...curioso nel mondo!!!


...curioso nel mondo!!!

I gatti sono curiosi, sornioni, saggi e liberi.



La ricerca continua del filo conduttore del significante

mi porta ad infilare i baffoni in molti luoghi interessanti...







lunedì 27 aprile 2020

Alla Conquista...


Mi riapproprio lentamente del mio strumento catartico.
Una cara amica in questi giorni ha illuminato un quesito che mi tormentava da un paio d’anni: 
l’inaridimento del mio desiderio di scrivere.

Mi ha ricordato del valore catartico dello scrivere… 
e lì, si è accesa una luce dove risiedeva immota la risposta.

Due anni fa, l'essere stata testimone di mia madre, molto vicina alla morte mi ha messo in un cammino interiore di crescita, un cammino non fatto di pensiero e rielaborazione di senso, ma guadagnato attraverso le membra, nel nuoto, nella meditazione, un percorso silenzioso utile a sciogliere un nodo profondo del mio essere.
Un incantesimo si è spezzato, sono guarita da un dolore dell’anima che lenivo da sempre… 
e non ho più avuto bisogno della catarsi della scrittura: per identificarmi, per individualizzarmi, per autoriflettermi, per definirmi.

Un obiettivo raggiunto, autonomia referenziale, mi riconosco da sola. Caspita, a 50 anni, meglio che mai…

Ma credo di essere in buona compagnia… 
credo che ognuno di noi senta il bisogno di essere confermato dall’altro da sé, proprio là dove duole.

Perché è di questo che si parla, ci sono svariati campi per ognuno di noi dove ci sentiamo in pieno possesso dell’autonomia referenziale, dove ci si riconoscoe competenti, capaci, adeguati, soddisfatti. 
È dove duole, dove c'è sofferenza che si stenta ad essere autonomi e si chiedono conferme, si chiede ad altri (o altro) di colmare i propri vuoti… (che  possono essere colmati solo da se stessi).

Non dico di essere risolta, ma un nodo infernale si è sciolto.

Perché ho ripreso a scrivere allora? 
I fili si sono riintessuti, sto regredendo?

No sono di fronte ad un nuovo anelito legato alla scrittura, non quello di catarsi individuale, ma come strumento per avvicinarmi ai miei simili:  scrivere (come la parola, anzi la parola ancora meglio) è un veicolo che so guidare con una certa destrezza, e non che io sia così speciale da meritare attenzione particolare, al contrario...proprio per questo posso parlare di qualcosa di interessante, perché racconto del sentire, e può risuonare in qualcuno e portare risposte, o domande, o sollievo, o stizza, o … non importa,  quello che conta è entrare in contatto… e scrivere è un modo di farlo.

Questa la mia nuova conquista: riconoscermi capace di contatto umano vero.

Perché esserne capaci e riconoscersi di esserlo sono due cose diverse… 
grazie alla saggezza della vita che mi ha portato incontro prove per comprendermi, 
grazie alla mia mamma che si è lasciata guardare in momenti disumani,
grazie a Francesca che mi ha fatto risuonare la giusta parola, quella che mancava al mosaico… 
perché mi sbloccassi e avessi di nuovo voglia di raccontarmi e giocare con le parole.

E tu? 
Qual è la tua nuova conquista? Perché ognuno di noi è un eroe alla conquista del proprio Graal…

domenica 26 aprile 2020

Il disagio di oggi


Frastornata.


Questo domani che non viene mai. 
Difficile rinunciare ad uno sguardo prospettico, grata di vivere un presente felice, ma inebetita di fronte alla resa al qui e ora (hic et nunc).

Così frastornata che non ho niente da dire davvero, se non vecchie considerazioni impolverate del disagio di ieri, che non è quello di oggi, non so se si sommano (il disagio di ieri con quello di oggi), a volte sì, a volte si alternano, a volte…

Sconvolgente ed eccitante contemporaneamente costruire pensieri sistemici  basati sull’oggi, minuto per minuto. 

Non è mica una novità, almeno non dovrebbe… 
Nell’agire educativo sarebbe utile continuamente aggiornare il sistema di processi messi in campo per favorire l’apprendimento di una competenza, e non di un sapere. 
La competenza sta nel fare, il sapere sta nel possedere informazioni, lo scopo finale di un percorso educativo dovrebbe  essere di aver accompagnato un individuo a conoscersi consapevolmente quindi capace di intervento sul mondo con un pensiero che abbraccia gli insiemi, che non separa, ma che unisce.

Quindi sarebbe auspicabile un passaggio significativo nell’esperire, solo a posteriori  il passaggio nei saperi, nelle informazioni, favorendo la capacità del pensiero critico, rielaborando il tutto in una sintesi interiore (quindi appresa).

Ma come dicevo questi sono i disagi che i bambini incontravano ieri, qualora tempi e modi dell’apprendimento non fossero stati adattivi  al metodo di insegnamento proposto, si innescavano matriosche di lacune e svantaggi sul poter accedere alla conoscenza (di sé e del mondo).

Oggi il disagio è tutto nuovo, perché globale.  

E scoperchia un problema più antropologico che prettamente pedagogico, o meglio si intessono l’una disciplina con l’altra. 
Perché se nella storia antropologica dell’uomo avviene, è avvenuto, sta avvenendo un cambiamento, la Pedagogia ha l’investitura ad aggiornare immediatamente i propri punti di vista (sguardo e osservazione), di abbandonare all’istante i “vecchi” strumenti e abbozzarne immediatamente di nuovi, monitorandoli, aggiustandoli… perché la pedagogia è al servizio del sistema sociale: si apprende nella propria comunità d’appartenenza, nell'insieme di regole e valori che la caratterizzano. 
Oggi questa comunità da cui apprendere è globale.

Urca.
Mica una cosuccia da niente… questo è il disagio di oggi.

Primo passaggio: mettere in situazione (favorire l’incontro tra bambini, Subito, anche in numeri contingentati) e osservare cosa succede, come si adattano i bambini alla nuova situazione, dialogo con loro e cerco di scoprire quali sono stati gli apprendimenti esperienziali di questo stato d’emergenza globale.
Dopo che li ho guardati, ascoltati, sentiti, lasciati e ritrovati, dopo comincio a domandarmi di cosa hanno bisogno questi bambini che ho di fronte, come posso favorire al meglio la loro crescita, in questo momento.

Insomma una comunità educativa in quanto educante di per sé, dove è messo in primo piano il risultato qualitativo piuttosto che quantitativo, dove la scuola è luogo di confronto dei saperi ma anche luogo di socializzazione dove apprendere le competenze interpersonali.
 È giunto il momento che nel luogo preposto alla pedagogia (le scuole di ogni ordine e grado)  si apra un nuovo modo di elaborare processi di apprendimento perchè subordinati alla finalità, come prima e unica istanza possibile, 
di favorire IL CRESCERE 
come?  gioiosamente, rassicurando e proteggendo, valorizzando e accompagnando l’essere umano che ci è stato affidato come educatori.

Questo è il cambiamento che vorrei nel nostro sistema educativo

sabato 25 aprile 2020

Nessuna Distanza Sociale chiamiamola Cura Sociale


Continua a frullarmi nel cervello e mi indispettisco: distanza sociale.

Nefanda definizione di uno stato di salvaguardia biologica, ma l’integrità psicologica non è contemplata?
Sì perché solitamente il distanziamento sociale (coatto) avviene quando si è pericolosi per sé e per gli altri: a seconda della tipologia di comportamento disadattivo, l’intervento di distanziamento sociale è sanitario (gli psichiatrici) o penale (prigione, quindi punitivo).

Queste due sfumature del distanziamento sociale sono ataviche e questa è la ragione per la quale ci sentiamo un po’ in castigo, come se avessimo combinato qualcosa, come se ci fosse qualcosa che non va in noi, come se fosse responsabilità nostra…
Sottilmente e anche esplicitamente questo è il messaggio che è stato inviato massivamente.

Criminale, infame, irresponsabile perché vai a correre da solo e nella natura. Perché?

Non è il fatto in sé, si può resistere e rinunciare quasi a tutto…
Quello che sento è che non ci sia un’azione di corresponsabilità e fiducia, il governo si comporta come “il buon padre di famiglia” che con atteggiamento severo ci impone regole che non siamo ancora pronti a capire.
È un’arma a doppio taglio, anche perché comunque vada il “buon padre” se la cava dignitosamente, se i contagi aumentano è colpa degli sciagurati che non sanno stare fermi… e se va bene è grazie alle severe indicazioni paterne. 

Ma noi? 

Siamo abbastanza desti da non cadere nel tranello di guardare con sospetto il vicino, di creare distanze abissali nelle relazioni, nelle interazioni, nel palpitare della vita sociale.
Perché posso chiedere a un bambino di giocare: salutiamoci con i gomiti, inventiamo un ballo di incontro(ben distanziati), un richiamo tra amici con la voce, studiamo come è bello stare insieme, ad ogni costo…. lavorando la terra, giocando con lo sguardo, imparando a stare su di sè e nel contempo con l'altro.

Le indicazioni per programmare l'attività scolastica che parlino di questo: della cura delle relazioni, non di nozionismo, di ricerca di domande, non di risposte preconfezionate, di "fare sensato" non di astrazione concettuale. 

Non posso chiedere ad un bambino di aver paura del compagno, come possibile contaminatore... Commetto un delitto nei confronti dell’umanità e bisogna avere il coraggio di assumersi il rischio e giocare, con cautela giocare.
Nessuna distanza sociale – chiamiamola in un altro modo : 
chiamiamola cura sociale… 
per favore…

venerdì 24 aprile 2020

Inquietudini e vicinanze

OperosaMente
scatto mio
In questi giorni, dalle circostanze, dalle persone, dai ruoli, dai compiti, mi è richiesto uno sforzo di progettualità, di proiezione in avanti, ipotesi di futuro.

In questo momento non ho nessuna risposta, solo domande.
Domande aperte, senza risposte pre-costituite nella mia mente. 
Sono curiosa. 
Sono paziente, incredibilmente paziente.

Una forma di remissività, (finalmente?) che alla fin fine mi acquieta.

Sì perché sono sicuramente collocabile tra gli inquieti, dove molte giornate sono condite da domande antropologiche,  dove il senziente diventa strumento del cosciente. Ebbene, oggi, nell’isolamento sociale, invece di smaniare, mi sono quasi immediatamente arresa.

Non è nel mio potere cambiare quello che mi viene incontro, però posso assaporarlo e trarne esperienza, e dove la resistenza è dismessa, nulla angoscia, nulla crea timore, 
è    tutto    esattamente    come    deve    essere… 
e ad ognuno il suo. 
Una grande legge karmica che in questa era dove sarebbe auspicabile essere coscientemente anime e non solo egoità, siamo chiamati ad ascoltare. Comprendere sin dentro nelle membra che non possiamo che evolvere come umanità, ognuno deve fare il suo percorso e ognuno deve aspettare i compagni di viaggio rimasti indietro. 
Domani potrei essere io. Forse, anche, sono io, già oggi.

E l’esperienza che ci viene incontro è di isolamento sociale
- hei misuriamo bene le parole!
Non è isolamento o distanza sociale, bensì è distanza prossemica, una cautela biologica, non sociale. 
E’ una bella differenza. 
In virtù di questo forte pensiero cerco di scaldare questi freddi strumenti di comunicazione (piattaforme, telefoni, videochiamate), scaldarli per consentire di alimentare e curare una fiammella, curarla perché non si spenga, curare la relazione (perché la relazione senza il corpo è monca e quindi ne soffre…), curare il cambiamento perché posso creare ponti tra la persona che sarò e quella che sono stata.

Un tuffo guizzante nella mia essenza e riconoscermi simile agli altri.

Una sensazione che abbraccia profondamente ed allora si è colmi e non saturi (grazie Lucangeli), soddisfatti e nutriti.

Il buon senso mi direbbe di interrompere qui, ma l’inquietudine di cui parlavo mi spinge ad altre domande.
E se io non riuscissi a sentirmi colma? 
Quando mi capita di sentirmi satura sono una cattiva madre, una persona irrisolta, una persona instabile?

Perché questo è il vero nodo, arrendersi vuol dire anche accettarsi come si è, a tratti colmi e, ineluttabilmente, a tratti  anche saturi. Proprio in questa resa totale a se stessi può nascere lo spazio dell’impossibile, il proprio miracolo personale: improvvisamente accade di essere colmi e non saturi.

Non chiedo a me stessa di essere colma perché è sano, equilibrato e sensato. Ognuno fa quello che può. Ognuno risponde al proprio cuore, intrepido o tremante… che importa!

Quando saprò carezzarmi e accogliermi nelle mie piccole o grandi miserie, allora sì, accadrà di non sentirmi più invasa. 
Perché di questo stiamo parlando, quando mi sento satura, vuol dire che qualcosa mi ha invaso, è entrato senza che io volessi. 
Ci vuole un elevatissimo equilibrio per essere sempre aperti e non sentirsi mai invasi. Un equilibrio che credo sia proprio di pochi.

Mi sento di concedermi di essere in viaggio di avere un anelito di non stancarmi mai di cadere e rialzarmi e sbagliare e saper chiedere scusa e ringraziare e saltare di palo in frasca e non usare la punteggiatura perché è un flusso non è un pensiero è un sentire comunicato un farsi attraversare dalla bellezza della debolezza che ti mostra e ti commuove e ti muove ed ogni giorno  sei una nuova persona, (e qui la virgola ci vuole) migliore.
Quanto mi piace assecondare il pensiero che danza nei mondi possibili.
Questo mi colma sempre.

E a te che mi leggi.. cosa ti colma?

martedì 21 aprile 2020

Fiumi di Parole

Star of bethlehem

Fiumi di parole sono stati spesi, in questo periodo sciagurato, colpiti dalla più dura delle punizioni, non tanto dal famigerato Coronavirus, bensì con l’esilio sociale, colpiti intimamente nel nostro più sottile e perenne rispecchiamento.

Perché alla fin fine il mondo sociale, fin nelle sue più raffinate sfumature casuali, ci definisce totalmente. In ogni interazione umana, dalla più piccola, come quella con il proprio panettiere, fino alle più profonde, quelle della convivenza animica,  della famiglia, in ognuna di esse noi incrociamo fugacemente un piccolo riflesso, un frammento di noi stessi, tessere uniche e perfette nel definire il nostro mosaico personale, la nostra identità.

Siamo attori protagonisti nelle nostre esistenze, ma le quinte, il contesto, i ruoli, la scenografia, la colonna sonora della nostra esistenza è costituita dall’insieme (e non dalla somma) di tutte le succitate interazioni con gli altri umani.

E gli stessi attori della nostra storia sono, a loro volta, protagonisti delle loro storie, nelle loro personali identità, come soggetto primo.

Quante combinazioni, quanti fili che si tessono, quante storie che si intrecciano a costruire una connessione pulsante come un unico organismo vivente. 

Ognuno al suo posto, un posto per tutti.

Ebbene oggi siamo soli, nulla e nessuno ci rispecchia, ognuno è fra sé e sé e ci manca la storia, l’abito da indossare: chi sono io?

Questa domanda, la Domanda… che sfuggiamo profondamente, che riempiamo di oggetti posseduti, nuovi bisogni da rincorrere, faccende da sbrigare, pre- occupazioni… ovvero occupazioni per il prima… quale prima?

Il mio tempo, il tempo dello stare con me, qui esattamente dove sono.

E non importa in quanti viviamo sotto lo stesso tetto, è l’umanità che è sola in questo momento, sola ad ascoltare se stessa e il proprio battito vitale, perché di una cosa sono certa, in questi giorni inquieti mi capita sovente di assistere a dei veri miracoli: di solidarietà, di fratellanza, di empatia.

Sento, lo vedo, lo ascolto, basta un cenno perché gli altri, che si incrociano fugacemente e a distanza,  siano propensi alla relazione, al saluto, alla carezza, alla com-prensione
.
Fiumi di parole versate dalle migliaia di occhi asciutti che scelgono la scrittura per assaporare se stessi.

E c’è sempre, sempre,  un motivo per cui essere grati.

Halleluia

domenica 8 dicembre 2019

Rompo il silenzio






Rompo il silenzio,
squarcio il silenzio,
sacrifico il silenzio,
penetro il silenzio,
canto il silenzio,
respiro il silenzio,
onoro il silenzio,
con un urlo,
con un soffio,
con un desiderio,
con un pentimento,
con un perdono,
e mi dedico
con tutto quello che posso
anche se a volte sembra così poco.

mercoledì 21 novembre 2018

Si chiama Amore

Mi ritrovo sempre io ed io, con quel sentimento, con quella profonda perturbazione interiore che si moltiplica come un'eco in un'abissale caverna.
Sono io, sempre uguale e sempre mutevole, inondata del mio sentire che riecheggia arcaico... 
Il dolore di esistere, il dolore di incompletezza... come un languore, mai sazia, mai paga... 
e non basta mai.
Basta un gesto, un rigolo, un soffio e brucia dentro, questo sentire così graffiante... sempre specchiato e contrastato dalla mia decisa e determinata risata, dalla voglia di agire, dalla presenza più che mai risoluta... e a volte mi sento irriverente di fronte al dolore altrui, all'affanno e mi si spegne il sorriso.
Non mi sento così speciale, non mi sento così forte, non mi sento neanche un pochino saggia, non mi sento quasi mai all'altezza, non mi sento mai adeguata, non mi sento quasi mai al posto giusto... eppure rido, quasi beffarda...  oscena... si perchè sembra che la vita sia una cosa serissima... quasi un pugno allo stomaco, uno scandalo... perchè ogni giorno un pochino moriamo... quando le persone ci lasciano, quando non riusciamo ad afferrare il dolore di chi amiamo... 
Ecco sì... ho capito... non si può illuminare l'ombra di nessuno... solo la propria... con parsimonia però... perchè è lì nell'ombra che siamo umani... 
E a quanti mi sentono ingombrante vorrei dire con fermezza che faccio del mio meglio... e mi dispiace in modo iniquo di non poter essere al vostro servizio come mi vorreste... sono io... così come sono... tu che...  tu quando... tu dovresti... tu mi...
Non posso più sentire nessuno, non voglio... io sono io! Ed è proprio perchè sento così profondamente il mio IO che posso sentire l'IO Altrui... e quasi sempre è dolce e doloroso insieme... si chiama connessione, comunione... Amore.

mercoledì 10 ottobre 2018

Detriti

I giorni si susseguono con disinvoltura, come niente fosse. 
Li guardo in silenzio, presa dalle mie piccole e grandi egoità.
Talvolta mi sembra di essere trasparente al destino, a volte mi sento privilegiata, a volte mi sento stanca.
La navigazione, a tratti tumultuosa per ampie e inusitate onde, ma spesso benevola, procede sempre un pò alla cieca, sembra di avere delle mete, sembra di potersi orientare con le stelle... e poi porta in lidi o mareggiate non previste, non pensate, non perseguite.
Nel dolce navigare in questa vita mi imbatto in tanti silenzi, in tanti rumori, in tanti altri da me.
E talvolta dai flutti emergono dei detriti. 
Che spavento!
Sempre! Sì perchè i detriti portano in sè la memoria di qualcosa di più grande che prima c'era ed ora non c'è più. 
Forse più grande è sbagliato, rimanda ad un valore... più grande come ad intendersi che prima era meglio?
Non so! In verità volevo dire solo diverso...
O forse un detrito rimanda comunque ad un pensiero di frammentazione.
Però, esortandosi alla calma, guardando i detriti tra le onde si possono fare delle discriminazioni: ci sono detriti naturali, evolversi della materia che muta la sua forma e, pian piano, persino la propria sostanza, attraverso il lavorio degli agenti atmosferici... 
a volte invece si scorgono relitti... ricordi... resti.
Che spavento!
In ogni caso.
Anche se poi, ragionevolmente, posso sempre valutare che, anche in questo frangente, è solo un cambio di forma, e quindi di sostanza, dato, non più da agenti atmosferici, bensì animici (se non addirittura spirituali).
Lo spavento nasce dalla consapevolezza che è un passaggio obbligato per tutti, prima o dopo... e a volte, in questo spavento, si fatica a godersi il piacere della navigazione libera nell'immensità.
Ti ho vista, oggi, donna conosciuta, compagna di qualche viaggio, collega, amica di quotidiano.
E forse oggi ti ho vista davvero per la prima volta e, nel tuo sguardo sparuto ma presente, ho capito che anche tu mi hai vista. 
Ci siamo guardate come mai prima... ed è stato un attimo di infinito: grazie Giuly, buon viaggio Giuly...ovunque questo ti conduca... ti serberò nel cuore per quello sguardo così vero e divino che oggi ho toccato... grazie! Ed è la storia dell'umanità tutta...

sabato 6 ottobre 2018

Frammentazione autunnale

Un pomeriggio lieve, solitaria in casa mia, silenziosa con pensieri vaghi, quasi nulli e mi perdo... il mio sentire si fa sottile sottile... e improvvisamente qualche nota che penetra e quel sentire sottile taglia. Dove taglia? In questo mare di vita così duro... dove persone straconosciute e anche amate lottano e soffrono, dove sfugge il senso della vita, dove ci si incontra e scontra, dove chi ami ed hai amato è distante, dove non ti riconosci più, dove sei sempre più consapevole che il tempo è passato, che questa vita sta scivolando e non sei più giovane, ma non lo sei mai stata, sei sempre stata con questa consapevolezza addosso, che siamo un transito... che la vita è da un'altra parte, che questo è solo un fotogramma, ma ti piace così tanto che mai vorresti che finisse... e invece declini, scivoli, provi a tornare indietro e non si può... avanti fa paura.
Ed è così.... dolcemente, dannatamente, assurdamente ogni autunno.... 

Zitto e nuota

 A volte troviamo delle briciole di profonda saggezza in luoghi impensati.
Zitto e nuota!
Diceva un noto personaggio di un film della Pixar, la deliziosa Dory smemorata, un pesce ramingo alla ricerca di... non sapeva neanche lei cosa.
Però qualcosa la sapeva, la ricordava, sempre... 
La fiducia... la fede... in tutto e tutti! Nella saggezza del suo girovagare... perchè inquietarsi dunque?
Zitto e nuota... magari canticchiando... magari in buona compagnia.
Ci sono riuscita. Rimanda, temporeggia, adduci scuse, più o meno vere, dimentica... ma adesso ci sono riuscita.
Ho cominciato ad andare in piscina: è stato un passo titanico, come fare un salto siderale... ma adesso ci sono... immersa nell'acqua, ascoltando i miei muscoli rispondere velocemente, fluttuando dolcemente, assaporando la dolcezza di essere leggeri e avvolti. 
Zitto e nuota.
Nessuna noia, nessun vero pensiero se non quelli legati all'ambiente in cui sono: ascolto stralci di conversazioni di anziani che socializzano, di giovinetti giocherelloni, di bagnini annoiati, di donne affannate.
Sento odori svariati: profumi, saponi, creme, cloro, acqua.
Assaggio la mia resistenza e spingo ogni giorno un pochino di più... si perchè ci vado ogni giorno  e mi sembra di essere sempre stata lì... e mi domando perchè tanta resistenza a cominciare... faticoso? Relativamente....
Macchinoso? Relativamente... 
Zitto e nuota... e sei nel presente, sempre conosciuta l'acqua... 
ambiente ancestrale per chiunque.
Zitto e nuota... perchè il corpo risponde ed è ancor più nutriente per l'anima che per il corpo stesso.
Zitta e nuota, nuota e nuota Daniela... 
grazie di esserci riuscita!

mercoledì 26 settembre 2018

Non siamo noi a decidere


Giorni e giorni di silenzio. Giorni trasformatisi in mesi. Un silenzio sensato, intimo, stratificato.
Talmente vicini alla morte da onorare la vita, pienamente. Le vicende sono state così particolari e “viventi” che mi hanno strappato da me stessa e dal desiderio comunicativo.
I lunghi giorni di assistenza a mia mamma, la sofferenza e il dolore ancestrale e antropologico dell'umanità tutta, scavata in quel volto tanto noto, mi hanno lasciata attonita ed avvilita e, strano ma vero, ancor più nello sgomento, mi ha condotto la sua lenta, quanto insperata, ripresa.
Una speranza lieve per ognuno, lieve perchè non è tanto importante il risultato, quanto la cruna attraverso la quale ogni individuo deve passare in questa vita terrena.
Silenzio, rispetto, incapacità vera di dire qualcosa di significativo di fronte a tanto divino, tanta impotenza... non siamo noi a decidere, c'è un momento per morire e ci sono momenti solo per soffrire. Non siamo noi a decidere.
Ci affanniamo come formiche, preoccupati per fantomatici futuri che non ci appartengono.
Solo oggi è vero, e non tutti gli “oggi” sono belli.
In questi mesi di silenzio sono stata bene, oggi sto bene, sempre più consapevole che non c'entra nulla quel che accade per stare bene... è un fatto intimo e personale, un modo di affacciarsi nel mondo, una piega dell'anima che guarda... con affanno o con amore alle vicende che ci vengono incontro.
Non siamo noi a decidere ciò che accade, ma siamo noi a decidere come viverlo: se maledicendo il cielo e la terra, oppure lasciando un vero spazio alle domande: perchè questo accade? Dove mi sono condotta? Dove voglio animicamente arrivare?
Guardo le mie ragazze crescere... sento i loro ardori, persino i livori verso la loro mamma (io)... ah che dolore, anche se so che è normale e sano...
 devono staccarsi da me per andare nel mondo...
 quanto vorrei offrire loro certi pensieri maturati in lustri di esperienza... non posso...
Non siamo noi a decidere... quali esperienze, dolori, gioie e ostacoli, vittorie o sconfitte, incontreranno i nostri figli... possiamo solo esserne testimoni, possiamo “solo” accogliere e stare vicino anche se spesso, nostro malgrado, non ci saremo... Perchè non siamo noi a decidere 
Ah questa vita com è impegnativa, stupefacente, irriverente, penetrante, divertente...
Questo sì... siamo noi a deciderlo... quanto divertirci...Sempre!

domenica 20 maggio 2018

Difficile, quasi impossibile

Difficile, quasi impossibile

riuscire a riflettere su di sè, scriverne e nel contempo vivere in assoluta presenza.
Difficile, quasi impossibile
distogliere lo sguardo da un essere umano ridotto ad uno scheletro, anche se è tua madre.
Difficile, quasi impossibile 
partecipare gioiosamente a tutti i balzi di crescita delle mie figliole, sono troppo veloci.
Difficile, quasi impossibile
dare ordine, priorità al mondo che ti viene incontro, tutto sempre in primo piano.
Difficile, quasi impossibile
essere tristi di fronte alla bellezza e alla perfezione della vita, compresi i colpi di vento, ovunque è riconoscibile la saggezza.
Difficile, quasi impossibile
rimanere desti e ricordare che è nel presente che ogni obiettivo dovrebbe essere perseguito, passo dopo passo.
Difficile, quasi impossibile
Esserci al di là di ogni ragionevole dubbio...
Difficile, quasi impossibile
ma ci provo ogni giorno della mia vita.
Daniela Merlino