incompreso un giorno risponde… un giorno si incontrano… e sembra che tutte le vicende narrate aspettassero solo quell’incontro.

Ripeto un bel romanzo, mi è piaciuto come si sono intrecciate le biografie… solo questa nota sul sapore un po’ acre, un po’ lacerante, un po’ troppo nel dolore… sì la vita è tutto questo ma per me l’eco risponde molto più spesso, più profondamente e allegramente di quanto si sia potuto ritrovare nel romanzo.


Lo consiglio come lettura, veloce, archetipica, storica, culturale….

domenica 29 giugno 2014

Intensivo...

Trascorrono tumultuosi e remoti questi freschi giorni di un giugno torrenziale… a ben vedere mi  sovviene anche un inverno… e una primavera fatti di acqua, di pioggia, di nuvole e tuoni.
Manca il sole per intere giornate, per asciugare, per scaldare fino in fondo, al di là del caldo…
Mancano giornate di luce che si susseguono… manca…
Cosa manca infine?  Il calore, a tutti manca, o è mancato o sta per mancare, il calore. E basta poco, basta incontrarsi per qualche momento in uno spazio/tempo condiviso.
Mi sento straordinariamente quieta, senza la necessità di rincorrere nulla… e si accende il desiderio di ….
Percorrere, esistere, coesistere, giocare, amare, assaporare, indugiare, con-prendere…
E mi tuffo nelle persone e sono felice di incontrare volti, anime, fratellanza… mi inondo del dolore altrui e piango accoratamente per un altro, espongo il mio dolore arcaico alla vista amante di altri, abbraccio e accarezzo e ascolto e accolgo…
E penso alla sensazione più grande uscendo dal “percorso di nascita”: amore e gratitudine…
“ mi affido…voglio rinascere mille volte” che mi scoppia nel cuore e brucia nelle lacrime archetipiche…

… che grande dono… grazie a tutti quelli che lo hanno permesso…

martedì 17 giugno 2014

Sentire la lemniscata

… e poi improvvisamente eccomi qui, dondolando tra le numerose me stessa, un momento di pausa…

dentro la mia casa, con le mie bambine, con i miei animali, con la mia vita.
Pensierosa e serena, assaporo questi attimi lievi… quasi sento un brivido nella quiete… donna inquieta, anima curiosa, spirito libero.

Mi adagio dolcemente nelle faccende di casa, nei giochi con le bimbe, nelle piccole abitudini e nel dolce riposo… e finalmente possono anche ricomparire i sogni… beata chiaroveggenza di mondi celesti mai dimenticati… nel bellissimo linguaggio dell’onirico.


Pochi giorni, sono pochi giorni e so che a brevissimo ricomincerà la vita rutilante, in una corsa forsennata… l’aspetto…
l’accelerazione degli ultimi mesi mi ha immesso in una corrente turbinosa di bella energia e sono felice, contenta di essere, di essere viva, di attraversare la vita a perdifiato.

Non sono tanto i singoli eventi, i progetti, le me stesse diversamente contestualizzate, piuttosto è un nuovo sapore, come un senso di ineluttabile, questa è la vita: una proposta continua, una serie di opportunità che girano in una stratificata (ed incrociata con gli altri) lemniscata vibrante. Ecco sì, proprio questo, tutti all’unisono in un vibrare di momenti, incontri, sapori, odori, dolori, amori…
Mi piace essere entrata in questo flusso del sentire, dove ogni istante è l’unico istante esistente… ma ci sono piccoli momenti contemplativi come stasera dove mi lascio andare al voluttuoso piacere di guardare se stessi come dall’esterno, riflettere su di sè …
Concedermi di rimandare e altalenare nel pensiero, nel ricordare, nell’indugiare per meglio assaporare passato, presente e persino futuro…. 
Come promessa di un aspettarmi sempre, di ricordarmi sempre che vedo la vita ed è un privilegio… saper voltarsi indietro e cogliere il senso… 
saper proiettarsi avanti con il pensiero e incontrarsi in quella promessa.

Una gioia impagabile questo dono!


… e il mio cuore si riempie di gratitudine.